Comunicato Ufficiale MMM: “Prosegue il gioco delle 3 carte per il monopolio sulla cannabis in Italia…”

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Riportiamo dal sito ufficiale della Million Marijuana March il comunicato inerente la situazione attuale delle proposte di legge, che analizza nel dettaglio i reali intenti celati dietro le ultime mosse politiche.

 

“Tre diverse proposte di legge in sinergia tra loro, come nel “gioco delle tre carte”, dove la carta che mai si scopre è protetta dalle altre due e, ad ogni turno, vince sempre e solo il“biscazziere”, supportato nell’opera di convincimento degli ignari “clienti”, sulla facilità di indovinare la carta vincente, dai suoi “compari”, che si fingono avventori come gli altri, invogliando a giocare con false vincite.

Lo scorso 26 maggio, attraverso il nostro sito web, abbiamo lanciato l’ennesimo allarme che ha colto tutti di sorpresa, rendendo noto come all’interno del disegno di legge S.2144, contenente «Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa» e giunto al Senato dopo essere stato approvato alla Camera la scorsa estate, fosse stato inseritoun emendamento per vietare la libera compravendita dei semi di cannabis, ad eccezione delle sole 52 varietà attualmente ammesse dalla Comunità Europea, con un contenuto di THC certificato entro lo 0,2%.

Ben lontani dal considerare tale emendamento un semplice «dispetto dei proibizionisti» – al contrario di quanto opportunisticamente divulgato da una “coraggiosa” rivista di settore, subito dopo la pubblicazione del nostro approfondimento – pensiamo sia molto importante chiarire come non possa assolutamente essere ritenuta una coincidenza il fatto che, mentre al Senato il suddetto DDL sta per completare indisturbato il proprio iter, apprestandosi a sostituire l’attuale normativa vigente anche per quanto concerne i semi, alla Camera sia stata da poco avviata la discussione del disegno di legge C.3235, redatto dall’Intergruppo Cannabis Legale e contenente «Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati», che pubblicizza la coltivazione personale fino a 5 piante e la costituzione dei cosiddetti “Cannabis Social Club”, pur essendo in realtà finalizzato ad imporci un (nuovo) regime di monopolio commerciale, a partire proprio dai semi.

Allo stesso modo, poichè non crediamo alle coincidenze (soprattutto quando in ballo ci sono miliardi di euro), riteniamo altrettanto opportuno evidenziare come non sia affatto casuale che, sempre contemporaneamente, attraverso l’impiego di un neonato “coordinamento dei growshop” e delle solite associazioni compiacenti ad ogni deriva commerciale – sebbene persino loro, questa volta, compreso il reale intento dell’iniziativa, abbiano ritirato l’adesione inizialmente dichiarata (fonte: DolceVita Online del 08/04/2016) – sia stata avviata dai Radicali una raccolta firme a sostegno della legge di iniziativa popolare 16A02300 «per regolamentare la cannabis ed i suoi derivati»: una proposta sostanzialmente in antinomia con il DDL “Cannabis Legale” già in discussione alla Camera ed a maggior ragione destinata a finire in un cassetto insieme alle precedenti proposte dello stesso genere, seppur indiscutibilmente funzionale alla campagna elettorale per le Amministrative del 5 giugno 2016 e non solo…

Infatti, come dichiarato dagli stessi promotori, nonché dai membri dell’Intergruppo mediaticamente più attivi (a partire proprio dal coordinatore Benedetto Della Vedova), la raccolta firme in corso è finalizzata a sostenere il DDL “Cannabis Legale” e cioè a raccogliere quanto più consenso pubblico possibile nei confronti di una proposta che noi – e non solo noi – denunciamo da molto tempo come pericolosa, perché finalizzata ad imporre con l’inganno e false aspettative un monopolio sulla cannabis da cui difficilmente sarà possibile tornare indietro una volta instaurato.

Vedi approfondimento del 03 marzo 2016: Cannabis “legale”? …Ma a quale prezzo?

Per chi non lo sapesse, l’istituto della legge di iniziativa popolare non è vincolante e, una volta raccolte le firme, non è affatto detto che tale proposta venga necessariamente discussa, in quanto è sempre il Parlamento a stabilire se prenderla in esame oppure no e, solo in tal caso, decidere di approvarla o meno. Basti pensare che, tra il 1979 ed il 2014, su 260 proposte di iniziativa popolare presentate in Parlamento, solo 4 di esse sono poi divenute leggi, pari all’1,15% del totale (fonte: Wikipedia).

Inoltre, contrariamente a quanto auspicato dai promotori, non ci risulta che le leggi di iniziativa popolare possano implementare e modificare i DDL già in discussione, a maggior ragione in questo caso, dato che l’iter alla Camera del DDL “Cannabis Legale”è già iniziato ed un «abbinamento» con la proposta dei Radicali era evidentemente indesiderato e ritenuto non possibile fin dall’inizio.

Del resto, se l’intenzione (abbondantemente propagandata dai promotori) fosse stata davvero quella di «affiancare» ed«arricchire» il DDL “Cannabis Legale”, al fine di  «rendere il modello di regolamentazione quanto più libero possibile», non ci sarebbe stato alcun bisogno di una raccolta firme, per altro paradossalmente sostenuta dai membri dell’Intergruppo, visto che ogni parlamentare, nello svolgimento delle proprie funzioni, può presentare più di un emendamento per proporre di implementare e/o modificare un DDL in discussione alla Camera e/o al Senato, sia che abbia firmato oppure no un’altra proposta di legge di iniziativa popolare.

Dunque, perché non lo fanno, se nulla lo impedisce, invece di sostenere una raccolta firme che è pura propaganda, utile solo a distrarre l’attenzione dai rischi dal vero ed unico disegno di legge in discussione, finalizzato alla costruzione del monopolio, il cui primo e tangibile segnale del risultato finale è chiaramente anticipato dall’intento di vietare la libera compravendita dei semi di cannabis?

Tralasciando il pietoso e ingannevole stile propagandistico che immagina la cittadinanza come clientela inconsapevole, da indirizzare agli acquisti utilizzando tecniche pubblicitarie finalizzate a proiettare un’immagine mediatica come surrogato di un consenso che è solo di facciata, rimane l’evidente scorrettezza insita nell’ingannare la buona fede di coloro che ai banchetti leggono e approvano un testo firmandolo, senza sapere che la propria firma sarà invece utilizzata per sostenerne un altro, ben diverso da quello che gli è stato proposto.

Tutto ciò dovrebbe far riflettere sul pericolo concreto di come si stia tentando in ogni modo – attraverso diverse proposte di legge complementari l’una con l’altra – la costruzione del monopolio contro cui ci opponiamo insieme alle altre realtà dello storico movimento antiproibizionista autorganizzato, attivo e territorialmente radicato fin dal 2000.

Un movimento di base sempre fuori dai giochi del palazzo, per reclamare Diritti non in vendita, sempre contrari a scambiarli con interessi economico/commerciali di bottega o finalizzati a tirare le volate elettorali, sempre in difesa della parte discriminata della popolazione che utilizza sostanze illecite, già da molti anni prima rispetto a quando buona parte dei componenti dell’Intergruppo Cannabis Legale sedesse in Parlamento, a partire proprio dal coordinatore, che addirittura è approdato al Senato grazie a quel governo “Berlusconi” che, tre mesi prima, aveva varato l’infausta legge Fini-Giovanardi.

Non a caso, iniziano “blindando” proprio il seme, che in una situazione di monopolio non potrebbe certamente essere disponibile a chiunque in libera compravendita, altrimenti che monopolio sarebbe, se ognuno potesse coltivare le proprie piante senza l’obbligo di dover acquistare da loro?

Non vi è dunque alcun dubbio che la priorità, in questo momento, sia quella di bloccare al Senato l’emendando che intende mettere al bando i semi “non certificati” e, infatti, è ciò che ci auguriamo, senza però essere troppo ottimisti, considerando quali interessi economici vi siano dietro il monopolio e quanto sia stata ben congeniata dai propositori la sua messa in pratica. Soprattutto, siamo consapevoli che disinnescare il tentativo messo in atto al Senato rappresenterebbe soltanto una “vittoria” temporanea, utile per l’appunto a guadagnare tempo, ma non a risolvere il problema.

Il DDL sulla canapa in ambito agronomico al Senato è completare al DDL “Cannabis Legale” alla Camera ed entrambi mirano ad imporre dall’alto il monopolio sui semi di cannabis: non è un caso, infatti, che l’emendamento per vietarne la libera compravendita sia stato presentato proprio durante la discussione di un disegno di legge in campo agronomico, che per sua natura suscita molta meno attenzione dell’altro, con maggiori possibilità di passare inosservato.

Una situazione analoga si era già verificata la scorsa estate alla Camera, quando, sempre attraverso lo stesso  DDL sulla canapa in ambito agronomico, tentarono di riportare la cannabis nella Tabella 1 – DROGHE PESANTI – del DPR 309/90ed ora, utilizzando le medesime modalità, insistono con questo emendamento sui semi, provando ad aggiungere un tassello fondamentale per facilitare e completare il quadro del monopolio, così come la raccolta firme dei Radicali è finalizzata a supportare mediaticamente il progetto dell’Intergruppo.

In pratica, come già detto all’inizio, è un gioco di squadra, con tre diverse proposte di legge in sinergia tra loro, come nel “gioco delle tre carte”, dove la carta che mai si scopre è protetta dalle altre due e, ad ogni turno, vince sempre e solo il “biscazziere”, supportato nell’opera di convincimento degli ignari “clienti”, sulla facilità di indovinare la carta vincente, dai suoi“compari”, che si fingono avventori come gli altri, invogliando a giocare con false vincite.

Troviamo quindi davvero molto paradossale – ma perfettamente in linea con quanto finora esposto – il comunicato del“coordinamento dei growshop” comparso su DolceVita Online il 01/06/2016, per rendere noto che il coordinatore dell’Intergruppo Cannabis Legale in persona, Benedetto Della Vedova, si fosse “prontamente” attivato (dopo che abbiamo fatto scoppiare il caso sul web) per bloccare l’emendamento di cui sopra.

In altre parole, è come aver ammesso che le pecore sono state affidate al lupo, se consideriamo che è proprio il testo del DDL“Cannabis Legale” – come di seguito tutti possono verificare – a prevedere un futuro monopolio sui semi, guarda caso proponendo di affidarne il controllo proprio a quello stesso Ministero delle politiche agricole che, nell’ambito dell’altro DDL sulla canapa in ambito agronomico, lo scorso 16 marzo ha depositato una precisa memoria scritta ai Senatori nelle commissioni competenti, con la raccomandazione di vietare la libera circolazione dei semi da cui è poi scaturito il relativo emendamento (fonte: http://bit.ly/MIPAAF-16-03-2016, pagina 6).

Art. 5 (Monopolio della Cannabis) del DDL C.3235, cosiddetto “Cannabis Legale”:

Al Comma 3, Lettera (A): «3. Il Ministro dell’economia e delle finanze, con decreto da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e dell’interno, disciplina le modalità di rilascio delle autorizzazioni e dei relativi controlli: (a) per la coltivazione della cannabis, prescrivendo le modalità di acquisizione delle sementi, le procedure di conferimento all’attività di lavorazione dei suoi derivati e la tracciabilità del processo produttivo, dalla semina alla vendita dei prodotti al pubblico»

Al Comma 5, Lettera (B): «5. Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con decreto da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentite le regioni e nel rispetto delle loro competenze: (b) stabilisce le caratteristiche e i criteri di selezione e di miglioramento delle sementi utilizzabili per la coltivazione della cannabis soggetta al monopolio di Stato, avvalendosi dell’attività del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (CRA)»

Se così non fosse, se la nostra analisi risultasse infondata, ci chiediamo come mai nessuno dei 9 Senatori dell’Intergruppo Cannabis Legale presenti nelle Commissioni direttamente interessate al DDL sulla canapa in ambito agronomico abbia provato ad opporsi al tentativo di inasprire ulteriormente l’attuale normativa antidroga, con un divieto (quello alla libera circolazione dei semi di cannabis) che, almeno agli occhi dei commissari “antiproibizionisti” dell’Intergruppo, sarebbe senz’altro dovuto apparire come irragionevole, liberticida, ingiustificato in fatto di diritto e piegato ad una logica di monopolio inammissibile.

Vi sembra normale che siamo stati noi, lo scorso 26 maggio, a darne comunicazione e non lo abbiano invece fatto i componenti dell’Intergruppo che si professa “antiproibizionista”, né in 9ª Commissione, dove l’emendamento è stato presentato, né in 14ª, dove è stato dato il nulla osta a procedere e nemmeno in 12ª, dove il DDL – emendamenti inclusi – è stato persino già approvato all’unanimità? Se ce ne siamo accorti noi che non frequentiamo i “palazzi”, non avrebbe dovuto essere poi così difficile per loro che ci lavorano, o no?

Ovviamente, queste domande sono retoriche e noi ben consapevoli di ciò a cui stiamo andando incontro, non a caso abbiamo intitolato l’edizione 2014 della M.M.M. (Italia)Umanopolio”, ossia il monopolio all’umanità, che equivale a dire nessun monopolio, mentre l’edizione 2015 “Cannabis Bene Comune” e, ancora, l’edizione 2016 “Agroresistenza Cannabica – difendiamo oggi i futuri raccolti, a partire dal seme”. ”

 

Million Marijuana March (Italia)

 


 

RIFERIMENTI:

9ª Commissione (Agricoltura e produzione agroalimentare) in sede referente, seduta nr. 178 del 03/05/2016:PRESENTAZIONE DELL’EMENDAMENTO 7.0.1 AL DDL S.2144. Membri dell’Intergruppo Cannabis Legale nella commissione: Donno Daniela (M5S)

14ª Commissione (Politiche dell’Unione Europea) in sede consultiva, seduta nr. 26 del 03/05/2016: PARERE NON OSTATIVO SUGLI EMENDAMENTI AL DDL S.2144. Membri dell’Intergruppo Cannabis Legale nella commissione: Cioffi Andrea (M5S), Montevecchi Michela (M5S), Maran Alessandro (PD).

12ª Commissione (Igiene e Sanità) in sede consultiva, seduta nr. 347 del 11/05/2016: PARERE FAVOREVOLE (ALL’UNANIMITÀ) AL DDL S.2144. Membri dell’Intergruppo Cannabis Legale nella commissione: Taverna Paola (M5S), Mattesini Donella (PD), D’Anna Vincenzo (GAL), Romani Maurizio (Misto), Simeoni Ivana (Misto).

Per chi avesse dubbi sul fatto che le firme raccolte dai Radicali serviranno a sostenere un DDL completamente diverso dal contenuto della proposta di legge di iniziativa popolare, è possibile verificare ai seguenti link le dichiarazioni pubbliche rilasciate dai diretti interessati:

Comitato promotore raccolta firme: «L’iniziativa vuole contribuire, con la sottoscrizione di almeno 50.000 italiani nei prossimi sei mesi, alle attività istituzionali dell’inter-gruppo parlamentare per la cannabis legale esattamente un anno fa» (vedi:http://bit.ly/1WBHY6d)

Comitato promotore raccolta firme: «Una nuova proposta di legge per affiancare ed integrare quella depositata alla Camera da parte dell’intergruppo “Cannabis legale” e rafforzarla con il supporto di cinquantamila firme a sostegno» (vedi:http://bit.ly/1stZZHb)

Benedetto Della Vedova (coordinatore Intergruppo): «Al funerale laico di Marco Pannella in Piazza Navona. Ho firmato per la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della Cannabis a supporto dell’Intergruppo Cannabis Legale» (vedi:http://bit.ly/25Im1ri)

Daniele Farina (membro Intergruppo) «Con la proposta di legge dell’intergruppo parlamentare Cannabis legale e la Legge di Iniziativa Popolare a suo supporto, si aprono nuove prospettive per l’antiproibizionismo in Italia» (vedi: http://bit.ly/25GXAHr)

Redazione
Associazione Nazionale FreeWeed Board, 100% Noprofit, Apartitica ed Indipendente.
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