La cannabis ci salverà dall’inquinamento

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Articolo della Redazione di Vvox.it

Combattere la diossina con la cannabis.

Sembra incredibile ma è realtà.

I fratelli Vincenzo e Vittorio Fornaro raccontato la loro storia a La Stampa. Sul campo della masseria la cannabis cresce sotto il sole d’inizio giugno. Le piante sono alte un metro e mezzo.

L’agricoltore punta gli occhi scuri verso le ciminiere dell’Ilva: «eccolo il mostro che ci avvelena. Speriamo che la canapa lo circondi e lo soffochi, proprio come fa con le erbe infestanti».

«Il bivio era: andarcene e ricominciare da un’altra parte o rimanere e combattere», racconta Vincenzo. I ragazzi di “CanapaPuglia” hanno suggerito ai fratelli di convertire i terreni alla cannabis per decontaminare i campi.

La prima semina c’è stata nel 2014, seguita da un po’ di scetticismo. Ma la salute del terreno è migliorata. La scoperta dei “poteri” di questa pianta risale agli anni Novanta, quando dopo l’esplosione della centrale nucleare di Černobyl, una società americana specializzata in biotecnologia ambientale inizio la coltivazione di canapa per decontaminare terreni pieni di cesio, plutonio e piombo.

L’obiettivo immediato è ripulire i terreni dalla diossina, quello a medio termine creare una filiera per molteplici usi, dal tessile alla bioedilizia.

«Taranto può diventare il distretto della canapa del Sud Italia», spiega Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia. «Diversi imprenditori locali sono pronti a convertirsi alla cannabis».

«Siamo stufi di aspettare la politica», commenta Fornaro.

Lo Stato è finito invece alla sbarra a Strasburgo.

La Corte europea dei diritti umani accusa l’Italia di non aver protetto la salute dei cittadini. Come la madre dei fratelli Fornaro.

«Un tumore se l’è portata via anni fa», racconta Vincenzo. «A me hanno tolto un rene, sono vivo per miracolo. Ma adesso il vento è cambiato, ci riprendiamo la nostra terra. Stiamo vincendo noi».

 

Redazione
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