La Corte Suprema del Messico apre alla regolamentazione della Cannabis

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La Corte Suprema di Giustizia della Nazione Messicana ha aperto la porta alla legalizzazione della cannabis per scopi ricreativi e senza scopo di lucro.

Questa decisione è storica per il Messico, un paese che convive con il traffico di cannabis e, per quattro voti contro uno, l’uso ricreativo è divenuto legale in uno dei maggiori produttori mondiali di questa sostanza.

La Corte Suprema di Città del Messico ha infatti accolto il reclamo presentato da quattro giovani, riconoscendo loro il diritto di seminare, coltivare e fumare cannabis, anche se non gli sarà permessa la compravendita dei semi o della sostanza.

Proprio questo aspetto ha motivato l’unica dissidenza all’interno del massimo organo giudiziario nazionale. Sostanzialmente, la Corte ha riconosciuto in modo unanime che la legge messicana permette ai propri cittadini di scegliere lo stile di vita che preferiscono e, tra quelli possibili, l’uso della cannabis non riveste una questione penale. Uno dei magistrati, tuttavia, si è opposto alla delibera, sostenendo che non si poteva dare l’ok alla coltivazione e al consumo, se poi restava illegale comprare i semi.

I quattro ragazzi riunitisi nel collettivo «Smart» (Società Messicana di Autoconsumo Responsabile e Tollerante) per presentare questo appello che i giornali locali già definiscono «storico», possono ora rivolgersi al Commissione Federale per la Protezione dai Rischi Sanitari e chiedere le rispettive licenze di porto, semina e consumo di cannabis. Ma come faranno tutti i connazionali che intendono esercitare lo stesso diritto, senza però essere in possesso delle sementi per iniziare la produzione?

A caldo, alcuni giuristi azzardano l’ipotesi che la cannabis possa essere scambiata senza alcun compenso, e sperano che dopo la presa di posizione della corte, si spiani la via perché anche il parlamento adegui il codice facendo chiarezza. Fino a ieri, era legale il possesso di 5 o meno grammi di «erba», ma era illegale tutto ciò che portava ad averli in tasca, con pene che vanno dai 10 ai 40 anni per i vari casi di spaccio.

Per adesso la sentenza si applica solo al caso dei quattro giovani che hanno presentato il ricorso e consentirà loro dunque anche di coltivare cannabis per uso personale, vietandone però espressamente il commercio.

Per diventare un precedente legale e trasformarsi la legge, ci vorranno però altre cinque sentenze delle stesso tipo, ma è indubbio che un’importante breccia sia stata aperta e un duro colpo sia stato assestato ai cartelli della droga che da decenni insanguinano il Messico: «Abbiamo vinto. Questa sentenza non è solo per noi quattro. Essa cambia completamente la realtà delle ultime decadi. Finalmente vediamo una luce lontana alla fine del tunnel», ha dichiarato alla stampa locale Francisco Torres Landa, l’avvocato che assieme ad altri tre colleghi della “Società messicana per l’autoconsumo responsabile” (Smart) due anni fa ha iniziato la battaglia a favore della legalizzazione.

L’importanza di questa decisione è destinata ad avere conseguenze su grande scala. I governi messicani combattono infatti da molti anni il flagello del contrabbando di droga, adottando una politica proibizionista e di scontro frontale coi cartelli dei narcos. La cosiddetta «Guerra al narcotraffico», iniziata nel 2006 dall’allora presidente Felipe Calderon, ha certamente creato seri problemi alle mafie dello spaccio, ma ha anche portato ad oltre 80 mila morti e instaurato un’immagine internazionale del Messico come luogo pericoloso.

I dati prodotti da organismi come l’Onu, poi, piazzano la nazione al secondo posto nella classifica globale dei produttori di cannabis, ma al primo (a pari merito con l’Afghanistan) per superfici coltivate. Il principale cliente della droga messicana restano gli Stati Uniti, dove la Dea prevede un aumento della domanda per i prossimi anni. D’altra parte, più della metà della popolazione carceraria a sud del Rio Bravo è stata condannata o ha precedenti per crimini legati alle droghe.

Tutto ebbe dunque inizio con il ricorso presentato dalla Società messicana SMART per forzare il dibattito per mezzo legale dell’ente Autoconsumo. Dopo aver visto respinto la proposta, passò nel campo giudiziario e sono state depositate diverse denunce per raggiungere la Corte Suprema, dove ha raggiunto le mani del giudice Arturo Zaldivar, che è uno dei giudici più liberali della Corte Suprema.

Secondo Arturo Zaldivar il divieto sulla cannabis è sproporzionato rispetto al diritto costituzionale dell’autonomia individuale e ha detto che il rischio per la salute è simile al tabacco da fiuto.

Nel considerare “fuori di dubbio che il consumo di qualsiasi droga genera un problema di salute”, i giudici hanno tuttavia ritenuto senza “alcuna ragionevolezza” il fatto che “la risposta dello Stato al consumo sia la reclusione e il divieto assoluto del consumo”, ha sottolineato il magistrato Alfredo Guitierrez Ortiz Mena, spiegando le ragioni del suo voto a favore.

I quattro ministri che hanno votato per il ricorso sono stati:

Olga Sanchez Cordero, Jose Ramon Cossio, Alfredo Gutiérrez Ortiz Mena e il giudice relatore, mentre Jorge Mario Pardo Rebolledo ha votato contro.

La legalizzazione è avvenuta in Uruguay mentre in Cile è in corso un dibattito sul tema. Negli Usa, il più grosso consumatore di droga prodotta in Messico, 23 Stati consentono l’uso medico della sostanza, mentre altri 4 anche quella per uso ricreativo.

Secondo gli esperti, in pochi anni la portata giuridica si espanderà e le restrizioni, similmente a quello che è successo negli Stati Uniti, verranno rimosse.

Secondo Jose Ramon Cossio: “La lotta contro la droga ha fallito. È necessaria una ampio dibattito sociale “.

Per molti anni la lotta alla criminalità organizzata non ha compiuto progressi significativi, violenza della droga e la guerra contro i cartelli hanno portato ad un numero molto elevato di morti e dispersi e questo ha indebolito le argomentazioni degli oppositori della regolamentazione della cannabis.

Il punto di riferimento creato dal giudizio della Corte Suprema del Messico aprirà certamente la strada al cambiamento nel paese.

Fonte: El País – Corriere della Sera  – La Stampa – Ansa

Redazione
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