Avvocato Carlo Alberto Zaina - Convenzione di consulenza e difesa penale specialista dpr 309/90

Indagini preliminari in situazioni concernenti gli stupefacenti

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Per ogni esigenza, consulta il testo della Convenzione di Consulenza e Difesa Penale che abbiamo stipulato con l’Avvocato Carlo Alberto Zaina a favore di tutti i Soci Tesserati Associazione FreeWeed Board.

Sembrerà un argomento ovvio e scontato, ma credo che qualche riflessione, in materia di indagini preliminari e di come affrontare questa fase processuale, possa tornare utile.
Va rilevato che vi sono procedimenti penali, che per la loro natura non richiedono alcun tipo di approfondimenti investigativo, sicchè le indagini preliminari divengono semplicemente una fase di standby in cui nulla di rilevante succede, al punto che l’indagato apprendere di essere tale solo al momento della notifica dell’avviso di chiusura delle indagini stesse, ai sensi dell’art. 415 c.p.p. .
Vale a dire che la persona inquisita prende contezza della pendenza di un procedimento a proprio carico, solo nell’imminenza del proprio eventuale rinvio a giudizio, in quanto già sottoposta – a propria insaputa, se non è stato necessario compiere atti che richiedessero la presenza di un difensore – ad un’investigazione che si fonda su di un’ipotesi di reato.
Non tutti i procedimenti, però, presentano questo carattere di inerzialità, perchè, invece, sovente l’indagine preliminare ha inizio con un’attività di polizia giudiziaria (che può operare su propria iniziativa o su input del PM od in esecuzione di un ordine del Giudice) che permette all’indagato di avere immediata percezione dell’instaurazione dell’indagine preliminare.
Venendo a situazioni concernenti gli stupefacenti, può accadere, come abbiamo visto in precedenti post, che le ff.oo. diano corso ad una perquisizione locale o personale (casuale o predeterminata).
Abbiamo visto come comportarsi in quei frangenti, ma dopo cosa succede?
Entriamo, così, in un terreno minato di strategie difensive, che sono patrimonio esclusivo di noi esercenti la professione forense, ma che riverberano effetti sui nostri patrocinati.
Le correnti di pensiero su come contenersi nel corso delle indagini preliminari sono varie ed opposte.
Si va da chi predica il pieno netto attendismo difensivo, a chi declina, invece, la necessità di un’attivismo, fatto anche di indagini difensive a contrasto con le operazioni della polizia giudiziaria e, più in generale dell’accusa.
Credo – sarà un’ovvietà – che non vi sia una ricetta unica, perchè non vi sono due processi o due indagini assolutamente identiche tra loro.
Certamente, sono più orientato per una moderata attività defensionale, quando essa può realmente e tangibilmente dispiegare effettivi positivi o, comunque, contrastare presunzioni negative poste a carico dell’indagato.
Così – ad esempio – nell’ipotesi in cui oggetto dell’accusa sia la coltivazione di un limitatissimo numero di piante (da 1 a 3), oppure la detenzione di un quantitativo di sostanza stupefacente (sia droga leggera, che droga pesante) il cui peso lordo appaia modico o, comunque, contenuto (per i derivati della cannabis sino ad una trentina di grammi, per cocaina, eroina et similia entro i 10 grammi), verifico la possibilità che si dia corso alla consulenza tossicologica.
Un simile accertamento è sempre, per definizione, rischioso, in quanto l’esito peritale potrebbe fornire un risultato – in punto a purezza del reperto – superiore alle aspettative difensive.
In ogni caso, ho svolto una necessaria premessa e cioè ho indicato i limiti massimi ponderali entro i quali mi possono determinare ad una scelta “di attacco”, che mai scriteriato deve essere.
In questi casi, infatti, nutro una serie di timori, soprattutto, in tema di coltivazione.

  1. La consulenza sulle piante può essere, infatti, svolta – con le forme dell’art. 359 c.p.p. (senza alcun profilo di contraddittorio) ad uso del PM – ed ispirata ad una valutazione qualitativa (appartenenza della piante al tipo cannabis, idoneità astratta a produrre thc), criterio in via di superamento a livello giurisprudenziale, ma tuttora ammesso da alcune residue sentenze della Corte di Cassazione.
    Sovente l’analisi non è individualizzata, cioè non viene effettuata, pianta per pianta, ma fornisce, invece, risultati complessivi, che risultano del tutto fuorvianti, in quanto una valutazione cumulativa che crei una media ponderale e percentuale, non tiene conto del fatto che non esistono due piante tra loro uguali.
  2. La consulenza su di una pluralità di reperti di sostanza (sia di droga pesante, che di droga leggera) tende, a propria volta a ripetere il medesimo errore denunziato al punto 1.
    Non è pensabile di prendere un campione per ogni reperto e, sul presupposto che la sostanza è tutta marjiuana, oppure tutta cocaina, operare una valutazione cumulativa, senza isolare il principio attivo contenuto in ciascuno compendio, oppure calcolare una media percentuale totale.
    Se fossero rinvenute bottiglie di vino rosso (Sangiovese o Merlot che sono vini di base) senza indicazioni specifiche per ciascuna di esse, in relazione alla gradazione alcolica, non sarebbe, certo, ritenuta corretta un’analisi che, partendo da un campione per ogni bottiglia, pervenisse ad un risultato cumulativo percentuale (e, quindi, ponderale), senza, invece, verificare preliminarmente le peculiarità e le caratteristiche alcoliche del contenuto di ciascuna bottiglie.
    Eppure, invece, ciò avviene costantemente nelle analisi tossicologiche effettuate usualmente nel corso di procedimenti penali.
  3. La circostanza che la consulenza venga svolta in assenza della difesa è poi, a mio avviso, un pericolo rilevante, in quanto, di per sè può precludere la possibilità di proporre un supplemento di perizia a chiarimenti (quale elemento di condizione di un giudizio abbreviato) in quanto spesso i giudici – erroneamente – ritengono già di per sè esaustive conclusioni peritali, che tali non sono.

Dunque ritengo che muoversi in prevenzione, sia sempre utile (se non indispensabile) proprio per non trovarsi – in progresso di indagine – del tutto spiazzati e costretti ad affrontare un dibattimento, (che per lo più – in vicende del genere – appare inutile e dispendioso per l’assistito) per potere richiedere una nuova consulenza tecnica.

Il discorso differisce notevolmente quando le quantità delle sostanze sono superiori a quelle che ho in precedenza indicato (e possono apparire geneticamente incompatibili con la scriminante del consumo personale, pur in presenza di una condotta detentiva).
Anche a livello di coltivazione, quando ci si trovi di fronte ad un numero importante di piante, si che risulti obbiettivamente difficile coniugare il quantum di piante con la destinazione del prodotto ricavato a fini di uso personale, ritengo che un strategia maggiormente attendista non guasti.
Si deve, infatti, osservare, che – essendo in questo caso il fine quello di cercare di limitare i danni – eventuali errori metodologici commessi nel corso della consulenza svolta in modo unilaterale e senza la partecipazione della difesa, possano, invece, formare oggetto di deduzione, tale legittimare una nuova perizia.
In questi casi il nuovo accertamento in gran parte dei casi può risultare impossibile.
Come capitatomi recentemente in un giudizio dinanzi ad una Corte di Appello del nord Italia, disposta una nuova perizia su un cospicuo numero di piante (esaminate in maniera approssimativa in primo grado, si che l’unico risultato era che esse appartenevano al genere della cannabis), il perito ha dovuto rinunziare alla verifica perchè le piante erano marcite e non potevano essere periziate.
Ne consegue, quindi, che talora (quando non sia impellente il fine di raggiungere a tutti i costi una pronunzia assolutoria) il tempo divenga un prezioso alleato, per sfruttare gli altrui errori, anche per il progressivo degrado delle piante.

Fonte: www.facebook.com/avvocatocarloalberto.zaina (29 luglio 2014)

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Avvocato Carlo Alberto Zaina
L’Avvocato Carlo Alberto Zaina, nato a Rimini nel 1956, patrocinante in Cassazione e Magistrature Superiori, laureato a Bologna nel 1980, iscritto al foro di Rimini, esercita la libera professione.

Cellulare: +39 333 9030931

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Commenti

One Response so far.

  1. harb smith ha detto:
    B.giorno ho fatto uso di cannabis (non sono un fumatore abituale)il 03/05/2015 ., devo dare le urine il 15/05/2015 mi devo preoccupare??
     

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