Cannabis come terapia: tra presente e futuro

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Aldila’ delle indicazioni “classiche”dell’uso terapeutico della cannabis come il dolore cronico,la spasticita’,le sindromi da sensibilizzazione centrale del dolore etc.molto interessante e’ l’utilizzo nelle patologie neoplastiche.

Sono noti gli effetti antitumorali dei cannabinoidi e giornalmente si moltiplicano le pubblicazioni inerenti questo tema;la ricerca ha fatto notevoli passi avanti ed oggi si puo’ dire che la cannabis venga usata,in associazione ad i trattamenti classici oncologici,nella pratica clinica.

Il merito a scienziati di vari paesi ed anche a ricercatori italiani che hanno evidenziato come la cannabis prolunghi la sopravvivenza,in associazione a radio e chemioterapia, nel glioblastoma cerebrale che presenta una marcata aggressivita’ ed un tasso di sopravvivenza molto bassa.

Molto interessante il lavoro del Prof.Lisssoni,oncologo del San Gerardo di Monza,che applicando i principi della Psiconeuroendocrinoimmunologia(PNEI) ha messo a punto un protocollo integrato nel trattamento del glioblastoma cerebrale associando la cannabis alla melatonina ed altri ormoni indolici della ghiandola pineale con l’aggiunta di aloe,mirra,boswelia,magnolia.

Lo studio pubblicato nell’agosto 2016 sul Jacob Journal of Radiation Oncology ,classico esempio di medicina integrata,evidenzia come la sopravvivenza di questi pazienti sia aumentata associando questo protocollo.




Partendo da questo presupposto abbiamo iniziato ad implementare a Lecce tale protocollo non solo nel trattamento del glioblastoma cerebrale ma anche in altre neoplasie particolarmente aggressive.

In ultima analisi,come risulta dai numerosi studi,l’uso della cannabis nelle neoplasie puo’ essere di grande utilita’associata alle terapie oncologiche “classiche”anche nel limitare i danni sistemici della chemio e della radioterapia.

Altro argomento di grandissimo interesse e’ l’utilizzo della cannabis nelle patologie neurodegenerative;a mio parere c’e’ancora bisogno di ulteriori approfondimenti e di ulteriori sperimentazioni ma la strada e’ sicuramente aperta.

 

Dott.Giovanni Caggia

Neurochirurgo

giovannicaggia@hotmail.com

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