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Cannabis valida terapia per le fratture ossee

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Una delle ultime ricerche sull’efficacia della cannabis in ambito terapeutico è stata condotta dalla Hebrew University di Gerusalemme che, esaminando in laboratorio alcune cavie con fratture ossee al femore, ha potuto osservare gli effetti positivi del CBD – una delle principali sostanze contenute nella cannabis – sul recupero delle condizioni fisiche delle ossa.

Lo studio ha determinato una connessione tra la somministrazione di cannabidiolo e il miglioramento delle caratteristiche biomeccaniche corporee: il CBD, in particolare, non solo è in grado di inibire i processi di decadimento dei tessute ossei, ma agisce direttamente sui legami incrociati del collagene, la principale proteina animale che riveste un ruolo fondamentale nella struttura di pelle, muscoli, membrane, e, appunto, ossa e cartilagini. I ricercatori dell’università di Gerusalemme hanno voluto sperimentare anche l’azione combinata di CBD e THC, l’altro principale componente nella cannabis: per quest’ultimo, tuttavia, seppur in grado di esercitare una stimolazione delle potenzialità del CBD, non è stato rilevato un significativo miglioramento nella riparazione delle fratture femorali.

E’ il cannabidiolo, quindi, a influire notevolmente sul ripristino delle funzionalità ossee. Diverse altre ricerche sull’impiego del CBD in ambito terapeutico avevano già analizzato i benefici di questa sostanza nella prevenzione dell’osteoporosi, una patologia dello scheletro molto diffusa nei paesi occidentali caratterizzata dalla perdita di massa ossea e un indebolimento dei tessuti, quindi da un aumento della fragilità e una maggiore predisposizione alle fratture. In particolare, sempre i ricercatori di Gerusalemme attraverso uno studio precedente avevano rilevato il legame tra il naturale sistema endocannabinoide umano e l’osteoporosi; i recettori CB2, in particolare, hanno un compito fondamentale nella formazione e demolizione delle ossa. Questi risultati sono emersi dalla somministrazione sui topi di cannabinoidi sintetici con i quali i ricercatori hanno dimostrato il legame con tali recettori: i cannabinoidi sono in grado di incrementare il numero e l’attività degli osteoblasti (cellule responsabili della formazione di matrice ossea) e di ridurre per contro gli osteoclasti (cellule responsabili della disgregazione di matrice ossea).

Uno degli studi più significativi sul legame tra cannabis e osteoporosi è stato pubblicato anche nella rivista scientifica Cell Metabolism ed è stato condotto dagli scienziati dell’Università di Edimburgo, nel 2009: i ricercatori scozzesi, confrontando modelli murini privi e in possesso di recettori, avevano evidenziato come l’attivazione del recettore CB1 può proteggere le ossa contro il deterioramento senile.

Queste ricerche, e molte altre evidenze presenti nella letteratura scientifica, dimostrano come la cannabis medica possa essere impiegata in molte terapie e contro diverse patologie.

Fonte: NEWSPEDIA

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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