DDL “Cannabis Legale”: la storia, il percorso, le contraddizioni ed il suo probabile tramonto

Trovi interessante questa notizia?
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail
Ci scusiamo fin dall'inizio per il prolungarsi della lettura. 
Se interessati questo articolo riepiloga al meglio tutto quanto c'è da sapere sul DDL "Cannabis Legale".

 

Tutto ebbe “inizio” nel lontano 2015, a Roma, precisamente nella giornata dell’ 8 marzo 2015, quando il Senatore Benedetto Della Vedova invia la seguente EMAIL a tutti i parlamentari italiani:

Caro collega, la Direzione Nazionale Antimafia, nella sua ultima Relazione annuale, ha denunciato apertamente, a proposito dell’azione di contrasto alla diffusione dei derivati della cannabis, “il totale fallimento dell’azione repressiva” e “la letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi”. D’altra parte, aggiunge la Dna, dirottare ulteriori risorse su questo fronte, ridurrebbe l’efficacia dell’azione repressiva su “emergenze criminali virulente, quali quelle rappresentate da criminalità di tipo mafioso, estorsioni, traffico di essere umani e di rifiuti, corruzione, ecc)” e sul “contrasto al traffico delle (letali) droghe ‘pesanti’”. In questo quadro, è proprio la DNA a proporre politiche di depenalizzazione che potrebbero dare buoni risultati “in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite.” La proposta della DNA è tutt’altro che teorica, vista l’evoluzione della politica e della legislazione sulle droghe leggere nel Paese, che è stato per decenni un guardiano e un garante inflessibile dell’ordine proibizionista. Negli Usa, infatti, cresce rapidamente il numero degli Stati che hanno legalizzato la produzione e la vendita della marijuana per uso ricreativo. Colorado, Washington, Oregon e Alaska segnano una tendenza che è destinata a consolidarsi e che la Presidenza Obama non intende minimamente avversare. L’opzione antiproibizionista sulla marijuana non è più semplicemente un’idea, ma è diventata una concreta opzione di governo, con una dimostrabile efficienza sul piano fiscale e effetti positivi sul piano sociale e sanitario e del contrasto alle organizzazioni criminali. Penso che anche in Europa e in Italia abbia senso lavorare per seguire l’esempio americano e adattarne le caratteristiche al nostro contesto sociale e giuridico. E penso che abbia senso che siano i legislatori a organizzare una vera riflessione pubblica su questo tema, dopo un richiamo autorevole e drammatico come quello della DNA. A questo proposito, sarebbe a mio parere utile la costituzione di un intergruppo parlamentare per la legalizzazione della marijuana, capace di rivolgersi insieme a opinione pubblica e forze politiche e di lavorare a una proposta comune, credibile e concreta da presentare, entro questa legislatura, all’attenzione delle camere. Le mie responsabilità di governo, al momento, non mi consentirebbero di coordinarne i lavori, ma sono più che disponibile a promuoverne la costituzione e a parteciparvi da “parlamentare semplice”. Qualcuno ci sta?

Benedetto Della Vedova

NASCE COSI L’INTERGRUPPO CANNABIS LEGALE, al fine di portare una riforma normativa allo Stato Italiano sul tema Cannabis.




______________________________________________________________________________________________________

L’Associazione FreeWeed, ricevuta la notizia, non perde tempo e prova immediatamente ad esporre le richieste dei consumatori e dei coltivatori di cannabis per uso personale, inviando una lettera ai parlamentari, che riportiamo interamente:

Egregi Parlamentari,

siamo un’Associazione nazionale trasversale ed apartitica, composta anche da elettori di ogni tendenza politica che amano la cannabis, sostenitori e attivisti, presente da circa 3 anni su tutto il territorio nazionale.

Lavoriamo in modo No-Profit, seguendo le regole del volontariato, mantenendoci indipendenti da qualsiasi schieramento politico e cercando di collaborare con chiunque abbia i nostri stessi obiettivi.

Noi tutti ci battiamo in prima persona per la regolamentazione dell’auto-produzione di cannabis per uso personale per tutti i cittadini italiani maggiorenni, in modo da poter svolgere questa pratica senza incorrere in alcuna sanzione, né penale ne amministrativa, né limitati da alcuna licenza o autorizzazione.

Vi scriviamo questa lettera aperta dopo aver preso visione della Vostra idea di creare un intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis, al fine di suggerirVi, senza pretese, il coinvolgimento, quantomeno a livello consultivo, di Associazioni che da tempo lavorano su queste tematiche, onde evitare che, come invece spesso accade per questa ed altre materie oggetto di interesse da parte del legislatore, si vengano a determinare storture che poi nella pratica finirebbero per inficiare il lavoro e lo sforzo del Vostro intergruppo e di tutte le Associazioni che ogni giorno si impegnano, per raggiungere la regolamentazione della coltivazione di cannabis per uso personale.

Dal nostro punto di vista, dunque, il nodo centrale di tutta la questione è ottenere la possibilità, per ciascun cittadino italiano maggiorenne, di coltivare cannabis, sia indica che sativa, per uso personale, senza incorrere in alcun tipo di sanzione.

La Cannabis è, come noto, una pianta che si adatta a differenti utilizzi, e probabilmente per molti, in futuro come ora, potrebbe anche essere fonte di lavoro e di reddito, per molti altri potrebbe essere un hobby o un’occasione di socializzazione, per altri ancora un mezzo per alleviare disagi e dolori ed addirittura, per alcuni, una vera e propria cura.

Viviamo in una società liberale, lo Stato si sta progressivamente ritirando dalle attività produttive, vengono perfino privatizzati servizi per la distribuzione di beni che sono nella coscienza del nostro popolo “Beni Comuni” e questo persino in spregio all’ esito di un referendum. Purtroppo, molto spesso, questo passo indietro nei confronti del Pubblico, ha aperto la strada non ad un’ economia e ad un mercato diffusi ed aperti, ma a concentrazioni che hanno il sapore di oligopoli se non di veri e propri monopoli. Vi citiamo, una per tutte, la situazione che si è venuta a creare sulla questione “slot machines” con l’affidamento di concessioni ad aziende che poco o nulla contribuiscono comunque al bilancio dello Stato e, alcune, si dice, siano persino parte di holdings non perfettamente trasparenti.

Un dato di fatto chiaro è che ad oggi il mercato della cannabis è nelle mani del crimine organizzato; crediamo che sarebbe bene provare ad evitare che rimanga legalmente nelle stesse mani.

Proprio per evitare che possa avverarsi una tale situazione, riteniamo che determinare il diritto all’autoproduzione di piante di cannabis indica e sativa per uso personale, privatamente e/o in modo collettivo attraverso la possibilità di delegare la propria coltivazione personale utilizzando la formula dei Cannabis Social Clubs, sia la strada maestra da seguire.

Consideriamo che, in Italia, il consumatore di cannabis, qualunque sia la motivazione del suo uso personale, viene ancora considerato come un criminale ed è ancora perseguibile a livello penale qualora decidesse di coltivare la pianta di cannabis per il suo solo consumo personale in alternativa al rivolgersi al mercato illegale dove invece, situazione emersa anche in numerose ricerche pubbliche recenti, otterrebbe un prodotto adulterato.




Come sappiamo, infatti, in questo mercato illegale, la prima preoccupazione del “vero” spacciatore non è la qualità del prodotto o il benessere del consumatore, ma il peso finale e quindi il relativo guadagno che ne trarrà dalla vendita.

Inoltre, in Italia, la detenzione di cannabis per uso personale è depenalizzata secondo DPR 309/90, e se si viene trovati in possesso di una quantità esigua di prodotto finale, senza fattori che indichino un atto coltivativo o di spaccio, il reato è solamente di tipo amministrativo, la cui sanzione varia dalla semplice segnalazione al SERT del proprio comune di residenza al ritiro della patente o del documento di identità/passaporto; questa situazione di apparente vantaggio per il consumatore molto spesso ne limita l’azione a livello di approvvigionamento, favorendone il riversarsi sul mercato nero per reperire la sostanza, dove se venisse sorpreso dalle FF.OO nella sua condotta illegale di acquisto rischierebbe al massimo una sanzione amministrativa, facendogli dunque preferire per questioni puramente logiche questa pratica rispetto all’autoproduzione di cannabis per il suo uso personale, per la quale rischierebbe dai 2 ai 6 anni di reclusione, ma grazie alla quale realmente potrebbe combattere le organizzazioni criminali ed il narcotraffico.

Allo stesso modo le stesse organizzazioni criminali, prendendo atto di questa legislazione, si sono organizzate con piani di distribuzione che rendano inutili queste tipologie di controllo quantitativo, limitando le quantità detenute dai singoli “spacciatori”, creando anche una notevole confusione nelle FF.OO. e nei Giudici, che devono sempre decidere caso per caso, spesso valutando i trascorsi dei singoli consumatori, molti dei quali però sono stati penalizzati dalla precedente, incostituzionale, legge Fini-Giovanardi, abrogata dalla Corte Costituzionale nel febbraio 2014, creando un quadro anacronistico ed incongruente di sanzioni e fedine penali.

Il mercato illegale, dunque, gode del vantaggio riservatogli dalla legislazione italiana che vieta penalmente l’autoproduzione di cannabis per uso personale, riversando nel mercato nero circa 4,5 milioni di cittadini italiani consumatori di cannabis; si è calcolato che ogni anno il mercato illegale della sola cannabis in Italia ammonti circa a 5 milioni di euro.

Crediamo sia giusto togliere questo mercato dalle mani del crimine organizzato, senza però consegnare il monopolio di distribuzione alle sole aziende private od autorizzate, ma svincolando prima di tutto l’autoproduzione di cannabis per uso personale per ciascun cittadino italiano maggiorenne, ritenendola la miglior pratica per combattere il narcotraffico e le organizzazioni criminale ad oggi realmente attuabile e concretamente realizzabile.

Inoltre questa politica proibizionista verso la coltivazione domestica di cannabis per uso personale, che vorremmo tutti terminasse presto, ha portato comunque ad un aumento deciso dei consumatori di cannabis a livello occasionale, in costante crescita dal 2010 ad oggi, dimostrando che il divieto non frena la diffusione.

A questi dati si aggiunge il dato della Spesa Pubblica riservata alle FF.OO. per la repressione del mercato illegale delle sostanze stupefacenti, circa 1 milione di euro all’anno, di cui circa un terzo per la repressione del commercio illecito della cannabis; siamo palesemente di fronte ad un paradosso sociale che impone alla FF.OO. di reprimere il mercato illegale della cannabis concentrando però, secondo norma di legge, gli sforzi maggiormente sulla repressione dell’unica metodologia realmente in grado di debellare il mercato illegale della cannabis, ossia l’autoproduzione di cannabis per uso personale, e sul sanzionare comunque il semplice consumatore.

Una effettiva regolamentazione della produzione di cannabis per uso personale porterebbe enormi vantaggi anche per quanto concerne questa situazione, limitando gli interventi delle FF.OO. ai soli “veri spacciatori” ed alle organizzazioni criminali che lucrerebbero illegalmente sopra la distribuzione della cannabis, frenando notevolmente il ricircolo del denaro nel mercato nero, che influenza anch’esso negativamente il PIL italiano, senza dimenticare che si garantirebbe al consumatore, e quindi al cittadino italiano, di ottenere un prodotto finale sicuramente migliore per qualità rispetto a quello ottenuto dal mercato illegale, garantendone la reale possibilità e diritto di un uso personale senza dover essere esposto ad una situazione di illegalità per l’approvvigionamento.

Parallelamente a questa situazione si sviluppa il livello terapeutico della cannabis, la cui distribuzione come farmaco è già divenuta monopolio (prima internazionale ora nazionale); i costi elevati, l’impossibilità di reperire rapidamente la cannabis ed il fatto che non viene prescritta per tutte le malattie per cui porterebbe benefici, portano spesso il paziente a rivolgersi al mercato nero per l’approvvigionamento, oppure a spendere cifre incredibili ed insostenibili, quando invece potrebbe semplicemente coltivare la sua pianta di cannabis ed utilizzarne l’inflorescenza come terapia per la sua malattia, nel pieno riconoscimento del Diritto di Cura del paziente.

In ultima analisi, anche se siamo coscienti che ci stiamo avventurando in un terreno difficile, ci corre l’obbligo di meglio approfondire la questione dell’ autoproduzione: non vorremmo annoiarvi con specifiche tecniche o ripercorrere la storia della pianta di cannabis, dalle varietà a dimensione locale che erano diffuse in tutto il mondo solo negli anni settanta ed ottanta del secolo scorso alle varietà adattate alla coltivazione indoor dei nostri giorni, piuttosto che quelle che sopportano climi più rigidi del nostro, ma, anche qui come per tutto il resto della questione, ci sono punti dirimenti che andranno sicuramente chiariti a fondo, come ad esempio quanto possa essere il consumo di un utente medio, quante piante si necessitano per ottenere privatamente un simile raccolto e quante altre piante dovremmo concedere ad ogni coltivatore per tentare di selezionare varietà da outdoor adatte al nostro clima, ovvero se vogliamo garantire ai coltivatori la possibilità di coltivare anche piante madri.

Dunque basarsi solo sulla definizione di un numero di piante coltivabili può diventare un’unità di misura astratta e che probabilmente mal si adatta alle differenti casistiche che si riscontrano nella vita di ogni giorno. Persino noi, però, pur immaginando un paese dove ciascuno sia libero di coltivare come preferisce, siamo ben coscienti che un parametro dovrà essere seguito, ma dovrebbe essere il più possibile efficace, logico, e soddisfacente per un uso corretto, libero e responsabile di questa pianta così mutevole.

Diventa pertanto imperativo, peraltro con nostro rammarico, ragionare anche sulle tipologie di piante, comprendere che tante piccole piante adatte alla coltivazione indoor, che giungono a maturazione molto in fretta, producono come una singola pianta adatta alla coltivazione outdoor nel nostro clima e che per selezionare una varietà molti esperimenti devono essere fatti, molti esemplari sacrificati, e sono dunque necessari sia maschi che femmine; ma i maschi non possono essere conteggiati tra le piante coltivate per scopi che siano diversi dalla sola riproduzione. Vogliate considerare che porre limiti non attentamente ponderati, anche considerando questi aspetti, potrebbe tagliare fuori i coltivatori italiani dalla possibilità della ricerca genetica e consegnarli per sempre alla dipendenza da selezionatori privati.

 

Per tutte le motivazioni espresse crediamo sia necessario sviluppare una Proposta Di Legge che abbia come punto basilare la regolamentazione dell’Autoproduzione di Cannabis per Uso Personale per ogni cittadino italiano maggiorenne, senza che essa sia sanzionata o limitata da autorizzazioni o licenze, ben definita nel numero delle piante coltivabili, dei cicli, delle riproduzioni e delle genetiche.

Non siamo contrari alla “legalizzazione della cannabis”, anzi crediamo che, se dovesse avverarsi, debba però partire dal garantire ad ogni cittadino la possibilità di autoprodurre cannabis per il proprio uso personale, garantendolo come diritto; il mercato economico che si potrebbe creare non verrebbe intaccato da questa scelta, semplicemente verrebbe garantita la possibilità per ciascun cittadino italiano maggiorenne di poter scegliere se coltivare cannabis per un uso personale o rivolgersi presso le eventuali aziende che inevitabilmente prenderanno il mercato che si andrà a sviluppare legalmente.

Crediamo che garantire l’autoproduzione porrà sicuramente un freno alle attività illecite che potrebbero svilupparsi comunque in un futuro di legalizzazione e non danneggerà in alcun modo il mercato legale e controllato che invece sembra si voglia sviluppare, ma soprattutto porterà un reale beneficio sociale, economico e legislativo.

Infine vorremmo invitarVi alla mobilitazione affinchè si svolga la Conferenza Governativa sulle Droghe, programmata secondo norma di legge DRP 309/90 ogni 3 anni, ma svoltosi l’ultima volta ormai 7 anni fa, forse per una dimenticanza del Governo, che però in questo caso infrange proprio la legge che tanto tenacemente invece viene difesa ed attuata in altri paragrafi.

Contemporaneamente, Vi invitiamo ad effettuare pressione sul Governo affinchè si proceda alla nomina del nuovo capo del DPA (Dipartimento Politiche AntiDroga), in modo che sia finalmente redatto un nuovo piano di Politiche sulle Droghe, considerando che il piano precedente è scaduto nel 2013,  augurandoci che ciò avvenga tenendo conto delle nuove richieste e proposte effettuate dalla nostra Associazione ed anche dal Vostro Intergruppo.

Vi ringraziamo per il tempo concesso alla lettura.

Attendendo una Vostra Risposta, Vi salutiamo.

Associazione FreeWeed Board.

______________________________________________________________________________

Nessuna risposta ufficiale, ma solo una comunicazione di “tenere in considerazione le richieste”, ed il 25 luglio 2015 viene presentato il DDL “Cannabis LEGALE” alla Camera dei Deputati:

 

“Presentato alla Camera con 220 firmatari il ddl dell’Intergruppo per la legalizzazione della cannabis. Nei prossimi giorni si procederà anche al Senato, dove al momento i firmatari sono 47”.

Lo scrive in un post su Facebook direttamente Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri e coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per la legalizzazione della Cannabis.

“Grazie a tutti i deputati e senatori che hanno animato finora e animeranno il lavoro dell’intergruppo anche durante la discussione parlamentare. Una proposta bipartisan sottoscritta da più di un deputato su tre (e altri, sicuramente, se ne aggiungeranno) penso che meriti di entrare al più presto nel calendario dei lavori di Montecitorio”

L’onorevole Benedetto Della Vedova non si limita a questo annuncio ma aggiunge anche come il deposito ufficiale del disegno di legge sia sul punto di avvenire anche in Senato.

I firmatari alla Camera sono 220 (150 solo un mese fa) mentre a Palazzo Madama (Senato) sono al momento 47.

Della Vedova, nel ringraziare tutti coloro che hanno partecipato all’Intergruppo, ha ricordato che l’impegno è stato trasversale (con l’eccezione della Lega e del Nuovo Centro Destra) benché al momento manchino ancora dei consensi per mettersi in tasca la maggioranza.

Circostanza non da poco, inoltre, la presenza nell’esecutivo (ma l’iniziativa ricordiamo è puramente parlamentare) di Ministri come Angelino Alfano, Beatrice Lorenzin e la sempre ingombrante figura di Carlo Giovanardi, da sempre contrari al discorso legalizzazione della cannabis.

Cosa prevedeVA la proposta di legge dell’Intergruppo

Ecco il TESTO COMPLETO DELLA PROPOSTA DEPOSITATA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI:

LINK UFFICIALE CAMERA.IT

I termini della proposta puntano a tentare di debellare il fenomeno della droga illegale, garantendo sicurezza e libertà di accesso alla Cannabis, entro limiti e in luoghi ben delineati.

Si rivede una parte della legge Olandese; non si potrà consumare all’esterno dei punti vendita o al di fuori della propria abitazione e sarà consentita una detenzione ed un acquisto fino ad un massimale di 5 grammi alla volta, che salgono a 15 quando la sostanza è detenuta nella propria abitazione.

Questa parte specifica è ancora molto incerta nella sua applicabilità e nella sua possibilità di controllo effettivo oltre che di utilità pratica molto discutibile.

5 saranno, invece, le piante che potranno essere coltivate da qualsiasi cittadino maggiorenne.

La legge, al netto delle soglie minime per l’autoproduzione, prevede tuttavia il monopolio statale su vendita e produzione di cannabis e derivati.

Verrà introdotto il concetto Cannabis Social Club che da ormai due anni spingiamo come Associazione FreeWeed: associazioni senza scopo di lucro che potranno coltivare e distribuire cannabis tra i loro soci in un circolo privato, mantenendo però soglie leggermente troppo al ribasso.

 

La proposta di legge in breve:

Il testo messo a punto dal fronte trasversale di parlamentari si prefigge di legalizzare la coltivazione e il possesso in minime quantità ( 5 piante a persona coltivabili, il raccolto intero detenibile, e per i non coltivatori massimali di 15 per il possesso domestico, mentre per tutti massimale di 5 grammi fuori dal domicilio), ma prova a rispondere anche all’esigenza dei pazienti affetti da un gran numero di patologie curabili con la cannabis che attualmente incontrano enormi difficoltà burocratiche ed economiche per accedere a farmaci derivati dai cannabinoidi.

Il testo di legge introduce il monopolio di Stato per la produzione e la distribuzione a fini commerciali.

Infine, compare nell’ordinamento la figura dei Cannabis Social Club, sul modello spagnolo, associazioni senza scopo di lucro con un massimo di 50 iscritti (quindi massimo 250 piante) che fanno uso e coltivino la Cannabis.

Ora si aspetta la calendarizzazione per un voto previsto INIZIALMENTE (rendiamoci conto!) (nella migliore delle ipotesi per i proponenti) in autunno 2015.





_______________________________________________________________________________

QUI AVVIENE UN SALTO DI QUASI UN ANNO

_____________________________________________________________________________

Passano i mesi, tra rinvii, tra dibattiti pubblici, richieste di supporto interne e richieste di “muoversi” da parte dei movimenti..

MA nulla.. i mesi continuano a passare e, tra una riunione e l’altra, si arriva alla CALENDARIZZAZIONE DEL DDL, che parte con le AUDIZIONI PARLAMENTARI di tutti gli Esperti, Ricercatori ed Associazioni del Settore Cannabis, che si svolgono nel GIUGNO 2016.

Anche l’Associazione FreeWeed è stata audita, e riportiamo di seguito il testo ed il video integrale del nostro intervento in rappresentanza dei diritti dei consumatori e coltivatori. (20 giugno 2016)

Spettabili Commissioni Affari Sociali e Giustizia, buon pomeriggio, sono Stefano Armanasco, Presidente di FreeWeed, associazione no profit formata da consumatori di cannabis, estimatori della pianta e dei suoi prodotti, cittadini liberi che supportano la causa della regolamentazione della cannabis; in primis vi ringraziamo della possibilità di esporre la nostra relazione in merito alle proposte di legge in oggetto, iscritte nel programma dell’assemblea. Nel nostro percorso di attivismo, ci impegniamo quotidianamente affinché venga riconosciuto, ad ogni singolo cittadino maggiorenne, il diritto di coltivare cannabis per un utilizzo personale ed a tal fine abbiamo anche redatto e depositato al Parlamento Europeo, la “Carta dei Diritti dei consumatori e coltivatori di cannabis” (nota 1), firmata da oltre 2500 persone e oltre 20 associazioni.

La basilarità della nostra richiesta di piena legalità della coltivazione personale, e del conseguente uso, è data da ragioni sociali, economiche ed anche medico scientifiche, che a nostro parere dovrebbero essere viste come complementari e non separate, che si aggiungono al semplice “diritto del consumatore” di produrre un bene per il proprio consumo personale, fattore che riteniamo comunque centrale.

Le ragioni sociali si intrecciano indissolubilmente alle ragioni economiche e si possono sintetizzare nel concetto di “illegalità della sostanza” e nel conseguente rapporto del consumatore con il mercato nero, al quale, ad oggi, è esposto per effettuare il proprio consumo personale; in Italia infatti, sebbene la detenzione personale entro certi “limiti” venga sanzionata “solo” amministrativamente, l’autoproduzione di cannabis è ancora considerata reato penale molto grave e ciò significa che, per non correre in questo rischio, oltre 4,5 milioni di semplici consumatori sono “spinti” ad acquistare la cannabis per uso personale sul mercato nero, alimentando un business illecito da decine di miliardi l’anno, condotto nella completa illegalità, che come segnalato dalla Relazione annuale emcdda rappresenta la quota più ampia del mercato delle sostanze illecite. (nota 2)

Se è vero che le audizioni servono non solo agli auditi per fare passerella, ma anche e soprattutto al legislatore per farsi una opinione, e successivamente decidere, i deputati dovrebbero nello specifico valutare se è giusto o meno continuare ad arrestare, processare e condannare persone che coltivano qualche pianta di cannabis per il proprio uso personale solo per evitare di acquistare la sostanza sul mercato nero: è una situazione inaccettabile che deve terminare il prima possibile.

L’introduzione immediata di una regolamentazione dell’autoproduzione personale è ad oggi l’unica strategia applicabile, e soprattutto socialmente utile, per creare una reale e concreta alternativa al “mercato nero” gestito interamente dalle narcomafie, per tutelare realmente il consumatore e fermare definitivamente l’inutile repressione delle condotte destinate a scopi personali.

Una effettiva regolamentazione dell’autoproduzione personale porterebbe enormi vantaggi anche per quanto riguarda il dato sulla spesa pubblica riservata alle FF.OO., circa 1 milione di euro l’anno; le FF.OO. Potrebbero concentrare gli sforzi sul controllo del traffico illecito reale, andando a colpire i grandi trafficanti e la criminalità organizzata al posto del semplice coltivatore/consumatore per uso personale, con un netto risparmio di fondi pubblici e con un reale vantaggio sociale per la sicurezza pubblica; ad oggi si riesce a fermare solo il 5% del mercato illegale e, come sottolineato dal report emccda, la maggioranza degli arresti e sequestri interessa comunque condotte di autoproduzione personale, che hanno un pericolo sociale irrilevante. (nota 3)

Per quanto concerne l’ambito medico-scientifico il sistema fisiologico su cui agisce la cannabis viene definito sistema endocannabinoide ed è presente negli organismi animali da circa 600 milioni di anni, e, a conferma della sua importanza evolutiva, le cellule del nostro corpo sono in grado di sintetizzare su richiesta e di degradare ove necessario queste molecole, di cui la principale endogena è stata denominata Anandamide, che in Sanscrito significa Beatitudine. (nota 4)

Studi sui topi hanno dimostrato come il knock-out del gene codificante i recettori per i cannabinoidi impedisca, di fatto, la riproduzione ai piccoli roditori ed analogamente nell’uomo (review 2003-2010-2012) come ha avuto modo di riportare il Dr. Simone Fagherazzi, laureato in medicina e chirurgia alla Università di Padova, in un esame accademico. (curriculum vitae in allegato)

Quello di cui parliamo è quindi un sistema intimamente correlato alla fisiologia umana su cui agisce come un modulatore. I recettori finora scoperti sono disseminati in tutto il corpo e le vie molecolari che sottendono alla loro regolazione si stanno verificando essere le più svariate e questo ne rende l’eventuale utilizzo terapeutico molto più esteso rispetto alle condizioni “riconosciute ufficialmente”.

Il prof Ethan Russo, scienziato tra i massimi esperti mondiali in tema di cannabinoidi, ha pubblicato nel 2015 l’ipotesi di una sindrome da deficienza di endocannabinoidi presente in forma locale (come ad esempio nel glaucoma) o in forma sistemica (come ad esempio nella fibromialgia). Tale considerazione si basa sull’assunto da parte del professore, che il nostro organismo, per essere in salute, debba avere un “tono” corretto del sistema endocannabinoide, quindi una corretta modulazione.

La pianta di cannabis, al contempo, presenta un fitocomplesso estremamente ricco, più di 600 le sue componenti, le quali agiscono sinergicamente sui recettori finora identificati.

Lo stato e le varie convenzioni internazionali indicano come diritto fondamentale dell’uomo quello alla salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la “Salute” non solo come assenza di malattia ma come “pieno benessere fisico psichico e sociale dell’individuo”.

È inoltre recente scoperta della scienza, primo giugno 2016 su Jama Psichiatry che l’utilizzo cronico di cannabis non provochi alcun danno alla salute se non un aumento di frequenza della parodontite (chiaramente imputabile alla combustione), che evidenzia la cannabis come sostanza “sicura”. (nota 5)

La pianta di cannabis ha infinite varietà “caratteriali” esattamente come l’essere umano che la assume che deve quindi rendersi responsabile della ricerca del proprio equilibrio, fonte del proprio benessere e della propria terapia, e quindi della propria salute. (nota 7)

Dunque anche su un piano medico-scientifico è necessario regolamentare l’autoproduzione personale al fine di avere la possibilità di scegliere autonomamente la propria pianta, poterne scegliere autonomamente il dosaggio e le modalità di assunzione, evitare le lunghe tempistiche di erogazione, permettere di abbattere i costi della terapia, oltre che, condizione fondamentale, evitare il riversarsi dei pazienti sul mercato nero per l’approvvigionamento, situazione che accade sia per la forte differenza di valore commerciale sia per un più rapido accesso al prodotto.

Uno Stato che si prenda cura dei propri cittadini non deve volersi sostituire alle loro scelte ma deve tenerle in considerazione e trovare il modo migliore per applicarle nel concreto e la libertà della persona umana dovrebbe essere la conditio sine qua non. (nota 8)

Per la Cannabis si è assistito ad un processo di demonizzazione fondato più su pregiudizi ideologici e mistificazioni generate da puri interessi economici piuttosto che su vere e fondate osservazioni medico-scientifiche. E’ giunto il momento di scrollarci di dosso l’ipocrisia che ci avvolge ed ammettere che stiamo discutendo di una pianta, che, se venisse veramente considerata come tale, donerebbe all’intera società un netto miglioramento delle qualità di vita sotto tutti gli aspetti. (nota 9)

Il ragionamento che deve motivare il legislatore, quindi, conosciuto lo stato dell’arte anche in materia medica e scientifica passa su un piano etico. (nota 6)

Dopo una attenta analisi, la proposta in esame, sostanzialmente formulata per introdurre il Monopolio di Stato sulla Cannabis, all’articolo 5, sembrerebbe escludere dal regime di monopolio le attività finalizzate all’esclusivo consumo personale ma, in realtà, chiunque volesse coltivare qualche pianta di cannabis sarebbe obbligato a comunicare all’ufficio regionale dei Monopoli di Stato le proprie generalità e l’indirizzo esatto del luogo di coltivazione, al fine di poter beneficiare di una sorta di implicita autorizzazione a procedere.
Poiché non è in discussione alcuna modifica delle altre leggi ed atti amministrativi, che comunque riguardano il controllo di assunzione di stupefacenti, sarebbe concreto il rischio, subito dopo aver provveduto a questa comunicazione, di venire convocati dalle Motorizzazioni civili per verificare la sussistenza dei requisiti di guida oppure sottoposti a drug-test periodici sui luoghi di lavoro e licenziati, laddove previsto.
Tutto ciò senza nemmeno considerare la possibilità concreta, a partire dalla prima legge di Stabilità utile, di utilizzare tale elenco per imporre una tassa su ogni pianta o, peggio ancora, per esercitare un’azione coercitiva sui coltivatori, qualora si decidesse di revocare l’autorizzazione per concorrenza sleale al monopolio di stato, proprio come è già accaduto nell’esperienza Canadese. (nota 10)

Riteniamo dunque basilare inserire nella normativa il riconoscimento esplicito e definitivo del diritto inalienabile alla coltivazione per uso personale, in ogni caso senza fini di lucro o di commercio e crediamo sia opportuno inoltre eliminare la comunicazione di inizio coltivazione fino al limite di 5 piante, al di sotto del quale si dovrebbe garantire la libera e legale pratica coltivativa, seguendo anche le disposizioni costituzionali di legalizzazione di un determinato oggetto e condotta, affinché non venga limitato oppure compromesso il Diritto soggettivo di costruire liberamente e difendere la propria sfera privata, nonché per evitare che tale obbligo possa divenire uno strumento coercitivo in caso di successivi mutamenti normativi.

Se necessariamente si ritiene di dover introdurre una disposizione che obblighi alla comunicazione dell’inizio di coltivazione, ci permettiamo di proporre di introdurla invece per le coltivazioni sopra questo limite prefissato a 5 piante fino ad un nuovo massimale coltivabile, che proponiamo in 15 piante e/o 15 mq pro capite, in modo da poter monitorare solo un eventuale produzione maggiore, che può essere utile per diversi scopi come ricerca, analisi, selezione genetica, terapia personale – che necessitano di massimali più alti – che potrebbe però costituire condotta considerata “borderline” e pertanto porsi nell’ambito del rischio, dal punto di vista del legislatore, di un eventuale spaccio del raccolto in eccedenza.

Riteniamo questo cambiamento normativo fondamentale per poter rendere accettabile, e soprattutto realmente attuabile, una eventuale disposizione di comunicazione, se proprio si ritiene di doverla introdurre, altrimenti facilmente vanificabile ed incontrollabile.

Ovviamente questa situazione di tutela dell’autoproduzione personale potrebbe spaventare i proponenti il monopolio, in quanto il rischio di un “concorrente legale” come l’autoproduzione sappiamo essere grande ed ostacolato, in tutti i campi, ma riteniamo, anche secondo molteplici studi recenti a livello internazionale, che il mercato della cannabis esisterà sempre e comunque, e renderlo legale sarà in ogni caso vantaggioso per lo Stato, e regolamentando chiaramente l’autoproduzione si andrebbe a dare un’ulteriore, reale, stretta alla vera criminalità organizzata.

Per le stesse motivazioni riteniamo che, sebbene l’introduzione di associazioni di consumatori per la coltivazione no profit condivisa sia cosa positiva, porre limiti numerici ai membri di queste associazioni sia, ci si permetta di farlo rispettosamente notare, una violazione della libertà di associazione costituzionalmente garantita.

In merito ai drug-test riteniamo che quelli in uso oggi per la rilevazione della guida sotto effetto di sostanze stupefacenti siano inappropriati e da modificare in quanto, sia l’analisi della saliva, sia l’analisi delle urine non garantiscono un riconoscimento effettivo della condizione alterata del soggetto nel momento esatto in cui viene fermato, poichè questi test danno un esito positivo anche quando l’assunzione di cannabis è ben antecedente al momento in cui si sta guidando dato che le tracce del THC possono rimanere rilevabili da 12 ore a ben 4 mesi dal momento dell’ultimo utilizzo a seconda dell’abitudine del consumo, ed occorre ricordare che normalmente gli effetti della cannabis svaniscono dalle 4 alle 5 ore, e quindi il rischio di test positivi per persone non realmente sotto effetto è elevatissimo.

Ci associamo inoltre ad altri che sono stati auditi in precedenza per raccomandare che sia cassata la prevista depenalizzazione delle cessioni tra minori, tenendo conto dei rischi eventuali sottolineati nelle scorse audizioni.

Infine crediamo opportuno sia prevista la possibilità per ciascuno di selezionare proprie varietà di semi, e quindi genetiche, per fini strettamente non commerciali nell’ottica di permettere a ciascuno di ottenere senza gravi oneri il prodotto più confacente ai propri bisogni.

Per concludere, riassumendo, crediamo che sia giunto il tempo di una nuova normativa che vada a rendere legale l’autoproduzione di cannabis ad uso personale, che la tuteli e la regoli adeguatamente, possibilmente con limiti reali ed ampli, escludendo una eventuale comunicazione di inizio coltivazione e garantendo il diritto all’autoproduzione personale scritto in legge, al fine di sviluppare una nuova politica sulla cannabis a beneficio della società nel suo complesso, basata sulla prevenzione e non sulla repressione, sull’educazione all’uso responsabile e sulla riduzione del danno, che metta al primo posto la salute sociale di tutti i Cittadini. (nota 12)

Infine un ringraziamento davvero enorme a tutti gli attivisti che ogni giorno si impegnano e condividono con noi la volontà di voler cambiare in meglio il tessuto sociale italiano fino ad arrivare ad un riconoscimento effettivo dei nostri diritti.

ANNOTAZIONI CON LINK DI RIFERIMENTO E FONTI

Nota 1:

Link Carta dei Diritti: http://freeweed.it/carta-diritti-cannabis/

Deposito al Parlamento Europeo: http://freeweed.it/depositata-parlamento-europeo-carta-diritti-cannabis/

Invio della Carta dei Diritti ad UNGASS 2016: http://freeweed.it/inviata-ad-ungass-2016-la-carta-dei-diritti-per-la-cannabis/

Nota 2:

Relazione 2015 EMCDDA: http://www.emcdda.europa.eu/attachements.cfm/att_239505_IT_TDAT15001ITN.pdf

Nota 3:

Analisi economica della legalizzazione persa da “The Economist”: http://freeweed.it/una-analisi-economica-della-legalizzazione-della-cannabis/

Prezzi della Cannabis in un Mercato Legale: http://freeweed.it/prezzi-cannabis-mercato-legale-americano/

Diminuzione problemi legali alla consumo di cannabis con legalizzazione: http://freeweed.it/con-la-legalizzazione-diminuiscono-i-problemi-correlati-alla-cannabis/

Diminuito anche consumo tra i minori: http://freeweed.it/colorado-consumo-diminuito-minorenni-dopo-legalizzazione/

Consumo tra minori non aumentato con la legalizzazione: http://freeweed.it/studio-la-legalizzazione-della-cannabis-negli-usa-non-ha-aumentato-il-numero-di-consumatori-adolescenti/

Consumo tra minori, altro studio: http://freeweed.it/nuovo-studio-la-legalizzazione-delluso-ricreativo-non-aumenta-luso-tra-i-minorenni/

Analisi primi sei mesi di legalizzazione in Colorado: http://freeweed.it/report-drug-policy-alliance-colorado-6-mesi-dopo/

Calo reati tra i minori con legalizzazione: http://freeweed.it/calo-reati-minorili-california-dopo-depenalizzazione-cannabis/

Nota 4:

Il sistema endocannabinoide: http://freeweed.it/sistema-endocannabinoide/

L’effetto Entourage della Cannabis: http://freeweed.it/effetto-entourage/

Potenzialità Terapeutiche: http://freeweed.it/principi-attivi-e-potenzialita-terapeutiche-cannabis/

Cannabis e il suo beneficio sull’appetito: http://freeweed.it/cannabis-ecco-come-e-perche-stimola-lappetito/

Nota 5:

Consumo prolungato di cannabis, ecco cosa succede: http://freeweed.it/cannabis-abitualmente-lungo-periodo/

THC e memoria: http://freeweed.it/thc-memoria/

Cannabis non danneggia la memoria: http://freeweed.it/studio-cannabis-non-danneggia-memoria/

Cannabis e schizofrenia: http://freeweed.it/schizofrenia/

Cannabis e non conseguenze sulla salute: http://freeweed.it/cannabis-ricreativa-non-conseguenze-salute/

Cannabis e coordinazione: http://freeweed.it/uso-di-cannabis-non-influenza-la-coordinazione-motoria-nellandare-in-bicicletta/

Nota 6:

Cannabis e processi di apprendimento: http://freeweed.it/la-cannabis-aiuta-il-cervello-a-raggiungere-progressi-di-apprendimento-coscienza-e-comprensione/

Cannabis e intelligenza: http://freeweed.it/cannabis-intelligenza/

Cannabis e capacità cognitiva: http://freeweed.it/studio-cannabis-migliora-capacita-cognitive/

Cannabis non diminuisce il QI: http://freeweed.it/studio-cannabis-non-diminuisce-qi/

Adolescenza e QI: http://freeweed.it/studio-uso-di-cannabis-in-adolescenza-non-associato-con-diminuzione-del-q-i/

Uso di Cannabis in adolescenza: http://freeweed.it/uso-di-cannabis-in-adolescenza-non-predittivo-di-q-i-inferiore-in-eta-adulta/

Fumare Cannabis e danni fisici tra minori e in età adulta: http://freeweed.it/uso-di-cannabis-in-adolescenza-non-predittivo-di-q-i-inferiore-in-eta-adulta/

Fumare Cannabis non aumenta rischio cancro ai polmoni: http://freeweed.it/fumare-cannabis-non-aumenta-rischio-cancro-polmonare/

Cannabis e cervello: http://freeweed.it/studio-uso-di-cannabis-non-associato-a-variazioni-di-volume-del-cervello/

Cannabis non rischio di cancro: http://freeweed.it/studio-la-cannabis-fumata-non-provoca-cancro/

Cannabis e la sensazione di piacere: http://freeweed.it/cannabis-dopamina/

Azioni cannabis contro cancro: http://freeweed.it/20-studi-analizzano-lazione-della-cannabis-contro-il-cancro/

Nota 7:

Elenco fitocannabinoidi: http://freeweed.it/fitocannabinoidi-elenco/

Nota 8:

Cannabis e morti causate da antidolorifici: http://freeweed.it/con-la-cannabis-terapeutica-diminuiscono-le-morti-causate-da-antidolofici/

Cannabis riduce la terapia con oppiacei: http://freeweed.it/dolore-cronico-la-cannabis-come-terapia-riduce-il-consumo-di-oppiacei/

Cannabis non associato ad ansie e depressione: http://freeweed.it/studio-uso-di-cannabis-non-associato-a-depressione-e-ansia/

Nota 9:

Cannabis anche questione di diritti: http://freeweed.it/cannabis-questione-di-diritti/

Cannabis diritti o “dritti”: http://freeweed.it/memorie-di-un-attivista/

Nota 10:

Esperienza canadese: http://www.fainotizia.it/inchiesta/05-05-2014/cannabis-terapeutica-il-canada-si-riscopre-proibizionista

Nota 11:

Cannabis e Guida: http://freeweed.it/marijuana-e-guida-una-rassegna-delle-evidenze-scientifiche/

Guida sotto effetto di Cannabis: http://freeweed.it/studio-nhtsa-guida-sotto-effetto-cannabis-non-aumenta-rischio-incidenti/

THC e Analisi del sangue: http://freeweed.it/thc-analisi-sangue/

Cannabis e rischi sulla guida: http://freeweed.it/studio-utilizzare-cannabis-non-aumenta-in-modo-significativo-la-probabilita-di-incidente-stradale/

Cannabis e i miti da sfatare: http://freeweed.it/miti-sulla-cannabis-teoria-del-passaggio/

Nota 12:

Un esempio di pratica della riduzione del danno: http://lab57.indivia.net/materiali-informativi/test-rapido-delle-sostanze/analisi-colorimetrica-delle-sostanze-e-legalita/

Curriculum Vitae Dr. Simone Fagherazzi: http://www.dikesalute.com/index.php/curriculum-vitae/

____________________________________________________________________________________

Di seguito riportiamo l’intera analisi sulle AUDIZIONI svolta dal Dottor Simone Fagherazzi:

Alla fine del post i link a tutti i video di commenti di Dikesalute ed il file pdf scaricabile con tutti i numeri in dettaglio dei Relatori.

L’1 luglio sono terminate le Audizioni in Commissione Giustizia in tema di Cannabis terapeutica. È finita un’altra sciarada italiana. Tutti hanno avuto modo di esprimersi, “cani e porci”, si direbbe volgarmente, nel caso la si volesse vedere così io stesso mi includo tra i secondi.

Quello che si è perso di vista, tra il clamore suscitato da alcune dichiarazioni, è come sono andate effettivamente queste audizioni parlamentari e che conclusioni può trarne un lontano spettatore quale posso essere io. Nell’analisi che farò ho escluso da qualsiasi tipo di giudizio la relazione di Stefano Armanasco in quanto, avendo partecipato nel redigerla, sarei potuto sembrare di parte e la cosa non mi sarebbe piaciuta.

Durante tutte le audizioni si è fatto menzione di quella che è l’Evidence Based Medicine senza però comprendere le reali potenzialità che una lettura sbagliata della letteratura può condurre a conclusioni che rispecchiano più una tendenza ideologica piuttosto che l’effettiva realtà scientifica. La statistica e la presentazione dei dati possono essere “usati” dal ricercatore per esprimere un concetto che a seconda della nostra inclinazione personale ci può sembrare o meno “di parte”.

Per tentare di dimostrare questo concetto a chi, date le mie rigide posizioni liberali, potrebbe tacciarmi di essere “poco scientifico” ho dato la mia personale visione delle audizioni viste “in toto”.

dellavedovapost-01

Prima di passare alla parte strettamente analitica vorrei ricordare che l’On. Della Vedova, portavoce dell’Intergruppo parlamentare favorevole alla legalizzazione della Cannabis, ha dichiarato con festante gioia l’approdo in discussione del testo di legge sulla legalizzazione della Cannabis per il 25 luglio p.v.. Personalmente considero che, da parte di un portavoce, ci debba essere una forma di interesse e di controllo di ciò che si rappresenta. Non esprimere nemmeno un accenno di disapprovazione per come si siano svolte le “audizioni degli esperti” mi ha fatto porre quantomeno due questioni. La prima, il senatore non ha visto, non ha capito oppure, ancor più grave, condivide le posizioni espresse dai relatori. La seconda, dare un simile risalto a questo apparente fatto positivo potrebbe generare, in chi non ha seguito le audizioni, approvazione incondizionata semplicemente per un paventato risultato. Mossa tattica?

Fatto sta che in tutte le audizioni l’unico che ho visto sempre presente a contestare tutti gli auditi è stato l’onorevole Ferrarese del M5S, onore al merito.

Come ha avuto modo di analizzare il sito di Freeweed, in una ipotesi di voto sul testo dell’intergruppo, vincerebbe il No, di poco, al fotofinish ma sic est. L’orientamento generale è vero quindi che propende verso il mantenimento dello status quo ma è anche vero che il margine è molto scarso ed una parte di opinione pubblica è ignara di molte cose che sono state taciute anche in Commissione Giustizia. Sembrerebbe proprio che la politica non si stia adeguando ai cittadini come dovrebbe essere. Sta piuttosto adattando la massa di cittadini a lei come meglio si confà ad un buon monarca che usa la verga per far comprendere l’errore allo schiavo, cosi le audizioni hanno un retrogusto di intimidazione, la cannabis è una sostanza pericolosa, facciamo attenzione, proteggiamo i nostri “ragazzi”.

 

Chi ha partecipato a queste audizioni?

I relatori sono stati in totale 35. abbiamo suddiviso i relatori in 6 categorie che ci sembravano meglio descrivere le varie realtà in una modalità statisticamente fruibile. Le 6 categorie prese in considerazione sono state:

  1. Organi Riconosciuti: organi ufficiali dello stato o direttamente correlati ad esso.
  2. Professionisti: Professori, Avvocati, Giudici ecc che intervenivano a titolo “privato”.
  3. Prevenzione: associazioni che durante l’intervento si sono focalizzate sul tema.
  4. Trattamento e cura: Associazioni principalmente con questo scopo
  5. Diritti dell’uomo: Cittadini ed associazioni che hanno considerato più il “rispetto della liberta”.
  6. Pazienti: non occorre specificazione.

Ad ognuno di essi Dikesalute ha dato un voto cercando di mantenere il più possibile gli stessi criteri di: inerenza del discorso con il tema richiesto, veridicità delle affermazioni riportate sulla base della letteratura scientifica e proprietà di linguaggio talvolta alcune castronerie in alcuni criteri facevano abbassare drasticamente il voto anche a dispetto della positività degli altri.


num-votomedio


Se confrontiamo la numerosità dei rappresentanti di ogni categoria vediamo come decresce man mano che ci si avvicina alla “verità”, non nel senso che ve ne sia una assoluta, nel senso di “verità umana” quella esperita e quindi quella che dovrebbe essere ascoltata quella dei pazienti e dei reclamanti i diritti umani.

I nostri organismi di rappresentanza, hanno invece preferito dare, come si crede sia giusto che sia, maggior voce a persone “ufficialmente riconosciute”, che hanno spesso preso una posizione ideologica in quanto mancante, effettivamente, della sua parte pratica. Potrei essere assolutamente sicuro nell’affermare che nessuno di loro abbia fatto “con criterio” un’esperienza con la Cannabis. Li inviterei a provare.

Dal grafico si può vedere infatti come le prime due categorie siano quelle con i voti più bassi il che non significa altro, per la visione personale di Dikesalute, che non fossero assolutamente esperti in quello in cui erano stati chiamati a relazionare per lo Stato Italiano intero ovvero quelli che poi EFFETTIVAMENTE decidono per noi. (ma vi rendete conto di che razza di responsabilità è? Per fortuna ci è andato Stefano a parlare così son cazzi suoi, ahah, sono un burlone.)

categorieperc

Le relazioni hanno percorso vari temi, abbiamo riassunto quelli che ci sembravano più significativi per far comprendere, in linea di massima, quale fosse il pensiero di ogni singolo relatore, talvolta, Talvolta data la mancanza di una presa di posizione chiara sul tema, essa è stata desunta dal senso generale della relazione. Con buona pace degli errori che posso aver fatto. Sono estremamente aperto a qualsiasi dichiarazione vorrà smentire o precisare quello che io ho “presuntuosamente” dedotto.

 

Sono stati quindi considerati favorevoli a:totFavorevoli

  • Monopolio l’83% dei relatori,
  • Autoproduzione il 28% dei relatori,
  • Costituzione dei Cannabis social Club (coltivazione in forma associata) il 26%
  • libero scambio della di Cannabis il 17%
  • Necessità di un limite quantitativo detenibile l’86%
  • Proprietà della Cannabis in ambito medico 97%
  • Pericolosità della Cannabis 80%

 

Si vede quindi chiaramente la prevalenza rappresentativa delle posizioni conservative o quantomeno estremamente protezionistiche. I dati riportati spesso non tenevano assolutamente conto delle ultime esperienze internazionali o tentavano di sminuirle o metterle in discussione. Non mi è parso un atteggiamento onesto. Altra cosa interessante da notare è la lieve schizofrenia, non chiaramente provocata dall’uso di cannabis, che pervade i relatori quando parlano dei benefici e della pericolosità in quanto vengono esaltate entrambe all’estremo per abilmente nascondere la verità. Nessuno si sognerebbe mai di dire con ferma decisione che un antibiotico faccia male eppure statisticamente esistono più “morti per antibiotici” che per Cannabis. È questa la scorrettezza ideologica di fondo che critico. Tutto è veleno. Non esiste sostanza senza veleno. Solo la dose fa si che il veleno faccia effetto. Diceva Paracelso, di farmaci, il poveretto, non ha mai parlato, anche se così è stato riportato da un paio di auditi.


barreDEF


Proseguendo con la nostra analisi vediamo come, se si guarda all’interno delle categorie favorevole/contrario, vediamo come, i favorevoli ad un asset più restrittivo siano proprio gli organismi che costituiscono le prime 4 categorie ovvero tutta quella rete che gravita attorno al sistema e che è difficilmente credibile stia adottando un metro di giudizio condivisibile. Più verosimile, vista anche la natura di certi interventi, un fine utilitaristico monetario. A questo proposito un altro dato interessante è quello specifico sulla percentuale di favorevoli al monopolio all’interno delle organizzazioni ufficiali vediamo come siano tutte concordi sull’introduzione del monopolio di stato tranne una, paradossalmente, il rappresentante del monopolio stesso e allora, per rubare la frase conclusiva al prof Lo Iacono, a che gioco giochiamo?torta

Altro dato interessante è quello che riguarda il libero scambio dove, ad unica eccezione del Prof. Lo Iacono, si ha un netto rifiuto da parte di tutte le figure deputate alla prevenzione, trattamento e controllo della sostanza. Discorso analogo per i limiti quantitativi.

Sebbene sia comprensibile come, in un paese proibizionista come il nostro, prevalgano questo tipo di posizioni, c’è da tenere conto di come siano state volontariamente e colpevolmente ignorate o sminuite, come ho avuto modo già di sottolineare, le posizioni e le esperienze di quei paesi nel mondo che hanno adottato simili politiche. Sono state anche svalutate le posizioni sui diritti dell’uomo presenti solo per il 14% tra i rappresentanti auditi.

Io mi sono allontanato da quella che consideravo casa perché non la considero più tale, non posso ammettere a me stesso di vivere in un contesto la cui trama non è basata sull’uomo ma sull’economia che questo genera. In molte delle relazioni si è percepita chiaramente la paura e la non volontà di responsabilizzare la coscienza dell’individuo, l’atteggiamento comune era una volontà di sostituirsi ad esso nel giudizio di cosa sia buono e cosa no. Un atteggiamento diffuso nel mondo attuale e che sta portando l’uomo a non manifestare a pieno tutte le proprie potenzialità perché costretto in binari che altri hanno detto essere gli unici possibili. Abbiamo perso la capacità di costruire “nuove strade” perché hanno reso il percorso molto più complesso tanto che, piuttosto, seguiamo i binari.

Durante le audizioni sono stati riportati diversi dati di consumatori mondiali che vanno dai 2 miliardi e mezzo di persone al 4% della popolazione mondiale, in entrambi i casi, guardando la numerosità degli studi clinico scientifici, vediamo come rappresentino solitamente centinaia e talvolta migliaia di casi. Ad una rapida proporzione vediamo comunque come, anche nel migliore dei casi, la popolazione rappresenta una percentuale infinitesima del campione statistico, assurgere che da questi dati noi possiamo trarre “la verità” è quantomeno pretenzioso. È come stare sui binari, sarebbe meglio fare una strada alternativa ma c’è caldo, si suda, e noi, si sa, siamo italiani e non ci va di faticare, meglio i binari.

Ieri notte l’italia è uscita dagli europei, ora, per un po’, non si parlerà altro che del rigore di Zaza o qualche altro giovane ragazzo che era li a rappresentare una nazione. Non è colpa di quei ragazzi che hanno perso la partita, è colpa del nostro Paese, non si fa amare a sufficienza per poterci restare o difenderlo adeguatamente in ambito sportivo.

Ieri l’Italia ha perso, non l’Italia calcistica, il paese intero perché ha deciso di privare della libertà i suoi cittadini.

“Siam pronti alla morte l’Italia chiamo!.”

Olè.


Commenti del Dottor Fagherazzi sulle AUDIZIONI PARLAMENTARI nel dettaglio:

GRASSI (la peggior audizione, forse!)
____________________________________________________________________________________

 

 

Il 29 giugno 2016 viene annunciato che il DDL arriverà in aula Parlamentare il 25 luglio 2016:

 




______________________________________________________________________________________________

Il 13 luglio 2016 viene scelto il testo definitivo da portare in Aula per la prima, storica, votazione.

E’ lo stesso Farina però ad esporre i dubbi inerenti il DDL “Cannabis Legale” in fase di “assemblamento”, in quanto traspare dalle sue parole la difficoltà di trovare un testo condiviso da una maggioranza anche all’interno delle Commissioni Parlamentari, passaggio obbligato prima dell’esame in aula.

Il testo definitivo che andrà alla discussione ed alla successiva votazione sarà dunque il Disegno di Legge 3235 a prima firma Giachetti; il termine ultimo, però, per presentare emendamenti al testo definitivo, è fissato comunque per il 19 luglio ed occorre monitorare attentamente la situazione per non rischiare di portare a votazione un testo differente da quello fino ad oggi enunciato.

____________________________________________________

Sempre il 13 luglio 2016, però, ecco apparire sulla scena quello che poi sarà il reale futuro del DDL: uno stralcio della normativa:

Il DDL “Cannabis Legale” dunque probabilmente finirà in aula senza il sostegno diretto del Partito Democratico (sinceramente si poteva aspettare questa decisione), ma il rischio forte è quello di perdere per strada anche il sostegno dei partecipanti all’integruppo parlamentare e facenti parte del Partito Democratico, condizionati dalla decisione interna e del vertice.

_________________________________________________________________

Il 19 luglio 2016, ecco arrivare gli attesi “emendamenti blocca DDL”:

Ecco il Comunicato Ansa:

“Area popolare ha presentato oltre 1.300 emendamenti per dire no all’assurda proposta sulla cannabis. Siamo assolutamente contrari alla legalizzazione, al messaggio che si vuol far passare, che ci si può fare uno spinello liberamente senza problemi. Per questo non condividiamo per niente la ratio e l’impianto del provvedimento in discussione alla Camera, né dal punto di vista della salute pubblica né da quello del contrasto alla criminalità organizzata. Le nostre modifiche sono rivolte a riaffermare alcuni principi cardine: non esistono droghe leggere, fanno tutte male. L’uso terapeutico è un’altra cosa che trova il nostro sostegno sul piano della salute pubblica”.

_______________________________________________________________________

Sembra tutto scritto, scaricando la “facile” colpa sul centro-destra, quando le prime analisi sugli emendamenti, e uniche tutt’ora presentate, cominciano a mostrare la doppia faccia dell’intergruppo e di alcuni sui partecipanti, ecco l’articolo COMPLETO:

 

Dal sito ufficiale MMM Italia

Gli (incredibili) emendamenti dell’Intergruppo Cannabis Legale al DDL “Cannabis Legale”

Inizia così, nel peggiore dei modi, l’iter alla Camera della proposta di legge truffa per l’istituzione di un Monopolio sulla cannabis, mascherato da finta “legalizzazione”

A partire da oggi, lunedì 25 luglio 2016, è previsto l’avvio della discussione in Aula alla Camera del DDL “Cannabis Legale” (vedi: http://bit.ly/Atto-Camera-3225), inclusi i 1.555 emendamenti che sono stati presanti lo scorso 19 luglio (vedi:http://bit.ly/Allegato-Bollettino-Camera-679)…

A tal proposito, sebbene non ci si possa affatto meravigliare del fatto che i vari gruppi parlamentari, attraverso gli emendamenti, intendano far valere le proprie posizioni nei confronti di una riforma normativa di tale portata, il numero di modifiche proposte, assolutamente sproporzionato rispetto all’effettiva necessità, ha destato in particolar modo l’attenzione delle agenzie di stampa, sollevando aspre critiche da parte di tutti i sostenitori della “Cannabis Legale”.

Il principale artefice di quello che è stato definito un vero e proprio tentativo di bloccare l’iniziativa dell’Intergruppo Cannabis Legale è Area Popolare (NCD-UCD), che ha presentato ben 1.229 emendamenti per proporre la cancellazione di tutti e 10 gli articoli del suddetto disegno di legge, l’inasprimento dell’attuale impianto proibizionista del DPR 309/90 ed una serie di altre amenità varie che non vale la pena nemmeno menzionare.

Tuttavia, per quanto si voglia giustamente stigmatizzare l’atteggiamento tutt’altro che democratico di Area Popolare, occorre anche precisare che gli altri gruppi parlamentari non sono stati certamente da meno, avendo presentato un numero di emendamenti molto più basso, ma che nel contenuto non si discostano chissà quanto dalle posizioni proibizioniste di NCD e UDC:

  • 170 emendamenti dal Gruppo Misto;
  • 59 emendamenti da Democrazia Solidale – Centro Democratico;
  • 39 emendamenti dal Partito Democratico;
  • 25 emendamenti da Forza Italia – Il Popolo delle Libertà;
  • 18 emendamenti da Fratelli d’Italia;
  • 12 emendamenti da Lega Nord;
  • 2 emendamenti dal Movimento 5 Stelle;
  • 1 emendamento da SEL.

Per quel che ci riguarda, poichè sarebbe inutile analizzarli tutti, dato che la maggior parte di questi emendamenti sono l’uno la copia dell’altro e semplicemente intendono cancellare gli articoli del disegno di legge, ci sembra doveroso entrare nel merito esclusivamente di alcune modifiche proposte dai membri stessi dell’Intergruppo Cannabis Legale, evidenziando la posizione di coloro che si dichiarano “favorevoli alla legalizzazione”, ma come al solito senza specificare IN QUALI TERMINI ed IN CHE MISURA:

  1. Mantenendo illegale la coltivazione personale di cannabis, sia individuale, che in forma associata;
  2. Mantenendo illegale la detenzione di cannabis NON contrassegnata dal bollino del Monopolio di Stato;
  3. Legalizzando la vendita di cannabis, pur mantendo illegale la cessione gratuita;
  4. Istituendo un regime di Monopolio della cannabis senza deroghe per quanto riguarda la coltivazione personale, sia individuale, che in forma associata;
  5. Affidando al CREA la selezione delle varietà di cannabis coltivabili ed allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze la produzione farmaceutica;
  6. Riducendo la durata massima di una prescrizione di cannabis terapeutica da 6 mesi a 3 mesi;
  7. Destinando il 25% (anzichè il 5%) dei proventi della legalizzazione al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga.

 

Disposizioni in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati. C. 3235 Giachetti.

EMENDAMENTI ED ARTICOLI AGGIUNTIVI:

 

Intergruppo Cannabis Legale: Emendamento 1.4 alla Propoposta di Legge sulla Legalizzazione

1/7 – Mantenere illegale la coltivazione personale di cannabis, sia individuale, che in forma associata:

Con l’emendamento 1.4, la Deputata Pini Giuditta (PD), membro dell’Intergruppo Cannabis Legale in Commissione Affari Sociali, propone di SOPPRIMERE il Comma 1, lettera b) dell’Art. 1 del disegno di legge, ovvero cancellare quelle disposizioni che legittimerebbero e regolamenterebbero la coltivazione personale fino a 5 piante.

Nota Bene: lo stesso e identico emendamento, oltre che da un membro del PD nell’Intergruppo Cannabis Legale, è stato presentato anche da Area Popolare e Gruppo Misto:

ART. 1
(COLTIVAZIONE PERSONALE ED IN FORMA ASSOCIATA DI CANNABIS)

1. All’articolo 26 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «nonché della cannabis coltivata ai sensi di quanto previsto dai commi 1-bis e 1-ter del presente articolo»;

b) dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:

«1-bis. Al di fuori del regime delle autorizzazioni di cui agli articoli 17 e 27 e fatto comunque salvo quanto stabilito dall’articolo 73, sono consentite a persone maggiorenni la coltivazione e la detenzione personale di piante di cannabis di sesso femminile nel limite di cinque e del prodotto da esse ottenuto. Chiunque intenda coltivare cannabis ai sensi del periodo precedente invia, allegando la copia di un documento di identità valido, una comunicazione all’ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente, recante l’indicazione dei propri dati anagrafici e del luogo in cui intende effettuare la coltivazione. La coltivazione e la detenzione possono essere effettuate a decorrere dalla data di invio della medesima comunicazione.

1-ter. È consentita la coltivazione di cannabis in forma associata, ai sensi del titolo II del libro primo del codice civile, nei limiti quantitativi di cui al comma 1-bis, in misura proporzionata al numero degli associati. A tale fine il responsabile legale invia una comunicazione all’ufficio regionale dei monopoli di Stato territorialmente competente, ai sensi del citato comma 1-bis, allegando alla stessa la copia di un documento di identità valido, la copia dell’atto costitutivo e dello statuto, che deve espressamente indicare, oltre alla coltivazione della cannabis come attività esclusiva, l’assenza di fini di lucro e il luogo in cui si intende realizzarla nonché l’elenco degli associati, che devono essere maggiorenni e residenti in Italia e in numero non superiore a cinquanta, e la composizione degli organi direttivi, di cui non possono far parte coloro che abbiano riportato condanne definitive per i reati di cui all’articolo 416-bis del codice penale e agli articoli 70 e 74 del presente testo unico. Non è consentito associarsi a più di un ente che abbia come finalità istituzionale la coltivazione di cannabis ai sensi del presente comma. La violazione della disposizione del periodo precedente comporta la cancellazione d’ufficio dagli enti ai quali il soggetto risulta iscritto e, in ogni caso, la decadenza dal diritto di associarsi agli enti di cui al presente comma per i cinque anni successivi alla data di accertamento della violazione. La coltivazione e la conseguente detenzione possono essere effettuate decorso il termine di trenta giorni dalla data di invio della comunicazione, senza che il competente ufficio regionale dei monopoli di Stato si sia pronunciato in senso negativo sulla sussistenza dei requisiti soggettivi prescritti. Per le attività di cui al presente comma non si applica l’articolo 79».

2. All’articolo 4, comma 1, lettera d), del codice in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, dopo la parola: «sindacale,» sono inserite le seguenti: «i dati contenuti nelle comunicazioni di cui all’articolo 26, commi 1-bis e 1-ter, del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309,».

 

Intergruppo Cannabis Legale: Emendamento 2.4 alla Propoposta di Legge sulla Legalizzazione

2/7 – Mantenere illegale la detenzione di cannabis NON contrassegnata dal bollino del Monopolio di Stato:

Con l’emendamento 2.4, la Deputata Pini Giuditta (PD), membro dell’Intergruppo Cannabis Legale in Commissione Affari Sociali, propone la modifica dell’Art. 2 del disegno di legge, affinchè venga legittimata e regolamentata la detenzione esclusivamente della cannabis contrassegnata dal bollino del Monopolio di Stato:

ART. 2
(DETENZIONE PERSONALE DI CANNABIS)

1. Dopo il capo I del titolo III del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, come da ultimo modificato dalla presente legge, è inserito il seguente:

«Capo I-bis.
DELLA DETENZIONE

Art. 30-bis. – (Detenzione personale di cannabis). – 1. Al di fuori dei casi di cui all’articolo 26, commi 1-bis e 1-ter, e fatto comunque salvo quanto stabilito dall’articolo 73, è consentita ai maggiorenni la detenzione personale di cannabis e dei prodotti da essa derivati purché in possesso di regolare contrassegno del Monopolio di Stato in misura non superiore a cinque grammi lordi. Il limite di cui al periodo precedente è aumentato a quindici grammi lordi per la detenzione in privato domicilio.

2. È altresì consentita la detenzione personale di cannabis e dei prodotti da essa derivati purché in possesso di regolare contrassegno del Monopolio di Stato in quantità maggiori di quelle previste dal comma 1, previa prescrizione medica e comunque nel limite quantitativo massimo indicato nella prescrizione medesima. Nella prescrizione il medico deve indicare: il cognome e il nome dell’assistito, la dose prescritta, la posologia e la patologia per cui è prescritta la terapia a base di delta-9-tetraidrocannabinolo (THC). La prescrizione deve recare, altresì, la data, la firma e il timbro del medico che l’ha rilasciata.

3. È vietato fumare prodotti derivati dalla cannabis negli spazi pubblici o aperti al pubblico e nei luoghi di lavoro pubblici e privati».

2. Alla rubrica del titolo III del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, dopo le parole: «coltivazione e produzione,» sono inserite le seguenti: «alla detenzione,»

 

Intergruppo Cannabis Legale: Emendamento 3.18 alla Propoposta di Legge sulla Legalizzazione

3/7 – Legalizzare la vendita di cannabis, mantendo illegale la cessione gratuita:

Con l’emendamento 3.18, la Deputata Pini Giuditta (PD), membro dell’Intergruppo Cannabis Legale in Commissione Affari Sociali, propone di SOPPRIMERE la Lettera a), al Comma 1 dell’Art. 3 del disegno di legge, ovvero cancellare quelle disposizioni che legittimerebbero e regolamenterebbero la cessione gratuita di cannabis e/o derivati autoprodotti ad utilizzatori maggiorenni non affetti da handicap mentali, anche in caso di esclusivo consumo personale e senza scopo di lucro.

Nota Bene: lo stesso e identico emendamento, oltre che da un membro dell’Intergruppo Cannabis Legale, è stato presentato anche da Area Popolare, Forza Italia – Popolo delle Liberta, Lega Nord, Gruppo Misto e Partito Democratico (fuori dall’Intergruppo):

ART. 3
(CONDOTTE NON PUNIBILI E FATTI DI LIEVE ENTITÀ)

1. All’articolo 73 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il comma 3 è inserito il seguente:

«3-bis. Non è punibile la cessione gratuita a terzi di piccoli quantitativi di cannabis e dei prodotti da essa derivati destinati al consumo personale e comunque nel limite massimo di cui all’articolo 30-bis, comma 1, salvo che il destinatario sia persona minore o manifestamente inferma di mente. La punibilità è comunque esclusa qualora la cessione avvenga tra persone minori»;

b) al comma 5, le parole: «sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329» sono sostituite dalle seguenti: «uno a sei anni e della multa da euro 2.064 a euro 13.000 relativamente alle sostanze di cui alle tabelle I e III previste dall’articolo 14, ovvero con le pene della reclusione da sei mesi a tre anni e della multa da euro 1.032 a euro 6.500 relativamente alle sostanze di cui alle tabelle II e IV previste dal medesimo articolo 14»

 

Intergruppo Cannabis Legale: Emendamento 5.34 alla Propoposta di Legge sulla Legalizzazione

4/7 – Istituire un regime di Monopolio della cannabis senza deroghe per quanto riguarda la coltivazione personale, sia individuale, che in forma associata:

Con l’emendamento 5.34, la Deputata Pini Giuditta (PD), membro dell’Intergruppo Cannabis Legale in Commissione Affari Sociali, propone di SOPPRIMERE il capoverso Art. 63-quarter al Comma 2, Lettera a) dell’Art. 5 del disegno di legge, ovvero cancellare quelle disposizioni che escluderebbe la coltivazione personale fino a 5 piante dal regime di Monopolio statale della cannabis.

Nota Bene: lo stesso e identico emendamento, oltre che da un membro dell’Intergruppo Cannabis Legale, è stato presentato anche da Area Popolare, Democrazia Solidale – Centro Democratico e Partito Democratico (fuori dall’Intergruppo):

ART. 5
(MONOPOLIO DELLA CANNABIS)

1. Al di fuori dei casi previsti dall’articolo 26, comma 1, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, come da ultimo modificato dall’articolo 1 della presente legge, e dall’articolo 6 della stessa legge, la coltivazione della cannabis, la preparazione dei prodotti da essa derivati e la loro vendita sono soggette a monopolio di Stato in tutto il territorio della Repubblica, ai sensi della legge 17 luglio 1942, n. 907.

2. Alla legge 17 luglio 1942, n. 907, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il titolo II è inserito il seguente:

«TITOLO II-BIS
MONOPOLIO DELLA CANNABIS

Art. 63-bis. – (Oggetto del monopolio). – 1. La coltivazione, la lavorazione e la vendita della cannabis e dei suoi derivati sono soggette a monopolio di Stato in tutto il territorio della Repubblica.

Art. 63-ter. – (Definizione della cannabis e dei suoi derivati agli effetti fiscali). – 1. Ai fini di cui al presente titolo sono considerati derivati i prodotti della pianta classificata botanicamente nel genere cannabis.

Art. 63-quater. – (Esclusioni). – 1. Sono escluse dall’ambito di applicazione del presente titolo la coltivazione per uso personale di piante di cannabis di sesso femminile nel limite di cinque nonché la cessione gratuita a terzi di piccoli quantitativi dei suoi derivati destinati al consumo personale, effettuate ai sensi di quanto previsto dagli articoli 26, commi 1-bis e 1-ter, e 73, comma 3-bis, del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309.

Art. 63-quinquies. – (Licenza per la coltivazione della cannabis e per la preparazione dei prodotti da essa derivati). – 1. L’Agenzia delle dogane e dei monopoli può autorizzare all’interno del territorio nazionale la coltivazione della cannabis e la preparazione dei prodotti da essa derivati.
Art. 63-sexies. – (Licenza di vendita al dettaglio della cannabis e dei prodotti da essa derivati). – 1. L’Agenzia delle dogane e dei monopoli può autorizzare la vendita al dettaglio della cannabis e dei prodotti da essa derivati a persone maggiorenni, in esercizi commerciali destinati esclusivamente a tale attività.

Art. 63-septies. – (Tutela del monopolio e divieto di importazione e di esportazione). – 1. Fatto salvo quanto previsto dall’articolo 63-quater, sono vietate la semina, la coltivazione e la vendita di piante di cannabis nonché la preparazione e la vendita dei prodotti da esse derivati, effettuate in violazione del monopolio previsto dal presente titolo. Sono altresì vietate, in ogni caso, l’importazione e l’esportazione di piante di cannabis e dei prodotti da esse derivati, anche se effettuate da soggetti autorizzati ai sensi degli articoli 63-quinquies e 63-sexies. La violazione del monopolio comporta l’applicazione delle disposizioni del titolo VIII del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni»;

[…]

 

Intergruppo Cannabis Legale: Emendamento 6.39 alla Propoposta di Legge sulla Legalizzazione

5/7 – Affidare al CREA la selezione delle varietà di cannabis coltivabili ed allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze la produzione farmaceutica:

Con l’emendamento 6.39, la Depuata Amato Maria (PD), membro dell’Intergruppo Cannabis Legale in Commissione Affari Sociali, propone di aggiungere un nuovo paragrafo al Comma 2 dell’Art. 6 del disegno di legge, contenente le disposizioni che affiderebbero al CREA la selezione delle uniche varietà di cannabis coltivabili in regime di Monopolio ed allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze la produzione farmaceutica:

ART. 6.
(COLTIVAZIONE DELLA CANNABIS PER LA PRODUZIONE FARMACEUTICA E SEMPLIFICAZIONE DEL REGIME DI PRODUZIONE, PRESCRIZIONE, DISTRIBUZIONE E DISPENSAZIONE DEI FARMACI CONTENENTI PRODOTTI DERIVATI DALLA CANNABIS)

1. Con decreto del Presidente della Repubblica da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sono disciplinate le modalità di individuazione:

a) delle procedure e delle attività per il miglioramento genetico delle varietà di cannabis destinate alle preparazioni medicinali, attraverso la ricerca e la selezione di sementi idonee, individuando il CRA quale ente preposto a svolgere tali attività;

b) di aree e di pratiche idonee alla coltivazione di piante di cannabis la cui produzione è finalizzata esclusivamente a soddisfare il fabbisogno nazionale di preparati medicinali, in attuazione dei titoli II e III del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, come da ultimo modificato dalla presente legge;

c) di aziende farmaceutiche legittimate alla produzione del fabbisogno nazionale di preparazioni e di sostanze vegetali a base di sostanze stupefacenti, in base a indicazioni fornite dal Ministero della salute, di concerto con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e d’intesa con l’Agenzia italiana del farmaco e con il Comando generale della guardia di finanza, per quanto di competenza.

c-bis) nelle more dell’applicazione della presente legge per quanto previsto dal presente articolo si individua il CRA per la selezione genetica delle varietà di cannabis, secondo l’accordo in essere tra Ministero della salute e Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali finalizzate all’uso terapeutico e lo stabilimento chimico-farmaceutico militare di Firenze quale luogo di coltivazione e di produzione della sostanza attiva, secondo le modalità stabilite dall’accordo di collaborazione tra il Ministero della salute e il Ministero della difesa in data 18 settembre 2014.

[…]

Questo emendamento ed il successivo non fanno altro che confermare quanto già anticipato dal Dott. Giocondo Santoni (ex Direttore dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze) e dal Dott. Gianpaolo Grassi (primo ricercatore del CREA), durante le audizioni alla Camera del 15 e 22 giugno scorsi, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul DDL “Cannabis Legale”. Per maggiori informazioni, vedi nostro approfondimento del 29 giugno 2016: CREA: «Coltivare la cannabis in famiglia mette a rischio la salute dei più giovani».

 

Intergruppo Cannabis Legale: Emendamento 6.44 alla Propoposta di Legge sulla Legalizzazione

5/7 – Affidare allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di firenze la produzione di cannabis terapeutica per tutto il fabbisogno nazionale:

Con l’emendamento 6.44, il Deputato Mantero Matteo (Movimento 5 Stelle) ed altri – tra cui Ferraresi Vittorio, membro dell’Intergruppo Cannabis Legale in Commissione Giustizia – propongono la modifica del Comma 2, lettera c) dell’Art. 6 del disegno di legge, aggiungendo le disposizioni che affiderebbero la produzione di cannabis terapeutica per tutto il fabbisogno nazionale allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, riservandosi solo in un secondo momento di valutare l’eventuale apertura ad altre aziende farmaceutiche, nel caso in cui la quantità massima producibile a Firenze non risultasse sufficiente:

ART. 6.
(COLTIVAZIONE DELLA CANNABIS PER LA PRODUZIONE FARMACEUTICA E SEMPLIFICAZIONE DEL REGIME DI PRODUZIONE, PRESCRIZIONE, DISTRIBUZIONE E DISPENSAZIONE DEI FARMACI CONTENENTI PRODOTTI DERIVATI DALLA CANNABIS)

1. Con decreto del Presidente della Repubblica da emanare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sono disciplinate le modalità di individuazione:

a) delle procedure e delle attività per il miglioramento genetico delle varietà di cannabis destinate alle preparazioni medicinali, attraverso la ricerca e la selezione di sementi idonee, individuando il CRA quale ente preposto a svolgere tali attività;

b) di aree e di pratiche idonee alla coltivazione di piante di cannabis la cui produzione è finalizzata esclusivamente a soddisfare il fabbisogno nazionale di preparati medicinali, in attuazione dei titoli II e III del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, come da ultimo modificato dalla presente legge;

c) di aziende farmaceutiche legittimate alla produzione del fabbisogno nazionale dello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze e, qualora il fabbisogno nazionale lo richieda, previa procedura ad evidenza pubblica, di aziende farmaceutiche legittimate alla produzione di preparazioni e di sostanze vegetali a base di sostanze stupefacenti, in base a indicazioni fornite dal Ministero della salute, di concerto con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e d’intesa con l’Agenzia italiana del farmaco e con il Comando generale della guardia di finanza, per quanto di competenza.

[…]

 

 Intergruppo Cannabis Legale: Emendamento 6.42 alla Propoposta di Legge sulla Legalizzazione

6/7 – Ridurre la durata massima di una prescrizione di cannabis terapeutica da 6 mesi a 3 mesi:

Con l’emendamento 6.42, la Depuata Amato Maria (PD), membro dell’Intergruppo Cannabis Legale in Commissione Affari Sociali, propone la modifica del capoverso 5.1 al Comma 2, lettera d), numero 2 dell’Art. 6 del disegno di legge, affinchè venga ridotta la durata massima di una prescrizione di cannabis terapeutica dai 6 mesi a soli 3 mesi:

ART. 6.
(COLTIVAZIONE DELLA CANNABIS PER LA PRODUZIONE FARMACEUTICA E SEMPLIFICAZIONE DEL REGIME DI PRODUZIONE, PRESCRIZIONE, DISTRIBUZIONE E DISPENSAZIONE DEI FARMACI CONTENENTI PRODOTTI DERIVATI DALLA CANNABIS)

[…]2. Al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 26, il comma 2 è sostituito dal seguente: «2. Il Ministro della salute può autorizzare enti, persone giuridiche private, istituti universitari e laboratori pubblici aventi fini istituzionali e di ricerca alla coltivazione di piante di cui al comma 1 per scopi scientifici, sperimentali, didattici, terapeutici o commerciali finalizzati alla produzione farmacologica»;

b) all’articolo 38 è aggiunto, in fine, il seguente comma: «7-bis. Il Ministero della salute promuove, d’intesa con l’Agenzia italiana del farmaco, la conoscenza e la diffusione di informazioni sull’impiego appropriato dei farmaci contenenti princìpi naturali o sintetici della pianta di cannabis»;

c) all’articolo 41, comma 1-bis, dopo le parole: «di cui all’allegato III-bis» sono inserite le seguenti: «ovvero per quantità terapeutiche di farmaci contenenti princìpi naturali o sintetici derivati dalla pianta di cannabis» e dopo le parole: «alla terapia del dolore secondo le vigenti disposizioni,» sono inserite le seguenti: «nonché di malati affetti da sintomatologia che risponda favorevolmente a tali preparati»;

d) all’articolo 43:

1) al comma 4-bis, dopo le parole: «dolore severo» sono inserite le seguenti: «ovvero per la prescrizione di preparazioni e di sostanze vegetali a base di cannabis»;

2) dopo il comma 5 è inserito il seguente: «5.1. La prescrizione di preparazioni e di sostanze vegetali a base di cannabis comprende le preparazioni o i dosaggi necessari per una cura di durata non superiore a sei mesi tre mesi. La ricetta contiene altresì l’indicazione del domicilio professionale e del recapito del medico da cui è rilasciata»;

3) dopo il comma 8 è inserito il seguente: «8-bis. Chiunque è autorizzato a trasportare preparazioni e sostanze vegetali a base di cannabis purché munito di certificazione medica per l’effettuazione di terapie domiciliari»;

[…]

 

Intergruppo Cannabis Legale: Emendamento 7.1 alla Propoposta di Legge sulla Legalizzazione

7/7 – Destinare il 25% (anzichè il 5%) dei proventi della legalizzazione al “Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga”:

Con l’emendamento 7.1, il deputato Iannuzzi Cristian (Gruppo Misto), membro dell’Intergruppo Cannabis Legale in Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici, propone la modifica del Comma 2 dell’Art. 7 del disegno di legge, al fine di aumentare la percentuale di proventi della legalizzazione destinati al “Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga” da 5% inziale al 25%:

Nota Bene: lo stesso e identico emendamento, oltre che da un membro dell’Intergruppo Cannabis Legale, è stato presentato anche da Area Popolare

ART. 7
(DESTINAZIONE DELLE RISORSE FINANZIARIE)

1. I proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie previste dal comma 1-bis dell’articolo 75 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, come sostituito dall’articolo 4 della presente legge, sono destinati alla realizzazione degli interventi di cui al titolo IX, capo I, e al titolo XI del citato testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, e successive modificazioni.

2. Le risorse finanziarie derivanti dall’attuazione delle disposizioni del titolo II-bis della legge 17 luglio 1942, n. 907, introdotto dall’articolo 5 della presente legge, sono destinate al Fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga, di cui all’articolo 127 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni,
nella misura del 5 per cento 25 per cento del totale annuo.

Il “Fondo Nazionale di intervento per la lotta alla droga”, istituito a norma dell’Art. 127 del DPR 309/90, ma attualmente bloccato per effetto della Legge n. 328 del 2000, è stato utilizzato per finanziare progetti di svariato tipo predisposti da Amministrazioni centrali dello Stato, Enti Locali e del Privato Sociale, con una precisa ripartizione: il 75% alle Regioni ed il restante 25% alle Amministrazioni centrali, per progetti attivati in ambito nazionale.

Dal 1997 al 2003, solo per quanto riguarda le Amministrazioni centrali, sono stati stanziati ben 154 milioni di Euro per finanziare i progetti più disparati (come riportato sul sito istituzionale del DPA: http://bit.ly/Rendiconto-1997-2003), senza nemmeno provare a quantificare i fiumi di denaro pubblico che sono arrivati alle Regioni senza vincolo di utilizzo e che, come è tristemente prassi, sono stati spesso impiegati per tutt’altri scopi.

Pertanto, nonostante l’impiego di tali risorse, il risultato più evidente è che l’Italia è ancora oggi uno dei pochi Paesi della Comunità Europea ad essere completamente sprovvisto di una politica di riduzione del danno e di un sistema d’allertarapido, nonché della possibilità di sapere quale tipo di stupefacenti sono realmente presenti sul mercato e cosa le persone utilizzano, dato che non è mai stata regolamentata la pratica del pill testing, ovvero l’analisi delle sostanze (vedi: intervista al medico tossicologo Salvatore Giancane del 22/07/2016).

Senza dubbio, sarebbe più che mai urgente una seria politica volta a decriminalizzare e desanzionalizzare il fenomeno dell’assunzione di sostanze illegali, che il proibizionismo ha reso una vera e propria piaga sociale, tuttavia il DDL “Cannabis Legale” non va affatto in questa direzione, essendo comunque caratterizzato da furore ideologico e logiche proibizioniste basate sulla REPRESSIONE e sulla PUNIZIONE, senza intervenire sulle sanzioni amministrative e sulle condotte legate al consumo di quelle sostanze che statisticamente scaturiscono maggiori problematicità tra i consumatori e per le quali, paradossalmente, ci sarebbe addirittura un inasprimento delle sanzioni penali (per i reati di “lieve entità” di cui all’Art. 73, Comma 5 del DPR 309/90, si abbassano leggermente le sanzioni penali previste per le tabelle IV e II, sebbene vengano notevolmente inasprite quelle per le tabelle I e III).

A nostro avviso, pur non avendo ovviamente nulla in contrario se una parte (considerevole) dei guadagni sulla “Cannabis Legale”venisse eventualmente investita nel Sociale, attraverso un finanziamento annuale al “Fondo Nazionale di intervento per la lotta alle droghe”, ci sembra abbastanza inconcepibile che l’unica preoccupazione emersa durante le audizioni, da parte dei principali beneficiari di tale fondo, sia stata quella di accaparrarsi la cifra più alta possibile, senza nemmeno tentare di chiarire con quali obbiettivi e per quali progetti questa abnorme quantità di denaro pubblico verrebbe spesa:

«In fondo a questo disegno di legge prevedete di stanziare un 5 per cento dei proventi per la prevenzione. Ecco, questo è il piatto che piange oggi in Italia. Il 5 per cento è veramente poco. Dobbiamo stare attenti a non pensare alle leggi per fare cassa. A me non piace la possibilità di fare cassa con il gioco d’azzardo (ma questo è un altro argomento). Comunque, bisognerebbe prevedere almeno il 25 per cento»

PIETRO FAUSTO D’EGIDIO, Presidente FEDERSERD
(Audizione del 26 maggio 2016)
«Come operatore, prima di dirigere la sanità penitenziaria, ho lavorato per molti anni in un servizio per le dipendenze. Credo che la quota percentuale rispetto ai proventi da destinare all’attività di prevenzione e cura dei consumatori di sostanza debba essere molto più significativa di quella che è stata prevista. Adesso non ricordo se fosse il 5 per cento, ma sicuramente occorre riservare una quota significativa tale da permettere sul territorio un’opera di prevenzione e di monitoraggio assolutamente attento e puntuale, con criteri scientifici, onde poi eventualmente correggere anche la traiettoria»

FELICE NAVA, Direttore Unità operativa sanità penitenziaria dell’azienda ULSS di Padova
(Audizione del 20 giugno 2016)
«Si aggiungono, ai costi di coltivazione e produzione, i costi del controllo, che – ribadisco – possono non essere pochi per le cose già in precedenza dette. Peraltro, se andiamo su un’ipotesi di autocoltivazione associata, la disseminazione della produzione su tutto il territorio nazionale sarà tale che un controllo troppo decentrato e settorializzato forse non porterà agli esiti sperati. Quindi, il costo del controllo dobbiamo metterlo in conto sul prezzo finale della merce.
[…]
Per quanto riguarda, invece, quella che dovrebbe essere la quota di fondi da devolvere alla prevenzione e alla riabilitazione,per quanto riguarda la prevenzione che bisognerebbe fare sulla cannabis e anche eventuali interventi di intercettazione del consumo problematico, direi che sarebbero forse necessari – anche qui molto a occhio – 50 milioni di euro l’anno.»

LEOPOLDO GROSSO, Presidente Onorario Gruppo Abele
(Audizione del 15 giugno 2016)

Con il proprio emendamento, il Deputato Cristian Innuzzi dell’Intergruppo Cannabis Legale sembra aver recepito alla lettera le richieste formulate durante le audizioni, senza però considerare che il «prezzo finale della merce» potrebbe sì accontentare gli amici degli amici, risultando però tra le possibili cause di un possibile fallimento di obbiettivi ben più importanti, come il contrasto del narcotraffico…

Vedi nostro precedente approfondimento: L’unico prodotto agricolo valutato in grammi oltre la cannabis è lo zafferano

***

In conclusione, semmai avessimo avuto anche solo il minimo dubbio di aver male interpretato le loro intenzioni, i componenti dell’Intergruppo Cannabis Legale che hanno proposto emendamenti identici ad alcuni altri presentati da Area Popolare, Forza Italia e Lega Nord, non hanno fatto altro che dimostrare come i nostri timori fossero del tutto fondati.

Inoltre, nè SEL, nè gli esponenti del M5S all’interno dell’Intergruppo hanno colto l’occasione per presentare due emendamenti migliorativi che per noi (e tanti altri) sarebbero stati fondamentali:

  1. Il primo, per cancellare le sanzioni amministrative che rimarrebbero assolutamente inviariate rispetto ad ora per quanto riguarda l’Art 187 del Codice della strada, con il conseguente ritiro della patente in caso di positività a test antidroga del tutto inadatti, che sicuramente non possono certificare il nesso causa effetto sull’effettiva incapacità di guidare. A tal proposito – ed a maggior ragione dopo l’entrata in vigore della legge sull’omicidio stradale – dovrebbero quantomeno spiegarci come intendono vendere, con il contrassegno del Monopolio di Stato, una sostanza che è sempre rintracciabile dopo l’assunzione, dato che a differenza dell’alcool, anch’esso venduto dallo Stato, il THC rimane nelle urine per settimane, nonostante l’effetto psicoattivo duri soltanto poche ore. Cosa scriveranno sui pacchetti di cannabis con il bollino del Monopolio? Attenzione, per non perdere la patente, evitare di guidare per 40 giorni dopo aver fumato una canna?
  2. Il secondo, per tentare di cancellare la comunicazione delle generalità e dei luoghi di coltivazione agli uffici territoriali del Monopolio di Stato, per quella che diverrebbe la più grande schedatura di massa di tutti coloro che si autoproducono la cannabis, creando così un database utile per sapere dove andare a bussare all’indomani della prima legge di stabilità che vieterebbe nuovamente le coltivazioni personali, a quel punto non più funzionale ad addolcire la amara pillola, se la legge venisse approvata.

Infine, non possiamo non esternare tutto il nostro biasimo per quegli esponenti dell’Intergruppo Cannabis Legale che, al contrario, gli emendamenti li hanno presenati, ma con il solo obbiettivo di togliere fin da subito la previsione di poter praticare la coltivazione personale, senza aver avuto nemmeno la pazienza di attendere che la trappola scattasse sui tanti polli abbagliati dalla falsa promessa delle 5 piante a testa.

Million Marijuana March (Italia)

benedetto-della-vedova-intergruppo-cannabis-legale-censura

________________________________________________________________________________

E’ il 25 luglio quando il DDL “Cannabis Legale” approda per la prima volta in Aula Parlamentare, per una storica apparizione, anticipata dalla conferenza stampa:

_____________________________________________________________________________________________

Ecco il primo nostro comunicato sugli emendamenti, appena dopo il rinvio della Camera alle Commissioni per la valutazione degli stessi:
L’iter della proposta di legge “Cannabis legale” è partito il 25 LUGLIO 2016, con la discussione preliminare in Aula alla Camera, ma ogni (eventuale) decisione è stata rimandata a dopo la pausa estiva, dopo aver valutato e discusso gli emendamenti presentati sul DDL (in totale circa 1550).
 
Prima di arrivare al voto in aula alla Camera il DDL “Cannabis Legale” è dunque destinato a ritornare nelle Commissioni Riunite Giustizia ed Affari Sociali, dove dovranno essere APPROVATI oppure RESPINTI gli emendamenti presentati dai vari gruppi parlamentari il 19 LUGLIO.
 
In altre parole, casomai in futuro si dovesse arrivare al voto, è assolutamente improbabile che il testo della proposta di legge sarà esattamente quello che finora hanno pubblicizzato, sbandierando l’AUTOPRODUZIONE ed i CANNABIS SOCIAL CLUBS per tutti.
 
Infatti, sebbene la posizione degli schieramenti CONTRARI alla legalizzazione sia molto chiara, cioè vorrebbero semplicemente lasciare le cose come stanno e pertanto hanno presentato una serie di emendamenti per cancellare uno ad uno tutti gli articoli del DDL, non si può certo dire che la stessa chiarezza sia riscontrabile anche da parte dei Deputati FAVOREVOLI alla “Cannabis Legale”, come avevamo segnalato fin’ora.
 
Paradossalmente, lo scorso 19 LUGLIO, sono stati proprio alcuni componenti dell’INTERGRUPPO – quelli che hanno firmato e depositato il disegno di legge – a proporre le STESSE MODIFICHE richieste da Nuovo Centro Destra, Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, Il Popolo delle Libertà, Forza Italia, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Scelta Civica, Lega Nord, Democrazia Solidale – Centro Democratico, Gruppo Misto e da quella parte del Partito Democratico non completamente favorevole alla riforma.
Il 29 luglio 2016 l’Associazione FreeWeed analizza le intenzioni di voto agli emendamenti, ben 340, specifici contro la coltivazione personale, (articolo 1, comma 1, lettera b, del DDL “Cannabis Legale”) al fine di ricavarne la provenienza politica e le eventuali possibilità che vengano fatte delle modifiche al testo, che comprometterebbero definitivamente l’autoproduzione personale; come anticipato sono 340 gli emendamenti, tutti contrari alla coltivazione personale, e pertanto nessuno di essi dovrà essere approvato se si vuole mantenere reale la possibilità di autocoltivare scritta in legge.
__________________________________________________________________________________________

__________________________________________________________________________________________

 

Nell’agosto 2016 che, dopo mesi di accurate analisi e dubbi, prende forma la prima vera critica, documentata, mossa contro il DDL “Cannabis Legale”, alla quale HANNO ADERITO TUTTE LE REALTA’ TRANNE LE SOLITE NOTE, con interessi nel settore:

 

Riportiamo di seguito l’intervista integrale fatta dal collettivo MMM ITALIA al Giurista Giovanni Russo Spena sulle critiche mosse dal collettivo antiproibizionista sul DDL “Cannabis Legale”, allegando il Comunicato Ufficiale, che condividiamo apertamente, aggiungendo che la nostra Associazione aveva recepito i pareri e le opinioni critiche del Vero Movimento Antiproibizionista e le aveva portate alle audizioni in commissione giustizia ed affari sociali, ricevendo come risultato di non venire nemmeno menzionati nella discussione parlamentare sul DDL che si è svolta il 25 luglio 2016 alla Camera dei Deputati.

Dunque, come fece Cartesio anni or sono, ci permettiamo di usare il dubbio come metodo per mettere alla prova le conoscenze in nostro possesso.

 

Intervista al Giurista Giovanni Russo Spena: confermati tutti i nostri peggiori timori sull’impianto della legge truffa per il MONOPOLIO TOTALE senza possibilità di autocoltivazioni

Da gennaio 2016 abbiamo individuato molti lati negativi e ingannevoli nella PL dell’intergruppo per la (finta) legalizzazione finalizzata al monopolio, lo abbiamo fatto evidenziando numerose contraddizioni e divulgando documenti autentici che la propaganda pro monopolio avrebbe preferito non venissero diffusi e conosciuti dalle persone interessate.

Lo abbiamo fatto non solo per un generico seppur sacrosanto “diritto di cronaca”, ma perché le persone interessate all’argomento sono persone nate e vissute in regime proibizionista, hanno avuto in larga parte (purtroppo) modo di saggiarne le persecuzioni e sognano di vederne la fine.

Giudichiamo pessime le modalità con le quali è stato fatto passare un messaggio mediatico che ha usato parole chiave nell’immaginario collettivo come “AUTOCOLTIVAZIONE”, facendo leva su un sentimento comune ad una considerevole fascia della popolazione, illudendola e ingannandola per pubblicizzare un progetto che non lo ha mai contemplato e che anzi, è il suo esatto contrario.

In questo surreale esempio di regime mediatico orwelliano da terzo millennio, continuiamo la nostra opera di decodifica della loro propaganda, esorcizzandola con la molto meno appetibile dura realtà, l’incubo non è ancora giunto alla sua fine e quando avverrà, non sarà certo grazie a leggi con questo impianto.

Oggi affrontiamo la PL nel suo testo base, come era fino agli emendamenti presentati a fine luglio (http://www.millionmarijuanamarch.info/2-non-categorizzato/67-emendamenti-cannabis-legale.html ) .
Certamente il testo sarà ulteriormente peggiorato dopo le votazioni per approvare o bocciare ogni singolo emendamento nelle commissioni alla Camera, poi tornerà in aula per la votazione.
Se il testo verrà approvato in aula alla Camera, sarà poi inviato al Senato dove proseguirà il suo iter con inevitabili altri emendamenti, secondo lo stesso copione della Camera e solo alla fine, se anche al Senato verrà approvato nelle commissioni e in aula, tornerà alla Camera per il definitivo varo.
Quello che è certo, è che se questo testo arrivasse alla fine del suo percorso, potrebbe solo peggiorare, grazie anche al suo impianto finalizzato al monopolio.

Non sappiamo quali e quanti di questi emendamenti verranno da settembre approvati nelle commissioni alla Camera e come sarà modificato questo testo ma, quello che sappiamo per certo, è che gli emendamenti presentati entro il termine ultimo utile del 19 luglio, sono nella quasi totalità di molto peggiorativi, quindi in questa intervista, analizzeremo il testo base senza gli emendamenti.
Nessuno, neanche dell’Intergruppo, ha presentato emendamenti per tentare di rimuovere i punti peggiori di questa PL come la comunicazione delle proprie generalità e l’ubicazione delle coltivazioni alle più vicine sedi regionali dei monopoli oppure, le sanzioni amministrative dell’immutato codice della strada oltre ai vari pericoli del monopolio in agguato che sono il tema di questa intervista.

Questi punti dovrebbero rimanere immutati, le comunicazioni alle sedi regionali del monopolio, potrebbero si sparire, ma solo se con gli emendamenti sparissero proprio e fin da ora, anche le 5 piante delle auto coltivazioni private e in CSC.

Abbiamo quindi chiesto a Giovanni Russo Spena, un autorevole parere tecnico da Giurista, frutto della sua lunga esperienza, sia come Docente di Diritto all’Università di Napoli, che come legislatore in precedenti governi.

Conoscendo la sua storia, non avevamo dubbi che non potesse essere “solo” un giudizio tecnico senza la sua opinione politica: Fù tra i fondatori nel 1971 del Movimento Politico dei Lavoratori che abbandonò l’anno seguente quando il MPL confluì nel PSI e in disaccordo con quella scelta assieme alla sinistra del PSIUP e al collettivo de “ilmanifesto” fondò il PDUP. Dalla scissione a sinistra del PDUP nel 1978 passò a DEMOCRAZIA PROLETARIA della quale divenne segretario nazionale nel 1987, succedendo a Mario Capanna e lo stesso anno fù eletto per la prima volta alla Camera. Nel 1991 DP confluisce in RIFONDAZIONE COMUNISTA , attualmente e fin dal 2008 è responsabile del Dipartimento Giustizia del PRC. Venne rieletto la seconda volta alla Camera nel 1992 e e dopo anche al Senato nel 1996, poi di nuovo alla Camera nel 2001 e al senato nel 2006. Dopo la caduta del governo prodi 2, rinuncia alla canditura dichiarando chiusa la sua esperienza da parlamentare. Nel 2001 da membro della Commissione Parlamentare Antimafia pubblicò il manoscritto “Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio”.

Autore di diversi libri a sfondo sociale come “Mezzogiorno e sinistra di classe” ( libro collettivo) e di assetto democratico statuale, come ” La metafora dell’emergenza“.
E’ stato collaboratore de “il manifesto” e condirettore del “Quotidiano dei lavoratori“.
Di lui ricordiamo con piacere il suo impegno negli anni ‘90 al fianco del movimento per ottenere il ritorno in Italia di Silvia Baraldini, allora detenuta nelle carceri U.S.A. .
Abbiamo quindi chiesto al Giurista, uno sforzo di immaginazione, proponendogli di immaginare di trovarci in Italia in un anno non ben definito, in uno scenario irreale quanto improbabile, all’indomani della definitiva approvazione del DDL convertita in legge dello Stato.
La analisi però, si attiene al testo base, così come era originariamente, senza nessuna delle successive probabili modifiche che saranno introdotte dagli emendamenti.
Ecco come ci ha risposto alle SETTE DOMANDE su cosa accadrebbe se il testo base originale della PL dell’intergruppo venisse convertita in legge:

* 1 *

M.M.M.: L’articolo 5 della PL dell’intergruppo affida al monopolio la gestione della cannabis e le comunicazioni delle generalità personali e dei luoghi di coltivazione alle più vicine sedi regionali dei monopoli di Stato territorialmente competenti previste all’Art 1 della PL, sono di fatto implicite richieste di autorizzazioni.
Sembrerebbe trattarsi quindi di concessioni in deroga all’impianto legislativo monopolistico e non di diritti sanciti per legge.

Sarebbe possibile da parte dei Monopoli, che hanno di fatto una funzione di ragioneria dello stato con l’obbligo di vigilare e proporre modifiche sulle entrate e su quanto a loro affidato, intervenire nel corso di una futura legge di stabilità (ex finanziaria) successiva al varo della legge, ritirando le concessioni per le coltivazioni delle 5 piante personali e delle 5 a persona in CSC per non raggiunti obiettivi di bilancio, individuati nella concorrenza delle piante personali?
Oppure sarebbero possibili altri tipi di vessazioni (come l’introduzione di super tasse di concessione) tese a scoraggiare le auto coltivazioni personali in concorrenza con il monopolio?

Giovanni R.S.: Parto da una osservazione del progetto; la legge in discussione è una finta legalizzazione finalizzata al monopolio totale. Se fossi stato ancora legislatore avrei previsto una legge per l’autocoltivazione esclusa dal monopolio e senza nessuna comunicazione ad esso o ad altri, per salvaguardare la libertà di chi utilizza cannabis di poter scegliere se coltivare o acquistare.
Sono d’accordo, lo approvo e ne condivido i contenuti che sottoscrivo, sia come ex legislatore che come militante politico, con il documento del 3 marzo 2016 ( http://www.millionmarijuanamarch.info/2-non-categorizzato/50-cannabis-legale-ma-a-quale-prezzo.html ).

Inoltre nel valutare una legge, occorre anche considerare oltre a ciò che c’è, positivo o negativo che sia, anche cosa manca, cosa non c’è.
Mi sono appuntato un paragrafo tratto da un vostro documento, anche io ritengo occorra “..depenalizzare e desanzionare ogni consumo, introducendo politiche di riduzione del danno e sistemi di allerta rapidi con analisi delle sostanze nei luoghi di consumo, secondo pratiche ampiamente sperimentate e attualmente applicate in altri paesi europei..“.

Insomma, senza fare il lungo elenco di ciò che manca, diciamo che è assente tutta quella visione altra di come si potrebbe affrontare il fenomeno, che sarebbe necessaria, anzi, indispensabile, se si volesse “normalizzare” i costumi sociali di ampie fette della popolazione, con normative inclusive, fuori dalle solite logiche già viste e riviste fino alla nausea, che hanno prodotto solo sfaceli e fallimenti.

Purtroppo, invece, ci troviamo di fronte ad una proposta di legge molto mediocre, il cui impianto è il monopolio stesso che, inevitabilmente non può che privilegiare l’economia, la finanza ed il profitto, ai diritti delle persone.
Da qui nascono le aporie, le contraddizioni e i problemi che voi stessi attentamente mettete in evidenza.
Per quanto attiene alle leggi di stabilità esse non dovrebbero abrogare, per ragioni di bilancio, le leggi esistenti.

Ovviamente non vi sfugge ( vedi il pessimo emendamento all’ articolo 81 della Costituzione che impone il “pareggio di bilancio ” ) che legislazione e prassi stanno peggiorando, sostituendo economia e sistema finanziario alla volontà politica, per cui il problema potrebbe tra qualche anno porsi, ma senza automatismi prevedibili nell’ immediato.

Temo,  invece,  siano  molto  realistiche  le  previsioni  di  vessazioni  fiscali  tese  a  scoraggiare  le  auto  coltivazioni  e  questo  si potrebbe  fare già ora con  una legge di stabilità (come si chiama attualmente la ex finanziaria),  se  la  legge  venisse  varata  con  questa  impostazione. Il  parametri  con  il  quale  il  Ministero  delle  Finanze  decide  l’importo  della  tassa  sono  valutati  in  base  al  “PAREGGIO  DI  BILANCIO” dell’articolo  81  e  sono  meramente  discrezionali.
Per cui, se venisse individuata nella concorrenza delle auto coltivazioni personali o in CSC, la causa del mancato “obiettivo di bilancio” ( introiti per il monopolio inferiori al previsto), potrebbero in sede di legge di stabilità (ex finanziaria), decidere di obbligare gli auto coltivatori a scegliere tra due possibilità: Smettere di coltivare rinunciando alla precedente “autorizzazione”, derivata dalla comunicazione ai monopoli. Oppure nell’altra possibilità, pagare la sua tassa, che potrebbe anche essere economicamente meno conveniente dell’acquistare la cannabis direttamente dal monopolio.

Questo sta avvenendo, peraltro, anche con altri settori sottoposti a monopolio.

Solo l’organizzazione della lotta di resistenza potrà bloccare tassazioni che possono assumere anche il carattere di provocazione togliendo, in futuro al testo di legge, la piccola apparente mediazione fatta, mistificando l’attacco dietro le necessità di bilancio.

 

* 2 *

M.M.M. : Se così fosse e eventualmente le concessioni per la coltivazione delle 5 piante private fossero “riconsegnate” dai coltivatori per gli esosi costi delle tassazioni o in un futuro ritirate per il meccanismo che ha descritto, del progressivo mutamento in uno scenario da economia che diventa perno centrale per il pareggio di bilancio, la domanda è: Se poi costoro, nuovamente non autorizzati a coltivare, continuassero a coltivare per il proprio consumo, potrebbero incorrere oltre che nelle pene previste per violazione della 309/90 anche in quelle per violazione delle leggi che regolano il monopolio? Nel caso così fosse, i reati si assommerebbero o no e cosa ciò comporterebbe in questo ipotetico scenario?

Giovanni R.S. : Nella fattispecie prevista, è evidente che i soggetti incorrono nelle pene previste per violazione della legge 309/90.
Per comprendere se siano applicabili anche sanzioni collegate al Monopolio, bisognerebbe comprendere quale sia l’identità giuridica della figura della comunicazione che resta in piedi, qui la proposta di legge ipocritamente non risolve il problema.

Si tratta di una autorizzazione, di una comunicazione o di una vera e propria concessione, che nega quindi, un diritto soggettivo?
Se si trattasse di una concessione vera e propria, potrebbero sommarsi le sanzioni che riguardano le norme sul monopolio.

Sarebbe necessaria una precisione normativa che, non a caso, non c’è.

 

* 3 *

M.M.M. : La comunicazione alle sedi regionali dei monopoli, essendo una ammissione implicita di fare uso di cannabis, potrebbe permettere di essere convocati per controlli per la patente dalle motorizzazioni civili e si potrebbe essere sottoposti a controlli nei luoghi di lavoro, ove i contratti di categoria lo prevedano?

Giovanni R.S. : Proprio per le ambiguità normative, purtroppo, le sanzioni amministrative che dovrebbero essere esplicitamente abrogate, restano in piedi in maniera odiosa come l’Art. 187 del Codice della strada, grazie al quale, molte patenti vengono ora ritirate per la sola positività al test antidroga.
Basta la positività al test, senza che sia necessario rinvenire sostanze illecite in possesso degli automobilisti.
Questo è un grande problema , per la vita delle persone ed è a mio avviso anche grave la irresponsabilità di chi propone simili testi, senza contestualmente prevedere nello stesso testo, di eliminare o correggere, le normative e gli atti amministrativi che sanzionano la positività ai controlli per stupefacenti.

Questa “leggerezza”, potrebbe far perdere le patenti e procurare seri problemi sul posto di lavoro (ove i contratti prevedano controlli), a coloro che in buona fede, fidandosi di una legge dello stato, andassero ad autodenunciarsi alla più vicina sede regionale dei monopoli, non immaginando che una legge possa contenere simili impensabili “EFFETTI COLLATERALI”.
E’ una contraddizione così grande che non comprendo come non se ne siano potuti accorgere, ma è probabile che dopo i primi casi, appena si spargesse la voce, sarebbero molte ma molte poche le successive comunicazioni alle sedi regionali del monopolio.

 

* 4 *

M.M.M. : Fino a 15 grammi in abitazione e 5 grammi in strada non avrebbe rilevanza penale e neanche sarebbe sanzionabile.
Il limite dei 15 grammi in abitazione però non vale per chi coltiverebbe le 5 piante personali, al Capo 1- bis DELLA DETENZIONE, all’Art. 30 bis così recita “ ..Al di fuori dei casi di cui all’articolo 26, commi 1-bis 1-ter..”.
E’ a suo avviso giuridicamente ammissibile una simile disparità di trattamento tra chi coltivando le 5 piante (sempre almeno finchè fosse possibile coltivare in proprio come già detto) sarebbe autorizzato a detenere molto più dei 15 grammi in casa e chi non autocoltivando non lo sarebbe e cosa questo potrebbe comportare?

Giovanni R.S. : La contraddittorietà della normativa è evidente, il risultato è odioso.
Si crea un campo di soggetti che si tenta di omologare e un altro che viene emarginato.
E’ una iniquità insopportabile.
Non può essere ritenuto positivo un impianto normativo che crea un’area non penalmente rilevante mentre vengono mantenuti controlli e sanzioni amministrative.

 

* 5 *

M.M.M. : Sempre con gli stessi quantitativi ( grammi 5 in strada e 15 nella propria abitazione),cosa accade se la cannabis è rinvenuta senza il bollino del monopolio e ha un’altra provenienza non tracciabile, nei casi in cui non si può dimostrare di coltivare perché non se ne è fatta comunicazione?

Invece in cosa si incorrerebbe se trovati a coltivare anche solo 5 piante, ma senza però averne fatto la prevista comunicazione alle sedi regionali dei monopoli?

Giovanni R.S. : La risposta è la conseguenza logica delle contraddizioni giuridiche fino a qui esposte ed illustrate.Se la cannabis è rinvenuta senza bollino e altri elementi di tracciabilità e non vi è stata comunicazione si versa in uno stato di illiceità e di illegittimità.

 

* 6 *

M.M.M. : Non sono previste modifiche del codice della strada, quindi resterebbero comunque inalterati i controlli previsti dall’ART 187 del codice della strada e relativi sequestri delle patenti, così come rimarrebbero invariati anche i controlli nei luoghi di lavoro dove previsti dai contratti.

Per una sostanza come il THC che a differenza dell’alcol può produrre positività nelle urine anche per 40 giorni dopo una singola canna senza alcun nesso causa effetto, questo potrebbe aprire oppure no, percorsi processuali in contraddizione con questa legge, visto che è lo stato a commercializzarla?

Giovanni R.S.: Se fossimo in uno stato di diritto serio il mutamento della disciplina sulla cannabis sul piano penale dovrebbe prevedere automaticamente l’abrogazione delle sanzioni e dei controlli previsti nel codice della strada ecc..

La risposta è qui impossibile perché volutamente la proposta di legge lascia la soluzione alla propensione repressiva più o meno acuta delle singole autorità di controllo.

 

* 7 *

M.M.M. : Infine, l’ultima che più che una domanda tecnica è una previsione su un ipotetico scenario che speriamo non si realizzi mai, una previsione basata sull’andamento e la durata delle leggi nel nostro ordinamento.

Alcuni sostenitori del monopolio affermano che, sebbene piena di difetti questa proposta sarebbe comunque un’avanzamento e una volta approvata sarebbe poi possibile migliorarla successivamente:

Sappiamo che la 49/06, benché la sua incostituzionalità fosse nota fin dal suo varo, restò in vigore 8 anni, dal 2006 al 2014.

Sappiamo che la attuale normativa di riferimento, la 309/90, è in vigore dal 1990.
Sappiamo che l’articolo di legge che regola il monopolio che questa PL modificherebbe per inserire anche la cannabis tra ciò che il monopolio gestisce, è un Regio Decreto del 1942 ancora in vigore nella Repubblica (legge 17 luglio 1942 n.907 ).

Considerando tutto ciò, secondo lei, se questo testo divenisse legge senza ulteriori modifiche, che tempi sarebbero ipotizzabili per una sua modifica migliorativa, oppure la SUA CANCELLAZIONE per una legge diversa, ritiene possibile possa avvenire entro il secolo iniziato 16 anni fa oppure entro la fine del futuro secolo 2100 o successivi?

Giovanni R.S. : Si dice che questa è una legge /miglioramento le cui insufficienze possono successivamente essere superate, ma, come ci detta l’esperienza, le leggi proibizioniste durano secoli.

Sto pensando, con bonario sarcasmo, che sarà più facile fare la rivoluzione socialista che una buona legge antiproibizionista…
Commento conclusivo:
In pratica con questa impostazione del testo base senza bisogno di nessun emendamento, le auto coltivazioni non sarebbero possibili e se venisse approvata, durerebbero veramente poco, fagocitate dal monopolio totale nei molti modi che permetterebbe questo impianto legislativo, come spiegato sopra.
Anche se questa fosse solo una boutade pubblicitaria, funzionale a preparare il terreno, per fare ingannevolmente accettare un modello da riproporre alla prossima legislatura con maggioranze diverse, sappiamo già cosa ci aspetterebbe per le diverse motivazioni illustrate sopra e resteremo vigili.

Ciò che comunque da mesi ci stupisce è che, superando anche la nostra radicata mancanza di fiducia verso la casta politicante che ha prodotto questo disegno di legge, non immaginavamo si potesse arrivare a tanto e comunque non possiamo credere che siano solo errori commessi per pressapochismo o leggerezza.

Assolutamente eclatante è l’esempio dello scenario descritto delle conseguenze per le patenti e in alcune occupazioni lavorative dove sono previsti controlli nel contratto, per coloro che ingenuamente, fidandosi di una legge dello stato, andassero ad autodenunciarsi presso le sedi regionali dei monopoli, innescando le conseguenze sopra descritte.

Rimaniamo basiti da come l’applicazione di una legge dello stato (in contrasto con altre che non si è tentato di modificare), possa permettere gravi conseguenze per la popolazione e come, guarda caso, anche questa cosa fungerebbe da detrattore alle autocoltivazioni e prima ancora che una legge di stabilità imponga esose tasse per impedirle definitivamente, costringendoci a rivolgerci solo al monopolio totale.

Inoltre, e non è un particolare marginale, ci risulta difficile credere che nessuno dell’intergruppo, non se ne sia accorto in tempo utile per tentare di porvi rimedio presentando emendamenti, come sarebbe stato possibile fare prima del termine ultimo utile, scaduto il 19 luglio.
Queste  conseguenze  amministrative,  erano  già  note  e  denunciate  da  tempo  da  ben  due  documenti,  molto  diffusi  in  rete  negli ambienti  che  dibattono  proprio  questo  argomento (anche sulle pagine FB dell’ intergruppo )  e  allertavano  già  diversi  mesi  fa,  sulle  conseguenze  delle  autodenunce  alle sedi  regionali  dei  monopoli,  per  le  patenti  e  alcune  categorie  lavorative:  Il primo è stato pubblicato il 22 febbraio del 2016 dalla Associazione Antigone e alla pagina 49 di “Yes We Can 2” di questo parla.
Il secondo è un documento del 3 marzo, prodotto da decine di realtà dello storico movimento di base antiproibizionista autorganizzato, che da sempre rivendica il diritto alla autocoltivazione della cannabis, e anche questo, tra le molte critiche a questa PL, cita in un paragrafo anche proprio questo particolare aspetto della proposta di legge dell’intergruppo.

MILLION MARIJUANA MARCH (Italia).

 

 


Di seguito il testo degli estratti dei due documenti, assieme ai Link ai documenti integrali dai quali sono stati tratti.

 

www.associazioneantigone.it/upload2/uploads/docs/YWC2016.pdf A PAGINA 49
“..Sebbene esprimiamo un giudizio positivo nel suo complesso, su tale articolato valutiamo con estremo sfavore l’obbligo di comunicazione ai monopoli per il consumatore che voglia intraprendere la coltivazione, ritenendosi di contro che tale attività – in quanto antecedente immediato del consumo di cannabis, che si chiede sia reso esplicitamente lecito nel nostro ordinamento – non vada soggetta ad alcun onere di comunicazione o di autorizzazione né da parte dei Monopoli, né, tanto meno, dalla Prefettura.

Senza modifiche di altre leggi ed atti amministrativi comunque inerenti il controllo di assunzione di stupefacenti, l’obbligo di comunicazione renderebbe allo stato possibile che quei consumatori che sostanzialmente si autodenunciano vengano poi convocati dalle Motorizzazioni civili per verificare la sussistenza dei requisiti di guida o siano soggetti ai controlli periodici sui luoghi di lavoro, laddove previsto.

Addirittura, in caso di futuro cambio di legislazione, si tratterebbe del più massiccio fenomeno di autodenuncia dal dopoguerra ad oggi..”.

 

___________________________________________________________________

Da quel momento in avanti, ci saranno solo RINVII E RITROVI NELLE COMMISSIONI dove si deciderà per un COMITATO RISTRETTO, e tutto slitterà, lentamente, da settembre a ottobre, da novembre a dicembre, da dicembre all’ANNO NUOVO. Si arriva nel 2017.




_______________________________________________________________________

Il DDL Cannabis Legale torna alle commissioni, dopo diversi mesi, il 21 marzo 2017, ecco il nostro comunicato di quelle giornate:

E’ approdato martedi in mattinata il “DDL Intergruppo Cannabis Legale” nelle Commissioni riunite Giustizia ed Affari Sociali per la valutazione degli emendamenti proposti sul testo, sia da parte di componenti della maggioranza PD (e dell’Intergruppo) sia da parte del Nuovo Centro Destra sia dalle opposizioni.

L’ultima riunione relativa al DDL in oggetto risulta datata 19 novembre 2016, quando era stato deciso, nonostante la contrarietà del gruppo Movimento 5 Stelle, di costituire un Comitato ristretto al fine di creare una proposta di testo unificato in modo da usarlo come testo base, anche se poi non si era proceduti nell’incarico, attendendo avanzamento di altre proposte, quali l’emendamento Farina al DDL Bilancio.

Allo stesso tempo qualcuno sperava che si potesse unificare e/o discutere unitariamente anche la Proposta di Legge popolare che era stata presentata lo scorso anno e che aveva raccolto le firme necessarie: questo ovviamente non è avvenuto, come avevamo anticipato ai nostri lettori negli scorsi mesi.

Dunque detto questo si è deciso, nella seduta del 21 marzo, che rappresenta una primavera nuova ormai solo simbolicamente, di assegnare effettivamente questo compito alle Commissioni referenti, che dovranno, dunque, entro mezzogiorno del 24 marzo presentare ufficialmente una lista dei componenti del comitato ristretto che andrà ad analizzare gli emendamenti e porrà le basi per un nuovo testo base, che, potrebbe essere completamente differente dal testo su cui si è basata l’enorme diffusione mediatica della proposta.

Le indiscrezioni comunque vertono su una destinazione che parrebbe voler eliminare le norme sull’uso e coltivazione personale per varare una legge sull’uso terapeutico, decisione che verrebbe rappresentata perfettamente nel detto dare un colpo al cerchio ed uno alla botte; insomma, cercare di mantenere un equilibrio basato in parte sull’opportunismo.

____________________________________________________________________________________

Con qualche giorno sulla tabella di marcia (doveva essere pubblica e depositata il 24 marzo) è stata diffusa la composizione del Comitato Ristretto dei componenti delle Commissioni Giustizia ed Affari Sociali che dovrà analizzare gli emendamenti al DDL “Cannabis Legale” e presentare un “nuovo testo-base” che andrà presumibilmente alla Camera verso la fine di Giugno 2017 (invece sembra luglio ora)

Ecco la composizione del Comitato ristretto:

La composizione, come vediamo e come preannunciato, è proporzionale, quindi la “maggioranza” è sempre dalla parte del PD, anche se le decisioni che contano normalmente vengono “condivise” con i “centristi”, che in questo caso sono contro alla proposta di legge, specie alla parte della coltivazione personale.

Riportiamo di seguito le nostre proiezioni sull’eventuale “voto” interno del “comitato” sul tema specifico “COLTIVAZIONE PERSONALE”:

 

Ferranti: CONTRARIA

Farina: FAVOREVOLE

Bazoli: CONTRARIO

Berretta: FAVOREVOLE

Ermini: FAVOREVOLE

Verini: FAVOREVOLE

Ferraresi: FAVOREVOLE

Agostinelli: FAVOREVOLE

Sarro: CONTRARIO

Sannicandro: FAVOREVOLE

Marotta: CONTRARIO

D’Alessandro: CONTRARIO

Dambruoso: CONTRARIO

Piepoli: CONTRARIO

Molteni: CONTRARIO

Marzano: FAVOREVOLE

__________________

Marazziti: CONTRARIO

Miotto: CONTRARIA

D’Incecco: CONTRARIO

Pini: CONTRARIA

Piccione: CONTRARIA

Patriarca: CONTRARIO

Lorefice: FAVOREVOLE

Mantero: FAVOREVOLE

Gullo: CONTRARIO

Fossati: FAVOREVOLE

Calabrò: CONTRARIO

Borghese: CONTRARIO

Monchiero: CONTRARIO

Gregori: FAVOREVOLE

Meloni: CONTRARIA

Rondini: CONTRARIO

Binetti: CONTRARIA (presentato emendamento)

 

 

Al netto possiamo vedere 4 rappresentanti favorevoli alla coltivazione personale nella Commissione Affari Sociali, contro 13 rappresentati contrari alla condotta; nella Commissione Giustizia invece a favore sono 8 contro 8 rappresentati contrari.

Sembra una situazione già decisa, verso l’eliminazione della coltivazione personale dalla proposta di legge.

Tutto questo, purtroppo, era già stato anticipato quasi due anni or sono dalla Rete Nazionale Antipro e ribadito anche dalla nostra Associazione nel dettaglio, e grazie anche alle analisi del collettivo MMM ITALIA, abbiamo sempre “smascherato” le reali intenzioni celate dietro a questa proposta di legge; seppur molti rappresentanti si stiano comunque impegnando per renderla sensata, essa nasce e cresce con l’intento della maggioranza di garantire un mercato economico monopolistico sulla cannabis.

Ed ora che il testo deve “chiudere la corsa”, non si potrà più giocare a carte coperte.





______________________________________________________________________

 

E si arriva ai giorni nostri, con il “colpo di scena” della proposta finale di stralcio della parte sulla “cannabis ad uso terapeutico”.

In pratica cosa è successo? Che nell’ultima riunione del comitato ristretto si è proposto un nuovo testo da parte del Partito Democratico, un testo che CANCELLEREBBE tutto quello che finora abbiamo visto, letto, vissuto e raccontato sul DDL CANNABIS LEGALE.

Tutto cancellato, tutto completamente eliminato dalla storia. Tutto, tranne le speculazioni, ovviamente, che cosi come il percorso del DDL, noi non DIMENTICHIAMO e NON DIMENTICHEREMO.

Dunque se il NUOVO TESTO , a prima firma Margherita Miotto, Partito Democratico, verrà ACCETTATO DALLE COMMISSIONI tramite il COMITATO RISTRETTO, esso SOSTITUIRA’ DEFINITIVAMENTE IL DDL “CANNABIS LEGALE”, andandolo a SOSTITUIRE nella DISCUSSIONE PARLAMENTARE CHE AVVERRA’ (chissà se a questo punto manterranno le date) a LUGLIO 2017.

Ecco dunque, infine, il testo che quasi sicuramente andremo a vedere discusso in Aula alla Camera il prossimo luglio:

Dopo due anni di promesse, campagna elettorale, convincimenti, sul Disegno di Legge denominato “Cannabis Legale”, che avrebbe dovuto comprendere l’autoproduzione personale garantita in legge, ecco dunque la bozza di testo definitivo dopo la valutazione degli emendamenti: un nuovo testo che mira a spaccare il movimento antiproibizionista in due (pazienti e non pazienti), avvalla la divisione tra uso ludico e terapeutico (inesistente) e che certifica la consegna dei pazienti nelle mani della farmacie, trasformandoli in clienti (cosa già avvenuta).

A livello sociale nulla cambierebbe, dunque, anche se venisse approvato il testo di legge.

Anni in cui si chiedeva alle persone, alle associazioni, di supportare un Disegno di Legge mascherando le vere intenzioni, quelle palesi, ora, di portare il sistema “cannabis” ad un livello esclusivamente medico (come anticipato da esponenti FreeWeed su Facebook), cercando di ampliare lo spettro delle patologie non per assicurare un diritto di cura, ma per aprirsi un largo mercato.

Il doppiogioco continua: ora ci diranno che per “il bene dei pazienti” si dovrebbe far passare questo testo, ed accantonare le speranze di regolamentazione delle condotte personali perchè, ci diranno, “se hai bisogno davvero la prenderai con prescrizione in farmacia”: CLIENTI.

In tutto questo marasma, i progetti di autoproduzione, anche fosse stata solo a livello terapeutico (difficile poi sviluppare la divisione), sono stati CANCELLATI dal GOVERNO.

“Come se in due anni si fosse parlato del nulla”, questo uno dei primi commenti sui social all’uscita della notizia.

Controllerà dunque, secondo questa proposta, tutto il Centro di Firenze, criticato da tutti tranne che dagli esponenti diretti per il suo lavoro pessimo, ma confermato nel nuovo testo come “unico centro di produzione finora accreditato”, al quale però si potrebbero aggiungere altri “centri” autorizzabili SE il centro di Firenze chiederà aiuto e/o non raggiungesse le quote di produzione.

Ovviamente sviluppare una politica di libertà di autoproduzione in questo contesto secondo loro non avrebbe aiutato ne i cittadini ne in particolare i pazienti.

Dobbiamo ringraziare anche chi continua a sostenere questo sistema di medicalizzazione se oggi siamo di fronte all’ennesimo tramonto delle richieste dei diritti sociali umani basilari;  grazie a pazienti che insistono nella divisione, grazie a persone che tramite associazioni fittizie continuano ad appoggiare la diffusione di un sistema medico completamente DA REVISIONARE e RIFORMARE, persone che negano il diritto all’autoproduzione perchè preferiscono essere fornite solo dallo stato e dunque prediligono la loro lotta alla lotta sociale che invece dovrebbe appartenere A TUTTI, e che per tutti andrebbe sviluppata. Anche perchè rimarranno sempre persone non in grado economicamente di sostenere le spese di cura tramite SSN, rimarranno sempre patologie non riconosciute, e soprattutto cosi facendo si persiste ad avvallare un sistema che nega le libertà personali a tutta la popolazione, con la scusa di “fare del bene”.

E’ una linea molto sottile, anche nel ragionamento.

In questi anni molti pazienti hanno però capito dove si volesse andare a parare, e si sono opposti a questo giochino speculativo, mentre purtroppo le solite sigle note si sono schierate in APERTO SUPPORTO A TALI FINTI CAMBIAMENTI, e questo ci spiace, soprattutto per tutte le persone che in loro riponevano speranze di sostenere veramente l’autoproduzione e non di accontentarsi di un sistema che spinge esclusivamente verso la distribuzione farmaceutica del “prodotto” cannabis, irreplicabile (a detta degli esperti) a casa propria.

Sicuramente introdurre questa “nuova legge” porterebbe dei benefici diretti ai pazienti, oltre a promuovere la ricerca e lo studio sulle genetiche: purtroppo, come sempre, la ricerca ed studio verranno limitati a pochi eletti che cercheranno sempre, in tutti i modi, di rimanere gli unici a farlo e poterlo fare.

Altrettanto sicuramente, però, questa proposta non soddisfa a pieno le richieste di tutti i pazienti, dei consumatori, dei sostenitori e degli amanti della cannabis: una riforma, annunciata come rivoluzionaria, che termina la sua corsa nel sostenere un sistema già precedentemente instaurato.

Le probabilità che passi il Disegno di Legge sono comunque molto basse, seppur l’accordo con PD-GOVERNO è palese e potrebbe accelerare l’iter legislativo.

La proposta di legge, menomata delle sue parti di riforma sociale, SE ACCETTATA, SITUAZIONE MOLTO PROBABILE, verrà portata in aula per la votazione il prossimo luglio.

 

Ci auguriamo che si abbia avuto l’incredibile volontà di leggere tutto l’articolo, ci scusiamo per l’enorme contenuto, ma occorreva ripercorrere tutto per FARE QUANTOMENO CHIAREZZA, ripetiamo, per quanto possibile.

 

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

(Visited 561 times, 1 visits today)
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Commenti

LEAVE A COMMENT

Vai alla barra degli strumenti