Progetto FreeWeed - Legalizzazione Cannabis

Cenni sulla Cannabis ad uso terapeutico

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Dal Sito: Growmaps.it – Articolo di Paolo Aka Paiale

Spesso, parlando di Canapa, si pensa ad una pianta il cui uso è irrimediabilmente legato ad un mondo ai margini della legalità, escludendo quindi quasi del tutto la grande molteplicità di impieghi che si possono fare di questa pianta anche in altri settori, che si parli della creazione di vestiti, della fabbricazione di carta e di quello che ne è l’uso socialmente più importante ovvero il campo medico.

In data 17 luglio del 2000 lo stato Italiano ha approvato la riforma che prevede la coltivazione della canapa a scopo agricolo e per uso tessile, non venne quindi citato l’impiego di questa pianta in campo medico.
Sette anni più tardi, il 18 aprile del 2007, l’Italia colmava il precedente vuoto normativo con un decreto che parzialmente modificava la precedente riforma. Il decreto prevedeva la creazione di una tabella ministeriale che permettesse l’uso di canapa, e dei suoi derivati, previa prescrizione medica.

Vogliamo ricordare come in buona parte dell’Europa e del mondo, la somministrazione e il commercio di farmaci creati impiegando la canapa e i suoi principi attivi, è giudicata legale o quasi completamente legale.
Due son i ceppi principali di canapa impiegabili per usi medici: la Cannabis Sativa e la Cannabis Indica, quest’ultima riconosciuta come sottospecie della cannabis sativa. Da sottolineare come in alcuni casi sia un ceppo ibrido di queste due sottospecie il più indicato per i propri effetti curativi.

Le caratteristiche impiegate in campo scientifico/curativo provengono dalla concentrazione di Delta-9-Tetraidrocannabinolo, comunemente definito THC; quest’ultimo, che prevede effetti psicotropi è solo uno dei numerosi principi attivi di questa pianta ma il più potente in termini curativi. Sempre nella cannabis sono presenti anche altri principi attivi che non hanno però a che vedere con le peculiarità stupefacenti del THC; fra questi i più celebri sono il Delta-8-Tetraidrocannabinolo e il cannabinolo i cui usi sono rispettivamente di tipo antiemetico e anticonvulsivo.

Vogliamo ricordare come il cervello umano sia in grado di ricevere assimilare i cannabinoidi per mezzo di proprie caratteristiche ricettive native capaci di interagire con le prerogative curative della cannabis.
La cannabis è una pianta il cui uso in campo medico è millenario, sin dalla preistoria era infatti impiegata in tale settore, tutto questo sino all’avvento dell’epoca proibizionista che negli Stati Uniti portò il presidente Roosevelt a bandirne l’uso per mezzo del Marijuana Tax Act (1937).

Concentrandoci esclusivamente sulle sue peculiarità mediche è stato scientificamente provato come l’uso di questa pianta e dei suoi principi attivi sia consigliato in campo curativo per trattare vari generi di dolore, che si tratti di nausea proveniente dalla chemioterapia, di mancanza di appetito nei malati di AIDS, di mal di testa o di dolori mestruali, oppure per sedare gli spasmi muscolari nel caso di pazienti affetti da sclerosi multipla, dal morbo di Parkinson o da epilessia. Stiamo quindi parlando fondamentalmente di benefici di natura lenitiva e rilassatoria.

Per la precisione riferendoci ai due ceppi precedentemente descritti la Cannabis Indica ha un effetto prevalentemente sedativo capace di ridurre la tensione muscolare. Nel caso della Cannabis Sativa invece si parla di un effetto cerebrale molto potente. Per quel che riguarda i ceppi ibridi si parla ovviamente di un mix delle particolarità appena citate.

Redazione
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