I dubbi sul DDL “Cannabis Legale”: MMM intervista il Giurista Russo Spena

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“Dubium sapientiae initium”, diceva René Descartes, conosciuto in Italia con il più famoso nome di Cartesio.

Già, il dubbio è l’inizio della sapienza, anche nella nostra società, anche ai nostri giorni, sebbene la frase citata abbia compiuto da poco i 400 anni.

Da diversi mesi stiamo, insieme a diversi collettivi storici antiproibizionisti ed al supporto di migliaia di attivisti, analizzando a fondo il Disegno di Legge Intergruppo “Cannabis Legale”, all’anagrafe Testo di Legge Giachetti C. 3235, e purtroppo, vien da dire, da tali analisi incrociate sono emersi diversi dubbi sulle reali finalità ed applicabilità della “nuova legge” proposta.

Il dubbio è l’inizio della sapienza, dunque, ed abbiamo avuto la necessità di approfondire le nostre perplessità, per chiarirle, prima a noi stessi, poi a chi interessasse la realtà, quella vera, che spesso è molto peggiore delle favole che ci raccontano per permetterci di accettarla.

Riportiamo di seguito l’intervista integrale fatta dal collettivo MMM ITALIA al Giurista Giovanni Russo Spena sulle critiche mosse dal collettivo antiproibizionista sul DDL “Cannabis Legale”, allegando il Comunicato Ufficiale, che condividiamo apertamente, aggiungendo che la nostra Associazione aveva recepito i pareri e le opinioni critiche del Vero Movimento Antiproibizionista e le aveva portate alle audizioni in commissione giustizia ed affari sociali, ricevendo come risultato di non venire nemmeno menzionati nella discussione parlamentare sul DDL che si è svolta il 25 luglio 2016 alla Camera dei Deputati.

Dunque, come fece Cartesio anni or sono, ci permettiamo di usare il dubbio come metodo per mettere alla prova le conoscenze in nostro possesso.

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Intervista al Giurista Giovanni Russo Spena: confermati tutti i nostri peggiori timori sull’impianto della legge truffa per il MONOPOLIO TOTALE senza possibilità di autocoltivazioni

Da gennaio 2016 abbiamo individuato molti lati negativi e ingannevoli nella PL dell’intergruppo per la (finta) legalizzazione finalizzata al monopolio, lo abbiamo fatto evidenziando numerose contraddizioni e divulgando documenti autentici che la propaganda pro monopolio avrebbe preferito non venissero diffusi e conosciuti dalle persone interessate.

Lo abbiamo fatto non solo per un generico seppur sacrosanto “diritto di cronaca”, ma perché le persone interessate all’argomento sono persone nate e vissute in regime proibizionista, hanno avuto in larga parte (purtroppo) modo di saggiarne le persecuzioni e sognano di vederne la fine.

Giudichiamo pessime le modalità con le quali è stato fatto passare un messaggio mediatico che ha usato parole chiave nell’immaginario collettivo come “AUTOCOLTIVAZIONE”, facendo leva su un sentimento comune ad una considerevole fascia della popolazione, illudendola e ingannandola per pubblicizzare un progetto che non lo ha mai contemplato e che anzi, è il suo esatto contrario.

In questo surreale esempio di regime mediatico orwelliano da terzo millennio, continuiamo la nostra opera di decodifica della loro propaganda, esorcizzandola con la molto meno appetibile dura realtà, l’incubo non è ancora giunto alla sua fine e quando avverrà, non sarà certo grazie a leggi con questo impianto.

Oggi affrontiamo la PL nel suo testo base, come era fino agli emendamenti presentati a fine luglio (http://www.millionmarijuanamarch.info/2-non-categorizzato/67-emendamenti-cannabis-legale.html ) .
Certamente il testo sarà ulteriormente peggiorato dopo le votazioni per approvare o bocciare ogni singolo emendamento nelle commissioni alla Camera, poi tornerà in aula per la votazione.
Se il testo verrà approvato in aula alla Camera, sarà poi inviato al Senato dove proseguirà il suo iter con inevitabili altri emendamenti, secondo lo stesso copione della Camera e solo alla fine, se anche al Senato verrà approvato nelle commissioni e in aula, tornerà alla Camera per il definitivo varo.
Quello che è certo, è che se questo testo arrivasse alla fine del suo percorso, potrebbe solo peggiorare, grazie anche al suo impianto finalizzato al monopolio.

Non sappiamo quali e quanti di questi emendamenti verranno da settembre approvati nelle commissioni alla Camera e come sarà modificato questo testo ma, quello che sappiamo per certo, è che gli emendamenti presentati entro il termine ultimo utile del 19 luglio, sono nella quasi totalità di molto peggiorativi, quindi in questa intervista, analizzeremo il testo base senza gli emendamenti.
Nessuno, neanche dell’Intergruppo, ha presentato emendamenti per tentare di rimuovere i punti peggiori di questa PL come la comunicazione delle proprie generalità e l’ubicazione delle coltivazioni alle più vicine sedi regionali dei monopoli oppure, le sanzioni amministrative dell’immutato codice della strada oltre ai vari pericoli del monopolio in agguato che sono il tema di questa intervista.

Questi punti dovrebbero rimanere immutati, le comunicazioni alle sedi regionali del monopolio, potrebbero si sparire, ma solo se con gli emendamenti sparissero proprio e fin da ora, anche le 5 piante delle auto coltivazioni private e in CSC.

Abbiamo quindi chiesto a Giovanni Russo Spena, un autorevole parere tecnico da Giurista, frutto della sua lunga esperienza, sia come Docente di Diritto all’Università di Napoli, che come legislatore in precedenti governi.

Conoscendo la sua storia, non avevamo dubbi che non potesse essere “solo” un giudizio tecnico senza la sua opinione politica: Fù tra i fondatori nel 1971 del Movimento Politico dei Lavoratori che abbandonò l’anno seguente quando il MPL confluì nel PSI e in disaccordo con quella scelta assieme alla sinistra del PSIUP e al collettivo de “ilmanifesto” fondò il PDUP. Dalla scissione a sinistra del PDUP nel 1978 passò a DEMOCRAZIA PROLETARIA della quale divenne segretario nazionale nel 1987, succedendo a Mario Capanna e lo stesso anno fù eletto per la prima volta alla Camera. Nel 1991 DP confluisce in RIFONDAZIONE COMUNISTA , attualmente e fin dal 2008 è responsabile del Dipartimento Giustizia del PRC. Venne rieletto la seconda volta alla Camera nel 1992 e e dopo anche al Senato nel 1996, poi di nuovo alla Camera nel 2001 e al senato nel 2006. Dopo la caduta del governo prodi 2, rinuncia alla canditura dichiarando chiusa la sua esperienza da parlamentare. Nel 2001 da membro della Commissione Parlamentare Antimafia pubblicò il manoscritto “Peppino Impastato: anatomia di un depistaggio”.

Autore di diversi libri a sfondo sociale come “Mezzogiorno e sinistra di classe” ( libro collettivo) e di assetto democratico statuale, come ” La metafora dell’emergenza“.
E’ stato collaboratore de “il manifesto” e condirettore del “Quotidiano dei lavoratori“.
Di lui ricordiamo con piacere il suo impegno negli anni ‘90 al fianco del movimento per ottenere il ritorno in Italia di Silvia Baraldini, allora detenuta nelle carceri U.S.A. .
Abbiamo quindi chiesto al Giurista, uno sforzo di immaginazione, proponendogli di immaginare di trovarci in Italia in un anno non ben definito, in uno scenario irreale quanto improbabile, all’indomani della definitiva approvazione del DDL convertita in legge dello Stato.
La analisi però, si attiene al testo base, così come era originariamente, senza nessuna delle successive probabili modifiche che saranno introdotte dagli emendamenti.
Ecco come ci ha risposto alle SETTE DOMANDE su cosa accadrebbe se il testo base originale della PL dell’intergruppo venisse convertita in legge:

* 1 *

M.M.M.: L’articolo 5 della PL dell’intergruppo affida al monopolio la gestione della cannabis e le comunicazioni delle generalità personali e dei luoghi di coltivazione alle più vicine sedi regionali dei monopoli di Stato territorialmente competenti previste all’Art 1 della PL, sono di fatto implicite richieste di autorizzazioni.
Sembrerebbe trattarsi quindi di concessioni in deroga all’impianto legislativo monopolistico e non di diritti sanciti per legge.

Sarebbe possibile da parte dei Monopoli, che hanno di fatto una funzione di ragioneria dello stato con l’obbligo di vigilare e proporre modifiche sulle entrate e su quanto a loro affidato, intervenire nel corso di una futura legge di stabilità (ex finanziaria) successiva al varo della legge, ritirando le concessioni per le coltivazioni delle 5 piante personali e delle 5 a persona in CSC per non raggiunti obiettivi di bilancio, individuati nella concorrenza delle piante personali?
Oppure sarebbero possibili altri tipi di vessazioni (come l’introduzione di super tasse di concessione) tese a scoraggiare le auto coltivazioni personali in concorrenza con il monopolio?

Giovanni R.S.: Parto da una osservazione del progetto; la legge in discussione è una finta legalizzazione finalizzata al monopolio totale. Se fossi stato ancora legislatore avrei previsto una legge per l’autocoltivazione esclusa dal monopolio e senza nessuna comunicazione ad esso o ad altri, per salvaguardare la libertà di chi utilizza cannabis di poter scegliere se coltivare o acquistare.
Sono d’accordo, lo approvo e ne condivido i contenuti che sottoscrivo, sia come ex legislatore che come militante politico, con il documento del 3 marzo 2016 ( http://www.millionmarijuanamarch.info/2-non-categorizzato/50-cannabis-legale-ma-a-quale-prezzo.html ).

Inoltre nel valutare una legge, occorre anche considerare oltre a ciò che c’è, positivo o negativo che sia, anche cosa manca, cosa non c’è.
Mi sono appuntato un paragrafo tratto da un vostro documento, anche io ritengo occorra “..depenalizzare e desanzionare ogni consumo, introducendo politiche di riduzione del danno e sistemi di allerta rapidi con analisi delle sostanze nei luoghi di consumo, secondo pratiche ampiamente sperimentate e attualmente applicate in altri paesi europei..“.

Insomma, senza fare il lungo elenco di ciò che manca, diciamo che è assente tutta quella visione altra di come si potrebbe affrontare il fenomeno, che sarebbe necessaria, anzi, indispensabile, se si volesse “normalizzare” i costumi sociali di ampie fette della popolazione, con normative inclusive, fuori dalle solite logiche già viste e riviste fino alla nausea, che hanno prodotto solo sfaceli e fallimenti.

Purtroppo, invece, ci troviamo di fronte ad una proposta di legge molto mediocre, il cui impianto è il monopolio stesso che, inevitabilmente non può che privilegiare l’economia, la finanza ed il profitto, ai diritti delle persone.
Da qui nascono le aporie, le contraddizioni e i problemi che voi stessi attentamente mettete in evidenza.
Per quanto attiene alle leggi di stabilità esse non dovrebbero abrogare, per ragioni di bilancio, le leggi esistenti.

Ovviamente non vi sfugge ( vedi il pessimo emendamento all’ articolo 81 della Costituzione che impone il “pareggio di bilancio ” ) che legislazione e prassi stanno peggiorando, sostituendo economia e sistema finanziario alla volontà politica, per cui il problema potrebbe tra qualche anno porsi, ma senza automatismi prevedibili nell’ immediato.

Temo,  invece,  siano  molto  realistiche  le  previsioni  di  vessazioni  fiscali  tese  a  scoraggiare  le  auto  coltivazioni  e  questo  si potrebbe  fare già ora con  una legge di stabilità (come si chiama attualmente la ex finanziaria),  se  la  legge  venisse  varata  con  questa  impostazione. Il  parametri  con  il  quale  il  Ministero  delle  Finanze  decide  l’importo  della  tassa  sono  valutati  in  base  al  “PAREGGIO  DI  BILANCIO” dell’articolo  81  e  sono  meramente  discrezionali.
Per cui, se venisse individuata nella concorrenza delle auto coltivazioni personali o in CSC, la causa del mancato “obiettivo di bilancio” ( introiti per il monopolio inferiori al previsto), potrebbero in sede di legge di stabilità (ex finanziaria), decidere di obbligare gli auto coltivatori a scegliere tra due possibilità: Smettere di coltivare rinunciando alla precedente “autorizzazione”, derivata dalla comunicazione ai monopoli. Oppure nell’altra possibilità, pagare la sua tassa, che potrebbe anche essere economicamente meno conveniente dell’acquistare la cannabis direttamente dal monopolio.

Questo sta avvenendo, peraltro, anche con altri settori sottoposti a monopolio.

Solo l’organizzazione della lotta di resistenza potrà bloccare tassazioni che possono assumere anche il carattere di provocazione togliendo, in futuro al testo di legge, la piccola apparente mediazione fatta, mistificando l’attacco dietro le necessità di bilancio.

 

* 2 *

M.M.M. : Se così fosse e eventualmente le concessioni per la coltivazione delle 5 piante private fossero “riconsegnate” dai coltivatori per gli esosi costi delle tassazioni o in un futuro ritirate per il meccanismo che ha descritto, del progressivo mutamento in uno scenario da economia che diventa perno centrale per il pareggio di bilancio, la domanda è: Se poi costoro, nuovamente non autorizzati a coltivare, continuassero a coltivare per il proprio consumo, potrebbero incorrere oltre che nelle pene previste per violazione della 309/90 anche in quelle per violazione delle leggi che regolano il monopolio? Nel caso così fosse, i reati si assommerebbero o no e cosa ciò comporterebbe in questo ipotetico scenario?

Giovanni R.S. : Nella fattispecie prevista, è evidente che i soggetti incorrono nelle pene previste per violazione della legge 309/90.
Per comprendere se siano applicabili anche sanzioni collegate al Monopolio, bisognerebbe comprendere quale sia l’identità giuridica della figura della comunicazione che resta in piedi, qui la proposta di legge ipocritamente non risolve il problema.

Si tratta di una autorizzazione, di una comunicazione o di una vera e propria concessione, che nega quindi, un diritto soggettivo?
Se si trattasse di una concessione vera e propria, potrebbero sommarsi le sanzioni che riguardano le norme sul monopolio.

Sarebbe necessaria una precisione normativa che, non a caso, non c’è.

 

* 3 *

M.M.M. : La comunicazione alle sedi regionali dei monopoli, essendo una ammissione implicita di fare uso di cannabis, potrebbe permettere di essere convocati per controlli per la patente dalle motorizzazioni civili e si potrebbe essere sottoposti a controlli nei luoghi di lavoro, ove i contratti di categoria lo prevedano?

Giovanni R.S. : Proprio per le ambiguità normative, purtroppo, le sanzioni amministrative che dovrebbero essere esplicitamente abrogate, restano in piedi in maniera odiosa come l’Art. 187 del Codice della strada, grazie al quale, molte patenti vengono ora ritirate per la sola positività al test antidroga.
Basta la positività al test, senza che sia necessario rinvenire sostanze illecite in possesso degli automobilisti.
Questo è un grande problema , per la vita delle persone ed è a mio avviso anche grave la irresponsabilità di chi propone simili testi, senza contestualmente prevedere nello stesso testo, di eliminare o correggere, le normative e gli atti amministrativi che sanzionano la positività ai controlli per stupefacenti.

Questa “leggerezza”, potrebbe far perdere le patenti e procurare seri problemi sul posto di lavoro (ove i contratti prevedano controlli), a coloro che in buona fede, fidandosi di una legge dello stato, andassero ad autodenunciarsi alla più vicina sede regionale dei monopoli, non immaginando che una legge possa contenere simili impensabili “EFFETTI COLLATERALI”.
E’ una contraddizione così grande che non comprendo come non se ne siano potuti accorgere, ma è probabile che dopo i primi casi, appena si spargesse la voce, sarebbero molte ma molte poche le successive comunicazioni alle sedi regionali del monopolio.

 

* 4 *

M.M.M. : Fino a 15 grammi in abitazione e 5 grammi in strada non avrebbe rilevanza penale e neanche sarebbe sanzionabile.
Il limite dei 15 grammi in abitazione però non vale per chi coltiverebbe le 5 piante personali, al Capo 1- bis DELLA DETENZIONE, all’Art. 30 bis così recita “ ..Al di fuori dei casi di cui all’articolo 26, commi 1-bis 1-ter..”.
E’ a suo avviso giuridicamente ammissibile una simile disparità di trattamento tra chi coltivando le 5 piante (sempre almeno finchè fosse possibile coltivare in proprio come già detto) sarebbe autorizzato a detenere molto più dei 15 grammi in casa e chi non autocoltivando non lo sarebbe e cosa questo potrebbe comportare?

Giovanni R.S. : La contraddittorietà della normativa è evidente, il risultato è odioso.
Si crea un campo di soggetti che si tenta di omologare e un altro che viene emarginato.
E’ una iniquità insopportabile.
Non può essere ritenuto positivo un impianto normativo che crea un’area non penalmente rilevante mentre vengono mantenuti controlli e sanzioni amministrative.

 

* 5 *

M.M.M. : Sempre con gli stessi quantitativi ( grammi 5 in strada e 15 nella propria abitazione),cosa accade se la cannabis è rinvenuta senza il bollino del monopolio e ha un’altra provenienza non tracciabile, nei casi in cui non si può dimostrare di coltivare perché non se ne è fatta comunicazione?

Invece in cosa si incorrerebbe se trovati a coltivare anche solo 5 piante, ma senza però averne fatto la prevista comunicazione alle sedi regionali dei monopoli?

Giovanni R.S. : La risposta è la conseguenza logica delle contraddizioni giuridiche fino a qui esposte ed illustrate.Se la cannabis è rinvenuta senza bollino e altri elementi di tracciabilità e non vi è stata comunicazione si versa in uno stato di illiceità e di illegittimità.

 

* 6 *

M.M.M. : Non sono previste modifiche del codice della strada, quindi resterebbero comunque inalterati i controlli previsti dall’ART 187 del codice della strada e relativi sequestri delle patenti, così come rimarrebbero invariati anche i controlli nei luoghi di lavoro dove previsti dai contratti.

Per una sostanza come il THC che a differenza dell’alcol può produrre positività nelle urine anche per 40 giorni dopo una singola canna senza alcun nesso causa effetto, questo potrebbe aprire oppure no, percorsi processuali in contraddizione con questa legge, visto che è lo stato a commercializzarla?

Giovanni R.S.: Se fossimo in uno stato di diritto serio il mutamento della disciplina sulla cannabis sul piano penale dovrebbe prevedere automaticamente l’abrogazione delle sanzioni e dei controlli previsti nel codice della strada ecc..

La risposta è qui impossibile perché volutamente la proposta di legge lascia la soluzione alla propensione repressiva più o meno acuta delle singole autorità di controllo.

 

* 7 *

M.M.M. : Infine, l’ultima che più che una domanda tecnica è una previsione su un ipotetico scenario che speriamo non si realizzi mai, una previsione basata sull’andamento e la durata delle leggi nel nostro ordinamento.

Alcuni sostenitori del monopolio affermano che, sebbene piena di difetti questa proposta sarebbe comunque un’avanzamento e una volta approvata sarebbe poi possibile migliorarla successivamente:

Sappiamo che la 49/06, benché la sua incostituzionalità fosse nota fin dal suo varo, restò in vigore 8 anni, dal 2006 al 2014.

Sappiamo che la attuale normativa di riferimento, la 309/90, è in vigore dal 1990.
Sappiamo che l’articolo di legge che regola il monopolio che questa PL modificherebbe per inserire anche la cannabis tra ciò che il monopolio gestisce, è un Regio Decreto del 1942 ancora in vigore nella Repubblica (legge 17 luglio 1942 n.907 ).

Considerando tutto ciò, secondo lei, se questo testo divenisse legge senza ulteriori modifiche, che tempi sarebbero ipotizzabili per una sua modifica migliorativa, oppure la SUA CANCELLAZIONE per una legge diversa, ritiene possibile possa avvenire entro il secolo iniziato 16 anni fa oppure entro la fine del futuro secolo 2100 o successivi?

Giovanni R.S. : Si dice che questa è una legge /miglioramento le cui insufficienze possono successivamente essere superate, ma, come ci detta l’esperienza, le leggi proibizioniste durano secoli.

Sto pensando, con bonario sarcasmo, che sarà più facile fare la rivoluzione socialista che una buona legge antiproibizionista…

 
Commento conclusivo:
In pratica con questa impostazione del testo base senza bisogno di nessun emendamento, le auto coltivazioni non sarebbero possibili e se venisse approvata, durerebbero veramente poco, fagocitate dal monopolio totale nei molti modi che permetterebbe questo impianto legislativo, come spiegato sopra.
Anche se questa fosse solo una boutade pubblicitaria, funzionale a preparare il terreno, per fare ingannevolmente accettare un modello da riproporre alla prossima legislatura con maggioranze diverse, sappiamo già cosa ci aspetterebbe per le diverse motivazioni illustrate sopra e resteremo vigili.

Ciò che comunque da mesi ci stupisce è che, superando anche la nostra radicata mancanza di fiducia verso la casta politicante che ha prodotto questo disegno di legge, non immaginavamo si potesse arrivare a tanto e comunque non possiamo credere che siano solo errori commessi per pressapochismo o leggerezza.

Assolutamente eclatante è l’esempio dello scenario descritto delle conseguenze per le patenti e in alcune occupazioni lavorative dove sono previsti controlli nel contratto, per coloro che ingenuamente, fidandosi di una legge dello stato, andassero ad autodenunciarsi presso le sedi regionali dei monopoli, innescando le conseguenze sopra descritte.

Rimaniamo basiti da come l’applicazione di una legge dello stato (in contrasto con altre che non si è tentato di modificare), possa permettere gravi conseguenze per la popolazione e come, guarda caso, anche questa cosa fungerebbe da detrattore alle autocoltivazioni e prima ancora che una legge di stabilità imponga esose tasse per impedirle definitivamente, costringendoci a rivolgerci solo al monopolio totale.

Inoltre, e non è un particolare marginale, ci risulta difficile credere che nessuno dell’intergruppo, non se ne sia accorto in tempo utile per tentare di porvi rimedio presentando emendamenti, come sarebbe stato possibile fare prima del termine ultimo utile, scaduto il 19 luglio.
Queste  conseguenze  amministrative,  erano  già  note  e  denunciate  da  tempo  da  ben  due  documenti,  molto  diffusi  in  rete  negli ambienti  che  dibattono  proprio  questo  argomento (anche sulle pagine FB dell’ intergruppo )  e  allertavano  già  diversi  mesi  fa,  sulle  conseguenze  delle  autodenunce  alle sedi  regionali  dei  monopoli,  per  le  patenti  e  alcune  categorie  lavorative:  Il primo è stato pubblicato il 22 febbraio del 2016 dalla Associazione Antigone e alla pagina 49 di “Yes We Can 2” di questo parla.
Il secondo è un documento del 3 marzo, prodotto da decine di realtà dello storico movimento di base antiproibizionista autorganizzato, che da sempre rivendica il diritto alla autocoltivazione della cannabis, e anche questo, tra le molte critiche a questa PL, cita in un paragrafo anche proprio questo particolare aspetto della proposta di legge dell’intergruppo.

MILLION MARIJUANA MARCH (Italia).

 

 


Di seguito il testo degli estratti dei due documenti, assieme ai Link ai documenti integrali dai quali sono stati tratti.

 

www.associazioneantigone.it/upload2/uploads/docs/YWC2016.pdf A PAGINA 49
“..Sebbene esprimiamo un giudizio positivo nel suo complesso, su tale articolato valutiamo con estremo sfavore l’obbligo di comunicazione ai monopoli per il consumatore che voglia intraprendere la coltivazione, ritenendosi di contro che tale attività – in quanto antecedente immediato del consumo di cannabis, che si chiede sia reso esplicitamente lecito nel nostro ordinamento – non vada soggetta ad alcun onere di comunicazione o di autorizzazione né da parte dei Monopoli, né, tanto meno, dalla Prefettura.

Senza modifiche di altre leggi ed atti amministrativi comunque inerenti il controllo di assunzione di stupefacenti, l’obbligo di comunicazione renderebbe allo stato possibile che quei consumatori che sostanzialmente si autodenunciano vengano poi convocati dalle Motorizzazioni civili per verificare la sussistenza dei requisiti di guida o siano soggetti ai controlli periodici sui luoghi di lavoro, laddove previsto.

Addirittura, in caso di futuro cambio di legislazione, si tratterebbe del più massiccio fenomeno di autodenuncia dal dopoguerra ad oggi..”.

 

http://finedelmondoproibizionista.net/cannabis-legale-ma-a-quale-prezzo/
“..Poiché non è in discussione alcuna modifica delle altre leggi ed atti amministrativi che comunque riguardano il controllo di assunzione di stupefacenti, non ci sarebbe da meravigliarsi più di tanto se, subito dopo aver provveduto all’autodenuncia, si venisse convocati dalle Motorizzazioni civili per verificare la sussistenza dei requisiti di guida oppure sottoposti a drug-test periodici sui luoghi di lavoro e licenziati, laddove previsto..”.

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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