Conflitti di interesse a sostegno del futuro Monopolio (parte tre)

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“La nostra ricetta su come trasformare persecuzioni per tutte e tutti, finalizzate alle speculazioni di pochi, in risorsa sociale e diritti”

Dal sito Ufficiale della Million Marijuana March:

Abbiamo ampiamente illustrato fin dal febbraio 2016 come la proposta dell’intergruppo #CannabisLegale finalizzata al monopolio totale aggraverebbe una già insostenibile situazione, privilegiando ancora profitti per pochi e danni per la popolazione che utilizza sostanze illecite, facendone ricadere i costi sulla intera società.

  • Non è vero che il monopolio permetterebbe le autocoltivazioni personali o in associazione secondo il modello dei CSC.
  • Non è vero che ridurrebbe le carcerazioni perché le pene per detenzione e coltivazione di cannabis senza il bollino del monopolio verrebbero aumentate e si pagherebbe poi, oltre che per la violazione della 309/90 come ora, anche per la violazione del Regio Decreto che protegge il monopolio ( legge 907 del 17 luglio 1942).
  • Non è vero che annullerebbe le sanzioni amministrative perche, nel testo della Proposta di Legge, non sono contemplate modifiche all’Art 187 del Codice della Strada e, se ad un controllo di polizia si venisse fermati alla guida, risultando positivi ai droga test, la patente verrebbe ritirata esattamente come avviene ora. La stessa cosa vale per controlli antidroga sul posto di lavoro, dove previsti dal contratto, le sanzioni rimarrebbero le stesse di ora, fino al licenziamento nei casi di positività.
  • Non è vero che significherebbe maggiore gettito fiscale per l’erario.

La gestione oligopolista delle concessioni finirebbe per fare arricchire i soliti furbetti del quartierino, come è già accaduto con la applicazione dello stesso modello per le concessioni dei giochi di azzardo e le slot machines.




É facile prevedere che i futuri beneficiari delle concessioni, seguirebbero le orme dei “DIECI SIGNORI DEL GIOCO” ora inquisiti, dopo aver esportato fortune nei paradisi fiscali, versando solo briciole del totale dovuto e in larghissima parte “abbonato”, condonato da successive regalie governative.

  • Non si garantirebbero così, con la percentuale degli incassi del monopolio previsto nel testo della PL, maggiori risorse per il fondo che finanzia il ” Privato Sociale “, tutto quel settore lavorativo di intervento e prevenzione sociosanitario sugli effetti causati dall’abuso di droghe.
  • Non è vero che si sferrerebbe un colpo alle economie delle mafie, senza le autocoltivazioni personali e grazie agli elevati costi al grammo per la cannabis del monopolio (come indicato nelle audizioni), i loro prezzi resterebbero molto più concorrenziali, anche se aumentassero rispetto ad ora. Abbiamo in ciò appena avuto la anticipazione di ciò che ci aspetterebbe se passasse il monopolio nella sua applicazione pratica in ciò che accade proprio ora con la FM1 selezionata dal CRA e coltivata dai militari di Firenze per i pazienti che ne fanno uso terapeutico. Una cannabis acquistata al mercato nero con il 24% di THC ad un prezzo medio al dettaglio di circa 10 euro, corrisponde per effetto a 4 grammi di quella al 6% venduta a 15 euro al grammo in farmacia con prescrizione medica per gli usi terapeutici. Ed è cannabis utilizzata non per il piacere ma per il bisogno di non soffrire in persone affette da varie patologie anche molto gravi che non possono scegliere di non comprarla.

Per questo diciamo e da tempo, che il MONOPOLIO è il passaggio alla versione 2.0 del proibizionismo, ancora peggiore del precedente per le sue vittime predestinate. Non è altro che una moderna formula di spartizione di fette di mercato, adatta a garantire ancora gli affari degli attuali detentori esclusivi sulla nostra pelle, l’inasprimento delle pene è il deterrente utile a garantire gli investimenti finanziari.

É sbagliata e pericolosa l’ideologia speculativa di fondo, non è una legalizzazione ma la legalizzazione dello sfruttamento degli utilizzatori di Cannabis intesi come cittadini/clienti, più clienti che cittadini. Clienti senza diritti evsenza possibilità di scegliere, obbligati a compare da un UNICO produttore che impone le sue varietà, con le sue tecniche colturali e relative caratteristiche per il gusto e gli effetti. Alla faccia della concorrenza e delle stesse basilari regole del libero mercato, rinnegano perfino la LORO SBANDIERATA BIBBIA, utile solo quando gli occorre per tentare di giustificare privatizzazioni e cancellazioni dei diritti. Ma ciò che ad ora rappresenta un precedente unico per qualsiasi merce, é la pretesa di trasformarci in clienti costretti a comprare ai prezzi dell’attuale mercato illegale, sorvolando sulla evidenza che le attuali merci illegali devono il loro prezzo proprio al proibizionismo che le rendono costose in quanto illegali, come qualsiasi merce commerciata in qualsiasi mercato nero ha valori molto superiori al mercato legale. Se un campo di canapa non necessita dell’enorme lavoro in cambio di pochissimo raccolto come ė per un campo di zafferano che ne giustifica l’alto costo, ma anzi, produce più quantità di merce commerciabile (fiore) di qualsiasi altro ortaggio, il prezzo annunciato nelle audizioni, rivela la vera filosofia dietro questa proposta di legge che non è l’emersione dalla illegalità di un costume sociale ampiamente diffuso, ma lo sfruttamento di quella fascia di popolazione, secondo gli stessi schemi e forse addirittura peggiori, utilizzati dalle narcomafie. clienti considerati non persone, ma numeri sui quali calcolare i profitti.




Com’è possibile che un grammo di fiore di cannabis costi come un grammo di zafferano? Un ettaro coltivato a zafferano necessita di più ore di lavoro di qualsiasi altra coltivazione in agricoltura e se va benissimo, si raccoglie al massimo un numero di chilogrammi che si possono contare sulle dita delle mani, un ettaro di cannabis produce una tonnellata di fiore, mille chilogrammi, come possono avere lo stesso prezzo?

La Cannabis è una pianta fitodepuratrice, accumula i metalli pesanti e le tossine presenti nel terreno soprattutto nelle sommità aeree fiorite, molto più di molte altre specie botaniche. La Cannabis raccoglie in se quantitativi di inquinanti molto più alti di molte altre specie vegetali dal terreno, se coltivata in terreni non puri. Non si usa assumerla per ingestione generalmente, o meglio si ingerisce anche ma non è certo questo il suo utilizzo maggioritario. Non passa attraverso le barriere della catena digestiva ma arriva direttamente nel sangue attraverso gli alveoli polmonari, ed è per questo molto importante che la sua coltivazione avvenga solo in terreni incontaminati, molto piú di quanto lo sia per altre piante.

Abbiamo spulciato, riga per riga, le audizioni degli “esperti”, ma sessuno; ne gli agronomi e neanche noti portabandiera della “SALUTE PUBBLICA”, ha neanche accennato alla fondamentale importanza della coltivazione biologica naturale della CANNABIS. Abbiamo prevalentemente trovato interventi in stile “ragionieristico”, su quanto si potrebbe guadagnare, come e da quanti potenziali clienti. E perché mai dovremmo essere costretti a comprare da costoro, cannabis della quale non si sa come, dove con cosa e in che terreni verrà coltivata?

Questo è un fattore di sanità pubblica non irrilevante e ognuno/a di noi sa bene che la Cannabis che ti fai te è la migliore.

Si potrebbe continuare ma ci fermiamo e chi volesse approfondire può visionare i moltissimi articoli sul nostro sito negli ultimi 15 mesi.

Abbiamo una visione opposta da usufruitori, reclamiamo per la Cannabis una soluzione, etica, sociale, solidale e non speculativa. La nostra visione su come si potrebbe e dovrebbe affrontare la vicenda favorirebbe una crescita sostenibile, inclusione, redistribuzione del reddito, occupazione, difesa dell’ambiente e salute pubblica.

In realtà ci sarebbe poco o nulla da aggiungere dopo aver detto e ripetuto che la nostra bussola sulla rotta da seguire sono i principi della “CARTA DEI DIRITTI DELLE PERSONE CHE USANO SOSTANZE – GENOVA 2014“.

La nostra visione del fenomeno che il proibizionismo trasforma in problema sociale, giudiziario, sanitario e di ordine pubblico, resta per un approccio che lo affronti complessivamente, come indicato in quella Carta dei Diritti. Come mediazione di passaggio però, saremmo anche disposti intanto ad un approccio solo parziale, relativo alla cannabis, ma certamente con tutt’altra impostazione, che metta al centro le persone e i loro diritti, piuttosto che i profitti. L’ unica soluzione sarebbe il riconoscimento del diritto alla autoproduzione personale senza nessun monopolio, di un numero preciso di piante FEMMINE, (anche 5 ) o di una superficie indicata in metri quadrati, per chi potrebbe coltivare solo in interno. Una specifica ” TASSA CANNABIS” per la parte commerciale ma non soggetta al monopolio, come accade ora per molte merci, potrebbe essere in parte destinata a NECESSARI E PREZIOSI progetti di riduzione del danno, alimentando lo stesso fondo dove finirebbero le percentuali degli incassi del monopolio nel comma 2 dell’ Art 7 della PL dell’Intergruppo.

La cannabis deve essere normata come avviene con il vino prodotto ora in casa per il proprio consumo, senza dover rendere conto a nessuno. Le aziende vinicole oltre a dover pagare le tasse, sono soggette a controlli qualitativi per il vino immesso in commercio, necessari a salvaguardare la salute pubblica, dopo le sciagure degli avvelenamenti da metanolo.

Per la Cannabis destinata al commercio ESIGIAMO, nel nostro interesse di assuntori, controlli qualitativi ancora molto più capillari e rigidi di quelli del vino, per scongiurare la presenza di inquinanti e non certo per la titolazione del suo contenuto in THC.




Si garantirebbe cosí la concorrenza e con le infinite varietà delle genetiche, il rispetto delle esigenze e dei gusti di chi la utilizza. I rigidi controlli qualitativi, secondo i dettami della agricoltura naturale biologica, sono previsti per il settore commerciale all’articolo 13 della già citata “CARTA DEI DIRITTI DELLE PERSONE CHE USANO SOSTANZE – GENOVA 2014“. Gli assuntori devono essere messi in condizione di scegliere liberamente e senza ricatti, se rivolgersi al mercato o auto coltivare, senza nessuna comunicazione di nessun tipo a nessuno, tantomeno alla più vicina sede regionale del monopolio, come indicato nella pessima PL dell’Intergruppo. In questa maniera:

  • Si produrrebbe reddito diffuso.
  • Si creerebbe occupazione rilanciando anche la agricoltura naturale di qualità.
  • Si innescherebbe un percorso inverso all’esodo che produsse l’industrializzazione con lo spopolamento delle campagne.
  • Si disincentirebbero le tecniche agricole della agricoltura industriale basate sulla chimica.
  • Si garantirebbe perfino una maggiore salvaguardia ecologica dei territori e delle falde, visto che le aziende agricole potrebbero coltivarla solo ed esclusivamente in terre non contaminate e senza l’utilizzo di nessuna sostanza chimica.
  • Si favorirebbe il ritorno alle campagne e il presidio costante dei territori nelle aree marginali (che proprio perché tali non sono state mai interessate dalla agricoltura industriale, preservando la qualità della terra adatta alla agricoltura biologica), contribuirebbe anche alla costruzione di una maggiore sicurezza idrogeologica per la prevenzione di frane e smottamenti sempre più frequenti ad ogni pioggia. Sulle terre incolte l’assorbimento idrico è limitato e questo favorisce lo scorrimento a valle nei canali causando piene anche con precipitazioni che un tempo non erano in grado di provocare alluvioni, allagamenti e smottamenti.
  • Si metterebbero fuori gioco le mafie, almeno per il mercato della cannabis, che potrebbe essere commercializzata in erboristeria, come i vini, alcolici e vini liquorosi lo sono ora nelle enoteche.
  • Si eviterebbero gli incalcolabili danni sociali e umani delle carcerazioni per chi in regime di monopolio continuerebbe comunque ad autocoltivare.
  • Si disimpegnerebbero le forze di polizia ora utilizzate per la ricerca di poche canne o di qualche pianta, che potrebbero così finalmente dedicarsi ad altro.
  • Si produrrebbero risparmi per la spesa pubblica.
  • Si innalzerebbe il livello di civiltà nel nostro paese.
  • Si permetterebbe con questa modalità, l’utilizzo ricreativo e/o terapeutico di alta qualità, anche per quelle classi sociali svantaggiate che con il monopolio, per risparmiare, sarebbero ancora costrette a rivolgersi al mercato nero o a rischiare la galera.

Per tutto questo il cambiamento necessario che reclamiamo non può essere peggiorativo e per questo ci opponiamo alla PL dell’Intergruppo per il monopolio totale che, ugualmente ci negherebbe la pianta, sbattendoci in galera con pene perfino più dure rispetto ad ora, per proteggere gli affari del proibizionismo versione 2.0.

La nostra impostazione mette al centro le persone e i loro diritti, piuttosto che profitti per pochi e repressione per tutti e tutte alla base della visione speculativa della proposta di legge per il monopolio alla quale ci opponiamo e sempre ci opporremmo.

Million Marijuana March (Italia)

 


 

RIFERIMENTI:

L’unico prodotto agricolo valutato in grammi oltre la cannabis è lo zafferano (e il lattice essiccato delle corolle incise di Papaverum Somniferum)

***

ARTICOLI 12 – 13 – 14 DELLA “CARTA DEI DIRITTI DELLE PERSONE CHE USANO SOSTANZE – GENOVA 2014“, INERENTI LA AUSPICABILE REGOLAMENTAZIONE DELLA CANNABIS.

12 – Non dovrebbe essere vietata la coltivazione di nessuna pianta, cactus o fungo contenente principi attivi dotati di azione psicotropa (effetti psichedelici, stimolanti, sedativi o altri). La coltivazione finalizzata all’uso personale, così come la raccolta di quanto cresce spontaneamente in natura, evita il ricorso al mercato illegale clandestino, che non offre alcuna garanzia dal punto di vista della qualità.




13 – La distribuzione della Cannabis e dei suoi derivati e la coltivazione della stessa devono essere regolamentate partendo dal presupposto che la persona che utilizza sostanze deve essere libera di scegliere il metodo di approvvigionamento che ritiene più idoneo. Va riconosciuto come inalienabile il diritto di ognuna/o a coltivare la cannabis per il proprio uso tanto per fini ricreativi quanto terapeutici. Va prevista la possibilità di creare associazioni (Cannabis Social Club) e un sistema di deleghe in favore di persona/e di fiducia, qualora l’interessato sia impossibilitato alla coltivazione per vari motivi, o preferisca comunque svolgerla altrove, al fine di garantire in ogni caso il diritto di ottenerla secondo la propria preferenza e applicando la tecnica colturale più idonea. Inoltre per tutte le associazioni o aziende che la producono per conto terzi, vanno previsti standard qualitativi nel rispetto dei dettati dell’agricoltura biologica, da verificare con analisi periodiche certificate.

14 – La Cannabis e i suoi derivati sono già riconosciuti un valido costituente per numerose terapie, tanto in merito ai principi attivi quanto alle varie forme vegetali per l’uso terapeutico (infiorescenze, tinture, estratti oleosi ecc.). Per i pazienti, non solo va garantito l’accesso al farmaco nel pieno rispetto della libertà di cura e a un’eventuale produzione statale o regionale, ma anche la scelta del metodo di approvvigionamento, prevedendo la possibilità dell’auto-coltivazione, dell’appartenenza a un’associazione o della delega a persona di fiducia (vedi punto 12). Vanno inoltre condotte campagne d’informazione per il personale medico.

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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