Grassi Debunking: i dati oltre le interpretazioni

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Dal sito ufficiale DikeSalute.com, articolo di Simone Fagherazzi
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Usare i titoli delle pubblicazioni per argomentare le proprie tesi non sempre funziona, bisognerebbe anche leggerle e capirle.


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Siamo di fronte ancora ad una mistificazione intellettuale. L’ho fatto anche io, quando ero ancora tra i banchi universitari, ho prodotto lavori in cui citavo pubblicazioni solo perché il titolo era vagamente somigliante a quello che volevo dire io. Era il modo più rapido e quello che mi garantiva migliori risultati, non sono riuscito a non sentirmi colpevole e ho smesso.

Tale errore è stato commesso anche dal Dottor Grassi agronomo che si spinge a citare come dati di fatto pubblicazioni in materia medica. Vediamo più nel dettaglio quali sono gli errori di fondo del Dr. Grassi.

Partiamo dal presupposto che Grassi cita questo articolo a favore della sua ipotesi secondo cui permettere l’autocoltivazione domestica aumenterebbe la volontà nei nostri “bambini” di emulare i padri provando questa terribile sostanza ed inducendo anche i suoi amici a provarla provocando una contaminazione generalizzata.

il lavoro scientifico citato è stato pubblicato su Jama Pediatrics, è uno studio retrospettivo di coorte (quindi molto in basso nella scala di “livelli di evidenza” clicca per approfondimenti) e che prende in considerazione:

  • Popolazione: bambini tra 0-9 anni
  • Osservazione: due anni prima e due anni dopo la legalizzazione della Cannabis in Colorado
  • Criteri: singolo accesso ad ospedale o centro veleni per riferita ingestione accidentale disola Cannabis

Considerazioni

  • lo studio riporta un aumento del 34% dell’esposizione. Se associamo questo dato all’affermazione di Grassi parrebbe rafforzarla vediamo invece come la conclusione che siamo portati a trarre risulta viziata.
  • se andiamo a vedere la percentuale di esposizione vediamo come l’articolo riporti 1,2 casi su 100.000 abitanti. Se moltiplichiamo questo dato per la popolazione degli stati uniti otteniamo 3800 casi totali (calcolato).
  • se andiamo a vedere le intossicazioni tout court vediamo che, solo quelle da Cannabis rappresentano un numero limitato (dicono gli autori dell’articolo citato da Grassi) ma che, in generale, le intossicazioni di bambini sono deputate ad un ristretto numero di farmaci (fonte CDC) ma soprattutto queste intossicazioni hanno numeri impressionanti. ogni anno circa 35mila bambini (10 volte di più della Cannabis) accedono al pronto soccorso o in centri veleni per sospette intossicazioni. Per ogni100,000 pazienti a cui è stata prescritta la Buprenorfina 200 bambini vengono ospedalizzati per ingestione accidentale mentre 2 bambini su 100,000 pazienti a cui è stato prescritto l’Oxycontin hanno lo stesso destino. Tali numeri sono comunque ben distanti dall’1,2 su 100.000 casi.

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  • Ancora, se si legge la discussione dell’articolo i ricercatori mettono in luce il fatto che il Colorado, come altri Stati, avrebbe un sistema di confezionamento sicuro per i bambini che non viene ancora usato estesamente e che andrebbe suggerito alle autorità, dicono. 51 casi si sono stati per disattenzione dei genitori, solo 17, il 10% dei casi totali aveva una confezione “anti-bambino”
  • Il metodo più frequente di “esposizione” è l’ingestione di prodotti con cannabis “mangiabili” ovvero torte, biscotti, pasticcini o altro, molto appetibili per i bambini ma che basterebbe avere un minimo di accortezza per evitare che gli stessi vi avessero accesso.Altra cosa su cui non viene esposto un pensiero onesto è che tutti i bambini hanno avuto conseguenze non definibili “gravi” e l’unico caso di morte di neonato di 11 mesi, che i ricercatori non aspettavano altro che attribuire alla cannabis, abbia rivelato poi avere, invece, una miocardite che poco ha a che fare con l’ingestione di Cannabis.

Schermata 2016-07-28 alle 13.12.32L’esposizione aumentata ad una sostanza non sempre reca con se un significato di “terrore”,a volte ci fa comprendere come possiamo aumentare ancora di più la nostra attenzione affinché un evento, già di per se molto raro, venga definitivamente escluso dalla pletora delle possibilità.

Da ultimo si tenga in considerazione uno studio fatto ancora negli anni 70 ma mai più replicato con una così alto controllo dei bias, a cur di un Antropologa la quale ha studiato madri giamaicane da prima della gravidanza a dopo il parto sino a seguire i bambini nel tempo della scuola. In Giamaica la Cannabis viene usata a scopo religioso quindi le madri non hanno di certo interrotto l’assunzione in alcun periodo della loro vita ed i bambini, ovviamente, crescevano in un ambiente dove saltuariamente, ma cronicamente, erano presenti cannabinoidi. Nessuna conseguenza è stata riportata, anzi i bambini sembravano essere più sociali e migliori (di poco) nel rendimento scolastico.

Spero che questa breve analisi vi serva per comprendere come, troppo spesso, chi si riempie la bocca con titoli di articoli o di autori rinomati non conosce a fondo il problema, non lo guarda da un’ottica più ampia, a 360 gradi. Questo succede per alcune ragioni o perché si è ottusi e si vuole studiare questa pianta dal punto di vista molecolare senza comprendere che un fitocomplesso si può studiare solo in maniera esperienziale (risulta infatti impossibile normalizzare la variabilità dell’essere umano con quella della pianta, per pura e semplice complessità matematica), oppure per mero interesse economico in quanto quello della Cannabis si è dimostrato essere uno dei mercati più ricchi della storia.

Questi due punti di vista sono assolutamente leciti ed in parte condivisibili per diversi aspetti, quello che non è condivisibile è che chi detiene il potere decisionale o può influenzarlo in maniera decisiva non tenga in considerazione che c’è un terzo aspetto che viaggia in parallelo ai primi due, la LIBERTA’ PERSONALE che non deve e non può essere violata a favore di uno dei primi due.

Voler vietare l’autocoltivazione adducendo a questa idea argomentazioni delle più svariate anche abusando della credulità delle persone che non hanno la preparazione per comprendere certe meccaniche della “scienza” e gli effettivi risultati che essa produce, rappresenta una violazione intenzionale della libertà personale che ha come scopo (dichiarato senza remore peraltro) di garantire i massimi introiti allo stato, ed io aggiungo, anche alle strutture che con lo stato ci collaborano e da esso traggono cospicui fondi.

Tale ragionamento è una mercificazione della salute umana e delle persone stesse che non vengono più visti come esseri umani propriamente detti ma come “unità uomo” da proteggere da ogni eventuale rischio possibile.

Forse è per questo che ad oggi i nostri giovani cercano i Pokemon, perché è più sicuro un ambiente virtuale che uno reale, di questo ci hanno convinto e verso questo alto baratro stiamo andando.

Hajur

Dr. Simone Fagherazzi

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986
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Commenti

One Response so far.

  1. Gianpaolo Grassi ha detto:
    ,Simone potrà credermi o meno, ma il mio intervento all’audizione è stato fatto il 20 giugno e non avevo ancora letto l’articolo. La mia personale ipotesi precedeva il lavoro o almeno la sua conoscenza da parte mia perchè con i lauti fondi che riceviamo, a mala pena riusciamo ad avere gli abbonamenti virtuali alle riviste di stretta attinenza agronomica. Figuriamoci se possiamo attingere a riviste del genere!
    Saluti
    Gianpaolo Grassi

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