FM2 vs Cannabis Autoprodotta: Analisi visiva dei Tricomi

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Durante la Fiera di Roma, Canapa Mundi 2017, siamo riusciti ad analizzare, grazie al microscopio di un nostro Attivista dell’Associazione FreeWeed, diversi campioni di cannabis, e scattare interessanti fotografie.

La cannabis analizzata tramite microscopio proviene da diverse fonti: abbiamo recuperato un campione di FM2 da un paziente fornito di ricetta medica autorizzata, un campione di Bedrolite, anch’esso fornito da un paziente con regolare ricetta medica, e due campioni di Cannabis Autoprodotta, forniti da coltivatori italiani (che ringraziamo).

Non essendo dotati di alcun tipo di riconoscimento ufficiale per effettuare questa ricerca (ne tantomeno andiamo cercandolo), ma sentendoci in dovere verso la comunità di svolgerla, abbiamo deciso comunque di procedere nella diffusione dei risultati da noi ottenuti.

 

Breve osservazione sullo stato dei tricomi di diversi campioni di cannabis.

Materiale utilizzato per la ricerca:

  • Campioni di Cannabis:
    – FM2 (granulata, prodotto finale distribuito dallo Stato Italiano in regime di monopolio farmaceutico)
    – Bedrolite (granulata, prodotto finale distribuito nelle farmacie italiane dall’Azienda Bedrocan BV)
    – Cannabis Autoprodotta (strain ignoto, suolo italiano, outdoor)
    – Cannabis Autoprodotta (strain Sour Kosher, prodotta in Italia, indoor)
  • Microscopio 150x

Obiettivo: Determinare a livello visivo la situazione dei Tricomi della Cannabis.

 

Cosa sono i Tricomi e perchè ci concentriamo su di essi?

 visione interna di un tricoma della Cannabis

“I Tricomi (tricoma in greco significa ‘crescita dei capelli’) agiscono nella pianta viva come uno scudo evolutivo, proteggendo la pianta ed i suoi eventuali semi dai pericoli del suo ambiente, permettendo così di riprodursi.

Il THC e gli altri cannabinoidi sono prodotti in un solo posto nella pianta di cannabis: dentro le teste dei tricomi.

Come accade questo procedimento: Gli organelli prodotti dall’impianto chiamati vacuoli – che contengono fenoli, un composto chimico simile all’alcol [nella foto a destra in blu ], e un altro tipo di organelli chiamato plastidi – contenente idrocarburi chiamati terpeni [ rosso ], si fanno strada fino al gambo del tricoma [ verde ] e si combinano all’interno della cavità secretoria in una stuoia fibrosa [ giallo ].

Questo tappetino concentrato viene colpito da onde UV-B della luce, portando alla creazione dei cannabinoidi.

Poiché tutti i principi attivi sono prodotti all’interno del tricomi, questi piccoli peli di resina sono da tempo i responsabili della creazione dell’hash e dell’olio e possono essere separati dalla pianta e raccolti in una varietà di modi differente.

Una sorta di microincapsulamento naturale”

Articolo di Bubbleman

 

Analisi Visiva dei Tricomi

Procediamo con l’analisi visiva dei tricomi presenti nei campioni di cannabis.

 

Vista al microscopio 150x della varietà di Cannabis FM2:

 

Vista al microscopio 150x della varietà di Cannabis Bedrolite:

 

Vista al microscopio 150x della varietà di Cannabis Autoprodotta outdoor:

 

Vista al microscopio 150x della varietà di Cannabis Sour Kosher (indoor):

 

Possiamo notare dalle fotografie effettuate che i tricomi della varietà di Cannabis Bedrolite e FM2 presentano rotture e schiacciamenti evidenti (anche ad un occhio non esperto).

Queste rotture e schiacciamenti interessano quasi tutti i tricomi; nelle immagini si può notare come i microincapsulamenti siano praticamente infranti ed inesistenti.

In particolare nella varietà di Cannabis FM2 evidenziamo anche micro-aggregazioni di parti ricche di cannabinoidi miste al materiale vegetale senza tricomi.

Contrariamente alle varietà Bedrolite ed FM2 descritte qui sopra, nei campioni analizzati di Sour Kosher e un’altra varietà ignota – entrambe prodotte da coltivatori italiani sul suolo italiano – si può notare l’integrità dei tricomi in generale, e la conservazione perfetta dei microincapsulamenti naturali.

A nostro parere nessuna esigenza farmaceutica può giustificare questo “maltrattamento” che va a scapito della percentuale (%) di terpeni e favorisce inevitabilmente la degradazione del THC, del CBD e di tutti i principi presenti nella cannabis, rendendo il prodotto instabile, tutt’altro che omogeneo ed in grado di degradare anche durante il periodo dell’utilizzo.

 

Non essendo autorizzati da nessuno a registrare i nostri dati, ci permettiamo ugualmente di diffonderli e di evidenziarli per una successiva valutazione.

Si prega di citare gli autori dell’analisi in una eventuale successiva divulgazione.

 

Associazione FreeWeed Board

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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