I Fitocannabinoidi e le Modalità d’Uso della Cannabis

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Fitocannabinoidi

La maggior parte delle ricerche farmacologiche si sono focalizzate sul THC e CBD.
Il Δ9–tetraidrocannabinolo (THC) è il cannabinoide principale, responsabile degli effetti psicoattivi conseguenti al fumo o all‟ingestione di cannabis.
Dosi elevate di THC producono inoltre effetti allucinogeni.
Sebbene il THC sia il responsabile di molti degli effetti della cannabis, è importante ricordare che THC e cannabis non sono sinonimi.
Il THC, infatti, nella pianta non esiste come tale ma piuttosto sotto forma di acido (THCA), lo stesso vale per il CBD (CBDA). Questi due acidi nella fase di accumulo si decompongono lentamente formando le corrispondenti molecole, chimicamente neutre ma farmacologicamente attive; tale conversione è accelerata dalle alte temperature che si raggiungono quando si fuma e nei processi di cottura, anche se in misura minore. L‟isomero attivo il Δ8-THC è presente nella pianta in quantità inferiori.
L‟esposizione del THC all‟aria provoca l‟ossidazione a cannabinolo (CBN) e altre molecole; l‟emivita del THC nella resina conservata al buio è inferiore a un anno e in alcuni casi il THC scompare completamente entro due anni. Dato che il CBN è quasi assente nella cannabis fresca, il rapporto CBN/THC potrebbe fornire utili informazioni sulla freschezza del campione.

Un altro importante principio attivo è rappresentato dal cannabidiolo (CBD), un composto con un effetto antagonista rispetto al THC (antagonista non specifico dei recettori CB1 e CB2 mentre agisce come agonista nei confronti dei recettori dei vanilloidi TRPV1 e TRPV2) .
Questo cannabinoide non è psicotropo ma contribuisce a migliorare l‟azione del THC perché ne influenza positivamente la farmacocinetica e riduce gli effetti collaterali sul respiro, frequenza cardiaca e temperatura.
Il Sativex, un farmaco che si somministra per via sublinguale in forma di spray, contiene una miscela di eguale quantità di Δ9-THC e cannabidiolo (assieme ad una quantità minore di altri cannabinoidi) in considerazione della migliorata farmacocinetica ed efficacia terapeutica.
Il rapporto THC/CBD è molto importante perché è questo che determina l‟azione psicoattiva della cannabis e in generale può alterare notevolmente gli effetti della droga. Date queste premesse, è ovvio che esistono diversi chemotipi di cannabis; spesso, infatti, queste piante che, per il loro aspetto e dal punto di vista botanico sembrano identiche, sono diverse dal punto di vista chimico.
Per esempio, le piante coltivate per l‟ottenimento di fibre tessili hanno un contenuto predominante di CBD e solo tracce di THC (meno di 0.3%), al contrario quelle coltivate a scopo farmaceutico o per l‟utilizzo illegale contengono principalmente THC, e CBD solo in tracce. La questione è ulteriormente complicata dalla coltivazione di piante con lo stesso contenuto di THC e CBD.
Altri cannabinoidi relativamente abbondanti sono il cannabigerolo (CBG) e il cannabicromene (CBC), dei quali si conosce poco soprattutto su quelle che sono le loro attività biologiche.

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Usi e modalità d’uso

La canapa ha sempre suscitato interesse per le seguenti utilizzazioni: come fibra tessile per la produzione di oli come medicinale soprattutto come sostanza euforizzante.
Oltre a fornire sostanze chimiche la pianta è estremamente versatile, è fonte di svariate materialità ed è utilizzabile in tutte le sue parti; per la sua coltivazione le piante devono essere a ridotta concentrazione di TCH. I semi di canapa hanno un altissimo valore proteico e sono quindi molto nutrienti; da questi si possono inoltre ottenere oli (da usare in cucina, nei massaggi e nella cura del corpo, per vernici, per la lubrificazione di motori e per combustibili), saponi e tinte di vario tipo.
Il fusto è molto robusto ed è ottimo per ricavarne cordami e tessuti molto resistenti, e tutt‟oggi viene usato nella moda. Dalla polpa della canapa si può ottenere in proporzione più cellulosa che dagli alberi quindi è possibile produrre maggiori quantità di carta, realizzare materiale plastico e pannelli resistenti, tutti prodotti questi biodegradabili. La canapa può anche sostituire il petrolio perché consente la produzione di un carburante vegetale e quindi ecologico.
I cannabinoidi ottenuti dalla pianta di cannabis (femmina) si consumano essenzialmente con il fumo perché meglio assorbiti, mescolati al tabacco, e sotto forma di :

 marijuana una miscela di foglie, gambi, semi e fiori secchi e sminuzzati della pianta; questa miscela può essere verde, marrone o grigio scuro.La marijuana è utilizzata in diversi modi, quello più comune è di fumarla preparando una sorta di sigaretta chiamata “spinello” ma è utilizzata anche per la preparazione di infusi o mischiata a degli alimenti. A volte è fumata utilizzando delle pipe chiamate “bong”;

 hashish è la resina di colore marrone scuro che si ottiene tagliando le cime della pianta. Una volta raccolta viene seccata e pressata in mattoni o pani. La produzione di hashish è molto costosa nonostante vengano utilizzate per lo più tecniche tradizionali come lo sbattimento della pianta di canapa. La proporzione cannabis/hashish è di 10 a 1, per cui per produrre 1 kg di hashish occorrono 10 kg di piante.Nel commercio da strada l‟hashish viene venduto in palline o in piccoli formati (tavolette, bastoncini) e poi fumato sbriciolato nel tabacco; di colore nero con provenienza da Pakistan oAfganistan, verde o oro dal Messico.

 olio di hashish; è l‟estratto della resina a mezzo di solventi organici (acetone) ed evaporato. E‟ una soluzione liquida, viscosa e scura, che si fuma spalmandone qualche goccia sul tabacco di uno spinello.

La cannabis può anche essere ingerita ma data la bassa solubilità del THC in acqua questo viene scarsamente assorbito e quindi i prodotti della pianta vengono di norma fumati e solo raramente ingeriti o vaporizzati (si utilizzano temperature elevate per liberare i principi attivi e non la combustione e si evitano così le sostanze tossiche del fumo).
La quantità e la qualità dei cannabinoidi contenuti nelle differenti preparazioni di cannabis dipendono dalla varietà della pianta, dal luogo di coltivazione, dal tempo di raccolta e dalle modalità di conservazione; comunque la maggiore quantità di cannabinoidi si ritrovano nell‟olio, seguito dall‟hashish ed infine dalle foglie o marijuana.
Le ultime evidenze indicano che l‟attuale cannabis non ha alcuna somiglianza con quella di 30 anni fa, mostrando una potenza 10-20 volte superiore. Fino agli inizi del 1990 il contenuto di THC era intorno all‟1%; oggi la forma più potente “skunk” ne contiene oltre il 30%.
Un tipico spinello oggi potrebbe contenere 60–150 mg o più di THC.

Purezza

Quando si accenna alla purezza della marijuana bisogna considerare 2 elementi:
– la “forza” ovvero la potenza di questa espressa in quantità di principio attivo presente (THC) in un
“prodotto” non adulterato;
– i contaminanti ovvero come è stata “tagliata”.
La potenza decresce con il tempo e dipende dalla parte della pianta usata; quindi un utilizzatore ha poche garanzie rispetto all‟intensità dell‟esperienza.
A volte per alterare l‟aspetto ed il peso il “prodotto” viene spruzzato con vernice vetrificante.
Nell‟hashish per aumentare il volume ed il guadagno del venditore vengono aggiunte altre sostanze che poi vengono fumate con la resina: tinture, acqua ragia, tranquillanti, sterco animale.

Consumo

Il consumo mondiale di sostanze illegali è aumentato notevolmente dagli inizi degli anni 1990.
Nel 2007 si è stimato che il numero dei consumatori di sostanze d‟abuso fosse di più di 200 milioni di persone; di questi:

 158.8 milioni facevano uso di cannabis;

 24.9 milioni consumatori di amfetamine;

 15.6 milioni consumatori di oppiacei;

 14.3 milioni consumatori di cocaina;

 8.6 milioni consumatori di ecstasy.

 

Tratto da Centro Studi sulle Dipendenze Patologiche, Dipartimento di Farmacologia Giorgio Segre, Università degli Studi di Siena
Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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Commenti

One Response so far.

  1. Tognoli valentina ha detto:
    Tognoli valentina : la cannabis medica( bedrocan e bediol -da un mese) è il farmaco migliore per il dolore neuropatico cronico resistente ai farmaci. ho 31 anni. il dolore è di 8 su 10. Il costo è spropositato, a carico del
    paziente. Alla sofferenza si gira la faccia dall’altra parte!
     

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