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Cannabis di Stato: Al via la produzione in Uruguay

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A seguito dell’approvazione in senato lo scorso 11 dicembre 2014 della legalizzazione della cannabis, le autorità dell’Uruguay hanno dato licenza a due aziende di produrne 10 tonnellate al fine di distribuirla nelle farmacie a partire dal giugno 2016.
La produzione e la vendita della cannabis non sarà quindi liberalizzata, ma controllata dallo Stato, ed i consumatori iscritti in appositi registri la potranno acquistare nelle farmacie fino ad un massimo di 40 grammi al mese.

Milton Romani, segretario generale del Consiglio nazionale per le droghe, ha spiegato che: “La forma migliore per combattere il narcotraffico è legalizzare e occupare mano d’opera in forma legale” e che “Il costo della Cannabis sul mercato regolato sarà di 1,20-1,40 dollari al grammo, un prezzo competitivo rispetto al mercato illegale”.

E’ inoltre possibile per i consumatori coltivarla autonomamente, anche in associazione con altri consumatori, ma resta proibita la vendita individuale della sostanza.

Presentando in dicembre il disegno di legge a nome del Frente Amplio, il senatore Robetro Conde aveva spiegato che “La guerra contro la droga ha fallito” e quindi serviva “una risposta inevitabile”.

L’Uruguay ha dunque l’obiettivo di produrre da 6 a 10 tonnellate di cannabis all’anno per poter rifornire le farmacie del paese:

“Tutto è quasi pronto per cominciare la produzione”, ha detto il segretario Generale Milton Romani. “Deve solo essere migliorato il software del registro sul quale verranno iscritti i rivenditori e i produttori autorizzati e bisognerà definire quali imprese si occuperanno del trasporto”.

La legge adottata nel 2013 che ha permesso allo Stato di rilasciare licenze per la produzione e commercializzazione di marijuana (anche per uso ricreativo) ha come obiettivo anche quello basilare di togliere il mercato ai narcotrafficanti.

Nelle casse pubbliche finirà dal 10 al 13% del ricavato della vendita della cannabis, che sarà acquistabile ad un massimo di 1,4 dollari al grammo negli appositi dispensari farmaceutici.

 

Fonte: RSI.ch / Notizie Geopolitiche

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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Commenti

One Response so far.

  1. Marco Galli ha detto:
    Penso sempre/ancora che il miglior modo di affrontare la faccenda sia quello Californiano, la licenza per produrre solo/fino a 99 piante e da vendere esclusivamente nei dispensari.
    Intanto non si crea nessun monopolio, sia di Stato che per quanto riguarda una produzione industriale “come succede in Colorado”, ma facendo rimanere molto alta e diversificata la qualità del prodotto.

    I produttori, cittadini autonomi che riescono a vivere decentemente del loro lavoro, ma senza quei guadagni eccessivi che pretendono le grandi aziende, consentendo cosi di dare un valore più giusto alla cannabis, avendo anche la possibilità di unirsi in cooperative, recuperando i terreni abbandonati e proteggendosi a vicenda.

    Prima cosa, è difficile “se non impossibile” classificare la cannabis come un farmaco da prescrizione, soltanto grazie ad una accozzaglia di norme idiote, anticostituzionali, coercitive ed ipocrite-moralistiche, si è fatto passare una pianta medicinale “dai limitatissimi effetti collaterali” per un pericoloso farmaco narcotico, utilizzabile per curare soltanto patologie terminali ed a limitatissima discrezione di un medico:

    Quando anche un medico avrebbe enormi problemi a prescrivere un fito-rimedio “un prodotto che dovrebbe essere venduto in erboristeria”, “oppure, nell’esempio meno ipocrita ‘e giuridicamente valido’, in un dispensario della marijuana, a persone semplicemente autorizzate, come in California..”

    Ma per questo marmaglia di ratti feroci “i nostri soliti governanti”, concedere a noi, cittadini adulti, la possibilità di auto-discriminarsi è la peggiore bestemmia possibile:
    Questi cittadini rischierebbero di aprire gli occhi, rendendosi conto di quale sia la reale necessità di essere governati da questo genere di parassiti “ed in un questo modo così moralistico, conformistico, coercitivo, con un controllo così paranoico ed asfissiante sul privato dei cittadini”.

    NESSUNA NECESSITA’, ma questi pecoroni di adesso “da rendere stupidi, da irregimentare, da mungere e sfruttare con la forza, con l’imbroglio, o con la cosiddetta cultura di massa”:
    Rischierebbero di trasformarsi in cittadini attivi, collaborativi, autosufficienti, con dei valori propri e reali.
    (Molto diversi dagli attuali ignobili ideali imposti, basati, sul consumo come fine, sulla peggiore ipocrisia politica e ideologico-religiosa, sul peggiore conformismo borghese ed il consueto/ostinato falso-moralismo..).

     

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