Progetto FreeWeed - Legalizzazione Cannabis

Canapa e BioEdilizia

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8 BENEFICI DELL’USO DELLA CANAPA IN EDILIZIA

1. La Canapa è refrattaria alla muffe (i muri di canapa assorbono umidità, pensate che un metro quadro di muro assorbe fino a 14 litri di acqua, che poi rilascia gradualmente quando serve;

2. I muri di Canapa sono sani ed ecologici;

3. la Canapa garantisce un ottimo isolamento termico ed acustico:

4. ottima la protezione che la Canapa offre contro insetti e microbi:

5. La Canapa ha la capacità di sintetizzare il carbonio e quindi di ridurre l’inquinamento (è un materiale “carbon negative”, che riduce le emissioni di CO2 nell’atmosfera, rendendo gli ambienti interni più salubri);

6. a livello locale la comunità beneficia delle coltivazioni, economicamente come filiera produttiva e anche a livello di paesaggio e di ambiente (pensate che la pianta funge anche come fito-depuratrice del terreno inquinato dalle industrie).

7. Al termine del suo ciclo di vita il materiale è completamente riciclabile al 100% e, se non utilizzato, si decompone in maniera naturale.

8. il prodotto di canapa presenta vantaggi anche in termini economici, perché è allo stesso tempo materiale portante ed isolante e in più riduce i consumi energetici, per cui un edificio costruito con questa tecnologia arriva a costare il 10-20% in meno di quelli realizzati con tecniche tradizionali.

La bioedilizia, non è solo risparmio energetico, ma anche salubrità del costruito ottenuta attraverso l’utilizzo di materiali naturali.

Con il termine bioedilizia (nota anche come edilizia sostenibile) ci si riferisce a strutture e processi di costruzione rispettosi dell’ambiente ed efficienti nel consumo di risorse durante tutto il ciclo di vita di un edificio: dai lavori di posa alla progettazione, costruzione, funzionamento, manutenzione, ristrutturazione e demolizione.

La pratica Green Building amplia e integra i classici problemi di progettazione edilizia di economia, utilità, durata e comfort .L’introduzione della canapa nei materiali da costruzione è una pratica relativamente recente. Il canapulo, la parte legnosa che si ricava dalla lavorazione del fusto, è stato introdotto nei primi anni ‘90 in Francia al fine di alleggerire il calcestruzzo. Il canapulo o la fibra derivanti dal fusto di canapa, in bioedilizia, sono miscelati in percentuali variabili ad un legante che può essere rappresentato dalla calce o dall’argilla per la produzione di diversi elementi costruttivi: mattoni, isolanti, riempimenti.

Quello della coibentazione è il campo di impiego dalla canapa più diffuso in edilizia, risulta infatti importante costruire e ristrutturare mirando al risparmio energetico così da ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera causate dal consumo di energia fossile per il riscaldamento o raffreddamento degli appartamenti. La canapa da questo punto di vista assicura molti vantaggi.

In uno studio in cui viene comparata la dispersione di calore attraverso una parete con un gradiente di temperatura da 0°C (esterno) a 20°C (interno) tra calcestruzzo di calce-canapa e isolanti classici quali calcestruzzo cellulare e lana minerale, si è osservato come, nell’arco di 24h, vi sia una dispersione minima solo attraverso le pareti di calce canapa, con una perdita di 2°C rispetto ai 9°C della lana cellulare e gli 8°C del calcestruzzo cellulare , questo perché la massa termica intrinseca delle pareti con canapa agisce come un condensatore di calore . Il legante a base di canapa è un materiale igroscopico che regola i livelli di umidità senza perdita di calore o uso di energia con la conseguente riduzione della crescita dei microrganismi e polvere sulle superfici così da garantire un ambiente interno più sano . La vita utile di un edificio costruito in calcestruzzo di canapa si aggira intorno ai 100 anni  e, inoltre, l’agglomerato di canapa può essere rotto e riutilizzato al termine della vita dell’edificio. Il calcestruzzo di canapa conferisce agli edifici una buona massa termica rendendoli in grado di mantenere una temperatura compresa tra 4 e 6° C più bassa rispetto alle temperature massime estive diurne e, essendo un materiale igroscopico, riduce i carichi di raffreddamento del 30%; queste peculiarità garantiscono un ambiente confortevole sia in estate che in inverno.

Costruire con fibre vegetali comporta molteplici vantaggi di carattere ambientale, ma anche etico, sociale ed economico. Fra tutti i materiali naturali, la canapa è uno tra quelli che offre i risultati migliori. Questo vegetale, infatti, è di semplice coltivazione, poiché ha una rapida crescita, un basso consumo di acqua e rarissimi attacchi parassitari,e una volta lavorato è ottimo per sostituire legno, vetro ed inerti per la composizione di vari materiali, poiché è refrattario a muffe ed insetti, ottimo contro gli incendi, leggero e ricco di silice. Ma soprattutto, la canapa è un materiale “carbon negative”, che sintetizza il carbonio e riduce le emissioni di CO2 nell’ atmosfera; quindi rende gli ambienti in cui è applicata più salubri ed abbatte anche le emissioni inquinanti del processo edilizio

Forse non tutti sanno che la canapa, materiale dalle mille utilità, è fortemente radicata nella nostra tradizione. Già Leon Battista Alberti, nel “De Re Aedificatoria” ne enunciava l’utilità nell’edilizia poiché, aggiunta alle malte ne migliorava le qualità. Fino a pochi decenni fa l’Italia era il secondo produttore mondiale di cannabis sativa, la tipologia non psico-attiva più adatta agli usi domestici; nei tempi in cui questa pianta era una risorsa sia nel settore tessile che per la vita quotidiana delle persone. Poi il tessile è entrato in crisi, prima ancora di altri comparti;l’impossibilità di competere con i mercati asiatici esordienti ha fatto si che l’uso e lacoltivazione della canapa cadessero completamente in disuso nelle nostre zone.

Una decina d’anni fa l’Unione Europea ha attivato dei finanziamenti destinati alla reintroduzione della canapa da fibra e, di seguito, alla costituzione di filiere di prodotti derivati, specialmente nel settore no food.

Nel settore edile, i prodotti totalmente naturali che possono essere ricavati sia dal fiore che dal fusto della canapa sono tantissimi: cere, vernici, pannelli isolanti, intonaci ed anche blocchi prefabbricati. Oltre ai già consolidati pannelli isolanti, in Italia è attualmente in fase di certificazione un brevetto per la realizzazione di blocchetti a base di canapulola parte legnosa dello stelo, in combinazione con un legante di calce da impiegare nella struttura dell’edificio. Un rivoluzionario mattone che una volta essiccato, diventa rigido e leggero allo stesso tempo e può quindi essere utilizzato sia nella realizzazione di nuovi fabbricati sia nella ristrutturazioni di stabili già esistenti. Abbinando questi blocchetti di canapa e calce alla malta di calce fibro rinforzata, sviluppata in Francia, si otterrebbe la prima tecnologia completamente a base di canapa.

I BENEFICI DELL’UTILIZZO DELLA CANAPA IN EDILIZIA

I benefici di questa tecnologia travalicano la mera filiera costruttiva, migliorando il benessere e l’economia di tutta la comunità. In particolare, l’utilizzo di prodotti realizzati con il binomio canapa-calce, sia per blocchetti che per getti in opera per la muratura, sia nella realizzazione di intonaci e finiture, presenta grandi vantaggi sia indoor che outdoor: in primis un ottimo isolamento termo-acustico, alta traspirabilità, protezione da insetti e microbi, regolamentazione termo-igrometrica, grande inerzia termica e resistenza al fuoco; ma soprattutto la capacità di trattenere carbonio e quindi di ridurre l’inquinamento. In più l’utilizzo di materiali con alte prestazioni reperibili in loco, anche attraverso la loro coltivazione, riduce i costi di costruzione ed attiva la filiera produttiva locale oltre ad essere un guadagno per l’ambiente e per il paesaggio.

Per questo, si stanno moltiplicando sperimentazioni di edifici con struttura portante in legno e murature con blocchi prefabbricati o getti in opera di biocomposti canapa e calce, e malte, isolanti e intonaci di canapa: una nuova edilizia Carbon Free.

Vari sono i produttori che hanno scommesso su questi prodotti e le associazioni che stanno promuovendo il recupero della canapa: da Assocanapa e Canapuglia fino a Inater; tutti con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica verso la tematica dei materiali naturali che rispettano e migliorano il comfort degli ambienti interni valorizzando le risorse locali in armonia con l’ambiente circostante.

IL CONTRIBUTO DELLA CANAPA ALL’EDILIZIA E ALL’AGRICOLTURA SOSTENIBILI

Fibra

La fibra corta di canapa semimacerata in campo, più o meno pulita dal canapulo, è detta anche “lana di canapa” e viene utilizzata per produrre pannelli isolanti e fonoassorbenti di diverso spessore e densità

Quando la fibra di canapa scarseggia essa viene mescolata con altre fibre naturali provenienti dai Paesi in via di sviluppo (kenaf, iuta).
Per realizzare i pannelli le fibre naturali vengono termosaldate con poliestere oppure con amido di patate o altri collanti naturali.

Esistono pregevoli produzioni italiane di pannelli in fibra di canapa.
Il prezzo dei pannelli in lana di canapa è una via di mezzo tra quello dei pannelli di lana di vetro e quello dei pannelli di sughero.
Assocanapa srl è titolare di contratti ed accordi per la fornitura di lana di canapa coltivata in Italia ad aziende italiane leader nel settore delle produzione di pannelli isolanti e di geotessili.

Canapulo

Il canapulo, detto anche “legno di canapa”, ha un potere di assorbimento dei liquidi circa 12 volte superiore alla paglia e 3,5 volte superiore al truciolo di legno e pari a 5 volte il suo peso.
Mescolato con acqua e calce il canapulo (essendo molto ricco di silice) subisce un processo di “carbonizzazione” nel quale il legno viene mineralizzato (trasformato in pietra).
Nei secoli passati il canapulo o anche canapulo e fibra ridotti in pezzetti sono stati impiegati come materiali da costruzione, mescolati con argilla o calce. Gli steli tal quali sono stati utilizzati per realizzare strutture leggere, che venivano intonacate per creare soffitti e tramezzi.

Pannelli in calce e canapa


In Francia esistono due brevetti: il Canabiote (legno di canapa rivestito di silice) e l’Isochanvre, dove il canapulo è mescolato a calce, che è venduto come Isochanvre Construction (per costruzioni) e Isochanvre Insulation (per isolamenti).
I materiali per edilizia che contengono canapulo sono molto più leggeri degli elementi di calcestruzzo.
Canosmose è invece una tecnica di costruzione che consiste nel mescolare direttamente e in giusta proporzione in una betoniera calce, acqua e canapulo e gettare direttamente.

La miscela di canapulo, acqua, calce ed altri materiali naturali ha prestazioni ritenute migliori di quelle di qualsiasi altro materiale disponibile sul mercato per alcune caratteristiche che sono illustrate inquesto documento (file pdf).

In Italia il biocomposito in calce e canapa viene utilizzato nelle sue costruzioni da Equilibrium – Bioedilizia srl, con cui Assocanapa ha sviluppato negli ultimi mesi un’intensa collaborazione.
Per saperne di più consultare il sito www.equilibrium–bioedilizia.it oppure rivolgersi a info@equilibrium-bioedilizia.com.

Intonaci e cappotti isolanti

La Banca della Calce, società che ha come scopo lo sviluppo di prodotti a calce da utilizzare in architettura, promuove l’impiego del canapulo nella preparazione degli intonaci e nella applicazione di cappotti isolanti a base di calce e canapulo.
Per saperne di più consultare il sito www.calcecanapa.it.
Tra la Banca della Calce ed Assocanapa srl è da tempo stato stipulato protocollo di collaborazione e di conferimento di canapulo proveniente da coltivazioni italiane.

LAVORAZIONI

Coltivazioni da seme:
Per le coltivazioni da seme (per semine e per uso alimentare) oggi non si pongono particolari difficoltà, salvo disporre di una mietitrebbia adeguata per la raccolta e di un essiccatoio tipo Scolari per asciugarlo, subito dopo raccolto.
Assocanapa srl, in un progetto di ricerca finanziato dall’ARSIA della Regione Toscana ha adattato una mietitrebbia per la raccolta del seme di canapa delle varietà italiane (altezza delle piante mt. 3,5/4 e oltre) ed ha messo a punto tecniche di coltivazione e di cimatura per agevolare la raccolta del seme.
Per la produzione di seme a solo uso alimentare possono essere più convenienti le varietà monoiche (vedere sezione botanica) perché producono più seme. C’è però l’inconveniente che oggi si trova sul mercato europeo soltanto seme di varietà monoiche francesi, poco adatte al clima italiano. Sono in fase di iscrizione nel Registro europeo delle sementi anche varietà monoiche italiane. Le varietà monoiche francesi producono più seme e meno biomassa (nei climi italiani arivano a 2.5/3 metri).

Coltivazioni da fibra tecnica/canapulo:
Per la prima trasformazione degli steli di canapa (detti nella normativa europea “paglie di canapa”) confezionati in rotoballe, esiste oggi in Italia soltanto l’impianto di Assocanapa a Carmagnola (Torino).
Assocanapa ha brevettato nel maggio 2010 un prototipo di sfibratrice denominata GD1 più compatto, del tutto innovativo nella lavorazione.
Un impianto di prima trasformazione come quelli realizzati in Germania (costituito dall’assemblaggio con modifiche di macchinari costruiti per la stigliatura del lino) può trattare il raccolto di 1000/1.200 ha, costa circa 3 milioni di euro compreso l’immobile in cui deve essere collocato e dà una resa economicamente soddisfacente.
Assocanapa insieme al CNR IMAMOTER ha brevettato nel maggio 2010 un prototipo di macchinario per la prima trasformazione delle paglie di canapa costruito ex novo per la canapa, più compatto (circa 14 metri di sviluppo orizzontale, più semplice ed innovativo, che può trattare il prodotto di circa 400/500 ha di canapa di varietà italiane e costa circa 600 mila euro, a cui sono da aggiungere una pressa da fibra (per balle quadrate) e un trattore da 120/130 CV.
Il prototipo, alla cui realizzazione ha contributo l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte, ha cominciato a lavorare a fine settembre con risultati gestionali soddisfacenti. Contribuirà a favorire la diffusione della coltivazione in diverse zone d’Italia, per il consumo sul posto perlomeno del canapulo.
La collocazione dell’impianto sotto una tettoia o in un capannone, oltre a riparare dalle intemperie, può consentire di attuare un sistema di aspirazione delle polveri prodotte dalla lavorazione.

Coltivazioni da fibra tessile
La coltivazione della canapa in Italia per ricavarne fibra per usi tessili oggi è difficile. Infatti per stigliare, pettinare e filare la fibra di canapa vengono utilizzati i macchinari costruiti per il lino, opportunamente adattati, che trattano steli e fibra della lunghezza di circa 1 metro (altezza media della pianta di lino). Si rende quindi necessario costruire appositi macchinari idonei alla raccolta in campo e alla prima trasformazione della canapa per uso tessile.
La tecnica agronomica di adattare la canapa alle dimensioni del lino, sperimentata in anni passati nella zona di Comacchio non ha dato i risultati sperati, a causa soprattutto dell’eccessiva riduzione della produzione vegetale. D’altro canto sono ancora necessarie ricerche di tipo industriale per arrivare alla macerazione in acqua ed asciugatura delle rotoballe.

 

USI DELLA CANAPA NELLE SOCIETA’ MODERNE

Foglie/fiori

  • Tisane, birra alla canapa, caramelle
  • Olio essenziale, ricavato per distillazione, utilizzato in: profumi e come aromatizzante per alimenti
  • THC ed altri cannabinoidi: uso farmaceutico in circa 100 preparati medicinali ( cura tra l’altro glaucoma, vomito, attacchi di asma, spasmi di diverso genere, analgesico)
Seme

  • Decorticato, utilizzato come alimento ad uso umano ed animale (ricco di proteine)
  • Esche per pesci
  • Olio ricavato da spremitura a freddo:
    • condimento per alimenti, utilizzato nella produzione di margarine, tofu, gelati e  simili
    • integratore alimentare per uso nutraceutico (naturalmente ricco di omega 3 ed omega 6)
    • utilizzato nella produzione di cosmetici e detergenti per l’igiene del corpo
  • Olio prodotto con processi chimici per fabbricazione:
    • detersivi
    • inchiostri per stampa
    • colori ad olio
    • tinte per esterni edifici
    • lubrificanti 
    • solventi
    • mastici
    • biodiesel
    • combustibile
  • Farina ricavata da spremitura a freddo (panello): uso alimentare umano ed animale, non contiene glutine
Fibre

  • Fibra lunga macerata di pregio per filatura ad umido:
    • tessuti, abbigliamento, arredo casa, calzature, accessori, tele per dipinti
  • Fibra lunga macerata meno pregiata
    • cordami anche per arredamento
    • reti, sacchi
    • teloni, tessuti per rinforzo plastiche petrolchimiche in sostituzione lana di vetro (imbarcazioni), rinforzo PLA
    • rista per avvolgimento tubazioni fibra corta macerata de rivante da scarto della pettinatura della fibra lunga
    • filati per tappeti e maglieria
    • imbottitura materassi
    • pasta di cellulosa per carte speciali (tipo carta moneta e carta dei titoli di stato)
    • pasta di cellulosa per cartine sigarette
    • cartoni e imballaggi
    • pannolini
    • blocchi stampati in pressofusione
    • guarnizioni per i freni
  • Fibra corta semimacerata:
    • pannelli isolanti e fonoassorbenti per edilizia, termosaldati con poliestere, amido di patate, altri amidi
    • geotessili per pacciamature
    • imbottiture per auto
  • Canapulo:
    • intonaci e cappotti isolanti per edifici, blocchi da costruzione costituiti da canapa e calce
    • mangimi per ruminanti
    • lettiere per cavalli e piccoli animali
    • pannelli rigidi per interno auto (cruscotto)
    • pannelli rigidi per fabbricazione mobili
    • pellet/brichette di qualità
    • esplosivi
    • materiale per disoleazione acque inquinate

Per l’uso farmaceutico è utilizzata canapa medicinale perché quella ad uso industriale contiene tenore di THC troppo basso per avere effetti significativi.

,In Europa la coltivazione di Canapa non brilla con un’estensione di appena 20mila ettari coltivati, a fronte dei 24mila ai quali è arrivato il Canada in poco tempo -ne ricava l’olio alimentare con il quale sta invadendo gli Usa, dove la coltivazione è tuttora vietata-. In Europa, l’Italia è ora ferma a 300 miseri ettari coltivati e a pochi impianti di trasformazione. Per anni, è sparito un progetto dopo l’altro: mancava sempre un pezzo nella catena produttiva.

ALCUNE DOMANDE FREQUENTI SULLA CANAPA INDUSTRIALE GENTILMENTE CHIARITE DA ASSOCANAPA:

DOMANDA: Si può coltivare la canapa in Italia?

RISPOSTA: La risposta è sì, a condizione che venga coltivata una varietà a basso tenore di THC (inferiore allo 0,2%) compresa nel Registro Europeo delle Sementi e che sia seguita la procedura stabilita dalla Circolare del MIPAF n.1 dell’8 maggio 2002. Consultare anche in questo stesso sito, negli Approfondimenti, la sezioneLegalità.

DOMANDA: Dove e come si coltiva la canapa?

RISPOSTA: La canapa preferisce i terreni fertili alluvionali, si adatta però a tutti i terreni, anche fino ai 1500 metri di altitudine. Non soffre le gelate tardive. Soffre invece mortalmente il ristagno d’acqua: le piante diventano clorotiche (gialline) e smettono di crescere. La canapa è molto sensibile ai residui dei precedenti diserbi.  Si semina a marzo/aprile; buoni risultati in Piemonte si sono ottenuti anche riproducendo una antica tecnica di semina in secondo raccolto (dopo loietto, orzo, grano): in questo caso il pericolo è che se il terreno non è umido si incontrano difficoltà nella germinazione o che il caldo eccessivo secchi le piantine. La quantità di seme consigliata è di 50 chilogrammi per ettaro (10mila mq). Si può seminare con seminatrice da grano oppure con seminatrice da mais con disco adattato per il seme di canapa, a 15/20 centimetri tra le file, poco profondo (1-2 cm) su terreno preparato che abbia un’umidità sufficiente alla germinazione.
Così seminata la canapa è autodiserbante perché le piante di canapa crescono più velocemente delle infestanti e le soffocano. Di conseguenza, la canapa lascia il terreno totalmente diserbato.
Normalmente non ha bisogno di irrigazione e migliora la struttura del terreno grazie all’abbondante e profondo apparato radicale e al rilascio di foglie a fine ciclo. Tutti i nostri soci che hanno coltivato hanno constatato un incremento dal 10 al 30 per cento delle produzioni successive alla canapa, a parità di condizioni colturali.
Si raccoglie verso metà agosto, 10 giorni dopo la fine della fioritura delle piante maschili; così come si fa per la fienagione, si taglia con barra falciante, la si lascia in campo per una parziale macerazione e la si imballa con normale pressa.
Se la coltivazione è finalizzata alla produzione di seme, la trebbiatura è relativamente facile con varietà di statura non troppo elevata (fino ai 2, 5 metri) mentre per varietà più alte diventa un’impresa molto difficile. Bisogna che il trebbiatore ci “prenda la mano” e occorre considerare che è necessario prima di trebbiare pulire la mietitrebbia dai semi e dai residui della coltura che è stata trebbiata in precedenza; per questo motivo perché il trebbiatore abbia interesse a fare il lavoro occorre che trovi diversi campi da trebbiare nella medesima area. In caso contrario capita spesso che l’agricoltore che ha coltivato canapa non trovi trebbiatori disponibili.
Subito dopo la trebbiatura il seme deve essere essiccato perché se fermenta si deteriora irrimediabilmente. Alla sera il seme trebbiato deve essere messo subito nell’essiccatoio con aria a temperatura inferiore ai 45 C°; in mancanza dell’essiccatoio lo si può stendere su una pavimentazione in strato non superiore ai 5 cm, rimuovendolo nei giorni successivi in modo che prenda aria e senza schiacciarlo.
Da sempre consigliamo a chi non conosce la coltura della canapa di sperimentare per un anno su una superficie non troppo estesa,  per farsi un’esperienza adeguata alla zona in cui si opera. In ogni caso e salvo calamità naturali, gli agricoltori provetti non hanno mai incontrato difficoltà ad ottenere alte rese in biomassa mentre la produzione di seme dipende dalle varietà, dalle annate e anche dalla trebbiatura.

DOMANDA: Conviene coltivare canapa?

RISPOSTA: La difficoltà del decollo della coltivazione della canapa in Italia è stata dovuta principalmente alla mancanza di macchinari adatti per la prima trasformazione che è la separazione fibra da canapulo (operazione che una volta veniva eseguita a mano all’interno dell’azienda agricola) e poi anche alla mancanza di chiarezza nella normativa sulla coltivazione e sulle produzioni alimentari.
Entrambe queste difficoltà sono in via di superamento.
Il prototipo di macchinario “agricolo” per la prima trasformazione delle paglie di canapa costruito insieme da Assocanapa srl e dal CRN Imamoter con un contributo della Regione Piemonte, dopo che la domanda di brevetto è stata depositata nel mese di giugno 2010, è stato messo in produzione presso lo stabilimento di Assocanapa srl a Carmagnola (TO).
La lavorazione ha consentito di individuare migliorie da apportare nel macchinario di serie e di porre sul mercato primi quantitativi economicamente rilevanti di semilavorati (fibra e canapulo); le imprese che li hanno utilizzati hanno segnalato le modifiche da apportare a seconda degli usi, per cui l’impianto è stato integrato a monte con un sistema di taglio degli steli e a valle con due impianti, uno per il trattamento del canapulo e uno per il trattamento della fibra.
Sul versante normativo Assocanapa confida che il Parlamento voglia adottare una legge quadro sulla coltivazione della canapa da fibra e anche i limiti di THC consentiti negli alimenti, in modo che gli operatori possano lavorare in sicurezza. A questo scopo ha inviato in passato e invia a tutti coloro che lo richiedono la propria proposta di disegno di legge quadro.
Venendo all’aspetto del ritorno economico della coltivazione per la produzione di fibra tecnica, le previsioni per ettaro nei terreni di prima classe oggi sono queste:
– costi: kg. 50 di seme a euro 5,50/kg per un totale di euro 275,00 oltre IVA 10%; lavorazione del terreno come per qualsiasi semina; non sono necessari diserbo, trattamenti antiparassitari, irrigazione (salvo casi eccezionali). Nei terreni più “magri” può essere opportuna una concimazione leggera. Raccolta: mediante falciatura, meglio se le bacchette sono tagliate in segmenti non superiori a 1 mt di lunghezza, macerazione in campo, imballatura.
– ricavi: oltre al contributo dell’UE sui seminativi, che varia da zona a zona e comunque da circa 100 a circa 450 euro per ha, la canapa produce mediamente 130 q.li di bacchetta secca per ha e sarà venduta all’attuale prezzo europeo di 15 euro/q franco impianto, per cui si realizzerà un ricavo medio lordo per ha di 1.950 euro.
Per i terreni meno fertili le produzioni si possono ridurre sensibilmente.
Per quanto riguarda le coltivazioni da seme per usi alimentari abbiamo soltanto l’esperienza di due anni di coltivazione. Possiamo dire che certamente le varietà monoiche producono più seme delle dioiche sia perché tutte le piante vanno a seme sia perché essendo più omogenee nell’altezza e più basse sono più facili da trebbiare. La produzione media per ettaro nel 2012 è stata di 6 quintali per le monoiche e 3 per le dioiche; nel 2013 è stata di 8 quintali per le monoiche mentre per le dioiche non abbiamo ancora i dati. Il problema in molte zone è stata l’irreperibilità di trebbiatori disposti a trebbiare canapa. Aumentando le superfici aumenterà certamente l’interesse dei contoterzisti.
Fino al raccolto 2013 non esisteva un prezzo europeo per il seme e Assocanapa srl per quest’anno ha stipulato contratti di acquisto del seme alimentare a 1,5 euro/kg per il convenzionale e 1,8 euro/kg per il bio. Il prezzo di acquisto 2014 dipenderà dalle condizioni del mercato europeo.
Ricavi maggiori possono essere conseguiti eseguendo in proprio la prima trasformazione e se si recupera il seme e/o si fanno produzioni/lavorazioni di nicchia.

Considerazioni
Come gli agricoltori ben sanno, la dinamica costi/ricavi delle colture in molte zone d’Italia oggi è perturbata dalle forti oscillazioni del prezzo dei cereali e dalle distorsioni degli affitti e dei prezzi dei terreni agricoli causate dall’asservimento dei terreni alle colture per la produzione di energia da fonti alternative e dal consumo sconsiderato del suolo agricolo.
Gli esperti di Assocanapa pensano, e alle stesse conclusioni sono arrivati gli esperti in Francia e in Germania, che nel tempo la canapa sarà comunque la più importante coltura da rotazione impiegabile in agricoltura con l’entrata in vigore della nuova PAC.
La coltivazione della canapa non potrà essere disgiunta dalla realizzazione di impianti di prima trasformazione ai quali le balle di steli possano essere portate con i mezzi agricoli. Se questi impianti saranno gestiti dagli stessi agricoltori o loro forme associative il loro margine di utile potrà diventare ancora più interessante.
Si evidenzia infine che i materiali di risulta delle lavorazioni della canapa (sfridi di canapulo e di fibra) in Francia vengono impiegati come ammendante nei vigneti.

DOMANDA: Quali varietà è meglio coltivare?

RISPOSTA: per la produzione di fibra tecnica e canapulo è conveniente scegliere le varietà più rustiche e adattabili e che danno rese maggiori. I confronti varietali eseguiti negli ultimi anni in alcuni importanti progetti di ricerca confermano che in Italia sono oggi certamente ancora più convenienti la varietà dioiche Carmagnola perché è la più adattabile e a ruota la CS. La differenza tra la Carmagnola e le altre varietà si evidenzia quando le condizioni pedoclimatiche sono particolarmente difficili. I quantitativi di seme della varietà sono tuttavia ancora limitati, sia pure in crescita.
Le varietà monoiche selezionate per i climi più freddi e piovosi (come il nord della Francia) rischiano in Italia di andare in prefioritura, arrestando la crescita e quindi la resa in biomassa. La varietà monoica francese più adatta ai climi italiani si è dimostrata la Futura 75 che ha dato buone produzioni in biomassa e anche in seme.
Nelle produzioni da seme si sono ottenute buone performance anche con la varietà Félina 32, che è più facile da trebbiare perché di statura più bassa.
Nel 2014 si conta di avere almeno altre due varietà da provare, intermedie tra la Félina 32 che è più precoce, e la Futura 75 che è la più tardiva delle monoiche.
Si evidenzia che non esistono scorte di seme di canapa di varietà italiane e che soltanto dal 2013, dato l’aumento della richiesta, si è incrementata la produzione di seme di varietà Carmagnola e si è dato inizio alla produzione di seme di varietà CS; altre varietà saranno riprodotte da Assocanapa srl in futuro, se ritenute economicamente interessanti per gli agricoltori.  Assocanapa srl riproduce per concessione del costitutore il seme delle varietà italiane: se si prevede di avere necessità di seme per la coltivazione di molti ettari, occorre prenotare il seme in anticipo di almeno un anno ( in genere i produttori di seme richiedono contratti di acquisto in anticipo, se del caso anche di due o tre anni). Per avere quantitativi di seme importanti sono infatti necessari almeno tre o quattro anni per la riproduzione.
Per approfondimenti si consiglia di consultare anche le Sezioni Botanica e Agronomia.

DOMANDA: Cosa bisogna fare sotto l’aspetto operativo se si vuole coltivare canapa?

RISPOSTA: Se volete coltivare canapa fruendo dell’assistenza di chi, come gli esperti di Assocanapa, lo fanno ormai da quindici anni avendo anche recuperato almeno parte del sapere dei vecchi agricoltori, vi consigliamo di:
– ordinare la semente necessaria ad Assocanapa srl scrivendo a partire dal 1 di dicembre 2013 all’indirizzo:assocanapasrl@gmail.com oppure telefonando al numero 011/9715898 tutte le mattine escluso il lunedì, per ricevere tutte le istruzioni e informazioni necessarie.
–    seguire le procedure che vi saranno fornite insieme al seme, sulla base della normativa italiana ed europea.
–    operare in un’ottica di filiera e di impianto, salvo che la coltivazione vi interessi a titolo di esperienza o per altri motivi, come per ottenere fibra per produzioni di nicchia o “personalizzare” o “caratterizzare” un agriturismo con un tocco di seme di canapa negli alimenti o riprodurre vecchie lavorazioni delle piante da fibra.

DOMANDA: Cosa è un primo trasformatore autorizzato di paglie di canapa e come si diventa primi trasformatori?
RISPOSTA: la figura del primo trasformatore autorizzato per le paglie di canapa risale alla normativa europea che prevedeva per le coltivazioni di canapa da fibra un sostegno particolare che fino al 2003 corrispondeva all’incirca a 1,4 milioni delle vecchie lire per ha. Per avere il contributo UE i coltivatori dovevano e devono ancora provare all’Ente pagatore  di avere stipulato un contratto di vendita delle paglie di canapa prodotte con un primo trasformatore autorizzato. Copia del contratto di vendita doveva e ancora deve essere trasmessa all’Ente pagatore. La prescrizione rimane ancora oggi, anche se Assocanapa ha ripetutamente richiesto che sia eliminata perché, essendo dal 2003 cambiato il regime dei contributi nel senso che il sostegno alla canapa è uguale a quello dei cereali, non ha più senso richiedere il contratto di vendita.
Il rilascio dell’autorizzazione come primo trasformatore era originariamente di competenza dell’AGEA. Oggi è di competenza delle Regioni che hanno assunto le funzioni di pagatore dei contributi UE mentre per le regioni che non hanno assunto tali funzioni l’autorizzazione è ancora di competenza dell’AGEA. Fino al 2013 l’UE assegna al primo trasformatore di paglie di canapa un contributo di euro 90 per tonnellata di fibra di canapa ricavata dalla prima trasformazione. E’ opinione diffusa tra coloro che seguono l’evoluzione della PAC che questo contributo sarà eliminato dal 2014.

DOMANDA: Come si fa per la vendita del prodotto?

RISPOSTA: per la vendita delle paglie di canapa in balle (rotoballe o  balle prismatiche) i coltivatori devono stipulare contratto con un primo trasformatore autorizzato.
Attualmente in Italia soltanto Assocanapa srl dispone di un impianto di prima trasformazione in funzione, autorizzato dalla Regione Piemonte, che si trova a Carmagnola (Torino). Un secondo impianto sarà aperto per la stagione 2014 in provincia di Taranto ma altri associati si stanno attivando per far partire impianti di prima trasformazione.
Per quanto riguarda il seme Assocanapa srl stipula contratti di acquisto se richiesto dagli agricoltori e secondo i suoi programmi di sviluppo.

DOMANDA: Quanta canapa si coltiva in Italia?

RISPOSTA: In mancanza di impianti di prima trasformazione delle paglie di canapa la nostra associazione ha sempre frenato i facili entusiasmi disincentivando chi voleva seminare grandi superfici senza poter lavorare il prodotto agricolo. Nel 2013 si è verificato un salto di qualità importante. Le aziende che hanno coltivato canapa in Italia sono circa 140 con una superficie che ha toccato i 400 ettari. Per il 2014 si prevede almeno il raddoppio delle superfici coltivate, che potrebbero anche superare i 1000 ettari.

 

Normativa italiana di riferimento

– Circolare del MIPAF n.1 prot.200 dell’8/5/2002 – Regime di sostegno a favore dei coltivatori di canapa destinata alla produzione di fibre. Visualizza il testo

– Circolare del Ministero della Salute del 22/05/2009 – Produzione e commercializzazione di prodotti a base di semi di canapa per l’utilizzo nei settori dell’alimentazione umana. Visualizza, formato pdf


Normativa europea di riferimento

– Regolamento del Consiglio n.1234 del 2007 che ha sostituito il Regolamento n.1673 del 2000 nella riorganizzazione di tutti i mercati agricoli comuni. Visualizza, formato pdf

– Regolamento n.73 del 2009 del Consiglio, che ha abrogato e sostituito il Regolamento n.1782 del 2003 relativo a norme relative ai regimi di sostegno diretto (disaccoppiamento) nell’ambito della PAC. Visualizza, formato pdf

– Regolamento n.1122 della Commissione che è il Regolamento attuativo dei due precedenti. Lallegato 1 di questo regolamento disciplina il metodo comunitario per la determinazione quantitativa del DELTA9 – tetraideocannabinolo delle coltivazioni di canapa. Visualizza, formato pdf

Modulo denuncia semina canapa industriale alle forze dell’ordine

 

FONTI:

AssoCanapa

ArchitetturaEcosostenibile

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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