5° Libro bianco sulla legge Fini-Giovanardi - Edizione 2014 sui dati 2013

5° libro bianco sulla legge Fini-Giovanardi

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Droghe: presentato a Roma il V Libro Bianco sulla Fini-Giovanardi

Droga: il 38,6% dei detenuti in carcere per droghe, il 45% delle denunce per cannabis, sanzioni amministrative in costante aumento. Presentato alla Stampa il 5° Libro Bianco sulla legge Fini-Giovanardi. Le Associazioni chiedono una nuova politica sulle droghe.

In data 25 giugno 2014, presso la sala del Senato Santa Maria in Aquiro è stato presentato il 5° Libro Bianco sulla Legge Fini-Giovanardi promosso da La Società della Ragione Onlus, Forum Droghe, Antigone, CNCA e con l’adesione di CGIL, Comunità di San Benedetto al Porto, Gruppo Abele, Itaca, ITARDD, LILA, Magistratura Democratica, Unione Camere Penali Italiane.

Il 38,6% dei detenuti in carcere per droga. Nel rapporto sono confermati gli effetti nefasti di 8 anni illegittimi di legge Fini-Giovanardi. Nel 2013, su un totale di 59.390 ingressi negli istituti penitenziari, il 30,56% era per violazione dell’art. 73 DPR 309/90 mentre quasi il 40% delle presenze in carcere al 31/12/2013 sono dovute direttamente alla legge sulle droghe. Nonostante i ripetuti proclami gli affidamenti terapeutici dei tossicodipendenti restano al di sotto del dato precedente all’approvazione della legge, ed oggi avvengono perlopiù dopo un periodo di detenzione.

Pene illegittime. Resta irrisolto il grave problema dei detenuti che stanno scontando pene ritenute illegittime dalla Corte Costituzionale: in assenza di un intervento legislativo si rischia il collasso dei Tribunali, costretti ad esaminare una per una le richieste di ricalcolo delle pene o peggio si rischia di lasciare scontare alle persone pene ingiuste.

Continua la repressione sulla cannabis. Per quanto riguarda il sistema di repressione se si sommano le denunce per hashish, per marijuana e per le piante si raggiunge la cifra di 15.347 casi (45,37% del totale). La “predilezione” del sistema repressivo per la cannabis è confermata dal numero di operazioni che aumentano, in controtendenza con tutte le altre sostanze, del 35,24% rispetto al 2005.

Aumentano le sanzioni amministrative, crollano i programmi terapeutici. Per quanto riguarda le sanzioni amministrative, il 78,56% di segnalazioni pervenute alla Prefettura è per cannabis, le sanzioni quasi raddoppiano percentualmente rispetto al 2006 mentre crollano le richieste di programmi terapeutici (da 6713 nel 2006 si passa a 214 nel 2013).

Nel testo vengono proposti inoltre approfondimenti sul ruolo dei servizi pubblici e privati, sul consumo giovanile, sul controllo dei lavoratori e sui controlli alla guida. Il documento contiene poi un’analisi sull’attendibilità dei dati del Dipartimento Antidroga in merito ai consumi di sostanze e sulla “variabilità” dei livelli di THC presente nelle piante di cannabis. In chiusura, in assenza di fonti ufficiali, viene proposta una puntuale ricostruzione della normativa penale vigente del testo unico sulle sostanze stupefacenti.

Per i promotori, in uno scenario internazionale profondamente mutato sulle politiche sulle droghe (con Uruguay, Colorado e Washington in testa), e dopo la sentenza della Corte Costituzionale è necessario un radicale mutamento di rotta nel nostro Paese che distingua nettamente le politiche sociali e sanitarie da quelle penali. Serve una compiuta depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze destinati all’uso personale, anche di gruppo. Serve poi una regolamentazione legale della produzione e della circolazione dei derivati della cannabis e della libera coltivazione a uso personale. Serve il rilancio dei servizi per le dipendenze e delle politiche di “riduzione del danno”. Serve il superamento del fallimentare modello autocratico del Dipartimento Antidroga, con una cabina di regia che veda coinvolti tutti: enti, istituzioni, privato sociale e consumatori e che convochi entro l’anno la Conferenza nazionale prevista dal testo unico e dimenticata da troppi anni.

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Redazione
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