In Italia l’Applicazione della Legge non tiene conto della Giurisprudenza: denunciato per spaccio un Venditore di Canapa Industriale con 0,52% di THC

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Apprendiamo dal sito Dolcevita Magazine la notizia di un incredibile sequestro di canapa industriale dovuto ad un supposto superamento della soglia limite di principio attivo THC presente nei campioni che, secondo le indagini, sono risultati essere THC 0,52% e CBD 16,43%.

Secondo l’interpretazione della Legge da parte della Guardia di Finanza di Vieste queste analisi superano la “permessa soglia dello 0,2% di THC e sono pertanto da considerarsi a tutti gli effetti sostanze stupefacenti o psicotrope ai sensi del DPR 309/1990”, come riportato sul verbale reso pubblico dal sito web.

Tutto questo avviene contro le indicazioni di numerosi avvocati, i quali sostengono, a nostra ragione giustamente, che l’interpretazione dell’articolo 5 comma 4 permetta la translazione della soglia di tolleranza dello 0,6% dal raccolto dell’agricoltore all’eventuale prodotto ad uso tecnico successivamente ceduto.

Articolo 4, comma 5, Legge 242/2016. 
Qualora all'esito del controllo il contenuto complessivo di  THC
della coltivazione risulti superiore allo 0,2 per cento ed  entro  il
limite dello 0,6 per cento, nessuna responsabilita' e' posta a carico
dell'agricoltore che  ha  rispettato  le  prescrizioni  di  cui  alla
presente legge. 

Dunque questa disposizione legislativa si porrebbe, a livello di diritto penale, come lex specialis rispetto alla disciplina data dal DPR 309/90 che governa i profili penali del diritto degli stupefacenti. Questa disposizione introdurrebbe un limite di tolleranza legale in materia di presenza di THC  superiore anche a quello indicato da alcune pronunzie dalla Suprema Corte di Cassazione, che invece si era espressa per una soglia del 0,5%.

Purtroppo di tutto questo sembra non tenerne conto la Guardia di Finanza, come abbiamo visto nel caso odierno.

Spesso la Giurisprudenza deve insegnare alle Forze dell’Ordine; non sarebbe la prima volta.

Tutto questo avviene dopo le assurde richieste presentate da alcune realtà ambigue del settore alla Camera dei Deputati nelle scorse settimane. Probabilmente non sono collegati i fatti, ma questo è l’ordine temporale in cui accadono, a stretto contatto.




Altro fatto accaduto di recente è il blocco alle dogane dei prodotti provenienti dalla svizzera: a questo proposito l’Avvocato Zaina sta svolgendo un ricorso presso il TAR del Lazio che verrà avviato martedi prossimo (20 marzo 2018), aperto alla partecipazione di chi volesse, sostenendo le spese vive di Euro 600.

Il proprietario del marchio di canapa industriale sequestrato oggi, Mary Moonlight, ha sostenuto inoltre che i prodotti erano a norma delle recenti disposizioni date dalla 242/2016, mostrando anche una certificazione, non tenuta in considerazione dalla Guardia di Finanza.

La parte spiacevole è il coinvolgimento in tutto questo non solo delle aziende produttrici ma anche e soprattutto del proprietario del negozio che vendeva i prodotti, il quale, secondo il verbale, assume alla luce dei fatti la figura di persona indagata, in stato di libertà, per il reato di cui: Art. 73, comma 5, del DPR 309/90.




In questi giorni stiamo lavorando ad una proposta sociale per chiedere, uniti e compatti insieme a tutte le realtà del settore che aderiranno, una riforma normativa sulla 242/2016 che sistemi i punti oscuri, certificando il limite chiaramente a 0,6% anche sui prodotti ricavati e varando un autoregolamento etico comune, che trovate qui, per la discussione pubblica prima della pubblicazione.

 

Fonte: Dolce Vita Magazine

Stefano Auditore Armanasco

Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio (MI), il 12/02/1986.

Mail: direzione@freeweed.it

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