La svolta in Uruguay

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Hassan Bassi e Diego Pieri

Grazie alla collaborazione di Diego Pieri, dell’associazione Proderechos possiamo fare il punto sulla riforma in Uruguay.

La legge di regolazione della produzione e consumo di cannabis prevede 3 modalità di accesso legale: l’autocoltivazione, la partecipazione ad una associazione di consumatori e l’acquisto in farmacia. In tutti i casi è necessaria una registrazione ed una scelta di una sola delle modalità di rifornimento. La registrazione è gratuita.

I registri sono tenuti e gestiti dal neonato Istituto per la Regolazione ed il Controllo della Cannabis (IRCCA)

Le procedure per l’iscrizione per l’autocoltivazione della marijuana sono molto semplici, basta una raccomandata con l’indicazione dei dati personali e l’indirizzo del luogo di coltivazione e dopo al massimo 1 mese (di solito ci mette solo 2 giorni) l’IRCCA risponde via mail per avvenuta registrazione. Le piante femmine coltivabili per ogni domicilio sono 6 e la produzione annua massima consentita è di 480 gr cannabis psicoattiva. Al momento gli iscritti sono 3500 anche se si contano circa 10.000 coltivatori; la resistenza alla registrazione  è comprensibile in un paese che ha conosciuto la dittatura ma lo scoglio, ci assicura Diego, sarà superato con il tempo.  Stenta ancora a partire in maniera concreta il sistema delle associazioni o cannabis club, le difficoltà sono nascoste in alcune norme che limitano lo sviluppo delle coltivazioni in comune: il limite di 45 soci al massimo che non garantisce un equilibrio nei costi di coltivazione e il divieto di avere club a meno di  1000 metri di distanza l’una dall’alto che deve essere verificato dal IRCCA con i suoi tempi. A dicembre erano attivi solo 3 club legalmente riconosciuti e 15 erano in attesa di risposta.

Entro giugno 2016 partirà invece la distribuzione controllata in farmacia di derivati della cannabis. Sono già state scelte le 2 aziende che si occuperanno di coltivare marijuana sui terreni statali predisposti manca solo la firma sul contratto finale. Il dubbio in questo caso pare che sia più rivolto verso le previsioni produttive che parlano di 4 t annue a fronte di una richiesta stimabile intorno alle 40. Il prezzo invece è concorrenziale, circa 1 dollaro al grammo contro i 3,5 per la migliore qualità del mercato illegale che però  in Uruguay è rappresentato principalmente da cannabis prodotta in Paraguay, forte ma di cattiva qualità. Insomma il sistema è partito e naviga a gonfie vele soprattutto grazie alla autoproduzione. L’Uruguay è pronto a portare la sua esperienza davanti al mondo in previsione del prossimo UGASS, ed anche se il nuovo Presidente è più prudente del suo predecessore la strada è stata tracciata e funziona.

L’associazione Proderechos intanto parteciperà alla prossima “Caravana por la Paz” che partendo dall’Honduras, attraverso El Salvador, Guatemala e Messico (dove nacque per denunciare la violenza della guerra alla droga e per la droga), raggiungerà New York in occasione della prossima Assemblea Straordinaria di UNGASS.

Come funziona la legge dell’Uruguay?

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Infografica a cura del TNI.

FONTE: fuoriluogo.it

Redazione
Associazione Nazionale FreeWeed Board, 100% Noprofit, Apartitica ed Indipendente.
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