“Ho giocato le mie migliori partite dopo aver fatto uso di Cannabis”

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Ci sono notizie che in tanti giornalisti fanno scattare dei meccanismi pavloviani. Per le quali  vengono scritte immancabilmente sempre le stesse cose. Tipo quando un atleta viene trovato positivo al THC, il metabolita della cannabis. Ecco, in casi così è molto probabile che la descrizione del fatto venga accompagnata dalla spiegazione: “Sebbene l’assunzione di quel tipo di sostanza non avvenga per migliorare le propria prestazione in campo, e che anzi…”. Anzi, nel senso che se uno gioca dopo essersi fatto una o più canne è facile che non sia molto presente a se stesso e che non faccia esattamente una grandissima prestazione.

Ma un paio di giorni fa sul tema è uscita sul New York Post una interessante intervista a Eben Britton.

Eben Britton è un ex giocatore di football, dal 2009 al 2014 in linea d’attacco dei Jacksonville Jaguars e dei Chicago Bears, uno alto 1.98 per un bel 140 kg.

Uno dalla storia curiosa, cresciuto in una famiglia di artisti e creativi: nonna Estelle Parsons ha vinto un Oscar come attrice non protagonista inBonnie Clyde (1967), papà pittore (ma anche giocatore di basket in NCAA), mamma giornalista.

Lui stesso laureato in scrittura creativa, già conduttore radiofonico, sta scrivendo un libro sulla sua esperienza in NFL.

Bene, da sempre Eben si è battuto per togliere la cannabis dalla lista delle sostanze proibite dalla NFL. Perché lui ne ha sempre fatto uso, per alleviare i tanti dolori soprattutto alla schiena e alle spalle con cui ha dovuto convivere durante il periodo in cui ha giocato.

E nell’intervista a Michael Kaplan del Post ha aggiunto che “tra il 50 e il 75% dei giocatori di football ne fanno uso di sostanze per sopportare il dolore”.

Peraltro la cannabis in alcuni stati degli Usa (Colorado, Oregon, Washington, diversi stati del New England) è del tutto legale e in molti altri lo è per usi terapeutici.

Ma la vera rivelazione nell’intervista di Britton è quando ha detto:

Ho giocato diverse partite completamente sotto effetto di cannabis. Sono state alcune delle migliori partite della mia carriera. Certi dicono di essere deboli, dopo aver fumato. Ma io in quelle condizioni ho giocato delle partite in NFL, le mie performance sono state solide e mi sentivo molto bene, durante e dopo”.

Una dichiarazione forte, che probabilmente sottolinea la diversità di effetto della cannabis da persona a persona, rendendola per alcuni un rinvigorente naturale.

 

FONTE: GazzettadelloSport

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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