Progetto FreeWeed - Legalizzazione Cannabis

La Storia di Manali

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“India è sinonimo di arte, cultura e musica; la povertà è solo una tra le tante facce, ma attrae i turisti che non sanno osservare ed ascoltare”. Parole profonde sanciscono l’inizio del dialogo col nostro interlocutore. Siamo in un caffè di Barcellona, beviamo cappuccini, fumiamo Lemon skunk, e ascoltiamo il racconto del ragazzo di Manali.

-“Parliamoci chiaro, dove abitavo la cannabis è come il vino in Europa. Ci sono anziane signore che producono charas nei dintorni di Manali. Ai piedi delle mindia-13ontagne crescono piante enormi, e qualcuno nelle festività addobba addirittura le cime, come qui gli abeti. Con questo non sto dicendo che tutti fumano, per esempio la mia famiglia è piuttosto altolocata, conservatrice – per cui mio padre considera alcool, tabacco e cannabis sostanze nocive e pericolose; ma la maggioranza delle persone tollera l’utilizzo dell’erba. Forse anche grazie alla tradizione e alla religione: Maha Shivaratri è una festa in onore del dio Shiva: un giorno all’anno si può fumare per rendergli onore: ovunque anche dove è illegale ganja e hahshish sono sulle strade,  e i Sadhu aspettano i passanti.

– La prima volta che ho fumato è successo a Varanasi in un  bhang shop(dove è possibile bere il bhang, detti anche negozi della cannabis, ndr), che stava nei pressi delle rive del Gange – ma non pensate gli Stati Uniti – a parte questi negozi autorizzati dal governo la situazione è simile alle grandi città dell’Italia o della Germania, dove trovare da fumare è semplice, seppur non legale. Tornando a noi, ci sono questi chioschi che sono forniti di materiale per fumatori e di materia prima. La qualità dell’hashish è ottima, la ganja spesso è scadente.

Ho comprato da fumare, del charas prodotto verso sud – una qualità più sabbiosa e meno resinosa rispetto a quella di 100_2086Manali, ma dal gusto intenso e dalla fumata più bianca che io abbia mai visto – era polline grezzo, assemblato lasciato seccare. Non ho pagato molto. Sono tornato in albergo ho usato un cilum – e ho sognato ad occhi aperti il mio futuro; ascoltavo musiche lontane e sentivo l’impulso di scoprire – è stato in quel fottuto momento che ho deciso di venire in Europa. Ho sentito un fuoco dentro – poi ho dormito come mai… è stata un’esperienza fondamentale, perchè ho capito che la cannabis abbassa il mio ego, avvicinandomi alla mia anima; poi mi cura da qualsiasi tipo di dolore.

– Non so come siano trattati turisti per quanto riguarda il fumo; io parlo hindi per cui un dealer è più disponibile nei miei confronti (anche se spesso con un mio connazionale non mi capisco, soprattutto se arriva dal sud dell’India, perchè non parliamo la stessa lingua). In ogni caso, ribadisco: la cannabis e i derivati sono spesso associati alla meditazione e alla preghiera – nelle grandi città è una sorta di business, ma nei piccoli centri è qualcosa di immemore, una pianta usata contro la febbre e le malattie – è semplicemente parte integrante della mia cultura; quindi come potete vedere, anche in India le leggi non fermano le usanze”. 

FONTE: Underground Cannabis

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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