Progetto FreeWeed - Legalizzazione Cannabis

Cannabis in Italia: Il punto della situazione

Trovi interessante questa notizia?
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Siamo sempre vicini alla svolta, certamente.
Questo ci viene detto.

Ma quante persone ancora dovranno essere processate, indagate, perquisite, private della loro privacy personale, alla ricerca di un fantomatico grammo di cannabis o di un indizio di coltivazione della stessa, situazione considerata ancora peggiore della detenzione, prima di una effettiva svolta regolamentativa sulla tematica non ci è dato saperlo.
Sicuramente la considerazione è stata fornita, il primo “impressum” positivo direzionale è stato dato; e non parliamo necessariamente della Proposta di Legge n.3235 (Testo Unificato) dell’Intergruppo Parlamentare ma della Relazione Annuale della D.N.A. (Direzione Nazionale Antimafia).

La Relazione sottolinea il dato crescente (del 120 %) dei sequestri di cannabis nel 2014, evidenziando come la quantità sequestrata sia solo il 10% del probabile quantitativo reale di stupefacente in circolo, concludendo che “di fronte a numeri come quelli appena visti – e senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o anti-proibizionista che sia – si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere, che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva.

La Relazione prosegue indicando come “con le risorse attuali, non è né pensabile né auspicabile, non solo impegnare ulteriori mezzi ed uomini sul fronte anti-droga inteso in senso globale, comprensivo di tutte le droghe ma, neppure, tantomeno, è pensabile spostare risorse all’interno del medesimo fronte, vale a dire dal contrasto al traffico delle (letali) droghe “pesanti” al contrasto al traffico di droghe “leggere”. In tutta evidenza sarebbe un grottesco controsenso.”

A questo punto viene tracciata una nuova linea, un nuovo punto di ragionamento dal quale sviluppare un percorso più efficace:

“Si può dire, allora, che i dati statistici e quantitativi nudi e crudi, segnalano, in questo specifico ambito, l’affermarsi di un fenomeno oramai endemico, capillare e sviluppato ovunque, non dissimile, quanto a radicamento e diffusione sociale, a quello del consumo di sostanze lecite (ma, il cui abuso può del pari essere nocivo) quali tabacco ed alcool.

La Relazione conclude la parte relativa alla Cannabis indicando dunque una via da percorrere:

“Dunque, davanti a questo quadro, che evidenzia l’oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetterà al legislatore valutare se, in un contesto di più ampio respiro (ipotizziamo, almeno, europeo, in quanto parliamo di un mercato oramai unitario anche nel settore degli stupefacenti) sia opportuna una depenalizzazione della materia, tenendo conto del fatto che, nel bilanciamento di contrapposti interessi, si dovranno tenere presenti, da una parte, le modalità e le misure concretamente (e non astrattamente) più idonee a garantire, anche in questo ambito, il diritto alla salute dei cittadini (specie dei minori) e, dall’altra, le ricadute che la depenalizzazione avrebbe in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite.”

Ma non è solo la Relazione della D.N.A. ad indicare una giusta via da percorrere, finora completamente ignorata dal governo centrale e regionale; anche l’Assemblea delle Nazioni Unite (ONU) ha suggerito chiaramente obiettivi e percorsi per modificare le politiche internazionali sul tema degli stupefacenti.

Le sedici pagine diffuse a metà settembre 2015, sulla cui vicenda ancora è necessaria maggiore chiarezza, chiedono a chiare lettere la totale depenalizzazione dell’uso e del consumo personale delle sostanze, senza più distinzione tra “leggere” e “pesanti”; misure alternative a qualsiasi tipo di restrizione della libertà personale per chi usa sostanze ed ha problemi penali; la proibizione dell’astinenza forzata per estorcere informazioni o confessioni; la promozione delle politiche di Riduzione del danno a partire dalle terapie sostitutive (senza auspicare dosaggi a scalare); una piena informazione per i minori sull’uso delle sostanze; politiche che non discriminino gruppi etnici o le donne che usano stupefacenti come “micro-distributori”; l’uso tradizionale o sacro di alcune sostanze illegali; un ampio accesso alle medicine essenziali a base di oppio, specie per i paesi in via di sviluppo; e, infine, un chiaro no alla pena di morte per reati connessi all’uso e al traffico delle sostanze proibite.

Dunque la strada maestra da seguire, verso la depenalizzazione e desanzionalizzazione della coltivazione di cannabis per uso personale è stata chiaramente tracciata anche da organismi sovranazionali ed internazionali, finalmente resosi conto dell’assurdità della politica proibizionista, specialmente nei confronti dei consumatori e della cannabis.

Eppure in Italia la situazione sembra essere sempre la stessa.

Tante promesse, illusorie discussioni, ma nella realtà dei fatti cosa si può effettivamente avvertire, nella società, degli effetti materiali di queste indicazioni fornite al nostro governo?

Ancora il consumatore, per uso personale, viene perseguito, anche penalmente, se viene trovato mentre svolge una condotta coltivativa, e punito a livello amministrativo se trovato a detenere cannabis.

Migliaia di persone ogni giorno sono esposte al “pericolo” della sanzione, per una condotta che non ha nulla a che vedere con un qualsiasi tipo di illecito dannoso verso terzi ne verso se stessi, come anche numerosi studi scientifici dimostrano.

E mentre i cittadini rimangono nel limbo e nell’ombra in cui vengono costretti da leggi completamente errate fin dalla loro prima pubblicazione, in Parlamento viene annunciata la calendarizzazione della Proposta di Legge che favorirebbe la coltivazione per uso personale, oltre a consegnare nelle mani dello Stato l’intera distribuzione e produzione, perchè questo sarebbe un bene, soprattutto economico, per il nostro Paese.

Nulla da dire sul fattore economico, per cui rimane necessario creare, a loro dire, un modello che tenga il monopolio statale della produzione e distribuzione, anche se ciò è contrario a quello che è avvenuto nella “ripresa cannabica economica” americana con lo svincolo locale delle licenze di vendita e produzione, ma quantomeno riteniamo necessario dover spostare l’attenzione sulla situazione che riguarda i nostri diritti.

La cannabis, in sè, non produce danni sociali, ed il disegno di legge si premura, forse giustamente, con il divieto di fumare cannabis in pubblico, di evitare che persone che non desidereranno entrare in contatto con la cannabis, come è loro diritto, siano tutelati, così come è diritto di ciascuno di non essere coinvolti in incidenti provocati da stati di ebbrezza e di abuso; d’altra parte nessuno nel movimento anti proibizionista persegue questi obiettivi forse esagerati, parliamo sempre di una regolamentazione seria e di un consumo consapevole. Naturalmente per arrivare ad essere consumatori consapevoli è necessaria una cultura diffusa e oggettiva, si deve sgomberare il campo da ipotesi fantasiose e falsi miti, da pseudoscienze e da questioni (per così dire) morali, che nulla hanno a che fare con il punto focale della situazione.

I cittadini di questo paese sono organici ad un sistema di normative e leggi che regolamentano i loro diritti in ogni campo; a molti, purtroppo, sono negati diritti che ad altri sono riconosciuti. Quando questo accade le risposte dei politicanti sono sempre le stesse che ci sentiamo ripetere quando i nostri diritti di consumatori ed estimatori della cannabis vengono negati: “ Il paese ha bisogno di ben altro” , “ questa cosa è il male in sè” , “uno stato non può occuparsi delle degenerazioni di pochi quando siamo invasi dai clandestini” , “gli italiani rovistano nei cassonetti alla ricerca di avanzi di cibo” …

Questa filosofia del  “ ben altro”  è il nostro vero nemico, perché pone istanze corrette e fondamentali in secondo, se non in terzo piano, relegandole erroneamente al ruolo di “sfizi cretini di una minoranza chiassosa”.

Riappropriamoci quindi della nostra costituzione, della nostra legge, e dei nostri diritti, perché queste cose non sono “altro”: sono la Democrazia.

Questo discorso porta necessariamente a parlare di quello che stiamo mettendo in atto per sostenere la pressione sociale sulla tematica Cannabis, in modo da essere perno portante del cambiamento di mentalità che proponiamo, anche a livello di attivismo, tramite la nostra Associazione FreeWeed.

Per diffondere al meglio, più a fondo nel territorio, l’informazione sull’Associazione NoProfit FreeWeed e sull’obiettivo, da raggiungere insieme, della regolamentazione dell’autoproduzione di cannabis per uso personale e su quanto essa sia parte basilare sulla quale è necessario impostare qualsiasi discorso che tocchi il tema, servono ogni giorno attivisti volontari che si mettano in gioco in prima persona per supportare e diffondere il Progetto Informativo nelle loro zone.

  • Per informazioni su come attivarsi nella propria zona: Attivisti FreeWeed
  • Per collaborare all’Open-Blog di FreeWeed invia il tuo Articolo a direzione@freeweed.it

Ma il nostro lavoro di attivismo volontario, e delle persone con le quali collaboriamo quotidianamente e che ringraziamo per l’enorme lavoro di contro-informazione svolto, non si limita solo alla diffusione di informazioni e pressione sociale, ma anche controllo e supervisione delle iniziative portate avanti dai nostri geniali parlamentari.

Sottolineiamo la parola geniali, perchè solo un genio avrebbe potuto creare una situazione assurda come quella che abbiamo riportato nel settembre 2015, grazie alla segnalazione dell’Azienda Agricola Biocannabis (sito ufficiale biocannabis.it);  in un’altra proposta di legge depositata in Parlamento, che teoricamente dovrebbe puntare a rinnovare gli aspetti della attuale normativa della coltivazione in campo agricolo della Canapa, era stato invece inserito un articolo che, se fosse stato approvato, avrebbe potuto riportare tecnicamente in vigore una delle parti più assurde della “tristemente famosa” legge Fini-Giovanardi, cioè l’equiparazione fra droghe leggere e pesanti, in quanto nel testo proponeva proprio il reinserimento della cannabis (con principio attivo superiore all’1%) nella Tabella 1 delle cosiddette “droghe pesanti”.

Inoltre se questa proposta fosse divenuta legge, essa avrebbe potuto costituire la possibilità del primo eco-disastro della storia perpetrato con la nostra amata pianta, che Arnao definiva “la mite piantina”. Infatti, i promotori avrebbero voluto legittimare la combustione della biomassa di canapa impiegata per la fitodepurazione di siti contaminati da metalli pesanti ed altri agenti inquinanti in impianti per la produzione di energia elettrica. Questa pratica avrebbe potuto riversare nell’aria i veleni estratti dalla terra (che sarebbero divenuti respirabili dalle popolazioni limitrofe) ed avrebbe rappresentato un utile supporto ai 12 nuovi inceneritori, la cui costruzione è comunque prevista nel decreto “Sblocca Italia”.

Dunque pare incredibile che queste situazioni si possano ancora verificare in un contesto “direzionale” come quello che abbiamo sopra descritto, ma eppure è oggi sotto gli occhi di tutti, fortunatamente, e grazie al tempestivo intervento di Biocannabis e di numerose associazioni con cui collaboriamo, ed attivisti FreeWeed, la minaccia è stata sventata dalla Commissione Giustizia.

Invece la proposta di legge per la cannabis legale verrà, pare, discussa entro 90 giorni a partire dal 4/10.

O almeno questo fu il primo proclama ufficiale partorito dai Promotori dell’Intergruppo Parlamentare, in data 1 ottobre 2015 (Fonte Ufficiale Benedetto Della Vedova n.d.r.), ovviamente accolto dallo stupore generale, ed altrettanto ovviamente già “ritrattato” con una prima dichiarazione ufficiosa, che rinvia forse alla Primavera 2016 la discussione parlamentare della proposta n. 3235 per la cannabis legale (Fonte Ufficiale Repubblica.it n.d.r.).

Non c’è assolutamente da darsi alcun appuntamento per la discussione in aula, dunque, ma è necessario iniziare ad attivarsi subito, per continuare ad informare le persone, i comuni, i sindaci, i consiglieri, i medici, gli infermieri, ed anche il nostro vicino di casa.

La nostra lotta si basa su questi diritti: è un diritto del cittadino poter eseguire una condotta disciplinare che non danneggia terzi né la società nel suo complesso, ed è questo che noi chiediamo, semplicemente.

Noi siamo consumatori consapevoli degli effetti della cannabis, che è ben diverso dal dire che siamo coscienti dei danni, perchè non si parla di danni quando si parla di uso di cannabis, ma di effetti collaterali non gravi e non permanenti, tutti riassorbibili dal corpo entro le 5/6 ore successive all’utilizzo e senza strascichi a lungo termine come paventano alcune testate pseudo-giornalistiche dagli albori dell’informazione mediatica di sistema; ma ne siamo comunque consapevoli e, preso atto di questo, scegliamo comunque di utilizzare cannabis.

Pertanto crediamo sia giunto il momento di prendere una posizione e mantenerla, senza mediarla per “farla accettare facilmente”, ma esponendola per quello che deve essere comunque essere accettato ma soprattutto compreso, in quanto realtà universale.

Noi vogliamo poter coltivare e poter usare la cannabis, consapevoli degli effetti della sostanza, e dobbiamo esporci in prima persona per informare, se vogliamo realizzare il vero cambiamento sociale che auspichiamo.

 

Associazione FreeWeed Board

 

 

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

(Visited 924 times, 1 visits today)
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Commenti

3 Responses so far.

  1. Elia Panizzo ha detto:
    @tonybellardi:disqus arrendersi è la peggiore delle mosse. Continuiamo a diffondere l’informazione!!
     
    • Tony Bellardi ha detto:
      troppi diritti vengono calpestati in questo paese, più che diffondere informazione qui bisognerebbe andarsene, perché ostinarsi a voler cambiare un paese, quando non interessa a nessuno ? meglio cambiare noi, ci sono ormai paesi dove hanno capito come funziona e dove hanno voluto cambiare e progredire, qui non funziona c’è troppo marciume.
       
  2. Tony Bellardi ha detto:
    non se ne può più ! ho 40 anni e ormai sono totalmente sfiduciato. Dubito cambierà mai qualcosa in questa Italia di truffaldini e finti perbenisti.
     

LEAVE A COMMENT

Visit Us On FacebookVisit Us On TwitterVisit Us On Google Plus
Vai alla barra degli strumenti