Global Commission on drug policy Report 2014 – Verso UNGASS 2016

No al proibizionismo, sì al controllo, alla depenalizzazione ed alla regolamentazione, via libera alla prevenzione ed alla riduzione del danno.

Sono queste le frecce da scagliare per una lotta alla droga davvero efficace secondo l’ultimo rapporto della Global Commission on Drug Policy di Kofi Annan, presentato lo scorso 9 settembre 2014. Il documento, realizzato dai maggiori esperti mondiali in materia di stupefacenti, come presidenti storici di Brasile, Cile, Colombia, Messico, è il resoconto di un lavoro intenso e capillare volto a ridefinire le politiche internazionali sul consumo e il traffico di stupefacenti e sarà il canovaccio per l’apertura delle prossime, imminenti, decisioni sul tema. In particolare, quelle programmate per la 2016 United Nations General Assembly Special Session (UNGASS), un’occasione straordinaria per affrontare in maniera coordinata e interdisciplinare questo problema.

Per queste ragioni e data l’importanza, per la qualità dei contenuti e la forte rilevanza che questa relazione ci auguriamo abbia a livello internazionale, l’Associazione FreeWeed Board ha ritenuto opportuno provvedere ad una traduzione in lingua italiana, nonostante, nostro malgrado, proprio l’Italia sia assolutamente distante da tutti quei Paesi che già stanno cambiando il proprio approccio nei confronti della politica sulle droghe e che, pertanto, sono annoverati all’interno della relazione, quali esempio tangibile delle molte strade che portano a strategie più umane e efficaci per una politica sulle droghe che funzioni.

Anche nel nostro Paese le cose possano cambiare. Buona lettura.

Editing e traduzione: Giovanni Possamai

La licenza del contributo è Creative Commons BY-NC-SA 3.0
(Autore: Giovanni Possamai | www.freeweed.it/global-commission-drug-policy-report-2014)
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Global Commission on Drug Policy - Report 2014

Report online in Iingua Inglese: www.gcdpsummary2014.com

“Prendere il controllo: percorsi verso politiche delle droghe che funzionino”

Global Commission on Drug Policy:

Kofi Annan
Presidente della Kofi Annan Foundation ed ex Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ghana

Louise Arbour
ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani , Canada

Pavel Bém
ex Sindaco di Praga, Repubblica Ceca

Richard Branson
imprenditore, avvocato per le cause sociali, fondatore del Virgin Group, co-fondatore di The Elders, Regno Unito

Fernando Henrique Cardoso
ex Presidente del Brasile

Maria Cattaui
ex Segretario Generale della Camera di Commercio Internazionale, Svizzera

Ruth Dreifuss
ex Ministro degli Affari Sociali e ex Presidente della Svizzera

Cesar Gaviria
ex Presidente della Colombia

Asma Jahangir
Attivista per i Diritti Umani, ex Relatore Speciale delle Nazioni unite sulle esecuzioni extragiudiziali arbitrarie e sommarie

Michel Kazatchkine
Segretario generale delle Nazioni Unite Inviato Speciale su HIV / AIDS in Europa orientale e Asia centrale, ex direttore esecutivo del Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria, Francia

Aleksander Kwasniewski
ex Presidente della Polonia

Ricardo Lagos
ex Presidente del Cile

George Papandreou
ex Primo Ministro della Grecia

Jorge Sampaio
ex Presidente del Portogallo

George Shultz
ex Segretario di Stato, Stati Uniti

Javier Solana
ex Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, spagna

Thorvald Stoltenberg
ex Ministro degli Affari Esteri e Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Norvegia

Mario Vargas Llosa
scrittore ed intellettuale, Peru

Paul Volcker
ex presidente della Federal Reserve degli Stati Uniti e del Consiglio per la ripresa economica, Stati Uniti

John Whitehead
ex vice Segretario di Stato, ex co-Presidente di Goldman Sachs & Co., Presidente Fondatore 9/11 Memorial & Museum, Stati Uniti

Ernesto Zedillo
ex Presidente del Messico

Contenuti della relazione:

  1. Introduzione del Presidente della Commissione
  2. Riepilogo esecutivo
  3. La “War on Drugs” ha fallito – nuovi approcci stanno emergendo
  4. Percorsi verso politiche sulle droghe efficaci
  5. Leadership globale per politiche più efficaci ed umane (traduzione in corso)
  6. Rirerimenti e note (da tradurre)
  7. Classificazione delle droghe (da tradurre)
  8. Glossario (da tradurre)
  9. Risorse e link utili (da tradurre)
  10. Riconoscimenti e crediti (da tradurre)

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Fernando Henrique Cardoso - Ex Presidente Brasile (1994-2002)Il sistema internazionale di controllo delle droghe non funziona. Nel nostro rapporto del 2011 abbiamo fatto appello ai leader mondiali perché partecipassero a una discussione aperta sulla riforma delle politiche sulle droghe. Abbiamo suggerito loro di iniziare immediatamente a prendere in considerazione politiche alternative al fallimento della “guerra alla droga”.

Nei rapporti successivi abbiamo attirato la loro attenzione sull’urgente bisogno di riforme per contrastare la devastante diffusione dell’HIV e dell’epatite C. Abbiamo chiesto alle persone competenti in materia di rompere il taboo, vecchio ormai di cinquant’anni, e di iniziare a discutere di modi più efficaci e umani di gestire le droghe. Oggi, tre anni dopo, siamo felici di constatare che a livello sia regionale sia nazionale si è sviluppato un dibattito aperto riguardante nuovi approcci in materia. Ciò che conta di più, la discussione si basa su dati fattuali, e nuove ed esaltanti innovazioni si stanno diffondendo nelle Americhe, in Africa, Europa, Asia Meridionale e Sud Est Asiatico, Australia e Sud Pacifico. La discussione è davvero globale, e i governi e le società civili stanno imparando l’una dall’altra e sperimentando concretamente nuovi approcci.

La realtà è che nel 2014 molti governi e società civili non stanno solo discutendo, stanno agendo. La riforma in materia di droghe si sta spostando dalla teoria alla pratica. Audaci leader in tutto il mondo si stanno rendendo conto dei molti vantaggi politici, sociali ed economici che porterebbe una riforma delle politiche delle droghe. Si rendono conto che un gran numero di persone chiedono a gran voce un nuovo corso, e che tale cambiamento è inevitabile; per questo stanno iniziano a sperimentare una quantità di soluzioni partendo da dati fattuali e senza chiusure mentali. Gli approcci fattuali stanno soppiantando quelli ideologici, e i risultati sono incoraggianti. In questa relazione indichiamo un piano d’azione di ampio respiro per mettere sotto controllo le droghe. Siamo consapevoli che le vecchie strategie, basate su un modello punitivo e poliziesco hanno fallito, e in modo evidente. Hanno portato ad una crescita della violenza e delle popolazioni carcerarie, e all’erosione dell’autorità statale. I danni associate al consumo di droghe sono peggiorati, non migliorati. La Global Commision on Drug Policy invece sostiene un approccio alle droghe che metta al centro la salute pubblica, la sicurezza della comunità, i diritti umani e lo sviluppo.

Dobbiamo essere audaci ma pragmatici. Non esiste una via unica per riformare le politiche sulle droghe. Siamo consapevoli del fatto che questo cambiamento richiederà innovazioni delle politiche e delle pratiche internazionali e nazionali. Comporterà difficoltà ed errori e un confronto onesto e critico con i risultati, ma siano fiduciosi che i nuovi approcci che stanno emergendo possano aiutare i governi e i cittadini a procedere nel modo migliore. Hanno il vento in poppa, e possono raccogliere utili indicazioni dai molti progressi positivi che si sono verificati dal 2011.

Ora serve che gli organismi multilaterali, primo di tutti le Nazioni Unite, agiscano. Siamo lieti di vedere la qualità del dibattito ad alto livello da parte dei capi di stato e di importanti figure dell’ONU. Anche il fatto di vedere importanti organizzazioni regionali contribuire a riforme positive è incoraggiante. Le relazioni dell’Organizzazione degli Stati Americani, della West Africa Commission on Drugs, e della Global Commission on HIV and the Law, tutte a favore di un cambiamento, sono passi fondamentali verso la costruzione di politiche sulle droghe efficaci. In più, queste relazioni sfidano apertamente il sistema internazionale di controllo delle droghe e creano lo spazio politico per nuovi soggetti di sperimentare approcci simili.

Siamo spinti da un senso di urgenza. In tutto il mondo si riconosce non solo che il sistema attuale non funziona, ma anche che il cambiamento è necessario e possibile. Siamo convinti che la Sessione Speciale sulle Droghe dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sia un’opportunità storica per analizzare le carenze del sistema di controllo delle droghe, individuare alternative praticabili e allineare il dibattito con quelli già in corso sull’agenda in materia di sviluppo e diritti umani. La Global Commission esorta tutti gli stati membri dell’ONU a continuare ad analizzare la questione di una riforma delle politiche sulle droghe. Esortiamo i leader a confrontarsi in modo serio con le nuove sfide, non ultime le nuove droghe sintetiche che compaiono quasi giornalmente sul mercato e che richiedono soluzioni più articolate. Una dichiarazione nel 2016 che promettesse di “risolvere i problemi causati dalla droga” e di “liberare il mondo dalla droga” non risponderebbero alle necessità mondiali. Ribadiamo ulteriormente che la comunità internazionale deve rendersi conto che non esistono risposte facili per risolvere i problemi collegati alla droga.

La nostra relazione non offre la soluzione definitiva. Fornisce piuttosto indicazioni per giungere a un cambiamento pragmatico delle politiche, che a nostro parere renderà molto più gestibili i problemi collegati alla droga che il mondo oggi si trova ad affrontare. Chiediamo che gli stati approfittino dell’UNGASS 2016 per iniziare finalmente a mettere le droghe sotto controllo.

Fernando Henrique Cardoso
Ex Presidente del Brasile (1994-2002)

Global Commission on Drug Policy - 9 settembre 2014, New York

Global Commission on Drug Policy – 9 settembre 2014, New York

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La prossima Sessione Speciale dell’Assemblea delle Nazioni Unite (UNGASS) del 2016 rappresenta un’opportunità senza precedenti per rivedere e reindirizzare le politiche nazionali di controllo delle droghe e il futuro del sistema mondiale di controllo delle droghe. Quando i delegati si siederanno per riesaminare le politiche nazionali e internazionali sulle droghe, farebbero bene a ricordarsi il mandato delle Nazioni Unite, che non da ultimo prevede di proteggere sicurezza, diritti umani e sviluppo. La salute è il filo conduttore di questi tre obiettivi, e l’obiettivo finale del sistema di controllo delle droghe delle Nazioni Unite è “la salute e il benessere dell’umanità”. Ma i dati provano in modo inconfutabile non solo che il sistema non è riuscito a raggiungere gli obiettivi prefissi, ma anche che le leggi e le politiche punitive e proibizioniste hanno causato terribili danni collaterali.

Serve un sistema internazionale di controllo delle droghe nuovo e migliorato, che protegga meglio la salute e la sicurezza delle persone e delle comunità in tutto il mondo. Le pene severe basate su ideologie repressive devono essere sostituite da politiche maggiormente umane e efficaci, basate su dati scientifici e sui principi della salute pubblica e dei diritti umani. Questo è l’unico modo per ridurre allo stesso tempo le morti, le malattie e la sofferenza causate dall’uso di droga e la violenza, il crimine, la corruzione e il mercato nero associati con le inefficaci politiche proibizioniste. Deve essere sottolineato che dal punto di vista finanziario, i costi delle politiche che sosteniamo non reggono il confronto con i costi diretti e le conseguenze indirette causati dal regime attuale.

La Global Commission propone cinque strade per migliorare le politiche mondiali sulle droghe. Dopo aver messo la sicurezza e la salute delle persone al centro del dibattito, sollecitiamo i governi ad assicurare l’accesso alle medicine essenziali e al controllo del dolore. I componenti di questa commissioni lanciano un appello per la fine della criminalizzazione e dell’incarcerazione dei consumatori, insieme ad una prevenzione mirata, riduzione del danno e piani per la cura dei consumatori dipendenti. Per ridurre i danni causati dalle droghe e indebolire il potere e i guadagni della criminalità organizzata, la Commissione raccomanda ai governi di regolare i mercati delle droghe e di adeguare le loro strategie poliziesche in modo da colpire i gruppi criminali più violenti e distruttivi, piuttosto che punire gli elementi di basso livello.

Le proposte della Global Commission sono complementari e di ampio respiro. Spingono i governi a riflettere sul problema, fare ciò che si può e dovrebbe essere fatto immediatamente, e non rifuggere dal potenziale rivoluzionario della regolazione responsabile. Gli ostacoli alla riforma delle politiche sulle droghe sono formidabili ed eterogenei al tempo stesso. Gli apparati deputati al controllo delle droghe, sia nazionali sia internazionali, sono potenti e radicati, e difendono strenuamente lo status quo. Raramente si chiedono se il loro coinvolgimento e le loro strategie nell’applicare le politiche sulle droghe facciano più male che bene. Allo stesso tempo, si osserva spesso da parte dei media una tendenza al sensazionalismo ogni volta che si verifica una nuova “epidemia di droga”. E regolarmente i politici aderiscono all’invitante retorica della “tolleranza zero” e della creazione di una società “libera dalla droga”, piuttosto che adottare un approccio consapevole basato su ciò che funziona nella pratica.

L’associazione nell’immaginario colletivo di alcune droghe illegali con minoranze etniche e razziali causa paura e ispira leggi punitive. E frequentemente i sostenitori di una riforma nel campo delle droghe sono accusati di “essere indulgenti verso i criminali” o addirittura di essere “a favore delle droghe”.

La buona notizia è che il cambiamento è nell’aria. La Global Commission è soddisfatta che un numero crescente delle raccomandazioni contenute in questa relazione siano già considerate, in via di implementazione o applicate in vari paesi del mondo. Ma siamo solo all’inizio del viaggio e i governi possono trarre beneficio dall’esperienza accumulata dove le riforme sono in atto. Fortunatamente, è improbabile che la vecchia retorica e gli obiettivi irrealizzabili propri della UNGASS sulle droghe del 1998 saranno replicati nel 2016. C’è invece un crescente supporto per un’interpretazione più flessibile e una riforma delle convenzioni internazionali sulle droghe, associati ai principi dei diritti umani e di riduzione del danno. Tutti questi sviluppi fanno ben sperare per le riforme proposte di seguito.

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Per mettere al primo posto la salute e la sicurezza della comunità è necessaria un radicale ripensamento delle priorità e delle risorse, passando dal fallimento degli approcci repressivi a interventi sociali e di salute pubblica, dimostratisi efficaci.

Sia gli obiettivi dichiarati delle politiche di controllo delle droghe, sia I criteri su cui tali politiche si basano hanno bisogno di riforme. Gli obiettivi e le misure tradizionali – come la quantità di ettari di coltivazioni illegali distrutte, la quantità di droghe sequestrate, e il numero di persone arrestate, perseguite, condannate e incarcerate per reati connessi alle droghe – non sono riusciti a produrre risultati. Ben più importanti sono le misure e gli obiettivi che puntano a ridurre da una parte i danni legati all’uso di droga come le overdose, l’HIV, l’epatite e altre malattie, e dall’altra i danni causati dal proibizionismo come crimine, violenza, corruzione, violazioni dei diritti umani, degrado ambientale, sfollamento di comunità e il potere della criminalità organizzata. Bisogna smettere di investire in misure repressive controproducenti, se si aumentano le collaudate misure di prevenzione, riduzione del danno e terapie in modo da soddisfare la domanda.

Assicurare un giusto accesso alle medicine essenziali, in particolare farmaci per il dolore a base di oppiacei.

Più dell’ottanta per cento della popolazione mondiale deve sopportare dolore e sofferenze evitabili, senza poter godere dell’accesso a questi farmaci, o potendone godere in modo limitato. Questa situazione continua nonostante il fatto che uno degli obiettivi e degli obblighi fondamentali del regime internazionale di controllo delle droghe sia proprio la salute e l’accesso alle medicine essenziali. I governi devono stabilire piani e tempistiche chiare per rimuovere gli ostacoli nazionali e internazionali che impediscono la realizzazione di questi obiettivi. Devono anche stanziare i fondi necessari per un programma internazionale – supervisionato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sviluppato insieme all’Ufficio delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine e l’International Narcotics Control Board – per assicurare un accesso giusto e a basso costo a queste medicine dove esse non sono disponibili.

Porre fine alla criminalizzazione per il solo uso e possesso di droghe, e smettere di imporre percorsi di disintossicazione obbligatoria a persone che il cui unico reato è l’uso o il possesso di droghe.

In una società libera, la criminalizzazione dell’uso e del possesso non incide sui livelli di uso di droghe. Tuttavia, queste politiche incentivano comportamenti ad alto rischio come l’uso di siringhe non sterilizzate, scoraggiano persone che necessitano di disintossicazione da tale possibilità, distolgono risorse poliziesche dai crimini più gravi, riducono fondi privati e pubblici che potrebbero altrimenti essere investiti sulle vite delle persone, e gravano molti delle conseguenze negative a lungo termine di una condanna penale. L’utilizzo del sistema giudiziario penale per imporre la disintossicazione a persone arrestate per possesso di droga spesso porta più danni che benefici. Di gran lunga preferibile è assicurare la disponibilità di servizi di supporto diversificati nelle singole comunità. Bisogna far notare che tale raccomandazione non necessita di alcuna riforma dei trattati internazionali sul controllo delle droghe.

Trovare alternative all’incarcerazione di soggetti non violenti e di basso livello del mercato nero come i coltivatori, i corrieri e altri individui coinvolti nella produzione, nel trasporto e nella vendita di sostanze illecite.

I governi stanziano risorse sempre crescenti per l’individuazione, l’arresto e l’incarcerazione di soggetti chef anno parte del mercato nero – ma non ci sono prove che tali sforzi riducano i problemi collegati all’uso di droga o dissuadano altri da simili attività. Le misure alternative al carcere o altre misure non penali di regola sono molto meno dispendiose e più efficaci della criminalizzazione e dell’incarcerazione. Gli agricoltori di sussistenza e i lavoratori a giornata coinvolti nella raccolta, nella lavorazione, nel trasporto e nella vendita e che si sono rifugiato nell’economia illegale solo per sopravvivere non dovrebbero essere soggetti a sanzioni penali. Solamente investimenti per lo sviluppo a lungo termine, che migliorino l’accesso alla terra e ai posti di lavoro, riducano l’ineguaglianza e l’emarginazione, e migliorino la sicurezza possono fornire loro una via d’uscita.

Concentrare le risorse sulla riduzione del potere delle organizzazioni criminali e della violenza e dell’insicurezza che derivano dalla lotta fra di esse e con lo stato.

Serve un approccio molto più strategico da parte dei governi, che preveda che alcune azioni poliziesche, in particolare la repressione con un grande uso della forza, possono accrescere la violenza e l’insicurezza pubblica senza intaccare la produzione, il traffico e l’uso di droga. Spostare la produzione di sostanze illecite da un posto all’altro, o il controllo di una via di traffico da un’organizzazione criminale a un’altra è spesso più dannoso che altro. Gli obiettivi dal punto di vista dell’offerta devono essere reindirizzati dall’impossibile distruzione del mercato verso obiettivi realizzabili come la riduzione della violenza e dei danni causati dal traffico. Le risorse poliziesche dovrebbero essere dirette verso gli elementi più aggressivi, problematici e violenti del mercato – insieme a una cooperazione internazionale per colpire la corruzione e il riciclaggio. Le operazioni antidroga con gran uso di forza sono raramente efficaci e spesso controproducenti. Essenziale è anche che i responsabili rispondano delle violazioni dei diritti umani commessi durante il contrasto al traffico degli stupefacenti.

Consentire e incoraggiare esperimenti di diversa natura nella regolazione di droghe attualmente illegali, cominciando dalla cannabis, dalla foglia di coca e da alcune nuove sostanze psicotrope, ma senza limitarsi ad esse.

Si può imparare molto dai successi e dai fallimenti nella regolazione dell’alcool, del tabacco, dei prodotti farmaceutici e di altri prodotti e attività che pongono rischi per la salute salute e di altro tipo ai singoli soggetti e alle società. Sono necessari nuovi esperimenti che consentano un accesso legale ma controllato a droghe che sono al momento illegali. In ciò si dovrebbe comprendere anche l’espansione delle terapie con somministrazione di eroina per i soggetti dipendenti da lungo tempo, che si è dimostrata molto efficace in Europa e Canada. In definitiva, il modo più valido per ridurre i vasti danni del proibizionismo e progredire dal punto di vista della salute pubblica e della sicurezza è tenere sotto controllo le droghe attraverso una regolazione responsabile.

Approfittare dell’opportunità rappresentata dal prossimo UNGASS del 2016 per riformare il sistema internazionale di controllo delle droghe.

La leadership del Segretario Generale dell’ONU è essenziale per assicurare che tutte le agenzie dell’ONU competenti – non sono quelle di polizia, ma anche quelle che si occupano di salute, sicurezza, diritti umani e sviluppo – si impegnino pienamente in una giudizio critico delle strategie di controllo delle droghe a livello globale. Il Segretariato dell’ONU dovrebbe facilitare il prima possibile una discussione aperta che includa nuove idee e indicazioni basate su evidenze scientifiche, principi di salute pubblica, diritti umani e sviluppo. Un numero crescente di stati, sulla base della flessibilità ammessa dai trattati ONU, hanno difeso con successo cambiamenti di politiche verso la riduzione del danno, la fine della criminalizzazione dei consumatori di droghe, sentenze eque e alternative all’incarcerazione. Un’ulteriore esplorazione di interpretazione flessibili dei trattati sulle droghe è un obiettivo importante, ma in definitiva il sistema internazionale di controllo delle droghe dev’essere riformato per permettere una regolazione legale responsabile.

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Non solo il proibizionismo non è riuscito a raggiungere gli obiettivi inizialmente prefissati, ha anche causato gravi problemi sociali e sanitari. Stanno emergendo politiche alternative, che mirano a salvaguardare la salute e la sicurezza delle società, e a rafforzare la sicurezza, i diritti umani e lo sviluppo.

Il regime internazionale di controllo delle droghe ha due obiettivi fondamentali. Il primo è di assicurare l’accesso alle droghe per scopi medici e scientifici, il secondo è di proibire l’accesso a certe droghe per altri usi. Nonostante uno dei suoi obiettivi centrali sia quello di proteggere “la salute e il benessere dell’umanità” questo regime, e le politiche adottate per implementarlo fin dagli anni ’60, sono basati sulla criminalizzazione degli individui che producono, vendono o fanno uso di droghe. Dopo più di mezzo secolo di questo approccio punitivo, ci sono ormai prove inconfutabili che esso non solo non è riuscito a raggiungere i propri obiettivi, ma che ha anche generato gravi problemi sociali e sanitari. Se i governi hanno seriamente intenzione di salvaguardare la sicurezza, la salute e i diritti umani dei propri cittadini, devono urgentemente adottare nuovi approcci. Numerosi governi nazionali e locali stanno già facendo passi in questa direzione. Per sviluppare una politica delle droghe efficace serve una lettura onesta della questione. È necessario distinguere in modo preciso tra i problemi derivanti dal consumo di droghe, come la dipendenza e l’overdose, e i problemi generati dalle politiche repressive, come la criminalità e la violenza associati al mercato nero. Tuttavia, c’è una tendenza errata da parte di alcuni governi a considerare come un tutt’uno i problemi causati dall’uso di droghe e quelli causati dal proibizionismo. Di conseguenza, molti politici parlano in modo generico del “problema della droga” o della “minaccia della droga”. Questa esposizione basata sulla paura è regolarmente utilizzata dai sostenitori del proibizionismo per giustificare la continuazione, e in alcuni casi l’inasprimento, delle misure di giustizia penale che hanno aggravato molti dei problemi collegati all’uso di droga. In alcune parti del mondo, questo approccio punitivo dà credibilità alla loro reputazione di usare la “tolleranza zero” verso la criminalità. In realtà l’uso di droghe comprende un ampio spettro di comportamenti, che possono essere non problematici ma anche compulsivi e profondamente dannosi. Secondo l’UNODC, il 10 per cento delle persone che fanno uso di droghe nel mondo sono considerati “consumatori problematici”; ciò significa che la grande maggioranza del consumo di droghe non è problematico. Nonostante questo, le politiche internazionali sulle droghe continuano a trattare ogni tipo di consumo come se costituisse una grave minaccia alla società. Le politiche sulle droghe rimangono focalizzate esclusivamente sulla lotta al “demone” della dipendenza. Proprio da questa iniziale e errata generalizzazione, secondo la quale il consumo di droghe è sempre un “male” da affrontare con misure repressive penali, sono nate e si sono diffuse moltissime politiche irrazionali e inefficaci e sono nati così tanti dogmi controproducenti. Queste facili semplificazioni contribuiscono a decisioni politiche che sono slegate dai più basilari criteri scientifici, di salute pubblica e di diritti umani. All’origine delle indicazioni della Global Commission c’è dunque un appello affinché le politiche mondiali sulle droghe si riallinino con tali principi di base. Fino a poco tempo fa, i politici avrebbero avuto molta difficoltà a sfidare lo status quo. Spesso chi sostiene politiche alternative è dipinto come “arrendevole”, “indulgente verso le droghe“ o addirittura “pro-droghe”. Per fortuna, il dibattito sull’argomento inizia a muoversi oltre tali pregiudizi e facili generalizzazioni. L’appello della Global Commission sottolinea l’importanza dei principi di una politica sulle droghe che proteggano attivamente – invece che mettere in pericolo – la salute e il benessere degli individui e delle società. Non c’è alcuna contraddizione nell’essere allo stesso tempo contro le droghe e a favore di una riforma.

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NON HA RAGGIUNTO I PROPRI OBBIETTIVI

La comunità internazionale non è mai stata così lontana dal raggiungimento di un “mondo libero dalla droga”. La produzione mondiale di droga, l’offerta e il consumo continuano ad aumentare, nonostante le crescenti risorse destinate alla repressione.

  • La stima più attendibile dell’UNODC del numero di consumatori mondiali (uso nell’ultimo anno) è salita da 203 milioni nel 2008 a 243 nel 2012 – un aumento del 18 per cento, e una crescita nella prevalenza del consumo dal 4,6 al 5,2 per cento della popolazione mondiale in quattro anni.
  • La produzione mondiale illegale di oppio è aumentata di più del 380 per cento dal 1980, passando da 1.000 tonnellate alle oltre 4.000 odierne.
  • Al contempo, il prezzo dell’eroina in Europa è calato del 75 per cento dal 1990 e dell’80 per cento negli USA, nonostante la purezza della sostanza sia aumentata.
  • Il regime internazionale di controllo delle droghe è messo in seria difficoltà, per sua stessa ammissione, dalla proliferazione delle nuove sostanze psicotrope (NSP). Nel 2013, il numero delle NSP era più alto del numero di sostanze proibite dai trattati internazionali.

METTE IN PERICOLO LA PUBBLICA SALUTE E LA PUBBLICA SICUREZZA

Le strategie repressive alimentano il crimine e aumentano nettamente i rischi sanitari associate al consume di droga, soprattutto per i più deboli. Questo accade perché la produzione, la spedizione e la vendita delle droghe sono nelle mani della criminalità organizzata, e i consumatori sono criminalizzati, invece che aiutati.

  • La produzione e la vendita illegale porta spesso all’adulterazione di droghe di potenza e purezza sconosciuta, che pongono gravi rischi alla salute. Alcuni esempi sono l’eroina tagliata con l’antrace e la cocaina tagliata con il levamisolo (un agente usato per l’elmintiasi).
  • Più di un terzo (37 per cento) dei consumatori di droghe russi che scelgono di iniettarsi droghe sono affetti da HIV. A causa della scelta della criminalizzazione dei consumatori, i programmi di riduzione del danno che potrebbero salvare loro la vita sono molto limitati, come nel caso della fornitura di siringhe sterilizzate, o addirittura proibiti, come nel caso dei trattamenti per la sostituzione degli oppiacei.
  • L’attuale regime internazionale di controllo delle droghe causa importanti ostacoli legali e giuridici alla fornitura di oppiacei per le cure palliative e di controllo del dolore. Oltre 5 miliardi e mezzo di persone hanno un accesso estremamente limitato o del tutto assente alle medicine di cui hanno bisogno.
  • Le politiche repressive aumentano il rischio di morte premature per overdose e di reazione acute negative al consumo di droga. Per esempio nel 2010 ci sono state più di 20.000 morti per overdose da droghe illegali. Il naxolone – una droga che può contrastare gli effetti di un’overdose da oppiacei – non è ancora disponibile in tutto il mondo.

LEDE I DIRITTI UMANI ED AUMENTA LE DISCRIMINAZIONI

Gli approcci repressivi stanno seriamente mettendo in pericolo i diritti umani in ogni parte del mondo. Essi portano all’erosioni dei diritti civili e degli standard del giusto processo, alla discriminazione di individui e gruppi sociali – soprattutto le donne, i giovani e le minoranze etniche – e all’imposizione di pene disumane e crudeli.

  • Anche se la pena di morte per reati di droga è illegale secondo il diritto internazionale, tuttora ci sono 33 paesi che la utilizzano. Più o meno 1.000 persone all’anno sono giustiziate per tali reati.
  • Le politiche repressive hanno causato un’enorme espansione della popolazione carceraria (fra prigioni, custodia cautelare e detenzione amministrativa). Molte persone sono costrette a rimanere in “centri per la disintossicazione” obbligatori, tra cui 235.000 persone in Cina e nel Sud-est Asiatico.
  • A livello mondiale, ci sono più donne incarcerate per reati di droga che per qualsiasi altro crimine. Una donna su quattro in Europa e nell’Asia Centrale è in carcere per reati di droga, mentre in molti paesi dell’America Latina i tassi sono ancora più alti, come in Argentina (68,2 per cento), Costa Rica (70 per cento), e Perù (66,38 per cento).
  • Le politiche punitive danneggiano in modo sproporzionato le minoranze. Negli USA gli Afro-americani costituiscono il 13 per cento della popolazione, ma formano il 33,6 per cento degli arresti per droga e il 37 per cento delle persone incarcerate per reati di droga. Disuguaglianze razziali simili sono state osservate anche altrove, ad esempio nel Regno Unito, in Canada e in Australia.

FAVORISCE LA CRIMINALITA’ ED ARRICCHISCE I CRIMINALI

Invece che ridurre la criminalità, le politiche proibizioniste contribuisce attivamente ad accrescerla. La crescita del prezzo delle droghe illegali forniscono ai gruppi criminali una motivazione economica per entrare nel commercio, e spingono alcuni soggetti dipendenti dalle droghe a commettere crimini per finanziare il proprio consumo.

  • Il proibizionismo ha alimentato un mercato globale illegal stimato dall’UNODC nell’ordine delle centinaia di miliardi. Secondo dati del 2005, la produzione era valutata a 13 miliardi di dollari, il commercio all’ingrosso a 94 miliardi e la vendita a 332 miliardi. Il valore totale del mercato nero è più alto dei mercati globali dei cereali, vino, birra, caffè e tabacco insieme.
  • I mercati della droga illegali e senza regole sono intrinsecamente violenti. Paradossalmente, i successi nell’arresto di leader dei cartelli della droga e di trafficanti creano regolarmente vuoti di potere. Ciò risulta in un ulteriore aumento della violenza, dato che i concorrenti rimasti competono per acquisire la fetta di mercato libera.
  • Il traffico di droga rafforza gruppi armati fuorilegge. Ad esempio, il commercio di oppio assicura a gruppi paramilitary che operano sul confine Pakistan-Afghanistan fino a 500 milioni di dollari all’anno.

COMPROMOTTE LA SICUREZZA E LO SVILUPPO, ALIMENTA I CONFLITTI

I produttori e i trafficanti di droga prosperano nelle regioni più instabili, divise e sottosviluppate, dove le popolazioni indifese vengono spesso sfruttate. La corruzione, la violenza e l’instabilità generate dal mercato nero sono largamente considerate una minaccia sia allo sviluppo sia alla sicurezza.

  • Le stime delle morti causate dalla violenza collegata al mercato nero in Messico da quando, nel 2006, è stata intensificata la “War on Drugs” vanno dai 60 ai 100.000.
  • I profitti collegati al commercio illegale alimentano l’instabilità in molte zone, facilitando l’armamento di gruppi paramilitari, terroristici e ribelli. Il reindirizzamento degli investimenti stranieri e interni dagli obiettivi sociali e economici ai settori militare e poliziesco influenza negativamente lo sviluppo.
  • In Colombia, approssimativamente 2,6 milioni di acri sono stati cosparsi di sostanze chimiche tossiche fra il 2000 e il 2007, nell’ambito delle operazioni di sradicamento delle coltivazioni di droga. Nonostante il devastante impatto sulla terra e sui mezzi di sostentamento, il numero di siti per la produzione di droga in realtà è aumentato durante quel periodo.

SI SPRECANO MILIARDI E SI DANNEGGIA L’ECONOMIA

Le spese per l’attuazione del probizionismo aumentano a decine di miliardi l’anno. E anche se questo è un bene per il settore militare, causa effetti collaterali devastanti, sia finanziari sia sociali.

  • L’enfasi posta sulle politiche repressive per affrontare il mercato nero genera quello che si definisce “policy displacement”. In altre parole, toglie attenzione e risorse a interventi sanitari efficaci, ad altre priorità poliziesche e ad altri servizi sociali.
  • Il mercato nero crea un clima sfavorevole per le aziende legittime. Scoraggia gli investimenti e il turismo, crea instabilità di settore e competizione sleale (connessa al riciclaggio di denaro) e compromette la stabilità macroeconomica di interi paesi.
  • Il business della droga corrode anche l’amministrazione. In uno studio fatto in Messico nel 1998 si è stimato che i trafficanti di cocaina spendevano fino a 500 milioni di dollari l’anno in mazzette, più del budget annuale dell’uffico del Procuratore della Repubblica messicano. Dal 2011, i cartelli della droga messicani e colombiani hanno riciclato più di 39 miliardi di dollari all’anno dai guadagni della vendita all’ingrosso.

Torna alla sezione 3.1

Molti paesi stanno già cambiando il proprio approccio. Ci sono molte strade che portano a strategie più umane e efficaci

1973

Stati Uniti
Ad oggi, 23 stati degli USA hanno creato un mercato legale per la cannabis terapeutica e 17 hanno depenalizzato il possesso di cannabis per uso ricreativo; il primo stato fu l’Oregon nel 1973. Sono in corso di elaborazione anche riforme che porrebbero fine all’uso delle “pene minime obbligatorie” (NB: traduzione letterale, non esiste un equivalente in Italia) per individui condannati per reati di droga non gravi.

1976

Paesi Bassi
Una legge del 1976 ha portato a quello che è di fatto un regime legale di vendita della cannabis, attraverso I cosiddetti “coffee shop”. Si registrano attualmente crescenti pressioni da parte delle amministrazioni locali e dei cittadini per arrivare a una regolamentazione non solo della vendita, ma anche della produzione.

1980

Svizzera, Germania, Danimarca e Paesi Bassi
Fin dagli anni ’80 queste nazioni sono state pioniere nello sviluppo di approcci pragmatici volti alla riduzione del danno per le persone che consumano droghe via iniezione, creando programmi per la fornitura di siringhe sterilizzate, terapie per la sostituzione di oppiacei, programmi di riabilitazione assistiti con somministrazione di eroina e strutture dove si può fare uso di droghe con supervisione medica.

1999

Moldavia
Dal 1999 la Moldavia è considerata leader mondiale nella fornitura di servizi di riduzione del danno nelle prigioni, tra cui programmi per la sostituzione di oppiacei e di fornitura di siringhe sterilizzate.

2000

Iran
Dal 2000 la fornitura di servizi di riduzione del danno in Iran, tra cui programmi per la sostituzione di oppiacei e di fornitura di siringhe sterilizzate è stata estesa. Ad oggi lo stato fornisce tali servizi anche ai carcerati.

2001

Portogallo
Nel 2001 il Portogallo ha eliminato le sanzioni penali per il possesso personale di tutte le droghe e si è basato su un approccio alle droghe basato maggiormente sulla salute, che include efficaci misure di riduzione del danno.

Australia
Il Medically Supervised Injection Centre di Sydney è stato aperto nel 2001.

2003

Canada
In Canada si trovano due strutture dove ci si può iniettare le droghe con supervisione medica, la prima ha aperto nel 2003. In queste strutture, i consumatori di droghe dipendenti possono iniettarsi sostanze illegali ottenute in precedenze. Il Canada ha anche condotto due progetti piloti per la riabilitazione assistita con somministrazione di eroina.

2004

Ucraina
Dal 2004 l’Ucraina, con il consenso del Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la tubercolosi e la malaria, ha sviluppato il sistema di riduzione del danno più esteso dell’Est Europa. Nel 2012 i consumatori di droga erano più di 171.000, e il numero di nuovi casi di AIDS è diminuito nel 2011 per la prima volta dal 1999.

Cina e Vietnam
Dopo essersi per lungo tempo opposti alle misure di riduzione del danno, la Cina e il Vietnam hanno adottato fin dal 2004 programmi su larga scala di sostituzione di oppiacei e per la fornitura di siringhe sterilizzate.

2005

Spagna e Belgio
Dal 2005, sotto la spinta degli attivisti i “cannabis social club” hanno sfruttato le leggi che permettono di coltivare un ridotto numero di piante per il consumo personale, e hanno creato un sistema di produzione e fornitura del prodotto ai membri dei club che di fatto è legale.

2008

Ecuador
L’Ecuador ha depenalizzato il possesso di droghe nel 1990, e nel 2008 ha concesso la grazia a molti “corrieri della droga” che stavano scontando la pena in prigione.

2009

America Latina
Nel 2009 la Commissione Latinoamericana sulle droghe e la democrazia, con a capo tre ex-presidenti, ha pubblicato “Droga e democrazia: verso un cambio di sistema”, dando il via a un dibattito ad alto livello sulla riforma delle leggi sulla droga nell’Emisfero australe.

Repubblica Ceca
Nel 2009 la Repubblica Ceca ha eliminato le sanzioni penali per il possesso di droga, dopo che una valutazione aveva dimostrato il fallimento dell’approccio repressivo usato in precedenza.

2012

Global Commission on Drug Policy
Nel 2011 la Global Commission on Drug Policy ha pubblicato la sua relazione “La Guerra alla droga”, che ha rivoluzionato il dibattito mondiale sull’argomento. La sua pubblicazione ha ispirato riforme legislative a livello nazionale e ha incoraggiato le società civili a chiedere riforme in tutto il mondo.

Washington e Colorado
Nel 2012, a seguito di proposte approvate dagli elettori per mezzo di referendum, gli stati di Washington e Colorado sono diventati le prime entità territoriali nel mondo a creare un mercate legale per la cannabis ricreativa.

Bolivia
Nel 2012 la Bolivia fu la prima nazione a ritirarsi dalla Single Convention on Narcotic Drugs del 1961, in seguito a una disputa sulla coltivazione e l’uso tradizionali della foglia di coca. In seguito è stata riammessa alla convenzione, con una riserva sulla foglia di coca.

2013

Uruguay
Nel 2013 l’Uruguay è diventato il primo stato ad approvare una legge che prevede la creazione di un mercato legale per la cannabis ricreativa.

Nuova Zelanda
Nel 2013, la Nuova Zelanda ha approvato una legge innovativa che permette la vendita legale di alcune nuove sostanze psicotrope (NSP) di bassa pericolosità, che non ricadono sotto la competenza dei trattati internazionali.

Tanzania
Nel 2013 la Tanzania è diventato il primo stato subsahariano a lanciare un programma nazionale per la fornitura di metadone.

Americhe
Nel 2013 l’Organizzazione degli Stati Americani ha pubblicato la sua “Relazione sul problema della droga nelle Americhe” – la prima relazione da un’organizzazione multilaterale a confrontarsi in modo significativo con questioni di ampio respiro sulla riforma delle leggi sulle droghe.

Africa Occidentale
Una relazione del 2014 della Commissione dell’Africa Occidentale sulle Droghe ha avvertito che “L’Africa Occidentale non deve diventare una nuova prima linea della fallita “guerra alla droga”, che non ha né ridotto il consumo di droga né messo fuori gioco i trafficanti” e ha raccomandato che “il possesso e il consumo di droga per uso personale non dovrebbe essere un reato”.

2014

Caraibi
La riforme delle leggi sulla cannabis sono in corso di discussione nella regione. In Jamaica, una commissione governativa ha esaminato la possibilità di legalizzare la sostanza, e nel 2014 ne è stata annunciata la depenalizzazione.

2016

UNGASS
Sessione Speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sul problema mondiale della droga. Le proposte di riforma stanno prendendo slancio.

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Il Sistema internazionale di controllo delle droghe fu fondato con due obiettivi fondamentali. Il primo era quello di ridurre i problemi sanitari causati dalle droghe, il secondo di assicurare l’accesso alle medicine essenziali. Entrambi questi obbiettivi non sono stati raggiunti.

AL contrario, le politiche repressive basate sulla giustizia penale ha creato nuovi problemi sociali e sanitari. La Global Commission consiglia un approccio di ampio respiro per quanto riguarda le politiche sulle droghe. Se i governi intendono rispettare le promesse iniziali del sistema internazionale di controllo delle droghe, bisogna rimpiazzare l’approccio repressivo, inefficace e dannoso, con alternative che mettano al primo posto la salute pubblica e la sicurezza delle comunità. Ci sono almeno cinque cambiamenti di politiche che devono essere urgentemente attuati. Le cinque vie proposte dalla Global Commission sono complementari e formano un insieme di proposte onnicomprensivo. Alcune possono e dovrebbero essere attuate immediatamente. È essenziale che la salute sia messa al primo posto. Assicurare l’accesso a medicine che possono salvare la vita, porre fine alla criminalizzazione e riorganizzare gli obiettivi polizieschi: questi sono tutti provvedimenti immediati che possono e dovrebbero essere attuati ora. La regolazione è la via che offre il cambiamento maggiore nel porre le droghe sotto controllo, ridurre la violenza, ridurre la criminalità e migliorare la sicurezza e il benessere delle persone.

4.1 Mettere la salute e la sicurezza delle persone al primo posto

Torna al capitolo 4 Vai alla sezione 4.2

Bisognerebbe dare priorità alla salvaguardia della salute e della sicurezza delle persone, invece di perseguire una proibizione repressiva e dannosa. Ciò significa investire nella protezione delle comunità, nella prevenzione, nella riduzione del danno e nelle cure come pietre angolari delle politiche sulle droghe.

Praticamente tutti concordano sul fatto che la salute della popolazione dovrebbe essere la prima priorità delle politiche sulle droghe. Tuttavia se si vuole realizzare questo obbiettivo nella pratica, è urgentemente necessario un cambio di approccio. Oltre a un rinnovato sforzo nella riduzione dei danni di salute provocati dalle droghe (prima di tutto la dipendenza, l’overdose, e la trasmissione di malattie contagiose trasmissibili per mezzo del sangue) c’è anche la necessità di chiarire i principi che sostengono un approccio che si concentri davvero sulla salute pubblica.

Un tale approccio deve superare gli ostacoli politici ed essere sorretto da un investimento adeguato in politiche e pratiche basate su dati fattuali. Dovrebbe rendere le società in grado di prevenire e ritardare l’uso di droghe tra i giovani in modo più efficace, ridurre i rischi per coloro che decidono di sperimentare le droghe, e fornire possibilità di cure adeguate agli individui con problemi di dipendenza o di uso di droghe. Le strategie basate sulla prevenzione, la riduzione del danno e le cure dovrebbero anche essere in accordo con i diritti umani fondamentali, rispondere in modo compassionevole ai bisogni dei destinatari designati ed essere efficaci dal punto di vista economico. Purtroppo questo accade raramente, a causa della natura emotiva e ideologica delle politiche sulle droghe. Invece, spesso le migliori politiche sono contrastate da aspirazioni irrealistiche e inutili di un mondo “libero dalle droghe” e da una concentrazione eccessiva su politiche basate sull’astinenza. Troppo spesso tali politiche si basano su costose misure di “tolleranza zero” che regolarmente fanno più danni che altro, e raramente c’è un vero impegno nel monitorare in modo deciso e nel valutare l’impatto dei provvedimenti.

Prevenzione

La prevenzione comprende provvedimenti che impediscono e ritardano l’inizio del consumo di droga, affrontano i comportamenti ad alto rischio e limitano il passaggio a un uso problematico o dipendente. Tali provvedimenti sono una componente vitale e fondamentale di un approccio basato sulla salute. Ci sono prove sempre più chiare del fatto che i diversi provvedimenti preventivi sono efficaci. In ogni caso, sussistono delle lacune per quanto riguarda i dati, dal momento che la maggior parte della ricerca si svolge in paesi ad alto reddito, in particolare il Nordamerica e l’Europa occidentale. Da ciò ne viene che la maggior parte delle valutazioni scientifiche sono sbilanciate verso approcci basati sull’astinenza, programmi scolastici e provvedimenti per i bambini più giovani. C’è un pressante bisogno di valutazioni più rigorose di una gamma di interventi più ampia, anche in situazioni sociali dove prevalgono i redditi medi o bassi. In molti stati le strategie di prevenzione sono ancora strettamente ridotti a semplicistici misure educative. Tali programmi sostengono la politica del “dì di no alla droga” (NB: Just say no è il nome della campagna americana antidroga di Reagan, onestamente non so se tradurlo o no..), tattiche d’urto e forniscono informazioni parziali – e spesso erronee. I dati disponibili suggeriscono che quando tali strategie – in particolare quelle che comprendono campagne sui mass media e test antidroga nelle scuole – sono unite con la politica della “tolleranza zero”, esse sono nel migliore dei casi inefficaci, e nel peggiore controproducenti. In molti casi i giovani non si fidano dei messaggi di prevenzione pubblicati dalle autorità statali – soprattutto se tali autorità sono le stesse che stabiliscono sanzioni punitive per gli individui che posseggono o usano sostanze illecite. È necessario uno spettro più ampio di interventi basati sui dati fattuali, per rispondere ai molti bisogni dei diversi gruppi sociali, ed è essenziale fornire risorse adeguate sia a tali servizi sia alla loro valutazione. Un approccio il cui messaggio fosse “conosci le droghe prima di usarle” potrebbe avere un impatto maggiormente positivo tra i soggetti con i quali l’approccio “dì di no alla droga” è fallito. Anche mettere al primo posto la sicurezza e la responsabilità tra i giovani dev’essere una priorità. Affidarsi solo a messaggi che predicano l’astinenza dalle droghe raramente genera risultati duraturi. Ciò che invece serve è un’enfasi nell’aiutare i giovani a fare scelte consapevoli basate su informazioni scientifiche credibili. Le forme di prevenzione più efficaci sono quelle più ad ampio raggio. Invece che perseguire approcci univoci, le strategie di prevenzione dovrebbero essere integrate in un quadro più ampio di politiche sociali e sanitarie, sfruttando opportunità e influenze ambientali per favorire lo sviluppo della società. Ciò significa informare e incoraggiare decisioni responsabili non solo per quanto riguarda le droghe, ma anche per quanto riguarda altre abitudini a rischio, come l’uso di alcool e tabacco, il sesso non protetto e l’alimentazione non salutare. La prevenzione dovrebbe anche rivolgersi a gruppi storicamente trascurati, tra cui i consumatori di droghe non dipendenti, in ambienti diversi da quello scolastico, come la strada e i locali.

“Nel tentativo di ridurre i danni causati dalle droghe, senza dare giudizi morali, e rispettando la dignità propria di ogni individuo, indipendentemente dallo stile di vita, la riduzione del danno si distingue come un chiaro esempio di applicazione dei diritti umani.”

Professor Paul Hunt,
former UN Special Rapporteur on the Right to Health, 2010

Raccomandazione Nr. 1Per mettere al primo posto la salute e la sicurezza della comunità è necessaria un radicale ripensamento delle priorità e delle risorse, passando dal fallimento degli approcci repressivi a interventi sociali e di salute pubblica, dimostratisi efficaci.

Sia gli obiettivi dichiarati delle politiche di controllo delle droghe, sia I criteri su cui tali politiche si basano hanno bisogno di riforme. Gli obiettivi e le misure tradizionali – come la quantità di ettari di coltivazioni illegali distrutte, la quantità di droghe sequestrate, e il numero di persone arrestate, perseguite, condannate e incarcerate per reati connessi alle droghe – non sono riusciti a produrre risultati. Ben più importanti sono le misure e gli obiettivi che puntano a ridurre da una parte i danni legati all’uso di droga come le overdose, l’HIV, l’epatite e altre malattie, e dall’altra i danni causati dal proibizionismo come crimine, violenza, corruzione, violazioni dei diritti umani, degrado ambientale, sfollamento di comunità e il potere della criminalità organizzata. Bisogna smettere di investire in misure repressive controproducenti, se si aumentano le collaudate misure di prevenzione, riduzione del danno e terapie in modo da soddisfare la domanda.

Ridurre i danni associati con il consumo di droga

Molti provvedimenti che sono in grado di ridurre con successo le conseguenze negative associate con il consumo di droga sono fortemente supportati dalle evidenze scientifiche. Tra di essi ci sono la fornitura di siringhe sterilizzate, programmi per la sostituzione di oppiacei, siti dove si possono assumere droghe con supervisione medica, e la prevenzione e gli interventi in caso di overdose (che comprendono anche la fornitura di naxolone). Queste misure hanno un’alta efficacia dal punto di vista dei costi e, se forniti di risorse adeguate, contribuiscono a miglioramenti significativi nella salute pubblica. Tuttavia, ci sono considerevoli ostacoli politici contro l’utilizzo della riduzione del danno. Molti politici e i loro elettori sono riluttanti ad accettare il fatto che eliminare le droghe è impossibili. Spesso ritengono che appoggiare la riduzione del danno in qualche modo legittimi il consumo di droga. DI conseguenza, le risorse erogate sono di vari ordini di grandezza inferiori a quelle erogate per le politiche repressive. La Global Commission rinnova il suo appello affinché la riduzione del danno sia adottata su vasta scala per rispondere alla domanda – in accordo con le indicazioni comuni di WHO, UNAIDS e UNODC – e affinché gli ostacoli politici e normativi siano eliminati dove essi permangano tuttora.

Cura

La cura dei consumatori di droga dipendenti o problematici è una importante responsabilità dei governi. Non si tratta solo di un obbligo morale, ma è anche chiaramente delineato nei trattati internazionali sulle droghe e sui diritti umani. Esiste un’ampia gamma di possibilità di cura – tra cui vari terapie psicosociali, comportamentali, basate sull’astinenza o sulla sostituzione – che hanno dimostrato di essere efficaci nel migliorare la salute e ridurre i costi sociali dell’abuso di droga. Il modello di cura probabilmente genera i migliori risultati a livello individuale, se la cura è decisa tra il soggetto e il proprio medico o servizio sanitario, senza interferenze politiche e senza che l’individuo sia obbligato. Anche il concetto di “cura olistica” è importante e può migliorare il risultato della cura. Esso affronta non solo i problemi legati all’uso di droga dell’individuo, ma anche altri aspetti della sua vita tra cui la salute mentale, l’alloggio, e la formazione al lavoro. Tuttavia, nella maggior parte degli stati la gamma di possibilità di cura è limitata; spesso è ristretta solo a un modello basato sull’astinenza, e il servizio offerto è sufficiente a soddisfare solo una piccola parte della domanda, o è confuso e non riesce a concentrare le risorse dove esse sono maggiormente richieste. Allo stesso tempo, pratiche coercitive attuate con la scusa della cura, come la detenzione arbitraria, i lavori forzati e gli abusi fisici e psicologici, continuano ad essere estremamente diffusi.

“Il concetto di ‘riduzione del danno’ viene spesso trasformato in una questione inutilmente controversa, come se ci fosse una contraddizione tra la prevenzione e la cura da un lato, e la riduzione delle conseguenze negative sanitarie e sociali dell’uso di droga dall’altro. Si tratta di una falsa dicotomia. Queste politiche sono complementari.”

UN Office on Drugs and Crime ‘World Drugs Report 2008’

4.2 Assicurare l’accesso ai medicinali essenziali e per il controllo del dolore

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Il regime internazionale di controllo delle droghe non è in grado di assicurare un equo accesso a medicine essenziali come la morfina e il metadone, causando così dolore e sofferenza inutili. Gli ostacoli politici che non permettono agli stati membri di assicurare una fornitura adeguata di tali medicine devono essere rimossi.

L’accesso alle medicine essenziali è una component essenziale del diritto, riconosciuto a livello internazionale, al maggiore livello possibile di salute. Sebbene assicurare detto accesso sia uno dei due obbiettivi fondamentali del sistema internazionale di controllo delle droghe, dubbi riguardanti l’abuso e lo sviamento degli oppioidi nel marcato nero hanno messo in ombra tale obbiettivo fin dall’inizio. A causa di quella che alcuni medici definiscono “fobia degli oppioidi” c’è una persistente mancanza o un accesso inadeguato a medicine essenziali per il trattamento di dolori forti e dipendenza da oppiacei in tutto il mondo. Gli sforzi a livello nazionale e internazionale finalizzati alla proibizione dell’uso non medico degli oppiacei hanno un effetto frenante sull’uso medico degli stessi in nazioni con redditi medio bassi. Norme e politiche eccessivamente restrittive – come quelle che limitano il dosaggio o proibiscono dati preparati – sono di norma imposti con la scusa di prevenire lo sviamento verso il mercato nero. Secondo il WHO tali misure contribuiscono a una crisi sanitaria globale che lascia oltre 5.5 miliardi di persone (l’83 per cento della popolazione mondiale) – tra i quali 5.5 milioni di pazienti affetti da cancro in fase terminale – senza accesso a medicine a base di oppioidi, o con un accesso limitato alle stesse. Nel 2014, gli oppiodi forti e gli oppiacei sono sostanzialmente impossibili da ottenere in oltre 150 nazioni. Di conseguenza, l’accesso al trattamento sostitutivo di oppiacei rimane fortemente ristretto nella maggior parte degli stati membri dell’ONU, e in alcuni di essi, tra cui la Russia, è probito del tutto. E questo nonostante il fatto che sia la morfina che il metadone sono inclusi nella Lista delle Medicine Essenziali della WHO. La rimozione delle barriere alla fornitura delle medicine essenziali a base di oppioidi è una priorità mondiale di sanità pubblica che richiede urgentemente l’attenzione della comunità internazionale. Non è accettabile attendere un consenso più ampio a favore della riforma; la richiesta di queste medicine non è spinta da provincialistici opportunismi politici, ma dalla vulnerabilità umana alla malattia e al dolore. La comunità internazionale deve rendere l’accesso equo a medicine controllate per il dolore, le cure palliative e la dipendenza da oppioidi una priorità fondamentale, mentre i paesi in via di sviluppo deve affrontare il crescente fardello dell’invecchiamento, degli incidenti e delle malattie non trasmissibili.

Raccomandazione Nr. 2

Assicurare un giusto accesso alle medicine essenziali, in particolare farmaci per il dolore a base di oppiacei.

Più dell’ottanta per cento della popolazione mondiale deve sopportare dolore e sofferenze evitabili, senza poter godere dell’accesso a questi farmaci, o potendone godere in modo limitato. Questa situazione continua nonostante il fatto che uno degli obiettivi e degli obblighi fondamentali del regime internazionale di controllo delle droghe sia proprio la salute e l’accesso alle medicine essenziali. I governi devono stabilire piani e tempistiche chiare per rimuovere gli ostacoli nazionali e internazionali che impediscono la realizzazione di questi obiettivi. Devono anche stanziare i fondi necessari per un programma internazionale – supervisionato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sviluppato insieme all’Ufficio delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine e l’International Narcotics Control Board – per assicurare un accesso giusto e a basso costo a queste medicine dove esse non sono disponibili.

4.3 Porre fine alla criminalizzazione e alla incarcerazione dei consumatori di droghe

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Criminalizzare le persone per il possesso e l’uso di droghe è inutile e controproducente, aumenta i rischi sanitari e stigmatizza comunità vulnerabili, e contribuisce alla crescita esponenziale della popolazione carceraria- Porre fine alla criminalizzazione è un prerequisito di ogni politica delle droghe che sia davvero basata sulla salute.

L’approccio repressivo sulle droghe è praticato in base all’idea secondo la quale la criminalizzazione servirebbe come deterrente. Nonostante la sua popolarità, tale teoria non è supportata dai fatti. La ricerca suggerisce invece che la criminalizzazione dei consumatori di droghe in realtà peggiori i problemi collegati alle droghe. Studi comparati tra varie nazioni mostrano che non c’è correlazione tra l’intensità della repressione e la prevalenza d’uso. Ricerche all’interno dei singoli stati, che guardano agli effetti dei cambiamenti delle leggi sulle droghe nel tempo, giungono alla stessa conclusione. Ma la criminalizzazione non è inefficace solo come deterrente. Come si è spiegato nel dettagli in precendenti relazioni della Drug Commission, la criminalizzazione – sia essa del consumo, del possesso di piccoli quantitativi o degli accessori destinati al uso di droghe – è un fattore fondamentale in una vasta gamma di danni sociali e sanitari. La criminalizzazione è l’opposto di un approccio di riduzione del danno pragmatico e basato sulla salute – è, in effetti, una politica che amplifica i danni. La criminalizzazione ha un impatto dannoso sproporzionato sulla salute pubblica di popolazioni che sono già emarginate e vulnerabili. Incoraggia comportamenti più rischiosi come la condivisione di siringhe, che porta alla trasmissione dell’AIDS e dell’epatite C. La criminalizzazione spinge il consumo di droghe in ambienti marginali e antigienici, aumentando il rischio di infezione e morte per overdose, e accresce il numero totale di individui che usano e si iniettano droghe in prigione, un ambiente ad altro rischio ampiamente associato con servizi sanitari scarsi. Inoltre la criminalizzazione introduce ostacoli politici e pratici all’attuazione di interventi sanitari di comprovata efficacia. Molti dei soggetti che hanno maggiormente bisogno di cure, riduzione del danno e informazioni attendibili – in particolare giovani che potrebbero essere sul punto di iniziare a sperimentare le droghe – sono poco propensi a cercare aiuto per timore di essere arrestati, di avere la fedina penale sporca e dello stigma sociale che ne deriva. La criminalizzazione scoraggia anche gli individui dal richiedere assistenza medica quando amici o parenti vanno in overdose. L’introduzione delle “Good Samaritan Laws” nella maggior parte degli USA, che incoraggiano le persone a chiamare i servizi di emergenza offrendo loro immunità dalle conseguenze penali, è un buon esempio di un approccio pragmatico di riduzione del danno. In definitiva, la criminalizzazione dei consumatori di droghe non porta alcun beneficio alla società. Piuttosto, genera conseguenze di stigmatizzazione, erodendo opportunità di vita essenziali come la possibilità di avere una casa, un conto in banca, delle finanze personali e un impiego significativo. Paradossalmente, tutti questi fattori protettivi sono correlati in modo positivo con una maggiore probabilità di guarigione per i consumatori problematici, e più in generale con la salute e il benessere dei consumatori di droghe. Tuttavia molte risorse sono tuttora destinate a misure repressive controproducenti, mentre interventi sanitari di provata efficacia sono a corto di risorse, una situazione che è necessario invertire. La Global Commission sostiene fermamente che per ogni giurisdizione porre fine alla criminalizzazione dei consumatori di droghe (generalmente definita “depenalizzazione”) è un prerequisito fondamentale per ogni approccio che sia davvero basato sulla salute. Questo è lo standard di riferimento da cui possono evolvere le politiche future e si possono programmare innovazione. Fare questo primo passo è una priorità urgente, e dato che non richiede alcuna modifica degli attuali trattati internazionali sulle droghe, può essere attuato immediatamente senza conseguenze legali internazionali.

“Le nazioni dovrebbero lavorare per sviluppare politiche e leggi che depenalizzino l’iniezione e gli altri tipi di uso di droghe, e con ciò ridurre le incarcerazioni. Gli stati dovrebbero lavorare per sviluppare politiche e leggi che depenalizzino l’uso di siringhe pulite (e che permettano la fornitura di siringhe sterilizzate) e legalizzare i trattamenti per la sostituzione di oppiace per gli individui che ne sono dipendenti. Gli stati dovrebbero anche proibire la cura obbligatoria degli individui che usano e/o si iniettano droghe.” 67
World Health Organization, 2014

Porre fine alla criminalizzazione dei consumatori di droga non significa rinunciare al ruolo della polizia o del sistema giudiziario penale. Significa però che questi ruoli devono essere sottoposti a un ripensamento, insieme ai parametri e alle strategie utilizzate per giudicare il successo delle politiche sulle droghe. Ci sono molti esempi di misure che dimostrano come le forze di polizia locali possano lavorare insieme a elementi che lavorano nel campo della salute pubblica e altri prestatori di servizi per ottenere migliori risultati dal punto di vista sanitario. La polizia può attivamente sostenere misure di riduzione del danno come la fornitura di siringhe sterilizzate, la terapia a base di sostituzione di oppioidi e la creazione di strutture in cui è possibile consumare droga con supervisione medica, e possono essere addestrati per quanto riguarda la prevenzione delle overdose. Quando i consumatori di droga vengono in contatto con la polizia, possono venire loro consigliati anche importanti servizi sanitari. Nel complesso la polizia può avere un ruolo cruciale nella promozione della sicurezza della comunità, anche se ciò richiede investimenti adeguati nella direzione strategica, nella gestione e nell’addestramento.

Raccomandazione Nr. 3

Porre fine alla criminalizzazione per il solo uso e possesso di droghe, e smettere di imporre percorsi di disintossicazione obbligatoria a persone che il cui unico reato è l’uso o il possesso di droghe.

In una società libera, la criminalizzazione dell’uso e del possesso non incide sui livelli di uso di droghe. Tuttavia, queste politiche incentivano comportamenti ad alto rischio come l’uso di siringhe non sterilizzate, scoraggiano persone che necessitano di disintossicazione da tale possibilità, distolgono risorse poliziesche dai crimini più gravi, riducono fondi privati e pubblici che potrebbero altrimenti essere investiti sulle vite delle persone, e gravano molti delle conseguenze negative a lungo termine di una condanna penale. L’utilizzo del sistema giudiziario penale per imporre la disintossicazione a persone arrestate per possesso di droga spesso porta più danni che benefici. Di gran lunga preferibile è assicurare la disponibilità di servizi di supporto diversificati nelle singole comunità. Bisogna far notare che tale raccomandazione non necessita di alcuna riforma dei trattati internazionali sul controllo delle droghe.

Ripensare i “tribunali della droga”

Molte nazioni hanno fatto passi concreti per rimpiazzare l’incarcerazione di coloro che violano le leggi sulle droghe con l’indirizzamento verso programmi di cura monitorati e messi in pratica dal sistema giudiziario penale. L’esempio più noto di tale pratica è l’uso delle cosiddette “drug courts” negli Stati Uniti, che hanno ricevuto apprezzamenti in tutto il Nord America. Paragonate a risposte maggiormente punitive, le drug courts sembrano – almeno apparentamente – un passo nella giusta direzione. Ma il diavolo sta nei dettagli di come tali programmi sono gestiti. La maggior parte delle sentenze emesse dalle drug courts impongono l’astinenza, e le terapie a base di sostituzione di oppioidi è spesso arbitrariamente negata. Ci sono buoni motivi per essere scettici della loro efficacia. Normalmente l’astinenza è applicata per mezzo di drug test regolari e della minaccia dell’incarcerazione per coloro che risultano positivi. Nella pratica ciò significa che gli individui sono puniti per le ricadute, che sono una realtà riconosciuta nella dipendenza da droga. Ciò solleva anche dubbi che riguardano se e come la cura possa includere la coercizione. Gli individui sottoposti a tale trattamente devono rinunciare ad alcuni diritti costituzionali per poter prendere parte ai programmi delle drug courts: se non si riesce a completare il programma con successo ne risulta automaticamente una condanna penale. Sebbene alcuni tipi di cure ordinate dalle corti possano essere appropriate per alcuni trasgressori colpevoli di reati violenti o predatori, la situazione è diversa per quanto riguarda gli individui colpevoli solo di uso o possesso di droga. Secondo l’opinione della Commissione le drug courts, da sole, sono concettualmente sbagliate e insufficienti. Rappresentano un tentativo di imporre in retrospettiva un approccio sanitario all’interno di un sistema di giustizia penale che si è dimostrato inadeguato. Quello che serve è un cambiamento di politiche più sostanziale verso un sistema basato maggiormente sulla salute, che riduca la possibilità che i consumatori di droga vengano a contatto con il sistema penale, e che renda la prevenzione, la riduzione del danno e i programmi di cura disponibili a seconda delle esigenze.

4.4 Concentrare le forze sul traffico di droga e la criminalità organizzata

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Ribaltare l’attuale approccio punitivo verso i consumatori di droga non significa ridurre gli sforzi nella lotta contro la criminalità organizzata che prende parte al traffico di droga. L’estensione delle narcomafie è immenso e in crescita in molte parti del pianeta, generando violenza diffusa, insicurezza, corruzione, instabilità politica ed economica. Ma se si vogliono fare progressi significativi nell’affrontare tali questioni, la classe politica, come parte del più ampio cambio di sistema sostenuto dalla Global Commission, rivedere e riconsiderare molti presupposti, obbiettivi e pratiche per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata. Il punto di partenza dev’essere l’ammissione che il proibizionismo, di fronte a una crescente domanda globale, è controproducente. Crea gli ampi margini di profitto che sostentano il mercato nero e arricchiscono la criminalità organizzata, che mette a repentaglio la pace e la sicurezza nel mondo. Molti esperti rappresentanti di polizia sono pienamente consapevoli di tale problema, e i loro dubbi devono essere ascoltati. È necessaria una lucida analisi delle conseguenze negative indirette dell’approccio poliziesco alle politiche delle droghe, e i costi e i benefici che derivano dai diversi tipi di intervento. Inoltre, le convinzioni errate sui mercati della droga e come funzionano devono essere corrette. Per cominciare, porzioni consistenti del mercato funzionano in modo relativamente stabile e non violento, e la maggior parte degli individui coinvolti non sono membri violenti di cartelli della droga. La maggior parte dei coltivatori e dei corrieri sono attratti dal mercato non per avidità, ma per necessità economica. Alcuni parlano del mercato nero come di un’”economia di sopravvivenza”. Approcci repressivi che prendano di mira tali individui e gruppi non solo non riescono ad impattare in modo significativo la dimensione del mercato nero, ma utilizza risorse limitate, causa sovraffollamento carcerario, incoraggia corruzione anche ai bassi livelli, e mette in pericolo famiglie e comunità. Il peso delle risposte poliziesche per ridurre la produzione di droga ricadono invariabilmente in modo più pesante sui membri più vulnerabili e isolati della società – comunità a basso reddito, bambini e giovani, donne, individui dipendenti dalle droghe e minoranze etniche. Il motivo per cui bisogna porre fine all’approccio punitivo a coloro che partecipano al mercato nero in modo non violento e ai livelli più bassi è dunque basato sullo stesso ragionamento pragmatico su cui si basa l’eliminazione delle pene per i consumatori di droghe. Ci si può anche basare sullo sviluppo, dato che la repressione colpisce i poveri e gli emarginati in modo sproporzionato. La messa a punto di risposte più adeguate dovrebbe essere la prima priorità. Per cominciare, ciò richiederebbe porre fine immediatamente all’utilizzo della pena di morte e delle pene corporali, oltre che all’uso costoso e controproducente dell’incarcerazione. Qualora si scelga di utilizzare sanzioni punitive, queste dovrebbero essere preferibilmente basate sulla rieducazione e includere supporto nell’aiutare gli individui a uscire dal mercato nero, promuovere la riabilitazione, nello sviluppo delle capacità individuali e di altri mezzi di sostentamento. Tali approcci non sono solo più umani – sono efficaci dal punto di vista dei costi. L’utilizzo dei procedimenti penali dovrebbe essere evitato. Lo stigma che si accompagna a una fedina penale sporca rende il reintegro nell’economia legale più complesso e il ritorno all’economia illegale più probabile. Anche per contrastare gli strati più alti delle organizzazioni criminali sono necessarie nuove risposte. La “war on drugs” è un’applicazione carente di strategie e tattiche. Gli approcci devono invece essere misurati e pragmatici se si vuole riportare pace e stabilità dove prima prosperava la cultura della guerra. Risposte basate interamente sull’uso dell’esercito, contrariamente a quello che potrebbe suggerire l’istinto, messo a rischio la sicurezza di vari luoghi in Afghanistan, Colombia e Messico.

“Per decenni la Colombia ha messo in pratica ogni misura possibile per combattere il mercato nero, uno sforzo enorme i cui benefici non sono stati proporzionali alla gigantesca quantità di risorse investite e ai costi in termini di vite umane. Nonostante i significativi risultati raggiunti nella lotta ai cartelli della droga e alla diminuzione dei livelli di violenza e crimine, le aree di coltivazione illegale hanno ripreso a crescere, così come il flusso di droghe che escono dalla Colombia e dalla regione Andina.”
Latin American Commission on Drugs
and Democracy, 2009

Raccomandazione Nr. 4

Trovare alternative all’incarcerazione di soggetti non violenti e di basso livello del mercato nero come i coltivatori, i corrieri e altri individui coinvolti nella produzione, nel trasporto e nella vendita di sostanze illecite.

I governi stanziano risorse sempre crescenti per l’individuazione, l’arresto e l’incarcerazione di soggetti chef anno parte del mercato nero – ma non ci sono prove che tali sforzi riducano i problemi collegati all’uso di droga o dissuadano altri da simili attività. Le misure alternative al carcere o altre misure non penali di regola sono molto meno dispendiose e più efficaci della criminalizzazione e dell’incarcerazione. Gli agricoltori di sussistenza e i lavoratori a giornata coinvolti nella raccolta, nella lavorazione, nel trasporto e nella vendita e che si sono rifugiato nell’economia illegale solo per sopravvivere non dovrebbero essere soggetti a sanzioni penali. Solamente investimenti per lo sviluppo a lungo termine, che migliorino l’accesso alla terra e ai posti di lavoro, riducano l’ineguaglianza e l’emarginazione, e migliorino la sicurezza possono fornire loro una via d’uscita.

Un rapporto del 2011 ha mostrato che l’aumento della pressione repressive sul mercato nero era associato con aumenti dei livelli di violenza, e non con diminuzioni della stessa. In alcuni casi, risposte basate sull’uso della forza militare in una nazione hanno avuto come risultato drammatiche esplosioni di violenza in altri. Non ci sono nemmeno prove convincenti che gli sforzi per ridurre l’offerta abbiano ottenuto riduzioni durature della produzione totale di droghe o della disponibilità delle stesse. Nonostante crescenti risorse siano devolute all’estirpazione e all’interdizione, la produzione di droga ha tenuto il passo con la crescita della domanda globale, e sembra che i successi ottenuti in certe aree spesso finiscano per dirottare altrove la produzione e le vie di traffico (l’”effetto palloncino” descritto dall’UNODC). Le risposte basate sull’uso di forze militari ha talvolta portato a infiltrazioni e corruzione all’interno dei governi, degli eserciti e della polizia da parte dei cartelli, e a una cultura dell’impunità per le violazioni dei diritti umani, in particolare uccisioni perpetrate dalle forze di polizia al di fuori del sistema penale e sparizioni. Dove la repressione manca di direzione strategica, comunemente a pagarne le conseguenze sono gli individui ai gradini più bassi della catena. Il focalizzarsi su obbiettivi generici come la quantità di arresti o di sequestri di droga può portare a una crescita delle catture e degli arresti, ma spesso si tratta di elementi di poco rilievo. Tali approcci hanno un impatto sui livelli di produzione di droga sul lungo termine virtualmente nullo, dato che c’è sempre abbondanza di individui disposti a riempire il vuoto che ne risulta. Ciò che invece ne deriva è un temporaneo dirottamente geografico dell’attività criminale e il sovraccarico del sistema carcerario e di quello giudiziario penale.
In futuro i tentative di riduzione e prevenzione dei danni generate dal coinvolgimento della criminalità organizzata nella produzione e nel traffico di droga devono includere sviluppo sociale ed economico per le comunità che ne risentono maggiormente. I governi possono anche supportare misure per ridurre progressivamente l’influenza delle narcomafie attraverso una transizione graduale verso mercati della droga regolati dalla legge. Tuttavia questi due approcci non solo gli unici modi in cui si possono alleviare i danni causati dal mercato nero e dalla criminalità organizzata. Ci sono prove convincenti che, sul breve termine, sforzi repressivi più mirati possono ridurre violenza e insicurezza.

“L’Africa occidentale, una regione con risorse limitate, rimuoverebbe un fardello enorme da un sistema penale già fin troppo appesantito, se decriminalizzasse l’uso e il possesso di droghe, e facesse sforzi maggiori nel perseguire quei trafficanti il cui comportamento pericoloso ha un impatto sulla società molto più profondo, e nello sradicamento della corruzione dall’interno. Più specificamente, le risorse così liberate possono essere indirizzate ad alternative repressive più promettenti come strategie basate sulla deterrenza, obbiettivi mirati e interdizioni seriali.”
West Africa Commission
on Drugs, 2014

Raccomandazione Nr. 5

Concentrare le risorse sulla riduzione del potere delle organizzazioni criminali e della violenza e dell’insicurezza che derivano dalla lotta fra di esse e con lo stato.Serve un approccio molto più strategico da parte dei governi, che preveda che alcune azioni poliziesche, in particolare la repressione con un grande uso della forza, possono accrescere la violenza e l’insicurezza pubblica senza intaccare la produzione, il traffico e l’uso di droga. Spostare la produzione di sostanze illecite da un posto all’altro, o il controllo di una via di traffico da un’organizzazione criminale a un’altra è spesso più dannoso che altro. Gli obiettivi dal punto di vista dell’offerta devono essere reindirizzati dall’impossibile distruzione del mercato verso obiettivi realizzabili come la riduzione della violenza e dei danni causati dal traffico. Le risorse poliziesche dovrebbero essere dirette verso gli elementi più aggressivi, problematici e violenti del mercato – insieme a una cooperazione internazionale per colpire la corruzione e il riciclaggio. Le operazioni antidroga con gran uso di forza sono raramente efficaci e spesso controproducenti. Essenziale è anche che i responsabili rispondano delle violazioni dei diritti umani commessi durante il contrasto al traffico degli stupefacenti.

I governi potrebbero trarre beneficio dalla redifinizione degli obbiettivi delle forze dell’ordine per quanto riguarda le droghe, verso obbiettivi raggiungibili piuttosto che riferimenti arbitrari e con motivazioni politiche. Ciò richiede l’adozione di un approccio alla gestione di mercati della droga problematici che è, per taluni aspetti, analogo agli approcci di riduzione del danno per la gestione dei consumatori di droga problematici. Nella pratica ciò significa focalizzarsi sul ridurre gli effetti più nocivi dei mercati illegali, piuttosto che necessariamente sulla loro distruzione. L’indirizzamento di risorse verso gli elementi più violenti e distruttivi dei mercati illegali può essere un modo efficace di raggiungere tale obbiettivo. Recenti esperienze in città latinoamericane e nordamericane hanno dimostrato che è possibile ridurre le conseguenze negative del mercato nero con strategie mirate dal punto di vista demografico e geografico. La deterrenza mirata focalizzata sui criminali più pericolosi, e in particolare sulle gang, ha generato alcuni risultati positivi. Ugualmente, la scelta degli obbiettivi basati sull’intelligence può aumentare i costi per gli elementi più pericolosi del mercato nero e massimizzare l’impatto delle limitate risorse e migliorare la salute pubblica. Tale reindirizzamento degli sforzi può fare da complemento alla continua cooperazione internazionale per affrontare il riciclaggio e la corruzione collegati al mercato nero. L’investimento nel potenziamento delle istituzioni di giustizia penale porterà anche a risposte poliziesche maggiormente efficaci. Tuttavia, ciò non implica accresce la “potenza di fuoco” delle forze di polizia. Richiede piuttosto che le risorse siano dirette a far rispettare la legge e a favorire la fiducia tra le comunità e la polizia. Elementi chiave di tale processo sono un monitoraggio migliore e sistemi di responsabilità più chiari, di modo che le forze dell’ordine non operino in una cultura dell’impunità che troppo spesso permette violazioni dei diritti umani e perpetua la corruzione.

“Sono stato ministro della salute in passato e non c’è dubbio che la soluzione da un punto di vista sanitario sarebbe quella di trattare il problema delle droghe come un problema principalmente sanitario e sociale piuttosto che un problema penale..Affrontare le droghe in modo repressivo e monodimensionale significa non comprendere la natura della questione…Abbiamo ondate di crimini violenti causati dal mercato nero, quindi bisogna eliminare il profitto dalle droghe…Le nazioni nella regione che sono state dilaniate dalla violenza associata con i cartelli della droga stanno cominciando a pensare da un diverso punto di vista a una vasta gamma di approcci e dovrebbero essere incoraggiate in questo…Dovrebbero agire sulla base dei fatti.”
Helen Clark, Administrator of
the United Nations Development
Program, 2013

4.5 Regolare il mercato delle droghe perché siano i governi a controllarlo

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La regolazione delle droghe dovrebbe essere seguita perché esse pongono dei rischi, non perché siano delle sostanze sicure. Si possono applicare modelli di regolazione diversi a seconda dei rischi che esse pongono. In tale modo, la regolazione può ridurre i danni sociali e sanitari e diminuire il potere della criminalità organizzata.

Porre fine alla criminalizzazione dei consumatori è essenziale, ma affronta solo in piccola parte, o non affronta per nulla, i danni associati al mercato nero. La sua continua espansione nonostante i crescenti sforzi polizieschi che mirano a ridimensionarlo dimostrano l’inutilità della repressione. Per questo, seguendo principi pragmatici di riduzione del danno, sul lungo termine il mercato delle droghe dovrebbe essere regolato in modo responsabile dai governi. Senza una regolazione legale, controllo e applicazione dello stato di diritto, il mercato della droga rimarrà nelle mani della criminalità organizzata. In definitiva si tratta di una scelta tra mettere il controllo in mano ai governi o lasciarlo nelle mani dei criminali; non esiste una terza via con la quale si possa eliminare il mercato della droga. C’è un obbligo di salute pubblica di regolare legalmente le droghe non perché esse non siano dannose, ma esattamente perché esse sono pericolose e pongono seri rischi. Per quanto una particolare droga possa essere pericolosa di per sé, i suoi rischi aumentano talvolta in maniera drammatica, quando essa è prodotta, venduta e consumata all’interno di un mercato criminale senza regole. Droghe di potenza sconosciuta sono vendute senza controlli di qualità, spesso tagliate con adulteranti, additivi o altre droghe, e mancano di informazioni sui contenuti, i rischi o sui parametri di sicurezza. Permettere a governi responsabili e a enti regolatori di controllare questo mercato può ridurre in modo significativi tali rischi.

La regolazione delle droghe non è un’idea radicale quanto molti pensano. Tale scelta non richiede un ripensamento sostanziale di principi condivisi. La regolazione e la gestione di prodotti e comportamenti rischiosi è una funzione fondamentale di ogni autorità governativa nel mondo, ed è la norma in quasi ogni altro campo della legge e della gestione statale. I governi regolano qualsiasi cosa, dal consumo di sigarette e alcool alle medicine, alle cinture di sicurezza, all’uso di fuochi d’artificio, agli attrezzi elettrici e agli sport estremi. Se si vuole contenere e minimizzare i rischi potenziali delle droghe, i governi devono applicare la stessa logica di regolazione allo sviluppo di politiche sulle droghe efficaci. Esiste un ampio spettro di opzioni possibili per controllare la produzione, l’offerta e l’uso di vari tipi di droghe (vedi grafico a pagina 29). Da una parte di tale spettro ci sono i mercati illegali e controllati dalla criminalità, soggetti alla war on drugs su ampia scala. Dall’altro lato ci sono mercai legali e senza restrizioni, controllati da imprese private. Entrambe queste opzioni sono caratterizzate da un’assenza di regolazione, dove i governi essenzialmente rinunciano al controllo del mercato della droga. Come si evince dalla figura 1, tra i vari modelli possibili un mercato della droga regolato legalmente può produrre i risultati migliori dal punto di vista sanitario e sociale.

A seconda della situazione, politiche che vanno dalla depenalizzazione e la riduzione del danno alla regolazione legale costituiscono la posizione davvero pragmatic e equilibrate. Queste e gli interventi ad esse associati introducono un livello adeguato di controllo governativo in un mercato nel quale al momento esso è minimo o inesistente. Questo, oltre a dimostrare la necessità di regolare alcune droghe attualmente illegali, indica anche il bisogno di regolare meglio l’alcool e il tabacco. Questi appelli paralleli non sono in contraddizione; gli obbiettivi di una regolazione migliore sono gli stessi, ma i punti di partenza sono diversi. Nel mondo, il dibattito sulla regolazione legale della cannabis – e potenzialmente di altre droghe – sta diventando oggetto di dibattito ai livelli più alti. La discussione non è più solo teorica; varie giurisdizioni stanno sviluppando e mettendo in pratica modelli di regolazione legale della cannabis, e stanno anche emergendo approcci simili per altre droghe (vedi box a pagina 32). Parlamentari, sindaci, uomini d’affari, medici, educatori, la società civile e leader religiosi accolgono apertamente il dibattito riguardante la riforma delle politiche sulle droghe e la necessità di sperimentare. Ora che il tabù della regolazione è spezzato, è importante dissipare alcune convizioni errate e chiarire cosa questo significa nella pratica.

“Creando modelli regolatori efficaci, la legalizzazione potrebbe ridurre molte delle conseguenze negative più preoccupanti per la società, tra cui la violenza, la corruzione e il disordine pubblico che circondano il mercato nero; la trasmissione di malattie per mezzo del sangue associate con la condivisione delle siringhe e l’incarcerazione di centinaia di migliaia di trasgressori delle leggi sulle droghe.”

Organization of American States, 2013

Non esiste un modello che valga per tutti quando si tratta di regolare le droghe. C’è uno spettro flessibile di assodati strumenti di regolazione, ed esso dovrà essere applicato nel modo più appropriato per regolare le diverse droghe, all’interno di popolazioni e ambienti differenti. Come i superalcolici sono regolati in modo differente dalla birra, così è probabile che i controlli saranno più severi all’aumentare della pericolosità delle singole droghe. È anche importante sottolineare che molti prodotti e attività rimarranno proibiti anche sotto un sistema di regolazione legale. La vendita ai minori, ad esempio, ovviamente non sarebbe permessa all’interno di alcun sistema. Esplorare modelli di regolazione per alcune droghe non significa che tutte le droghe debbano essere legalizzate. Rimane un imperativo sanitario mantenere proibizioni sulle droghe più potenti o rischiose, come il ‘crack’ o la ‘krokadil’ (un oppioide iniettabile preparabile in casa). Le risposte all’uso continuato di tali sostanze proibite e ad alto rischio in un scenario futuro, tuttavia, dovrebbero aderire al principio della riduzione del danno, piuttosto che basarsi sulla criminalizzazione dei consumatori. Al contrario, sotto il regime attuale, non esistono simili controlli sui prodotti. I mercati delle droghe sono guidati da processi economici che incoraggiano la produzione e l’offerta di droghe più potenti – e proprio per questo più redditizie. Per esempio, tipi di cocaina che possono essere fumati, come il crack, il ‘paco’ e il ‘basuco’ in molti posti sono più facilmente reperibili di prodotti meno potenti e più sicuri come la foglia di coca o altri prodotti a base di coca. Una regolazione efficace potrebbe aiutare a rovesciare questa tendenza in modo graduale.

“Il mondo ha bisogno di discutere nuovi approcci… pensiamo sostanzialmente all’interno dello stesso sistema di 40 anni fa…Un nuovo approccio dovrebbe tentare di togliere i profitti derivanti dal traffico di droga… Se ciò significare legalizzare, e il mondo pensa che sia la soluzione, accoglierò tale decisione. Non sono contrario.”
Juan Manuel Santos,

President of Colombia, 2011

La regolazione delle droghe non è un salto nel vuoto. Molte droghe il cui uso ricreativo è illegale – tra cui gli oppiacei, le anfetamine, la cannabis e anche la cocaina – sono già prodotte in modo sicuro e senza rischi per uso medico senza il caos, la violenza e la criminalità propri del mercato nero. Quasi la metà della produzione mondiale di oppio è del tutto legale, coltivato secondo regole severe per scopi medici. Anche l’esperienza con alcool e tabacco è istruttiva. Anche se rimangono serie preoccupazioni riguardanti i controlli inadeguati sulla disponibilità e la vendita di alcool e tabacco in molte parti del mondo, queste due droghe sono prodotte e trasportate in larga parte senza problemi – soprattutto se paragonate agli esempi storici in cui si è tentata la strada del proibizionismo dell’alcool.
È necessario distinguere termini e concetti fondamentali, in modo da evitare confusioni inutili. La ‘legalizzazione’ è semplicemente un processo – il rendere legale qualcosa che è illegale. Ciò che la maggior parte di coloro che sostengono una riforma intende con questo termine è meglio descritto come ‘regolazione’, ‘regolazione legale’ o ‘mercati regolati legalmente’. Questi concetti si riferiscono al termine finale del processo di legalizzazione – il sistema di regole che governa la produzione, l’offerta e l’uso delle droghe. I mercati delle droghe che sono soggetti a una stretta regolazione legale non sono ‘mercati liberi’, e allo stesso tempo esplorare alternative al proibizionismo non significa creare un mercato delle droghe ‘libero per tutti’, dove l’accesso alle droghe è senza restrizioni e la disponibilità è enormemente maggiore. Regolare vuol dire prendere il controllo, in modo che siano i governi, e non i criminali, a prendere decisioni sulla disponibilità o meno delle diverse sostanze, in diverse situazioni. Inevitabilmente, mentre alcune droghe saranno accessibili con controlli appropriati e altre solo con una prescrizione medica, altre droghe più dannose dovranno necessariamente rimanere illegali. A differenza del mercato nero, la regolazione legale permette ai governi di controllare e regolare la maggior parte degli aspetti del mercato, come:

  • La produzione e il trasporto (posizione, concessione di licenza e sicurezza);
  • I prodotti (dosaggio/potenza, preparazione, prezzo e confezionamento);
  • Venditori (concessione di licenze, controlli accurati e requisiti);
  • Marketing (pubblicità, marchi e promozione);
  • Punti di vendita (posizione, densità e aspetto);
  • Accesso (controllo dell’età, compratori autorizzati, sistemi che si basano sull’appartenenza a un club, prescrizione medica)

Dunque un sistema di regolazione legale stabilisce parametri stretti e chiari per il mercato della droga. Invece che aumentare la disponibilità, esso controllerebbe invece ciò che è permesso e stabilirebbe linee guida per la disponibilità di specifici prodotti. I dettagli precisi di quali droghe dovrebbero essere disponibili e sotto che regole dovrebbe essere lasciato alla discrezione delle singole giurisdizioni, basandosi sulle diverse realtà e sfide.

“Non dovremmo mettere in prigione ragazzi e consumatori per lungo tempo quando alcuni di quelli che stanno scrivendo quelle leggi hanno probabilmente fatto la stessa cosa. È importante che [la legalizzazione della cannabis in Colorado e Washington] prosegua perché è importante che la società non sia in una situazione in cui una grossa fetta della popolazione ha in un qualche momento trasgredito alla legge e solo pochi di loro vengono puniti.”

Barack Obama, President of the USA, 2014

Come con ogni cambiamento di politica, andare verso un modello di mercato legale per il controllo delle droghe presenta dei rischi e potenziali conseguenze negative. La preoccupazione più comune è quella che una commercializzazione esagerata possa portare a un aumento dell’uso e dei problemi di salute correlati. Per minimizzare i rischi è necessario procedere in modo cauto e graduale, finché il rapporto costi-benefici dei diversi approcci di regolazione non siano meglio compresi. Le lezioni che provengono da approcci regolativi innovativi come quelli riguardanti la cannabis, le cure a base di sostituzione di oppioidi e le nuove sostanze psicotrope daranno l’impronta a questo processo evolutivo in corso, basato sui fatti. Indicazioni fondamentali devono anche essere tratte dai successi e fallimenti nella regolazione di tabacco e alcool. Se l’uso dovesse davvero aumentare durante lo spostamento verso la regolazione – e questa possibilità non può essere esclusa – è bene ricordare che il totale dei problemi sociali e sanitari associati alle droghe probabilmente diminuirà in ogni caso. L’uso di sostanze prodotte legalmente in ambienti regolati sarà intrinsecamente più sicuro, i danni collegati al mercato nero e alla repressione saranno ridotti, e gli ostacoli a misure sociali e sanitarie più efficaci saranno rimossi. Ciò nonostante, impedire la commercializzazione sregolata e limitare il marketing basato sul profitto che punta ad attrarre nuovi consumatori o ad aumentare il consumo sarà una sfida centrale per la classe politica e per chi dovrà stabilire le regole. La Convenzione Quadro per la Lotta al Tabacco della WHO fornisce uno schema utile di come si possa sviluppare, implementare e valutare il miglior modello a livello internazionale per il commercio e la regolazione per uso ricreativo di una sostanza pericolosa. La Convenzione è appoggiata da un numero di stati paragonabile a quello dei tre trattati esistenti su cui si basa il proibizionismo. Come nel caso delle politiche dell’alcool e del tabacco, la WHO può assumere un ruolo di guida nella valutazione delle diverse possibilità di regolazione per le altre droghe, e fornire linee guida chiare su come sia meglio procedere. È cruciale che l’approccio sia flessibile. A differenza della proibizione generalizzata, modelli di regolazione efficaci dovranno adattarsi ed evolvere in risposta al cambiamento delle circostanze e dei dati provenienti da un monitoraggio attento e dalle valutazioni, sia positive che negative. I dettagli precisi di ogni sistema, e di come esse si evolve, dovrebbero essere decisi dalle singole giurisdizioni, basandosi sulle specifiche realtà, opportunità e sfide piuttosto che essere imposte dall’alto. Riamangono dubbi anche riguardo la capacità di alcune nazioni a basso e medio reddito medio di regolare in modo efficace il mercato delle droghe date le difficoltà attuali nel regolare alcool, tabacco e medicinali. La stessa domanda si può porre riguarda alla capacità di tali stati di far rispettare il proibizionismo. Non esistono risposte semplici.

Molte famiglie e comunità povere sono state attratte nel mercato nero. I loro bisogni non dovrebbero essere trascurati durante la transizione verso mercati regolati legalmente. Tali considerazione dovrebbero essere incorporate in modo più completo nelle decisioni dei singoli governi, delle agenzie ONU e delle ONG. È anche importante riconoscere i limiti della regolazione – non è una panacea. Come il proibizionismo non produrrà mai un mondo senza droga, così non ci si può aspettare che la regolazione crei un mondo senza rischi. Tuttavia regolare il mercato con un sistema legale responsabile può ridurre drasticamente i danni associati al mercato nero, e sul lungo termine può creare condizioni ambientali di gran lunga migliori per affrontare il consumo problematico e altri problemi sociali. I vantaggi della regolazione possono essere rilevanti, ma emergeranno gradualmente, mentre il processo di riforma procede a diverse velocità con sostanze diverse, in luoghi diversi.

Esperienze nazionali

Nel 2013, la Nuova Zelanda ha approvato lo ‘Psychoactive Substances Act’, che permette la produzione e la vendita all’interno di un sistema strettamente regolato di alcune Nuove Sostanze Psicotrope (NSP) di bassa pericolosità. La legge grava i produttori dell’onere di stabilire i rischi dei prodotti che vogliono vendere, oltre a stabilire l’obbligo di porre l’età minima per l’acquisto a 18 anni; proibisce la pubblicizzazione; pone restrizioni su quali negozi possano vendere NSP; e stabilisce requisiti per il confezionamento e l’etichettatura. Sono anche state previste sanzioni penali – fino a 2 anni di prigione – per chi viola la nuova legge. Il governo neozelandese dichiara: “Se facciamo questo è perché la situazione attuale è insostenibile. La legislazione attuale è inefficace nell’affrontare la rapida crescita delle sostanze psicotrope sintetiche, che possono essere modificate in modo da essere sempre un passo avanti rispetto ai controlli. I prodotti sono venduti senza alcun controllo sugli ingredienti, senza test o controlli su dove possano essere venduti.

Nel 2013 l’Uruguay è diventato il primo stato a approvare una legge che legalizza e regola la cannabis per uso ricreativo. Il modello uruguaiano prevede un maggiore coinvolgimento del controllo governativo rispetto ai modelli più commerciali degli stati americani di Washington e Colorado. Sotto il controllo di un ente regolatore, solamente la produzione di specifici prodotti a base di cannabis da parte di coltivatori con licenza statale sono permessi. La vendita è possibile solo attraverso farmacie autorizzate, è solo verso adulti residenti in Uruguay, a prezzi stabiliti dall’ente regolatore. C’è una totale proibizione di ogni forma di branding, commercializzazione e pubblicizzazione, e le tasse che ne deriveranno saranno utilizzate come fondi per nuove campagne di sensibilizzazione sui rischi della cannabis.

Negli anni ’80 la Svizzera dovette affrontare una crescente crisi sanitaria collegata all’uso di eroina per mezzo di siringhe. Invece che affidarsi a risposte repressive inutili il governo svizzero venne a far parte del gruppo di pionieri europei della riduzione del danno, mettendo in atto molte misure tra cui la fornitura di siringhe sterilizzate e il trattamento a base di sostituzione di oppiacei. In effetti, la Svizzera fu pioniera nell’utilizzo di un nuovo e innovativo tipo di terapia a base di eroina, in cui a chi usava eroina da molto tempo per i quali altri programmi erano risultati inefficaci, insieme ad altre forme di aiuto psico-sociale, veniva prescritta eroina prodotta da case farmaceutiche che poteva essere iniettata in una clinica locale sotto supervisione medica. Gli impressionanti risultati riscontrati per molti dei più importanti paramentri sanitari e di giustizia penale ha portato al lancio di misure simili in altri stati, tra cui il Canada, la Germania, i Paesi Bassi e il Regno Unito.

Raccomandazione Nr. 6Consentire e incoraggiare esperimenti di diversa natura nella regolazione di droghe attualmente illegali, cominciando dalla cannabis, dalla foglia di coca e da alcune nuove sostanze psicotrope, ma senza limitarsi ad esse.Si può imparare molto dai successi e dai fallimenti nella regolazione dell’alcool, del tabacco, dei prodotti farmaceutici e di altri prodotti e attività che pongono rischi per la salute salute e di altro tipo ai singoli soggetti e alle società. Sono necessari nuovi esperimenti che consentano un accesso legale ma controllato a droghe che sono al momento illegali. In ciò si dovrebbe comprendere anche l’espansione delle terapie con somministrazione di eroina per i soggetti dipendenti da lungo tempo, che si è dimostrata molto efficace in Europa e Canada. In definitiva, il modo più valido per ridurre i vasti danni del proibizionismo e progredire dal punto di vista della salute pubblica e della sicurezza è tenere sotto controllo le droghe attraverso una regolazione responsabile.

Regolazione delle droghe

Ci sono almeno cinque possibilità principali per la Regolazione della fornitura e della disponibilità delle droghe, tutte già applicate a sostanze esistenti:

Modello della supervisione medica (che può includere locali dove si può far uso di droga sotto supervisione medica) – Le droghe più pericolose, come l’eroina iniettabile, sono prescritte da medici qualificati e autorizzati a individui che sono registrati come soggetti dipendenti. Le “cliniche dell’eroina” svizzere sono un importante esempio di una tale politica, già implementata.

Modello basato su farmacie specializzate – Operatori sanitari autorizzati fanno da controllori di una serie di droghe, agevolando vendite senza ricetta medica. Si possono attuare anche controlli ulteriori, come la concessione di licenze agli acquirenti o il razionamento delle vendite. Questo è il modello adottato per la vendita della cannabis in Uruguay.

Modello basato su negozi autorizzati – Negozi autorizzati vendono droghe a basso rischio rispettando severe condizioni che possono includere controlli sui prezzi, il marketing, la vendita ai minori, e informazioni sanitarie e di sicurezza obbligatorie sulla confezione. Esempio meno restrittivi di questo modello includono i negozi di liquori, i tabaccai o la vendita al bancone nelle farmacie

Modello dei locali di consumo autorizzato – Simili ai pub, ai bar, o ai coffee shop, in tali locali si vendono droghe a basso rischio e il consumo deve avvenire sul posto, soggetto a severe condizioni simili a quelle per i negozi autorizzati (vedi sopra).

Modello della vendita senza licenza – Droghe con pericolosità sufficientemente bassa, come il caffè o il tè alla coca, non richiedono autorizzazioni o richiedono autorizzazioni blande, e la regolazione è necessaria solo per assicurare che siano rispettati metodi di produzione e vendita appropriati.

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TRADUZIONE IN CORSO CAPITOLO 5

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