L’Analisi di Azzone sul DDL “Intergruppo Cannabis Legale”

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In questi giorni che precedono la discussione parlamentare del Disegno di Legge “Cannabis Legale” sembra opportuno offrire un po’ di chiarimenti su quello che sta succedendo: per prima cosa dobbiamo concentrarci sul fatto che in ogni caso quello che è il disegno di legge in discussione non sarà quello eventualmente approvato; oggi come oggi siamo solo all’inizio di un lungo percorso eventuale, ed il rischio è che se mai il parlamento riuscirà ad arrivare ad una conclusione diciamo così positiva, ovvero di una maggior apertura rispetto alla situazione attuale, sarà comunque una soluzione monca e genererà un pastrocchio che nella pratica renderà tutta la normativa un’infinita sorgente di contenziosi.

Infatti ci sono altre 5 proposte di legge che giacciono in parlamento e saranno tutte smontate e parti di ciascuna saranno inserite in quella dell’intergruppo sotto forma di emendamenti.

Il secondo punto che dobbiamo tenere in mente è che il disegno di legge non prevede una legalizzazione, anche se sui media, nella comunicazione pubblica si parla di legalizzazione ma specialmente di liberalizzazione, queste “parole forti” sono solo terrorismo mediatico di stampo marcatamente proibizionista; il disegno di legge prevede una depenalizzazione di certe limitate condotte.

Il terzo punto è che stiamo assistendo ad una deliberata mistificazione sulle finalità del disegno di legge:
una legge dovrebbe di solito tutelare quello che si definisce un bene giuridico, ovvero un interesse collettivo, ad esempio la salute pubblica, un diritto, la sicurezza collettiva; invece il DDL è stato pensato per incrementare le entrate fiscali dello Stato, come si può leggere nelle premesse della legge (nota 3).

Comunque…  

1) se mai dovesse passare anche solo l’infernale pastrocchio che nascerà dalla selva di emendamenti che saranno presentati, sarà comunque solo una legge quadro, una mera affermazione di linee guida, ma che per funzionare necessiterà di una serie di decreti attuativi che ancora una volta potrebbero ulteriormente ridurre le possibilità reali di accedere all’oggetto in discussione; questa serie di decreti, che saranno emessi successivamente, sono già previsti per legge, e su questi si giocherà un altra partita.  

2) quello che si propone di depenalizzare adesso è il commercio di cannabis – infiorescenze femminili secche – attraverso il monopolio di stato della cannabis che, ovviamente, è tutto da creare; non l’hashish, non gli estratti, non i prodotti alimentari, quindi e bene che vada se domani approvassero la legge, così come è in discussione adesso, tra trenta giorni sarebbe legale comperare e detenere 5 grammi di erba da un negozio di monopolio, avendo i requisiti di legge, ma se si venisse trovati in possesso di 3 grammi di fumo si sarebbe comunque passibili di sanzione.

 

Il punto

Il punto finale è che l’idea è comunque di permettere solo poche varietà “registrate” di canapa sia per quanto riguarda i prodotti che per i semi, ovvero addio a tutte le varietà commerciali moderne delle banche del seme internazionali; non pensate più di “cavarvela” come prima perchè a questo punto il reato commesso sarebbe contrabbando, cosa che significa che se si viene beccati con una moby dick in fioritura sul balcone, si verrà sottoposti a sanzione pecuniaria che può arrivare per 300 grammi di raccolto a 71000€. 

Arriviamo a questo punto alla questione focale, che nella legge è citata casualmente all’articolo 1, che allego in note e che vi invito ad andare a leggere attentamente.

In quest’articolo si concede la possibilità ai maggiorenni di coltivare un certo numero di piante (forse rimane la
dicitura femmine, ma non si può dare per scontato). 

Non voglio qui discutere se le piante in questione sono sufficienti, se i requisiti necessari per accedere alla concessione siano congrui  o meno, voglio solo che noi ci si focalizzi su una questione in nessun punto viene definito un diritto, non ci sarà legalizzazione della pianta, non ci sarà
riconoscimento di un diritto all’ auto produzione, saranno fornite delle licenze, comunque revocabili a persone con determinati requisiti, in deroga alle norme di monopolio. 

Purtroppo l’inconsistente e frammentato movimento cannabico nel nostro paese non è stato abbastanza serio da scegliere un positivo confronto con la politica, ci sono anche delle ragioni, ma il tafazzismo non è il massimo della saggezza politica.

Non essere stati capaci di intavolare una trattativa credibile rimarrà sempre come una grave macchia su tutta la cultura cannabica nel nostro paese.

Concludo ricordando che l’attuale disegno di legge si pone come una serie di emendamenti e modifiche al vecchio testo della 390/90 (Iervolino-Vassalli) che quindi mantiene inalterata la visione generale dello Stato, e purtroppo della società, sulla “droga”, sulla cannabis per quanto ci riguarda, e fondamentalmente sui consumatori.

 

 

NOTE

        
        L’articolo 10 (Entrata in vigore)

    disciplina l’entrata in vigore delle disposizioni,
        prevedendo una “gradualità” temporale nell’entrata a regime
        delle modifiche introdotte DPR 309/90 e alla legge 907/42. In
        particolare, entrano in vigore: a) subito dopo la pubblicazione
        della legge le norme di riforma del sistema sanzionatorio, quelle
        relative alla detenzione consentita di cannabis e prodotti da essa
        derivati, nonché quelle sulla cannabis terapeutica e sulla
        rideterminazione delle pene; b) novanta giorni dopo la pubblicazione
        della legge quelle relative alla coltivazione consentita, in forma
        personale e associata; c) centottanta giorni dopo la pubblicazione
        dei decreti ministeriali di disciplina dell’attività di
        coltivazione, preparazione dei prodotti e vendita al dettaglio (che
        devono essere emanati entro sei mesi dalla data di entrata in vigore
        della presente legge) le norme che disciplinano il mercato legale
        della cannabis e dei suoi derivati; d) un anno dopo l’entrata in
        vigore della legge le norme relative all’obbligo di invio al
        Parlamento della relazione sullo stato di attuazione del
        provvedimento e sui suoi effetti.

        
        Art. 63-ter. –
        (Definizione della cannabis e dei suoi derivati agli effetti
        fiscali). – 1. Ai fini di cui al presente titolo sono considerati
        derivati i prodotti della pianta classificata botanicamente nel
        genere cannabis.
        
        
        
        La diverse stime sulla diffusione della cannabis in Italia e sul valore del relativo
        mercato illegale chiariscono che si tratta di un fenomeno dalle
        dimensioni socialmente e economicamente imponenti. Ad esempio, la
        professoressa Carla Rossi, ordinaria di statistica medica
        all’Università di Roma “Tor Vergata” e componente del
        board dell’Osservatorio europeo sulle droghe, in uno dei lavori
        scientifici più recenti – Monitoring the size and protagonists of
        the drug market: combining supply and demand data sources and
        estimates, Drug Abuse Rev. 2013 Jun;6(2):122-129 – avanza una stima
        di 7,2 miliardi. Anche volendo considerare le sole stime fornite
        nelle relazioni al Parlamento del Governo o delle agenzie e
        istituzioni impegnate nell’attività di repressione, il dato che
        emerge è ancora più impressionante. Come scrive proprio la DNA
        nella già citata relazione annuale “per avere contezza della
        dimensione che ha, oramai, assunto il fenomeno del consumo delle
        cosiddette droghe leggere, basterà osservare che – considerato che,
        come si è detto, il quantitativo sequestrato è di almeno 10/20
        volte inferiore a quello consumato – si deve ragionevolmente
        ipotizzare un mercato che vende, approssimativamente, fra 1,5 e 3
        milioni di Kg all’anno di cannabis, quantità che soddisfa una
        domanda di mercato di dimensioni gigantesche.In via esemplificativa,
        l’indicato quantitativo consente a ciascun cittadino italiano
        (compresi vecchi e bambini) un consumo di circa 25/50 grammi
        procapite (pari a circa 100/200 dosi) all’anno”. Se si
        incrociano questi dati con quelli del prezzo di vendita al dettaglio
        stimato delle sostanze (per l’hashish 12,4, e per la marijuana 10,1
        euro al grammo – fonte Dipartimento politiche antidroga della
        Presidenza del Consiglio dei Ministri – Relazione annuale al
        Parlamento 2014 – pag. 52), il mercato dei derivati della cannabis,
        nella più ottimistica delle ipotesi, supererebbe oggi i 15 miliardi
        di euro e, nella più pessimistica, sfonderebbe i 30 miliardi. La
        legalizzazione della cannabis in Italia, oltre a consentire un
        risparmio dei costi legati alla repressione penale del fenomeno, e a
        riassorbire buona parte dei profitti criminali del mercato nero,
        genererebbe un gettito fiscale assolutamente consistente,
        considerando che, con una regolamentazione analoga a quella dei
        tabacchi – come quella prevista dalla presente proposta di legge –
        circa i tre quarti del prezzo di vendita dei prodotti sarebbero
        costituiti da componenti di natura fiscale. Parte di queste risorse
        potrebbero essere destinate a interventi di natura preventiva e
        riabilitativa rivolti ai consumatori di droghe e tossicodipendenti,
        ma la parte più consistente potrebbe finanziare altri capitoli del
        bilancio pubblico. D’altra parte, proprio l’esperienza degli Stati
        che hanno regolamentato in forma legale il mercato della marijuana
        dimostra che il numero dei consumatori non è affatto cresciuto, né
        è aumentato l’impatto sociale e sanitario direttamente o
        indirettamente connesso al consumo. A crescere è stato solo il
        reddito legale e il gettito fiscale del mercato legalizzato. 
        

Articolo 1 (Coltivazione in forma personale e associata di cannabis)

1. All’articolo 26 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e
sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi
stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della
Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, sono apportate le seguenti
modificazioni: a) al comma 1, sono aggiunte in fine le seguenti
parole: «nonché della cannabis coltivata secondo quanto previsto
dai commi 1-bis e 1-ter»; b) dopo il comma 1 sono aggiunti i
seguenti commi: «1-bis. Al di fuori del regime delle autorizzazioni
di cui agli articoli 17 e 27 e fatto comunque salvo quanto stabilito
dall’articolo 73*, è consentita a persone maggiorenni la
coltivazione e la detenzione personale di piante di cannabis, nel
limite di cinque di sesso femminile, e del prodotto da esse ottenuto.
Chiunque intenda coltivare cannabis ai sensi del periodo precedente
invia, allegando la copia di un documento di identità valido, una
comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli di Stato
territorialmente competente, recante l’indicazione dei propri dati
anagrafici e del luogo in cui intende effettuare la coltivazione. La
coltivazione e la detenzione possono essere effettuate a decorrere
dalla data di invio della medesima comunicazione. 1-ter. È
consentita la coltivazione di cannabis in forma associata, ai sensi
del titolo II del libro primo del codice civile, nei limiti
quantitativi di cui al comma 1-bis, in misura proporzionata al numero
degli associati. A tal fine il responsabile legale invia una
comunicazione all’Ufficio regionale dei Monopoli di Stato
territorialmente competente, ai sensi del comma 1-bis, allegando alla
stessa la copia di un documento d’identità valido, la copia
dell’atto costitutivo e dello statuto, che deve espressamente
indicare, oltre alla coltivazione della cannabis come attività
esclusiva, l’assenza di fini di lucro e il luogo in cui si intende
realizzarla nonché l’elenco degli associati, che devono essere
maggiorenni e residenti in Italia e in numero non superiore a
cinquanta, e la composizione degli organi direttivi, di cui non
possono far parte coloro che abbiano riportato condanne definitive
per reati di cui all’articolo 416-bis del codice penale e agli
articoli 70 e 74 del presente testo unico. Non è consentito
associarsi a più di un ente che abbia come finalità istituzionale
la coltivazione di cannabis ai sensi del presente comma. La
violazione della disposizione di cui al precedente periodo comporta
la cancellazione d’ufficio dagli enti ai quali il soggetto risulta
iscritto e, in ogni caso, la decadenza dal diritto di associarsi agli
enti di cui al presente comma per i cinque anni successivi alla data
di accertamento della violazione. La coltivazione e la conseguente
detenzione possono essere effettuate decorso il termine di trenta
giorni dalla data di invio della comunicazione, senza che il
competente Ufficio regionale dei Monopoli di Stato si sia pronunciato
in senso negativo sulla sussistenza dei requisiti soggettivi
prescritti. Per le attività di cui al presente comma, non si applica
l’articolo 79.». 2. All’articolo 4 comma 1, lett. d) del decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, dopo la parola «sindacale» sono
aggiunte le seguenti: «i dati contenuti nelle comunicazioni di cui 
all’articolo 26, commi 1-bis e 1-ter del testo unico delle leggi in
materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope,
prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica
9 ottobre 1990, n. 309». 

 

 

*Articolo 73. Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope
1. Chiunque, senza l’autorizzazione di cui all’articolo 17, coltiva,
produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita,
cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura ad altri, invia,
passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo sostanze
stupefacenti o psicotrope di cui alla tabella I prevista
dall’articolo 14, e’ punito con la reclusione da sei a venti anni e
con la multa da euro 26.000 a euro 260.000. 1-bis. Con le medesime
pene di cui al comma 1 e’ punito chiunque, senza l’autorizzazione di
cui all’articolo 17, importa, esporta, acquista, riceve a qualsiasi
titolo o comunque illecitamente detiene: a) sostanze stupefacenti o
psicotrope che per quantita’, in particolare se superiore ai limiti
massimi indicati con decreto del Ministro della salute emanato di
concerto con il Ministro della giustizia sentita la Presidenza del
Consiglio dei Ministri-Dipartimento nazionale per le politiche
antidroga-, ovvero per modalita’ di presentazione, avuto riguardo al
peso lordo complessivo o al confezionamento frazionato, ovvero per
altre circostanze dell’azione, appaiono destinate ad un uso non
esclusivamente personale; b) medicinali contenenti sostanze
stupefacenti o psicotrope elencate nella tabella II, sezione A, che
eccedono il quantitativo prescritto. In questa ultima ipotesi, le
pene suddette sono diminuite da un terzo alla meta’ . 2. Chiunque,
essendo munito dell’autorizzazione di cui all’articolo 17,
illecitamente cede, mette o procura che altri metta in commercio le
sostanze o le preparazioni indicate nelle tabelle I e II di cui
all’articolo 14 , e’ punito con la reclusione da sei a ventidue anni
e con la multa da euro 26.000 a euro 300.000 . 2-bis. Le pene di cui
al comma 2 si applicano anche nel caso di illecita produzione o
commercializzazione delle sostanze chimiche di base e dei precursori
di cui alle categorie 1, 2 e 3 dell’allegato I al presente testo
unico, utilizzabili nella produzione clandestina delle sostanze
stupefacenti o psicotrope previste nelle tabelle di cui all’articolo
14. 3. Le stesse pene si applicano a chiunque coltiva, produce o
fabbrica sostanze stupefacenti o psicotrope diverse da quelle
stabilite nel decreto di autorizzazione. 4. Quando le condotte di cui
al comma 1 riguardano i medicinali ricompresi nella tabella II,
sezioni A, B e C, di cui all’articolo 14 e non ricorrono le
condizioni di cui all’articolo 17, si applicano le pene ivi
stabilite, diminuite da un terzo alla meta’. 5. Quando, per i mezzi,
per la modalita’ o le circostanze dell’azione ovvero per la qualita’
e quantita’ delle sostanze, i fatti previsti dal presente articolo
sono di lieve entita’, si applicano le pene della reclusione da uno a
sei a anni e della multa da euro 3.000 a euro 26.000. 5-bis.
Nell’ipotesi di cui al comma 5, limitatamente ai reati di cui al
presente articolo commessi da persona tossicodipendente o da
assuntore di sostanze stupefacenti o psicotrope, il giudice, con la
sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle
parti a norma dell’articolo 444 del codice di procedura penale, su
richiesta dell’imputato e sentito il pubblico ministero, qualora non
debba concedersi il beneficio della sospensione condizionale della
pena, puo’ applicare, anziche’ le pene detentive e pecuniarie, quella
del lavoro di pubblica utilita’ di cui all’articolo 54 del decreto
legislativo 28 agosto 2000, n. 274, secondo le modalita’ ivi
previste. Con la sentenza il giudice incarica l’Ufficio locale di
esecuzione penale esterna di verificare l’effettivo svolgimento del
lavoro di pubblica utilita’. L’Ufficio riferisce periodicamente al
giudice. In deroga a quanto disposto dall’articolo 54 del decreto
legislativo 28 agosto 2000, n. 274, il lavoro di pubblica utilita’ ha
una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata.
Esso puo’ essere disposto anche nelle strutture private autorizzate
ai sensi dell’articolo 116, previo consenso delle stesse. In caso di
violazione degli obblighi connessi allo svolgimento del lavoro di
pubblica utilita’, in deroga a quanto previsto dall’articolo 54 del
decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, su richiesta del Pubblico
ministero o d’ufficio, il giudice che procede, o quello
dell’esecuzione, con le formalita’ di cui all’articolo 666 del codice
di procedura penale, tenuto conto dell’entita’ dei motivi e delle
circostanze della violazione, dispone la revoca della pena con
conseguente ripristino di quella sostituita. Avverso tale
provvedimento di revoca e’ ammesso ricorso per Cassazione, che non ha
effetto sospensivo. Il lavoro di pubblica utilita’ puo’ sostituire la
pena per non piu’ di due volte . 6. Se il fatto e’ commesso da tre o
piu’ persone in concorso tra loro, la pena e’ aumentata. 7. Le pene
previste dai commi da 1 a 6 sono diminuite dalla meta’ a due terzi
per chi si adopera per evitare che l’attivita’ delittuosa sia portata
a conseguenze ulteriori, anche aiutando concretamente l’autorita’ di
polizia o l’autorita’ giudiziaria nella sottrazione di risorse
rilevanti per la commissione dei delitti. Articolo 74. Associazione
finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o
psicotrope 1. Quando tre o piu’ persone si associano allo scopo di
commettere piu’ delitti tra quelli previsti dall’articolo 73

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