Cannabis, DL n.279 (30-11-2015), la critica completa di Simone Fagherazzi

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DAL BLOG DI SIMONE FAGHERAZZI – DIKESALUTE.COM

La Mafia (di stato) si sta organizzando.


giovanni-falcone-vetennale-dalla-morte“La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta
simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.”

G.Falcone


Quella che segue è la mia personale visione. Non pretendo sollevare accuse verso nessuno, sono fiducioso che il Governo comprenda come questo decreto sia fallace nel principio.

Mi sono permesso di dare uno sguardo critico punto per punto di questa legge, a mio avviso, di difficile inquadramento nello sviluppo della discussione in tema Cannabis in Italia. Questa regolamentazione va in netta controtendenza con lo sviluppo della conoscenza scientifica internazionale.

Ad una lettura integrale si vede come siano rimarcate le posizioni di diffidenza nei confronti degli effetti terapeutici di questa sostanza.

Lungi da me scadere all’interno del complottismo, non posso non notare le contraddizioni. Molto complesse sono le situazioni italiane, il trasformismo è caratteristica assai evidente nella classe dirigente. Spesso però l’interesse personale prevale su quello collettivo.

La sfida trasformista è far apparire l’interesse personale come quello che si intende come collettivo. In fondo si sa, la morale è sempre opinabile, soprattutto in italia.

 

MINISTERO DELLA SALUTE

DECRETO 9 novembre 2015
Funzioni di Organismo statale per la cannabis previsto dagli articoli
23 e 28 della convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, come
modificata nel 1972. (15A08888)
(GU n.279 del 30-11-2015)

[…]

Art.1

  1. b) individua le aree da destinare alla coltivazione di piante di cannabis per la produzione delle relative sostanze e preparazioni di origine vegetale e la superficie dei terreni su cui la coltivazione è consentita;

In questo punto mi sono ritrovato a chiedermi come fosse possibile che si dovessero destinare alcune superfici agricole alla coltivazione di Cannabis Medica. Tutto il decreto è incentrato sul progetto pilota di Firenze dove una rigorosa coltivazione indoor sta avendo luogo. Le strutture del centro garantiscono una produzione di 100 Kg/anno. Che senso hanno i terreni?


Art. 1.2, 3, 4

Si predispongono una serie di dettagliate indicazioni su come Regioni e Province autonome possano chiedere l’autorizzazione alla produzione, chi se ne deve incaricare e in che modo debba essere trattato il materiale vegetale prodotto. Attualmente solo due centri in Italia sono autorizzati alla produzione di sostanze a base di Cannabis, lo stabilimento militare di Firenze e il CRA-CIN di Rovigo.  Le modalità di coltivazione e di autorizzazione vengono spiegate dettagliatamente nell’allegato tecnico. Quali siano i tecnici che l’hanno redatto non è dato saperlo.


Art.6 clausola di invarianza finanziaria

Non verranno sperperate ulteriori finanze pubbliche. A poco conta quel lontano parere della coldiretti di inizio anno secondo cui la legalizzazione o, quantomeno, una regolamentazione meno bigotta, potesse dare un indotto di circa due miliardi di euro e migliaia di posti di lavoro.

In effetti questo è un punto molto dolente per la Cannabis. Se non si potesse brevettare la pianta e voi aveste il potere di regolamentare il settore non vorreste assicurarvi una buona fetta di quei due miliardi?

Maledetto dio denaro.


Allegato tecnico.

Per poter diventare produttori di Cannabis Medicale, nella fattispecie, lo stabilimento chimico di Firenze, ha dovuto ottenere due autorizzazioni ministeriali ed una autorizzazione dall’AIFA.

Vi riuscite ad immaginare cosa voglia dire per un qualsiasi cittadino che voglia intraprendere la coltivazione di Cannabis Medicinale? Significa in poche parole: NON POTERLO FARE.

Durante tutto l’allegato vengono stabilite rigorose pratiche di coltivazione al fine di ottenere un prodotto Medico. Come ci piace, nella società moderna, dover processare tutto artificialmente. Quanto poco rispetto abbiamo per la Natura. Quella stessa natura ci ha dato una pianta che era considerata parte integrante della cultura fino al 1937. Passato quell’anno il bombardamento mediatico ha fatto si che insorgesse in noi una paura del tutto immotivata, solo per osteggiare la diffusione di quella stessa pianta che avrebbe potuto portare la rivoluzione ecologica ed umana già in quegli anni e solo per seguire gli interessi di pochi è stata abilmente demonizzata tanto che non riusciamo più a considerarla nella sua semplice essenza. Una Pianta.

Maledetto dio denaro.


Questione Medica

Per una più completa comprensione del mio pensiero vi invito a scaricare gratuitamente e leggere il mio libro (DOWNLOAD GRATIS) in uscita concomitante con il decreto Lorenzin. Qui vorrei riportare solo alcuni punti utili alla discussione.


Il farmacista allestisce in farmacia, in osservanza delle Norme di Buona Preparazione (NBP), preparazioni magistrali a base di cannabis che comportino la ripartizione della sostanza attiva in dose e forma di medicamento, secondo la posologia e le modalità di assunzione indicate dal medico prescrittore, in conformità alle indicazioni fornite nel successivo paragrafo relativo alla posologia e alle istruzioni per l'uso medico della cannabis che prevedono l'assunzione orale del decotto e la somministrazione per via inalatoria, mediante l'uso di uno specifico vaporizzatore.
Al momento non esistono studi su eventuali effetti collaterali o tossicità acuta di preparazioni vegetali definite come «olio» o «soluzione oleosa» di cannabis, che consistono in non meglio specificati estratti di cannabis in olio e/o altri solventi. Pertanto, per assicurare la qualità del prodotto, la titolazione del/i principio/i attivo/i deve essere effettuata per ciascuna preparazione magistrale con metodologie sensibili e specifiche quali la cromatografia liquida o gassosa accoppiate alla spettrometria di massa ovvero il metodo di estrazione deve essere autorizzato ai sensi della normativa vigente.

Che non ci siano studi scientifici su effetti collaterali degli specifici preparati oleosi è vero. Quello che ho trovato ripugnante è che ci si nasconda dietro il dito della paura (non ci sono studi in materia quindi se mi denunciano non posso difendermi) piuttosto che riconoscere l’ampia diffusione a livello mondiale di questi prodotti che non hanno riportato casi eclatanti di effetti collaterali. Questo artificio metodologico, oltre che ad essere basato su una disonestà intellettuale, (Forse i tecnici della ministra dovrebbero studiare un po’ di più) è utilizzato inoltre, colpevolmente a mio avviso, per monopolizzare ancora di più il mercato sanitario della cannabis. A mia conoscenza si contano sulle dita di una mano (anche se questa fosse ectrodattile) le farmacie che sono in grado di fornire queste analisi su ogni estrazione eseguita. Le più lungimiranti o le più informate? In Italia il dubbio è lecito. Dietrologie a parte, nessuna farmacia potrebbe più preparare questi prodotti ed i pazienti, già in trattamento, avrebbero delle notevoli difficoltà. A meno che le farmacie lungimiranti ,(chiamiamole così) non siano così lungimiranti da aver predisposto un servizio di spedizione per accentrare le richieste comodamente. Chi vivrà vedrà.

Ancora possiamo vedere come la preparazione delle infiorescenze sia permessa e come siano attualmente all’indagine metodiche di somministrazione della Cannabis in capsule da mettere in acqua e far bollire per 30 minuti. La cannabis al loro interno rilascerebbe principio attivo nell’acqua (talvolta mischiata al latte!?!).

Non so se voi guardiate Crozza come me, però io lo sento arrivare, è lui, è Iothin Cook, presidente della multinazionale più grande del mondo, la Inc-Cool-8. Ma vi rendete conto che hanno messo dentro una pastiglia un trito finissimo di pianta di Cannabis solo per dare una parvenza maggiormente farmacologica a quella che è una pianta naturale? Che differenza farebbe mettere direttamente le infiorescenze? Ah, già, una differenza ci sarebbe, si sgretolerebbe pian piano il pregiudizio ideologico che la identifica come Droga e noi questo, in Italia, no no no, non lo vogliamo, perché siamo persone perbene. Ignoranti, ma perbene.

Maledetto dio denaro.

Il Ministero della salute promuove la conoscenza e la diffusione di informazioni sull’impiego appropriato delle preparazioni magistrali a base di cannabis, sulla base dei pareri dell’AIFA e dell’Istituto superiore di sanita’, per quanto di rispettiva competenza, al fine della formazione dei medici e dei farmacisti e

dell’informazione ai pazienti.

Mi fa molto ridere che in Italia chi non sa, o non vuole sapere, sia deputato all’insegnamento. Un vecchio detto popolare che si ripete dalle mie parti è “El saòn no’l sa gnente, l’inteligente el sa poco, l’ignorante el sa tanto, el mona el sa tuto!” che significa “Il saggio non sa niente, l’intelligente sa poco, l’ignorante sa tanto, l’imbecille sa tutto”.


I risultati di questi studi non sono conclusivi sull'efficacia dell'uso medico della cannabis nelle patologie sotto indicate, le evidenze scientifiche sono di qualità moderata o scarsa, con risultati contraddittori e non conclusivi, mancano, inoltre, dati a supporto di un favorevole rapporto rischio/beneficio per la cannabis, tuttavia vi è l'indicazione a proseguire nelle ricerche per ottenere evidenze definitive.

E perché non concludere il paragrafo con un “chissenefrega del paziente” , solo una persona in malafede potrebbe non riconoscere i benefici riportati dai pazienti che utilizzano la cannabis per un ampissima varietà di condizioni e disturbi. Ciò che mi ha fatto abbandonare la medicina ufficiale è proprio questo. Per fare bene il mio lavoro avrei dovuto ignorare i racconti dei pazienti per considerare solo l’efficacia degli studi scientifici, niente umanità, niente curiosità, niente umiltà di fronte al mistero della natura umana. Solo il rigore scientifico. Quando la scienza non è responsiva ai bisogni dei malati la responsabilità si disperde nel mare magno dell’evidence based medicine “Signora, purtroppo questo è l’unico trattamento possibile”

Che guadagno ci sarebbe nel poter dispensare salute indipendente? Nessuno. Che schifo.

Maledetto dio denaro.


I risultati di questi studi non sono conclusivi sull'efficacia dell'uso medico della cannabis nelle patologie sotto indicate, le evidenze scientifiche sono di qualità moderata o scarsa, con risultati contraddittori e non conclusivi, mancano, inoltre, dati a supporto di un favorevole rapporto rischio/beneficio per la cannabis, tuttavia vi è l'indicazione a proseguire nelle ricerche per ottenere evidenze definitive.

Ma quanto è più semplice temporeggiare, piuttosto che assumersi delle responsabilità socialmente molto scomode. Temporeggiamo, in Italia siamo maestri.


Sarà quindi necessario, dopo un tempo adeguato di uso della cannabis nelle patologie di seguito indicate, riconsiderare gli impieghi suddetti alla luce di trials clinici che in maniera rigorosa evidenzino su un numero significativo di soggetti trattati la reale efficacia della cannabis ad uso medico.

In considerazione delle evidenze scientifiche fino ad ora prodotte, che dovranno essere aggiornate ogni due anni, si può affermare che l'uso medico della cannabis non può essere considerato una terapia propriamente detta, bensì un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard, quando questi ultimi non hanno prodotto gli effetti desiderati, o hanno provocato effetti secondari non tollerabili, o necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare la comparsa di effetti collaterali. (vengono citati 17 studi a favore di questa ipotesi)


Questa affermazione limita di fatto gli utilizzi off-label dei farmaci cannabinoidi, anche laddove si siano ampiamente dimostrati essere più efficaci dei trattamenti convenzionali. Quando leggiamo un articolo scientifico, però, non è raro, per non dire molto frequente, trovare, a fronte di risultati non del tutto dirimenti, che ulteriori studi in materia siano da condurre, questo avviene anche e soprattutto per i cannabinoidi dove, oltre al risultato scientifico, l’autore deve fare anche i conti con l’establishment, gravato ancora da pesante pregiudizio.

Anche queste affermazioni, a mio avviso, sono viziate e non tengono conto delle ormai molto ampie conferme cliniche che si hanno a livello internazionale. Stati Uniti, Canada, Olanda, Spagna, Israele sono regioni leader in questo settore. Ho avuto modo di ascoltare i loro resoconti al congresso di Praga che si è svolto nel Marzo 2015 dove ero l’unico italiano presente.

Mantenere questa posizione di diffidenza a mio avviso, non è più ammissibile.

Le nuove ipotesi fisiopatologiche impongono una riconsiderazione della Cannabis come elemento importante per l’omeostasi del corpo umano.

Maledetto dio denaro.


Dalle indicazioni riportate nel decreto vengono limitate a:
  • l'analgesia in patologie che implicano spasticità associata a dolore (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale) resistente alle terapie convenzionali.
  • l'analgesia nel dolore cronico (con particolare riferimento al dolore neurogeno) in cui il trattamento con antinfiammatori non steroidei o con farmaci cortisonici o oppioidi si sia rivelato inefficace

    
    

ATTENZIONE: i pazienti riportano un significativo beneficio in tutte le tipologie di dolore. Viene riportato inoltre un miglioramento della qualità di vita in generale, in quanto vengono ad eliminarsi quei fastidiosi effetti collaterali che FANS Oppioidi o Cortisonici indubbiamente recano seco.

Da questa indicazione vengono quindi escluse patologie quali l’Emicrania (efficacia cannabis 98%) la fibromialgia (dimostrata netta superiorità vs farmaci convenzionali) la sindrome dell’intestino irritabile ed altre condizioni.


  • L'effetto anticinetosico ed antiemetico nella nausea e vomito, causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per HIV, che non può essere ottenuto con trattamenti tradizionali.

    
    

ATTENZIONE: non viene citato in alcun modo l’effetto estremamente benefico come coadiuvante della terapia antineoplastica che i pazienti, nella vergogna, riportano. (per gli effetti più propriamente terapeutici si veda il libro)

Si, siamo riusciti a far vergognare il paziente nel comunicare al medico che  utilizza la cannabis per alleviare la sofferenza fisica e psicologica che comporta l’affrontare una malattia neoplastica. Chi si dovrebbe vergognare, siamo noi, ed io in primis chiedo scusa a nome dei colleghi.


  • L'effetto stimolante dell'appetito nella cachessia, anoressia, perdita dell'appetito in pazienti oncologici o affetti da AIDS e nell'anoressia nervosa, che non può essere ottenuto con trattamenti standard.
  • L'effetto ipotensivo nel glaucoma resistente alle terapie convenzionali la riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Gilles de la Tourette che non puo' essere ottenuta con trattamenti standard

    
    

Eh certo, finché  permane il trattamento standard non ce ne allontaniamo eh. È sicuramente quello più corretto. Magari proviamo la Cannabis dopo che abbiamo bruciato tutte le vene del paziente con la nutrizione parenterale, aspettiamo che sia logoro dal dolore prima di fare questa enorme concessione di Drogarsi. Che amarezza.

Le considerazioni in merito alla dipendenza e agli effetti dannosi e collaterali non commento, perderei il senno, rimando a quello che ho con calma riportato nel libro.

Quello che voglio far notare, in conclusione, è l’appesantimento dell’iter burocratico di prescrizione di Cannabis che deve essere trasmessa dal medico all’ASL , mentre prima era sufficiente che tenesse un suo registro personale e come tutto il decreto sia preparatorio a far seguire pedissequamente le linee guida dettate dal Progetto Pilota di Firenze, capoluogo della stessa regione che ha dato i natali a P. Poli, presidente della neonata SIRCA (Società Italiana di Ricerca sui Cannabinoidi) e, curiosamente, la stessa regione del nostro sfavillante Presidente del consiglio.

Io veramente non riesco a sopportare questi meccanismi lunghissimi.

A livello mondiale si sta verificando una rapida e repentina rivalutazione di questa pianta molto importante per la salute dell’uomo, l’Italia si sta organizzando, di questi tempi, però, la cosa mi preoccupa parecchio.

La povera gente non gode di troppa considerazione ultimamente.

Totò_Letto_a_tre_piazze

A fissazione è peggio d’à malattia
e allura guaglio,
ma pecchè ve fissate?
Portate pazienza
In Italia funziona accussì.

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