Botanica, breve storia e Farmacologia della Cannabis

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Botanica della Cannabis

La tassonomia ufficiale include la Cannabis nella famiglia delle Cannabacee o Cannabinacee, e suddivide questo genere in tre specie:
 Cannabis sativa, alta fino a tre metri e dalla forma piramidale;
 Cannabis indica, più bassa e con un maggior numero di rami e foglie;
 Cannabis ruderalis, alta al massimo mezzo metro e priva di rami.
Queste non sono specie diverse dal punto di vista morfologico, sono in realtà delle varietà chimiche ovvero a differente contenuto di cannabinoidi (vedi paragr. Fitocannabinoidi: rapporto THC/CBD).

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La Cannabis è una pianta arbustiva, annuale e dioica, esistono cioè esemplari con fiori maschili ed altri con fiori femminili.
Essa è ampiamente diffusa e cresce spontaneamente in aree temperate e tropicali o è anche coltivata; in ambienti particolarmente ostili possono verificarsi casi d’ermafroditismo.
Essa presenta una lunga radice a fittone e un fusto ruvido la cui altezza varia da 80 cm a 3 m. In caso di crescita in masse fitte, le piante sviluppano pochi corti rami con gli internodi lontani, altrimenti esse presentano fitte ramificazioni, che in alcune varietà possono essere lunghe come lo stelo centrale. Le foglie sono opposte, picciolate, palmate, e sono composte da foglioline lanceolate e seghettate che inizialmente si sviluppano opposte poi, durante la fioritura, alternate. Sono composte dapprima di una fogliolina, poi di 3, 5, 7, fino a un massimo di 13, secondo la quantità di luce quotidiana. I fiori femminili, portanti il seme, sono composti da un calice contenete un ovulo pendulo e da uno o due pistilli; è nel calice che si trova la più alta concentrazione di resina ed è lì che, in caso di fertilizzazione, comincia a formarsi il seme. I fiori maschili, di
color bianco-giallognolo, giunti a maturazione rilasciano il polline e la pianta maschio, giunta alla fine del suo ciclo, muore.

Breve storia

Prove dell’utilizzo della cannabis si hanno fin dai tempi del Neolitico, come dimostrato dal ritrovamento di alcuni semi fossilizzati in una grotta in Romania.
I più famosi fumatori di cannabis dell’antichità furono gli Hindu di India e Nepal e gli Hashashin, presenti in Siria, dai quali prese il nome l’hashish. La cannabis fu anche utilizzata dagli Assiri, che ne appresero le proprietà psicoattive dagli Arii e grazie ad essi, fu fatta conoscere ed utilizzare anche a Sciiti e Traci, che se ne servirono anche per riti religiosi. Nel 2003 fu ritrovata in Cina una borsa di pelle contenente tracce di cannabis e di semi risalenti a 2500 anni fa.
Ganja è il termine in antica lingua sanscrita per la cannabis, attualmente associato soprattutto alla cultura creolo-giamaicana, che utilizza questo termine per indicare la marijuana, ritenuta dai Rastafariani indispensabile per la meditazione e la preghiera.
In Europa l’uso della cannabis come pianta psicoattiva è abbastanza recente, probabilmente dovuto al fatto che si diffuse maggiormente la specie Cannabis sativa mentre la Cannabis indica, più ricca di principi attivi stupefacenti è entrata in Europa molto più tardi nell’ottocento, probabilmente grazie a Napoleone, interessato a questa pianta per alleviare il dolore e per i suoi effetti sedativi.

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In passato la coltivazione agricola della canapa era comune nelle zone del centro Europa; sia perché cresceva su terreni difficili da coltivare con altre piante industriali (terreni sabbiosi e zone paludose), sia perché c’era sempre bisogno di piante “oleose” e “fibrose” (tessili, carta, corde).
Durante i secoli del trionfo della vela, e delle grandi conquiste marittime europee la domanda di tele e cordami assicurò la straordinaria ricchezza dei comprensori la cui fertilità assicurava le canape di qualità migliori per l’armamento navale. Eccelsero tra le terre da canapa Bologna e Ferrara. Grazie alla qualità delle sue canape l’Italia, secondo produttore mondiale, divenne primo fornitore della marina britannica. Il tramonto iniziò con la diffusione delle navi a carbone.
Il vero colpo di grazia, la coltivazione della canapa lo ricevette a seguito della Marijuana Tax Act nel 1937, legge che diede il via al proibizionismo nei riguardi dell’uso e coltivazione della cannabis negli Stati Uniti. In seguito, il divieto si estese a numerosi altri paesi del mondo.
Tra il 1932 e il 1942 le preparazioni a base di cannabis scompaiono dalle Farmacopee britannica, americana e italiana.
Dalla fine degli anni ‟70 ricompaiono nuovamente studi sull‟utilizzo terapeutico della cannabis.

Farmacologia della Cannabis

La farmacologia della cannabis è complicata dalla presenza dei numerosi cannabinoidi.
Una delle proprietà dei cannabinoidi è la grande varietà di effetti farmacologici
per lo più dovuti alla loro azione nel sistema nervoso centrale.
Sperimentalmente di particolare importanza è la capacità di indurre
analgesia, ipotermia, immobilità e alterazioni comportamentali nella scimmia.
E’ sulla base di questi effetti che moltissime altre sostanze sono state sintetizzate
e definite come composti di tipo cannabinoide.

La pianta della Cannabis sativa L. è fonte di un gran numero di principi attivi; essa produce una complessa miscela di sostanze chimiche, più di 400, una sessantina (66) delle quali formano il gruppo dei cannabinoidi (i fitocannabinoidi), termine che li distingue dagli endocannabinoidi che sono invece molecole della stessa natura, ritrovate in molte specie animali e soprattutto nell‟uomo.
Tra questi cannabinoidi il solo psicoattivo è il Δ 9-tetraidrocannabinolo (THC); la potenza della cannabis è definita in termini di concentrazione (%) di questo principio, usato anche come sostanza di confronto per valutare la potenza delle preparazioni a base di cannabis; per gli altri costituenti vi sono ben documentati effetti biologici e potenzialità terapeutiche.
Il THC è un olio viscoso, insolubile in acqua e solubile in etanolo, acetone e glicerolo.
La maggiore concentrazione di cannabinoidi si ritrova nelle estremità fiorite, meno nelle foglie e solo piccolissime quantità sono riscontrabili nel fusto e nelle radici. I livelli maggiori di THC si ritrovano nel materiale resinoso prodotto dai peli ghiandolari situati per lo più intorno ai fiori delle piante femminili. La fecondazione e la conseguente formazione del seme provocano una riduzione dei livelli di THC; quantità notevolmente più basse sono presenti nelle foglie e nelle piante maschili, ed è quasi assente nei semi.
La sinsemilla è invece il fiore della pianta che non è stata fecondata, e quindi è senza semi, e la qualità è nettamente migliore di quella con i semi.
Se nel processo di coltivazione vengono eliminate le piante maschio (prima dell’apertura dei fiori e il successivo rilascio di polline), le piante femmine non possono essere fertilizzate e non producono semi (sinsemilla è parola spagnola che significa senza semi). Dato che la resina si forma soprattutto sui fiori femminili, se questi non vengono fertilizzati dal polline, la pianta femmina continuerà a produrre fiori ed in essi i sistemi ghiandolari, con continua produzione di resina sino alla senescenza o alla morte della pianta.
Tradizionalmente il contenuto di THC è compreso: nella marijuana tra l‟1 e il 5 %; nell‟hashish è attorno al 10-15%; nell‟olio raggiunge una concentrazione del 30% ed anche più.
Per ottenere 5 litri di olio con una concentrazione al 35%, occorrono circa 80 kg di cannabis).
Attualmente, le innovazioni nelle tecniche di coltivazione ( la pianta viene coltivata in massima parte in ambienti chiusi per evitarne l‟ossidazione e l‟inattivazione dovuta all‟ossigeno, alla luce, o all‟umidità e alle elevate temperature), l‟utilizzazione di semi geneticamente modificati e la manipolazione dopo la raccolta consentono di ottenere marijuana il cui contenuto in THC può essere pari o superare quello dell‟hashish ed in ogni caso avere derivati della cannabis di particolare potenza e pericolosità.
In agricoltura è consentita la coltivazione della canapa indiana, per la produzione di fibre, purchè a basso contenuto di THC (inferiore allo 0,5%).

Tratto da: Centro Studi Dipendenze Patologiche, Dipartimento di Farmacologia Giorgio Segre, Università degli Studi di Siena

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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