La società italiana di Farmacologia (SIF) dimentica i pazienti e sta dalla parte della Criminalità Organizzata? di Simone Fagherazzi

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Articolo del Dottor Simone Fagherazzi.
Tengo sempre di buon conto le opinioni delle Società Scientifiche Italiane, indipendentemente dall’argomento che trattano. Io credo, infatti, che la scienza sia un metodo, non un campo d’azione. Per tale motivo osservo da vicino i principali responsabili scientifici (ma anche istituionali) del progresso sulla Cannabis Terapeutica.
Mi è capitato, ieri, di leggere l’articolo su quotidiano.sanità.it (http://bit.ly/2kwg0Mv) postato, senza alcun commento, dal Dr. Grassi, innegabile esponente di spicco nel panorama Cannabico italiano.nel quale venivano riportate le “dichiarazioni ufficiali” da parte della SIF (società italiana di Farmacologia) in materia di Cannabis.
Questo articolo mi ha lasciato interdetto dal punto di vista professionale. Le decisioni mediche dovrebbero essere

esercitate in libertà e indipendenza di giudizio e di comportamento rifuggendo da ogni indebito condizionamento

Giuramento di Ippocrate.

Vediamo dapprima in dettaglio le raccomandaziono della SIF, seguiranno i commenti generali.

Valutare in ogni paziente i dosaggi più adatti e far sì che venga somministrata sempre la posologia stabilita (fatto non agevole con le modalità di somministrazione attualmente previste);

I farmaci, in una terapia realistica, sono adattati di volta in volta alle esigenze del paziente, sono innumerevoli gli esempi di molecole che devono essere assunte con gradualità prima di raggiungere la loro efficacia terapeutica (sali di Litio, Neurolettici, Antiepilettici ecc.). intimare di dover raggiungere “a priori” la posologia stabilita senza sapere minimamente quale essa sia non può che derivare da un atteggiamento irrazionalmente e dogmaticamente precauzionista, nonché scorretto dal punto di vista della pratica medica.

Considerare le possibili comorbidità o la presenza di vulnerabilità dinanzi ad altre condizioni morbose;

La Cannabis ha dimostrato controindicazioni di rilievo esclusivamente nelle sindromi Aritmiche. Tale ipotesi è logicamente coerente con l’azione ipotensiva della pianta. (una tra tante, questa, viene criminalizzata, delle altre poco o nulla si sa).
Nel Giugno 2016, inoltre, è stato pubblicato un articolo scientifico su JAMA Psichiatry dove non si associava l’utilizzo di Cannabis a lungo termine a nessuna condizione morbosa eccezion fatta per una parodontite (chiaramente imputabile ai ben noti danni da fumo). Anche questa affermazione è permeata da un atteggiamento irrazionalmente e dogmaticamente precauzionista nonché scorretto dal punto di vista della pratica medica.

Verificare l’utilizzazione o meno di altri farmaci responsabili di possibili interazioni potenzialmente dannose;

I rappresentanti scientifici della Società Italiana di Farmacologia probabilmente non sono a conoscenza dell’esperienza Statunitense, Uruguayana, Olandese, Africana e Asiatica.
Nei primi 3 paesi la regolamentazione è un atto della modernità e, in tutti i paesi, non si è riscontrato mai un problema sistematico di interazione con altri farmaci (vista la vastità della popolazione è poco verosimile che non si sia verificato, se effettivamente reale). Negli altri due grandi paesi, sebbene la medicalizzazione della popolazione sia estremamente inferiore, l’utilizzo di questa pianta è millenario per diverse ragioni e, di certo, attualmente non vivo in un paese di zombie tossicodipendenti (Nepal ndr.).

Valutare attentamente le abitudini di vita del paziente stante l’elevato rischio di abuso associato al suo utilizzo.

Il dato di “elevato rischio d’abuso” non esistono, questa affermazione è quindi falsa e fallace. Gli unici dati accertati sul rischio di dipendenza sono pubblicati sul NEJM e riportano una percentuale del 9%, sicuramente un numero non definibile “elevato”.
Si tenga in considerazione inoltre che il Prof. E. Russo, massimo esponente mondiale della scienza cannabinoide, responsabile scientifico della GW farmaceutics, nella conferenza internazionale sui cannabinoidi tenutasi a Praga nel 2015, ha tenuto un intervento sulla necessità di considerare la Cannabis come un agente che tratta le dipendenze piuttosto che un agente che le causa. L’affermazione della società italiana di farmacologia è assolutamente fasullo e deviante dalla vera realtà.

Una appropriata prescrizione e una attenta osservazione sono rese altresì indispensabili dalle attuali scarse conoscenze sugli effetti di un trattamento prolungato nelle diverse condizioni morbose e dal rischio di interazioni con le terapie che potrebbero essere prescritte da altri medici.

È assolutamente vero che vanno valutati gli effetti della terapia con Cannabis a lungo termine. Il punto che stona è quell’”indispensabili”. Per tutti gli altri farmaci, infatti, esiste quella che viene chiamata Fase IV di sperimentazione ovvero l’osservazione dopo l’immissione in commercio del farmaco stesso. È stato grazie a questa farmacovigilanza che è stato possibile rimuovere diversi farmaci dal mercato perché avevano dimostrato, nei grandi numeri, effetti collaterali talmente elevati da renderli “non sicuri”. Le prime 3 fasi della sperimentazione vengono quindi “falsificate” dal controllo su larga scala.
Per la Cannabis voler avere questi dati preventivamente indica, ancora, una immotivata e dogmatica presa di posizione.

La Società Italiana di Farmacologia raccomanda fortemente che quanto sopra espresso venga tenuto in debito conto nella stesura di eventuali raccomandazioni al Medico prescrittore […] mettersi a disposizione con le proprie competenze nelle Sedi Istituzionali per collaborare fattivamente alla stesura di raccomandazioni ufficiali rivolte ad una prescrizione appropriata e ad un uso corretto della Cannabis sativa nelle differenti condizioni morbose.

Intimare a propri colleghi di seguire delle indicazioni ampiamente dimostrabili come false attraverso dati di letteratura scientifica, mi spaventa alquanto, ma soprattutto, quello che mi ha talmente disturbato da farmi trasferire in Nepal (capirete meglio il motivo tra poco) è questa dichiarazione, qualora venga accettata e seguita nella pratica quotidiana (scelta che, siamo tutti d’accordo, dovrebbe essere quella corretta), all’origine non può che avere due ragioni:
  • il medico ha perso la sua capacità di critica e di formazione ed è diventato un semplice burocrate senza alcun potere decisionale e con scarsa attitudine a manifestare indipendentemente il proprio pensiero, e quindi accetta acriticamente tutte le “informazioni” che vengono fornite dagli “organismi ufficiali”.
  • Il medico accetta consapevolmente questa “raccomandazione” non corrispondente a verità perché “parte di un gioco” dove, indirettamente, è implicato anche lui e, stando alle regole del gioco, può incrementare il suo rispetto professionale e soprattutto le sue entrate economiche. Psicologicamente, questo, si traduce con la capacità di accettare argomentazioni false, per vere, “per proteggere il gruppo” (approfondisci sui video della pagina).

Considerazioni Generali

Gli avvertimenti della SIF sono assolutamente coerenti con il pensiero dei “vertici nazionali” in carico, attualmente, di decidere sul tema Cannabis terapeutica, tra questi spiccano il Dr. Grassi e lo SCFMF. Perché queste due “entità” sono strettamente correlate?

Giampaolo Grassi primo ricercatore CREA-CIN Rovigo
Le piante che vengono prodotte dallo SCFMF, variante FM2, farmaco di cui la società di Farmacologia sta indirettamente parlando, visto il suo scalpore mediatico, è stato prodotto da una genetica denominata, “in realtà” CINRO, direttamente dai laboratori del ricercatore prima menzionato.




Giampaolo Grassi post profilo
Ottenendo le Talee da questo centro di ricerca gli scenari che si sarebbero potuti sviluppare sono solo due, il CREA CIN (ex CRA-CIN, approfondisci sui video della pagina):
  • fornisce le talee e poi viene escluso dal progetto lasciando i militari, completamente impreparati in coltivazione, a ricominciare da zero, sprecando il lavoro di 15 anni di ricerca e facendo sprecare in questa maniera anche molti denari dei contribuenti.
  • Fornisce le talee e la consulenza per come coltivare correttamente le piante.
Esaminando questa seconda opzione e lasciando come ipotetica la collaborazione tra CREA-CIN e SCFMF, vediamo che, il prodotto finito è visibilmente di qualità scadente. Apparentemente, dover attribuire a una pianta, il titolo di “farmaco” pare che significhi, necessariamente, far si che questo prodotto si allontani il più possibile dal suo corrispettivo Naturale, come è ben visibile dalla foto.
La qualità del prodotto Farmaceutico è una caratteristica su cui viene posto estremamente l’accento. La valutazione di questa “qualità”, però, non è eseguita effettivamente sul prodotto reale ma si basa sull’ottenimento burocratico di una serie di autorizzazioni che rendono la cosa “reale”. La realtà burocratica, quindi, dimostra la sua enorme distanza dalla realtà concreta.

Politica e mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo.

Paolo borsellino

Non volendo attestare su un atto di fede la mia fiducia negli organismi di controllo rimango sempre vigile alle relazioni che collegano questa rete di controlli. Questo mio punto di vista critico, in sintonia con quello del Dr. Marco Bortolotto (altro esponente di spicco del mondo cannabico italiano), si scontra duramente con la posizione fideistico-dogmatica del Dr. Giampaolo Grassi.
Detentore legale di un’innumerevole serie di varietà che stanno ottenendo approvazione alla coltivazione e ricercatore responsabile dell’ente che, proprio in corrispondenza con l’attività delo SCFMF, ha visto cambiare il suo nome, semplicemente aggiungendovi la parola “economico”.
I controlli sono reputati efficaci perché “difficili da sostenere”. Tale mentalità è molto preoccupante in ambito scientifico, gli “agomenti difficili” dovrebbero essere poprio materia per i dotti e i ricercatori i quali, avendo un istruzione superiore dovrebbero avere gli strumenti per affrontarli. Sostenere che una cosa sia difficile da fare, e piagnucolare su essa e su quanto si sia insignificanti per poterla cambiare, spesso è una maschera che l’inconscio utilizza per non ammettere l’incapacità di prendersi le proprie responsabilità.




Queste mie considerazioni derivano dalla mia personale incapacità di accettare che, lo SCFMF lavori come ispettore dell’AIFA, la stessa agenzia, teoricamente indipendente, che dovrebbe certificare la validità del processo.
Questo non rappresenta, a priori, un conflitto d’interessi, il Dr. Grassi, infatti, fa notare come “ovviamente” gli ispettori dell’AIFA dello SCFMF non si siano occupati di certificare lo stabilimento stesso.
Io, però, che sono malevolo e mi piace pensare male, non riesco a togliermi il dubbio soprattutto perché l’AIFA non è nuova a scandali basati “sul profitto”.
IL FATTO QUOTIDIANO: http://bit.ly/2kYvRnU
Dare piena fiducia a un ente che si è già dimostrato implicato in situazioni che tengono più conto del denaro che della salute dei cittadini, mi pare un atteggiamento sciocco o quantomeno volutamente consapevole dato l’enorme giro di affari generabile dalla Cannabis.
La situazione italiana è drammaticamente colpita dal tema del “favoritismo delle amicizie” e, sbaglierò, ma mi risulta proprio difficile vedere che tra “colleghi ed amici” ci sia lo stesso atteggiamento che con gli “estranei”, ho vissuto molto tempo gli ambienti ospedalieri e purtroppo sono consapevole della realtà.

Conclusioni

Il prodotto italiano è di qualità molto scadente. Gli effetti terapeutici si potranno lo stesso ottenere, blandamente, perché questa pianta ha delle proprietà davvero eccezionali ma, l’immotivata paura e la resistenza ideologica irrazionale che è perpetrata nei confronti di questa pianta, stanno comportando un carico di sofferenza per gli esseri umani via via sempre più insostenibile. Stiamo arrivando al punto di rottura.
Gli organismi statali rimangono sordi alle urla dei loro cittadini che soffrono o che vogliono semplicemente non supportare la criminalità organizzata per poter fare una scelta libera e consapevole di utilizzo di una pianta che, nella storia, è da sempre stata integrata con la cultura umana.
La commistione tra stato e mafia, ormai innegabile in Italia, mi ha fatto talmente paura che sono scappato, senza idea di tornare più, purtroppo. Vedere come non sia chiaro a tutti che questo temporeggiamento burocratico è architettato ad arte, al fine di dar modo agli amici degli amici di guadagnare denaro il più possibile, mi rattrista. Il motivo della mia tristezza è la consapevolezza che ormai abbiamo scelto di non vedere, hanno vinto loro, e noi stiamo solo giocando alle loro regole.
Fate attenzione alla verità. Siatene voi i responsabili, con intelligenza. Ve lo chiedo col cuore.
Siate il cambiamento che volete vedere nel mondo. Namastè
Simone

Lower Pisang, Annapurna Circuit, reception del Lodge.
Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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Commenti

One Response so far.

  1. Gastone Zanette ha detto:
    Le osservazioni di Simone riguardo questo modo di considerare la Cannabis Medicinale come una terapia particolarmente delicata e pericolosa, da trattare come fosse uranio impoverito, mi sembrano del tutto condivisibili, almeno per quanto mi riguarda … basta pensare, per confronto, a come si utilizzano oggi farmaci considerati meno pericolosi come gli antibiotici, di cui ormai si occupano anche al G 20, tanti sono i rischi legati al loro attuale uso.
    Gastone
     

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