Corte Costituzionale: Cancellato l’articolo 75bis sull’inasprimento delle sanzioni amministrative

Articolo di Leonardo Fiorentini – Fonte: Fuoriluogo

Cade sotto la scure della Corte Costituzionale anche l’articolo 75 bis sulle sanzioni amministrative introdotto dalla Fini-Giovanardi. Ecco il testo della sentenza 94/2016 pubblicata venerdì scorso.

La legge Fini-Giovanardi continua a perdere pezzi quasi ogni volta che viene sottoposta al giudizio di legittimità di fronte alla Corte Costituzionale.

Questa volta è l’articolo 75 bis della legge fortemente voluta da Carlo Giovanardi a cadere sotto la scure dei giudici delle leggi.

Sulla falsariga della precedente sentenza 32/2014, che di fatto reintrodusse per la parte penale le previsioni della Jervolino-Vassalli, in particolare per quello che riguarda la distinzione fra sostanze con la reintroduzione della cannabis in tabella separata, venerdì la Corte Costituzionale ha depositato le motivazioni sulla illegittimità costituzionale dell’articolo 75bis del Dpr 309/90 sulle droghe.

Di fatto la Corte con la sentenza 94/2014 cancella l’intero articolo 75bis che prevedeva l’inasprimento delle sanzioni amministrative, con la previsione di ulteriori sanzioni erogabili dal Questore nel caso di soggetto “già condannato, anche non definitivamente, per reati contro la persona, contro il patrimonio o per quelli previsti dalle disposizioni del presente testo unico o dalle norme sulla circolazione stradale, oppure sanzionato per violazione delle norme del presente testo unico o destinatario di misura di prevenzione o di sicurezza“.

Spariscono quindi l’obbligo di presentarsi almeno due volte a settimana presso il locale ufficio della Polizia di Stato o presso il comando dell’Arma dei carabinieri territorialmente competente, l’obbligo di rientrare nella propria abitazione, o in altro luogo di privata dimora, entro una determinata ora e di non uscirne prima di altra ora prefissata, il divieto di frequentare determinati locali pubblici, il divieto di allontanarsi dal comune di residenza, l’obbligo di comparire in un ufficio o comando di polizia specificamente indicato, negli orari di entrata ed uscita dagli istituti scolastici e il divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore. Queste sanzioni potevano essere comminate per non oltre due anni, e la loro violazione comportava l’arresto da 3 a 18 mesi.

Secondo la Corte, relatrice Cartabia (giudice relatore anche della sentenza 32/2014), “le considerazioni sviluppate con la citata sentenza n. 32 del 2014 – che hanno indotto questa Corte a censurare la disomogeneità delle disposizioni aggiunte dagli artt. 4-bis e 4-vicies ter rispetto all’originario decreto-legge – valgono anche per la disposizione oggi censurata di cui all’art. 4-quater” della legge Fini-Giovanardi che ha introdotto l’articolo 75 bis.

Infatti per i giudici costituzionali “l’art. 4 dell’originario testo del decreto-legge contiene, pertanto, norme di natura processuale, attinenti alle modalità di esecuzione della pena, il cui fine è quello di impedire l’interruzione dei programmi di recupero dalla tossicodipendenza” mentre “la disposizione di cui all’art. 4-quater, oggetto del presente giudizio e introdotta dalla legge di conversione, prevede anche norme a carattere sostanziale, del tutto svincolate da finalità di recupero del tossicodipendente, ma piuttosto orientate a finalità di prevenzione di pericoli per la sicurezza pubblica.”

La Corte conclude che “l’esame del contenuto della disposizione impugnata denota, pertanto, la palese estraneità delle disposizioni censurate, aggiunte in sede di conversione, rispetto ai contenuti e alle finalità del decreto-legge in cui sono state inserite, in modo da evidenziare, sotto questo profilo, una violazione dell’art. 77, secondo comma, Cost. per difetto del necessario requisito dell’omogeneità, in assenza di qualsivoglia nesso funzionale tra le disposizioni del decreto-legge e quelle introdotte, con emendamento, in fase di conversione” determinando quindi l’illegittimità dell’art. 4-quater del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 272 .

ART.77, SECONDO COMMA, Costituzione.

Quando, in casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni [cfr. artt. 61 c. 2,62 c. 2].

In sostanza, l’art 75bis è dichiarato, dalla Corte, incostituzionale per motivi di forma e non di contenuto.
Una piccolo dettaglio che, però, fa restare ben realisti e, di certo, non fa riporre buone aspettative da parte di un Governo che non ha, per ora, nessuna intenzione di trattare il tema Cannabis e quindi il tema “Legalizzazione”. 

 

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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Commenti

One Response so far.

  1. luca putignani ha detto:
    intanto ancora pago l’ avvocato e aspetto altro grado di giudizio…x un pò di piante senza neanche un fiore ancora….e ho fatto come preso 3 mesi subito ..sta storia dal 02 luglio del2008 che va avanti….non credo più a un cazzo,in quanto a diritti e giustizia,in italia in particolare…infatti me ne sono andato,e non vorrei tornare x pagare ancora,maledetti mafiosi….tanto noi italiani siamo abituati a cose scandalose..ed ormai è chiaro che la marijuana non è droga…il proibizionismo si sa alza i prezzi che sono in mano a chi controlla il business,ma anche a chi controlla le menti,e parliamo da sempre di mafia stato,ma ciò passa come una notizia scontata,quasi di letteratura,ma è chiaro che è così…la marijuana oltre ad avere capacità sicuramente curative x alcune patologie,ci mette in uno stato riflessivo di concentrazione,e quindi anche di andare molto in profondo su tutte le cose, es.studio lavoro ,pensiero idee creatività,e anche ribellione,tutto senza effetti collaterali….e bene evidentemente questo non è controllabile e fa paura…

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