Congli in tema di perquisizioni - Avvocato Carlo Alberto Zaina

Consigli in tema di perquisizioni domiciliari per droga et similia

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Per ogni esigenza, consulta il testo della Convenzione di Consulenza e Difesa Penale che abbiamo stipulato con l’Avvocato Carlo Alberto Zaina a favore di tutti i Soci Tesserati Associazione FreeWeed Board.

Buona domenica.
Ho avuto modo di leggere e consultare vademecum concernenti le condotte da tenere nell’ipotesi di una perquisizione.
Si tratta di articoli ben fatti e che accuratamente illustrano i diritti del singolo in un frangente certamente complesso e convulso, che – se mal gestito sia dalle forze dell’ordine, che dalla persona sottoposta a perquisizione – può divenire anche assai difficile, se non – in casi estremi – drammatico.
Rilevo, però, la necessità di forrnirvi qualche ulteriore consiglio, perchè è bene avere un’informazione teorica, ma è ancora meglio calarla nella concretezza di una situazione che nessuno si augura di vivere.
Premetto che i consigli che mi permetto di darvi sono assolutamente conformi alla legge ed ai principi di correttezza che un avvocato deve osservare, in quanto egli mai deve spiegare al proprio cliente come eludere o violare le norme vigenti, specialmente quando di natura penale.
Farei, quindi, un passo indietro e mi soffermerei su di un’accortezza che ritengo necessaria.
Chiunque faccia uso di cannabis (condotta che non concretizza un illecito penale, bensì eventualmente un illecito amministrativo) e ne detenga quantitativi ad uso personale, così come chiunque coltivi piante di cannabis senza l’autorizzazione degli artt. 17 e 26 del dpr 309/90 (condotta che che concretizza la contestazione della violazione del reato di cui all’art. 73 comma 4 dpr 309/90) dovrebbe considerare come altamente probabile il rischio di essere destinatario di una perquisizione di polizia giudiziaria o su decreto del Pm.
Preso atto di tale reale possibilità dovrebbe prendere contatto, oppure individuare un avvocato che sia effettivamente specializzato nella materia degli stupefacenti.
Tale iniziativa – a mio avviso – è fondamentale per il prosieguo di un eventuale procedimentale penale a Vs. carico e, soprattutto, nelle primissime fasi che stiamo esaminando.
Quando, infatti, le ff.oo. accedono ad un luogo per dare corso ad una perquisizione sia personale, che locale, sono tenute a verificare – prima di iniziare ogni forma di controllo – se la persona intende avvalersi dell’ausilio di un difensore di fiducia.
In assenza – sempre gradita – di tale opzione, gli inquirenti provvedono a nominare un difensore di ufficio – reperito attraverso un sistema di callcenter – che nella stragrande maggioranza dei casi non è di facile reperibilità, non è disponibile a presenziare alle operazioni in corso, e, soprattutto, oltre ad essere allo stato poco interessato alle vicende dell’indagato, può non avere le competenze richieste in materia di stupefacenti.
Tutto ciò senza togliere all’istituto della difesa di ufficio, ma credo che situazioni del genere siano molto differenti e ben più gravi rispetto ad esempio ad un furtarello.
Non abbiate timore ad affidarvi ad avvocati anche di città diverse dalla Vs., viviamo in un era globalizzata e se siamo disponibili ad essere cittadini del mondo per situazioni di ben minima rilevanza, non vedo perchè non si debba cercare di avere la massima assistenza possibile, anche quando tale servizio ci venga offerto da professionisti estranei alla nostra realtà cittadina.
L’importante è che vi sia sicura conoscenza dei problemi, fiducia da parte Vs. e chiarezza su quegli incombenti anche di carattere economico che rivestono un profilo non secondario alla vicenda processuale.
Dunque, affinchè possiate difendervi efficacemente sin dall’inizio appare opportuno:

  1. avere – come detto – l’indicazione di un professionista specializzato;
  2. essersi muniti di tutti i suoi recapiti telefronici (avendo avuto l’accortezza di contattarlo in precedenza ed avere acquisito la di lui disponibilità ad assistervi);
  3. ovviamente contattarlo immediatamente.

Ricordate che avete diritto ad almeno due telefonate, usatele bene.
Può succedere che il difensore da voi individuato, come detto, non sia della Vs. città, oppure non possa presenziare in tempi compatibili con la velocità di esecuzione che gli atti di perquisizione possono richiedere.
Non fate prendere dall’ansia, tutto si risolve.
Potete (è Vs. diritto)

  1. chiedere che alle operazioni di perquisizione partecipi una persona di Vs. fiducia, che controllerà come le ff.oo. procedono nel controllo dei luoghi,
  2. ottenere di contattare od essere contattati dal difensore non presente – via telefono – per ogni eventualità o controversia insorga durante la verifica,
  3. chiarire preventivamente quali ambienti debbano formare oggetto di controllo, atteso che ovviamente le ff.oo. tendono ad ampliare – sovente – la zona oggetto dell’accesso, ricomprendendo ambienti non dovuti.

Le questioni che maggiormente determinano problemi sono:

  • le modalità di peso delle sostanze
  • le modalità di peso delle piante
  • le modalità di confezionamento dei reperti rinvenuti
  • la redazione dei verbali delle operazioni effettuate che, spesso, nella concitazione non riportano le osservazioni della persona che subisce la perquisizione.

Ve ne sono, forse altre che ora dimentico, ma queste sono le principali.





Ricordate che è Vs. diritto:

  1. fare inserire le Vs. osservazioni a verbale (sempre che non si tratti di questioni irrilevanti)
  2. controllare e rileggere il contenuto dei verbali prima di sottoscriverli
  3. pretendere di farli esaminare al difensore, anche se non presente, se vi fossero aspetti poco chiari,
  4. richiedere l’immediato (e non differito) rilascio di copia di qualsiasi documento che vi venga richiesto di sottoscrivere e di tutti quelli che attestino le operazioni, compreso il verbale di identificazione.

Ricordate che avete la facoltà di non sottoscrivere i verbali.

Questa è una scelta estrema, che può essere adottata solo quando le ff.oo. abbiano redatto uno o più verbali il cui contenuto venga contestato, oppure quando venga leso uno dei diritti sopraelencati.
In ogni caso avente sempre diritto a copia del verbale (che dovete pretendere) che presenterà la dizione “SI RIFIUTA DI FIRMARE MA RICEVE COPIA DELL’ATTO”.
Nel corso della perquisizione rimanete il più possibile calmi e siate collaborativi nei limiti entro i quali la perquisizione ha corso.
Se si tratta di perquisizione personale, ricordate che essa va effettuata nel rispetto del decoro della persona, perchè troppe volte si viene a conoscenza di eccessi (se non addirittura di abusi) che sono mortificazioni vere e proprie della dignità dell’indagato.

Questi sono i primi rudimenti. Proseguirò nei prossimi giorni (se avrete gradito) con qualche altro consiglio che nasce dalla mia esperienza ultratrentennale di penalista.

Fonte: www.facebook.com/avvocatocarloalberto.zaina (pubblicato in data 20/07/2014)


Desidero completare il quadro che ieri ho tratteggiato, in relazione all’ipotesi in cui una persona sia destinataria di una perquisizione finalizzata al rinvenimento di sostanze stupefacenti o di piante dalla quali ricavare sostanze stupefacenti.
Preciso innanzitutto, che quanto ho detto e proseguirò a dire – esclusivamente in relazione alla condotta di detenzione per l’uso personale – vale evidentemente, sia per quanto attiene alle cd. droghe leggere, che per quanto concerne le cd. droghe pesanti.
La condotta di detenzione, importazione, esportazione ed acquisto, appare, infatti, denominatore comune alle due tipologie di sostanze.
Esaurita la premessa rientriamo nello specifico.
Nel corso della perquisizione locale le ff.oo. (che possono agire motu proprio, cioè per iniziativa propria, oppure in esecuzione di un decreto emesso dal PM) incentreranno la loro attenzione, nel caso rinvengano lo stupefacente cercato, sulla possibile presenza di bilancini di precisione, di sacchetti di cellophane, di nastro adesivo, di strumenti per imballaggio o per il confezionamento oppure per il taglio (ma solo per le sostanze di cui alle tabelle I e III) nonchè di tutto quanto possa servire per supportare la tesi di un frazionamento dello stupefacente a presuntivi fini di cessione a terzi, onde dimostrare così una attività di preparazione di sutpefacente destinato al successivo spaccio.
Altro ulteriore elemento che gli inquirenti possono cercare di valorizzare, quale prova a vostro carico potrebbe essere anche il rinvenimento di una situazione di frazionamento in più reperti dello stupefacente, anche se essi risultino di origine e natura omogenea.
Sarà, pertanto, opportuno, per iniziare da subito a difendersi efficacemente, che la persona interessata precisi dettagliatamente quali di questi oggetti possa essere utilizzato a fini di consumo personale (spesso lo stesso confezionamento in più pacchetti, od in più contenitori di vetro è determinato da necessità personali del tutto differenti da quelle presunte apriorisitcamente dagli investigatori) e cosa, invece, sia – per la propria natura equivoca – anche usato per bisogni differenti dal consumo di stupefacenti.
queste precisazioni devono essere messe a verbale.
Non è vero, quindi, che necessariamente, per i giudici, il bilancino costituisca una prova di un’attività propedeutica allo spaccio, così come la presenza di sacchetti di cellophane.
Si tratta di oggetti il cui utilizzo non appare specifico per un’attività illecita, anzi essi ben assolvono a quotidiane funzioni concernenti attività e necessità alimentari e di vita della famiglia.
La giurisprudenza di Cassazione, invece, ha ritenuto che la presenza di ritagli di dimensioni minime (di cellophane o di carta stagnola), possano significativamente e ragionevolmente indurre a ritenere una preparazione di confezionamento di dosi di stupefacente, che richiedono piccoli contenitori.
Ribadisco, pertanto di precisare e di pretendere che si verbalizzino queste osservazioni, sottolineando – ove ciò risponda alla situazione effettiva – che la sostanza è destinata al fabbisogno personale del singolo.
Non temete di consultare un difensore anche se esso non fosse presente all’atto.
Si tratta di un diritto che non venire precluso dalle ff.oo. .
Addirittura, consiglio vivamente di rammostrare subito eventuali certificazioni mediche concernenti patologie che possano formare oggetto di trattamento con la cannabis (ciò vale sia per la detenzione, che per la coltivazione).
Controllate sempre attentamente le operazioni di peso sia delle sostanze detenute, ed i relativi risultati, che devono riportare non tanto l’indicazione del peso complessivo di tutti i reparti, ma quello di ciascun reperto.
Controllate la quantificazione delle piante di cui foste trovati in possesso, pretendendo che vi sia una descrizione specifica sia dell’altezza di queste sia del loro grado di maturazione e sviluppo e della circostanza in cui esse vengono rinvenute.
E’ successo che in relazione a piante già recise e pronte per l’essicazione sia stata ipotizzata attività coltivativa, quando questa si era già ampiamente conclusa in favore di quella di pura detenzione (e la differenza è sostanziale).
Un ulteriore questione che deve formare oggetto di disamina è quella riguardante l’ipotesi che le ff.oo. possano procedere alla denunzia della persona in stato di libertà, oppure, purtroppo, traendola in arresto.
Questa duplice eventualità si può verificare sia in presenza di condotta detentiva, che, a maggiore ragione, di quella coltivativa.
Abbiamo già visto come sia opportuno essersi già preventivamente posti in contatto con un difensore che goda della vostra fiducia, anche se esso non sia della città ove abitate, ma sia, comunque, un penalista esperto in materia di stupefacenti.
Assicuratevi che – ove non abbiate avuto occasione di parlargli direttamente – sia stato avvertito tempestivamente dalle ff.oo., a seguito della vostra indicazione e nomina che deve avvenire immediatamente.
In pari tempo ricordatevi che anche i vostri familiari possono (e debbono) essere avvertiti, ove non abitino con voi o non siano in loco.
Non vergognatevi di quanto vi sta succedendo ed, invece, chiamateli senza meno e pretendete che essi siano contattati, perchè in situazioni del genere è di grande ausilio ed aiuto la presenza famigliare.
Ricordatevi, inoltre, che in assenza del difensore non è affatto consigliabile ed opportuno rendere alle ff.oo. dichiarazioni di sorta, neppure se sollecitati od indotti dagli inquirenti, che a tale fine possono mostrarsi assai disponibili e cortesi, ipotizzando vantaggi di carattere processuale, che tali non sono
Non fatevi prendere dalla foga e dall’angoscia di chiarire le accuse, nella speranza di chiudere immediatamente la vicenda.
Potreste, invece, complicare, in realtà a vostro detrimento la vostra situazione, finendo per fornire agli inquirenti elementi di prova o convincimenti di responsabilità a vostro carico, poi insuperabili.
Le dichiarazioni senza difensore possono essere utilizzate ai sensi dell’art. 351 c.p.p., come sommarie spontanee informazioni ed il loro contenuto è utilizzabile processualmente.

Fonte: www.facebook.com/avvocatocarloalberto.zaina (pubblicato in data 21/07/2014)

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Avvocato Carlo Alberto Zaina
L’Avvocato Carlo Alberto Zaina, nato a Rimini nel 1956, patrocinante in Cassazione e Magistrature Superiori, laureato a Bologna nel 1980, iscritto al foro di Rimini, esercita la libera professione.

Cellulare: +39 333 9030931

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