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Il Governo Italiano NON depenalizza la Coltivazione di Cannabis

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Il Governo Italiano NON depenalizza, in materia di stupefacenti, la violazione delle prescrizioni impartite con l’autorizzazione alla coltivazione delle piante di cannabis: questa la scelta del Consiglio dei Ministri che, su proposta del Ministro della giustizia Andrea Orlando, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo recante disposizione in materia di depenalizzazione a norma dell’articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67., che però esclude dalle depenalizzazioni proprio la coltivazione di cannabis.

Nello specifico l’obiettivo della riforma – in attuazione della legge delega approvata dal Parlamento ad aprile 2014 – è quello di trasformare alcuni reati di lieve entità in illeciti amministrativi sia per rendere più effettiva ed incisiva la sanzione assicurando al contempo una più efficace repressione dei reati più gravi,sia anche per deflazionare il sistema processuale penale; si ritiene infatti che rispetto a tali illeciti abbia più forza di prevenzione una sanzione certa in tempi rapidi che la minaccia di un processo penale lungo e costoso che per il particolare carattere dell’illecito e per i tempi stessi che scandiscono il procedimento penale rischia di causare la mancata sanzione.

In questo concetto, però, non viene incluso il reato di coltivazione illecita di piante di cannabis per uso personale, lasciando il suddetto reato nelle condotte rilevanti a livello penale (e quindi punibili con arresto e detenzione, oltre che multa).

La decisione, che si contrappone alla più recente indicazione della Relazione della Direzione Nazionale AntiMafia – la quale aveva suggerito di depenalizzare le condotte relative alla coltivazione di cannabis per uso personale – è arrivata su suggerimento della componente NCD del governo, nella figura di Angelino Alfano, il quale si è fortemente opposto al provvedimento, convincendo il Premier Matteo Renzi ad escludere la coltivazione di cannabis dalla lista dei reati da depenalizzare.

Salta poi anche la depenalizzazione del reato di clandestinità e di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone”. Esclusi dal decreto approvato in via preliminare pure tutti i reati che pur prevedendo la sola pena della multa o dell’ammenda “tutelano interessi importanti”: si tratta di quelli in materia di ambiente, territorio e paesaggio, alimenti e bevande, edilizia e urbanistica (come l’usurpazione di immobili), salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sicurezza pubblica, giochi d’azzardo e scommesse, armi ed esplosivi, elezioni, finanziamento ai partiti e proprietà intellettuale e industriale.

Vengono invece trasformati in illeciti amministrativi, e saranno dunque puniti solo con una multa, illeciti civili come l’ingiuria, il furto del bene da parte di chi ne è comproprietario e l’appropriazione di cose smarrite, l’uso di scritture private falsificate e la distruzione di scritture private e l’omesso versamento delle somme trattenute dal datore di lavoro come contribuiti previdenziali e assistenziali e a titolo di sostituto di imposta, se l’importo non supera 10mila euro annui. Si prevede poi la non punibilità del datore di lavoro quando provvede al versamento entro tre mesi dalla contestazione. “Si ritiene che rispetto a tali illeciti abbia più forza di prevenzione una sanzione certa in tempi rapidi che la minaccia di un processo penale lungo e costoso che per il particolare carattere dell’illecito e per i tempi stessi che scandiscono il procedimento penale rischia di causare la mancata sanzione”, spiega il comunicato di Palazzo Chigi.

Il Ministro Orlando ha sottolineato che “abbiamo un diritto penale sconfinato, nel senso che neppure il più eccellente penalista sa il numero dei reati previsti dall’ordinamento. Per questo ora tutto quello che finisce con una multa anziché farlo passare per un processo penale attivando tre gradi di giudizio lo facciamo passare per la leva amministrativa”. Cosa che dovrebbe avere due ricadute positive, secondo il ministro: “Decongestionare gli uffici ed evitare che si arrivi a una condanna che per chi non è recidivo è soggetta a sospensione condizionale della pena per cui non viene scontata. In questo modo l’illecito sarà effettivamente sanzionato”.

La sanzione amministrativa andrà da 5.000 a 15.000 euro per le contravvenzioni ora punite con l’arresto fino a sei mesi, da 5.000 a 30.000 euro per quelle punite con l’arresto fino a un anno e da 10.000 a 50.000 per i delitti e le contravvenzioni puniti con un pena detentiva superiore a un anno. L’altra novità è che il magistrato, una volta accordato l’indennizzo, per alcuni illeciti “stabilirà anche una sanzione pecuniaria che sarà incassata dall’erario dello Stato”.

Risulta davvero incredibile constatare come la coltivazione di cannabis per uso personale non sia rientrata in questo decreto nonostante i proclami annunciati sulle discussioni parlamentari e nonostante le numerose indicazioni arrivate in questo senso da parte di organi sovranazionali e soprattutto di fronte al rinvio alla Corte Costituzionale proprio dell’articolo 75 che esclude dai reati sanzionabili amministrativamente la coltivazione per uso personale; un grave paradosso che avrebbe potuto essere sanato, l’ennesima dimostrazione della direzione impropria presa su questo tema da parte del Governo Italiano.

 

Fonte: Il Fatto Quotidiano, Lo Stato Quotidiano, LaPresse, Il Sole 24Ore

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