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Approfondimento: Cannabis e Diabete

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Articolo di Jacopo Scionti, Redazione FreeWeed

Davanti alla miriade di studi riguardanti le potenzialità della cannabis di curare il cancro si è smarrita nell’ombra una delle questioni sicuramente meno trattate riguardo l’azione epigenetica della cannabis sulla salute: quella sul diabete.

Il diabete è una malattia autoimmune (come la celiachia o la rinite allergica) nata recentemente ed in continua espansione che è stata correttamente definita negli ultimi tempi come una malattia epigenetica, ossia una malattia che ha a che fare sia con il genotipo, cioè con i nostri geni, in cui è scritto tutto quello che siamo e che saremo, sia con
l’ambiente, poiché l’interazione con lo spazio e gli oggetti esterni produce delle modificazioni genetiche che si riflettono in maniera più o meno marcata anche sul fenotipo (come il tremolio dovuto allo stress o gli starnuti ed il naso colante per le riniti).

Esistono due tipi di diabete: il diabete di tipo I (più propriamente definito essere quello epigenetico) ed il diabete di tipo II, rispettivamente quello degli ‘anziani’ e quello dei ‘giovani’.

In entrambi i casi si ha un accumulo dei carboidrati nel sangue che le cellule non sono più in grado di ‘bruciare’, ossia di utilizzare come combustibile energetico per lavorare.

Tuttavia i meccanismi di sviluppo e le motivazioni per cui le cellule non riescono più a trarre energia dagli zuccheri semplici o complessi che si accumulano così nel sangue sono diversi nei due casi.

Vediamoli più nello specifico, ma prima un’ulteriore precisazione: il ‘ponte’ attraverso cui le cellule trasformano i carboidrati in energia utilizzabile è un ormone chiamato insulina, prodotto dalle cellule beta delle ‘isole di Langerhans’ del pancreas; in virtù dell’insulina, che entra in circolo grazie al sangue, il livello di carboidrati rimane costante tanto a digiuno quanto dopo mangiato.

Il diabete di tipo II (più semplice) è definito anche insulino-resistente in quanto il pancreas, pur rimanendo attivo, produce insulina ma il fisico non è più in grado di utilizzarla come ponte per permettere alle cellule di trarre energia: si sviluppa quindi una sorta di ‘resistenza’ all’insulina da parte del corpo che rende così impossibile alle cellule ‘utilizzare’ i carboidrati nel sangue. L’unico ‘rimedio’ è una dieta povera o meglio assente di carboidrati e soprattutto di zuccheri semplici (dolci).

Il diabete di tipo I invece è quello più propriamente detto epigenetico perché dipende proprio dall’interazione tra l’ambiente, il sistema immunitario e il pancreas. Molto in breve, nel diabete di tipo I, il pancreas smette di funzionare ossia smette di produrre insulina rendendo quindi impossibile alle cellule  accedere all’energia contenuta negli
zuccheri semplici o complessi.
Tale è un accadimento epigenetico ossia un processo che può essere lungo anche da tre a cinque anni: inizia con un semplice virus, una malattia esterna che i nostri anticorpi (globuli bianchi) combattono coraggiosamente
e una volta sconfitto il virus, gli anticorpi continuano a riconoscere nelle cellule Beta del pancreas una struttura molecolare simile a quella del virus appena eliminato e, lentamente, le combattono fino a mettere completamente fuori funzione il pancreas stesso: insomma, è il corpo che, in silenzio, attacca sé stesso. La lunghezza del processo dipende inoltre da molti altri fattori quali il regime alimentare e una certa predisposizione genetica dell’individuo (in quanto non dimentichiamo che il diabete è una malattia genetica, non contagiosa ed ereditaria). Tale forma di diabete è tuttavia più gestibile: non esistendo una resistenza del corpo all’insulina, basta ‘iniettarla’ dall’esterno per poter mangiare praticamente qualsiasi cosa, a patto che la quantità di insulina iniettata sia più o meno pari alla quantità di carboidrati ingeriti.

Ma, in tutto questo, cosa c’entra la cannabis?

Ebbene, uno studio applicato su circa 4600 pazienti, condotto da esperti di alcune prestigiose istituzioni di ricerca statunitensi, l’University of Nebraska, l’Harvard School Of Pubblicato Health e il Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston e pubblicato poi sull’autorevole rivista scientifica statunitense The American Journal Of Medicine, ha dimostrato che nei fumatori abituali di cannabis il livello di insulina è inferiore del 16% rispetto ai non
fumatori di cannabis e i livelli di glucosio nel sangue sono tenuti meglio sotto controllo in quanto il metabolismo (e quindi le energie consumate) è più marcato; ciò ha effetti positivi anche sul giro vita, comporta minori rischi di obesità e un maggiore livello di colesterolo buono (ad alta densità lipoproteina HDL-C che permette di prevenire una delle complicanze peggiori del diabete ossia l’arteriosclerosi).

Tale scoperta riguardo alla cannabis è incredibile se si pensa che in media un consumatore di cannabis, a causa della cosidetta ‘fame chimica’, consuma in media 600 calorie in più rispetto a un non fumatore ma va incontro a un
minor rischio di sviluppare obesità di quest’ultimo e ha in media un giro vita più stretto.

La ricerca ha risvolti positivi sul diabete, di entrambi i tipi esso sia.

Più nel dettaglio, sappiamo che il diabete di tipo II è insulino-resistente e si sviluppa quando i livelli di insulina nel sangue sono eccessivi per cui il corpo smette di reagire all’ormone che viene ancora ‘prodotto’ dal pancreas ma inutilmente: la cannabis, contribuendo a tenere bassi i livelli di insulina e di glucosio nel sangue, previene l’insorgenza del diabete di tipo II in quanto impedisce degli ‘accumuli’ insulinici nell’organismo.
Per il diabete di tipo I invece la situazione è leggermente diversa: la cannabis PUO’ infatti essere uno di fattori epigenetici che portano al diabete mellito, a causa esclusivamente del continuo tentativo dei principi attivi di ristabilire l’equilibrio dell’organismo compromesso da agenti esterni, coadiuvando il sistema immunitario.
Così l’abbassamento del livello insulinico, la ‘fame chimica’ che ci porta, se non controllata, a strafogarci di dolci e il potenziamento del sistema immunitario che attacca il pancreas nella diabetogenesi, effetti indotti dalla cannabis, possono favorire l’insorgenza del diabete mellito, laddove esista OVVIAMENTE già una predisposizione genetica (poiché in caso contrario la cannabis NON porta al diabete, sia ben chiaro).
La cannabis è però un ottimo aiuto e in certi casi anche un salva vita laddove si sia già affetti da diabete di tipo I poiché uno dei principali rischi che ci si trova in questo caso ad affrontare è l’ipoglicemia ossia un calo terribile di zuccheri dovuto a un’eccessiva dose di insulina iniettata prima del pasto a cui non è corrisposta una quantità sufficiente di carboidrati. La cannabis, soprattutto se appena fumata, abbassa notevolmente il livello insulinico cosicché vengano ripristinata le condizioni di equilibrio tra insulina e glicemia e la ‘crisi ipoglicemica’:
ciò, molto spesso, può fare la differenza tra la vita e la morte.

Concludendo, sono anche ben note le proprietà del CBD contenuto nella cannabis di proteggere nervi e terminazioni nervose: un altro dei problemi del diabete è il logorio che tale malattia causa alle terminazioni nervose stesse, distruggendole e rendendo impossibile accorgersi dei dolori agli arti o delle lesioni degli stessi (‘piede diabetico’) o ancora di bruciori o infiammazioni agli organi interni (in primis allo stomaco). Il CBD, proteggendo i nervi, previene tali complicanze.
Articolo di Jacopo Scionti.

Redazione
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Commenti

One Response so far.

  1. maurizi venturin ha detto:
    Mi piacerebbe se possibile avere informazioni su cannabis ed epatite c ,grazie !
     

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