Le Farmacie smetteranno di vendere Cannabis ad uso medico?

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A quanto pare il “tavolo tecnico” tra “farmacie” e Ministero della Salute ha portato alla decisione, temporanea, di mantenere il prezzo della Cannabis ad uso medico fisso nella cifra di 9 euro al Grammo, e questo, come anticipato, potrebbe porre fine (o rallentare clamorosamente) la distribuzione della Cannabis ai pazienti che la necessitino.

Questa è la “preoccupazione” di diversi pazienti che giustamente richiedono la loro terapia dal Sistema Sanitario, affermando che, allo stato di cose e legislativo attuale, purtroppo NON E’ PRESENTE NESSUNA ALTERNATIVA LEGALE; se quantomeno fosse definita in legge la possibilità per ciascun cittadino di coltivare la propria pianta di cannabis per il consumo personale – dalla quale deriverebbe libertà di cura, libertà di scelta, sicurezza per il cittadino/consumatore/coltivatore ed infine (perchè no?) un giusto libero mercato – il paziente (in questo caso) avrebbe la possibilità di farsi affiancare nel suo percorso terapeutico (che potrebbe variare dall’autocoltivazione all’acquisto presso terzi alla distribuzione tramite associazioni) ad un supporto medico specialistico che lo aiuterebbe nell’eventuale “selezione della terapia, gestione della stessa, dosaggio e tempistiche di assunzione ecc.”.

Purtroppo la possibilità di autoprodurre per consumo personale NON è contemplata nel discorso ai tavoli alti, nelle riunioni tecniche, nelle riunioni tra esperti del settore farmaceutico e tantomeno dal Ministero della Salute, ed è situazione che deve variare rapidamente anche grazie alla pressione congiunta di pazienti e consumatori.

Ma andiamo con ordine.




Tutto è iniziato con il provvedimento del 3 giugno 2017 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale che è entrato in vigore il 19 giugno 2017.

“L’allegato A al decreto del Ministro della salute 18 agosto 1993, recante «Approvazione della tariffa nazionale per la vendita al pubblico dei medicinali», e’ modificato come segue: dopo la voce «canfora» e’ inserita la voce «Cannabis infiorescenze grammi 1 euro 9,00». Il presente decreto e’ pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ed entra in vigore il quindicesimo giorno dalla sua pubblicazione.”

Avevamo da subito anticipato che la notizia, seppur  molti si aspettavano un’impatto positivo, in realtà venne accolta con freddezza soprattutto dal sistema farmaceutico, che non potendo più investire nella cannabis intesa come mercato (e quindi trarci enormi guadagni, addirittura a quanto pare in alcune situazioni dovrà andare in passivo) probabilmente SMETTERA’ di INVESTIRE nella nuova “medicina” e dunque RALLENTERA’ il processo di distribuzione a livello farmaceutico: questo aveva già portato alla luce la doppia faccia della medaglia del “bene del paziente” che passa di grado dietro ai “diritti del lavoro” e quindi alle giuste ed eque retribuzioni per il tempo che si adopera per il lavoro svolto.




Un concetto intricato, complesso, nel quale il lavoratore (in questo caso il farmacista) deve tenere necessariamente conto del valore economico della “merce” che distribuisce e quindi tutelarsi e tutelare la sua attività, mettendo però a rischio eventualmente il “bene del paziente” e la fornitura del fiore ad uso medico: pazzesco come non ci si renda conto di come sia rischioso affidare la salute personale SOLO ed ESCLUSIVAMENTE nelle mani del sistema farmaceutico quando il prodotto che si andrebbe ad usare a scopo terapeutico potrebbe essere FACILMENTE REPLICABILE(sia al proprio domicilio sia da terzi delegati – non necessariamente in regime di monopolio farmaceutico) svincolando l’autoproduzione personale ed un libero mercato su di essa fondato.

A questa notizia sono seguiti immediatamente, oltre ai legittimi nostri dubbi e preoccupazioni, quelli anche dei farmacisti, spiazzati dal dover scegliere “se fermare tutto” (contro il paziente e tutto il “bene che si diceva”) o “procedere in perdita”, con delle gravi ripercussioni personali economiche per le proprie attività.

Indovinate chi NON ci perde in tutto questo? Lo Stato Italiano e la “distribuzione farmaceutica superiore”: i loro incassi non variano, e ricordiamo che si sta mettendo in pericolo l’unica fornitura legale per i pazienti, ma può importare quando si tratta di economia e mercato?

E nel frattempo lo stesso Stato, grazie a leggi ingiuste, insiste nella persecuzione delle attività di coltivazione ed uso personali di cannabis: tutto questo deve finire e deve emergere come contraddizione in termini lesiva della condotta umana di diritto.

Dopo le analisi riportate in cui i farmacisti italiani si lamentavano del nuovo prezzo fissato dal Ministero per la Cannabis Terapeutica, giudicandolo a loro avviso troppo basso e dunque inadatto a coprire tutte le loro (e solo loro) spese di preparazione galenica ed il loro (lauto – circa 20 euro/ora) stipendio, il Ministro Lorenzin ha deciso di convocare un tavolo tecnico per discutere del “problema” con i farmacisti.

Ennesimamente sono state prese in considerazione esclusivamente le richieste “del mercato”, ci si passi il termine, in quanto se questo prezzo vada bene o meno al “paziente” o alle persone poco importa: l’importante è che esca un prezzo adatto a continuare imperterriti il loro businnes, dietro l’apparente “distribuzione per il paziente”.

(NDR: fortunatamente non tutti i farmacisti, medici e dottori stanno cavalcando la speculazione e molti rimangono validi a livello di etica professionale e morale, ma il cerchio si stringe)

E da questo tavolo tecnico è uscita (contrariamente a quanto ci aspettavamo, perchè cosi sarebbe risultata evidente la forzatura del Ministero verso la distruzione della distribuzione della Cannabis ad uso medico) la momentanea scelta di mantenere la tariffa a 9 euro al Grammo, e qui si torna ad oggi.

Le farmacie dovrebbero vendere in PASSIVO secondo il Ministero? Certo!

E questo a cosa è dovuto? Finchè il prezzo di PRODUZIONE E DI PRIMA DISTRIBUZIONE RIMANE ELEVATO, si può cosi fissare il PREZZO FINALE DI VENDITA, ma esso risulterà inadeguato per il DISTRIBUTORE TERZO (farmacie), in quanto tutto il “guadagno” va nettamente a finire nelle sole mani del PRODUTTORE e del PRIMO DISTRIBUTORE (in questo caso lo Stato con l’istituto di Firenze e le “sovrane distributrici”).

Per sintetizzare al massimo, finchè “sopra” si tende e si vuole guadagnare “molto” sulla cannabis ad uso medico e mantenere centralizzata la produzione e riservata alla farmacie la distribuzione (con “intermezzi” in alcuni casi) è ovvio che esse in qualche prodotto avranno molto meno “margine” ed in questo caso addirittura sono annunciate perdite importanti a livello economico, e questo riporta al tema centrale: le farmacie smetteranno di vendere cannabis ad uso medico?




Per ora sembrerebbe che alcuni tenteranno di mantenere il prodotto in fornitura, mentre per altri diventerà subito complesso, almeno fino all’introduzione del “sistema salvagente” scelto dal Ministero della Salute nell’incontro: infatti emerge che verrà sistemata ed adeguata la tabella degli onorari dei farmacisti visto che le tariffe sono rimaste inalterate dal 1993.

Riportiamo dal sito CannabisTerapeutica.info  le dichiarazioni di alcuni farmacisti:

“Oggi su una preparazione di cannabis in olio, così come quella di un normale sciroppo per bambini, il farmacista, a stare larghi, guadagna 5 euro, indipendentemente dalle ore di lavoro impiegate. Si può anche alzare l’onorario a 15 euro, ma resta il fatto che con la cannabis lavoreremo in perdita per quanto riguarda la materia prima, cosa che non avviene per gli altri medicinali“, afferma Marco Ternelli, chiudendo,  “Probabilmente le farmacie termineranno le scorte e poi decideranno di smettere di distribuirla“.

“Per adesso non c’è niente di certo: faranno un bel tavolo di riunione con chi probabilmente di cannabis non ne capisce molto, visto che il prezzo è stato determinato nonostante le proteste degli organi di categoria dei farmacisti che avevano già sollevato all’epoca questa problematica” afferma il dottor Alfredo Tundo, continuando.

“Visto che nel frattempo il decreto sul prezzo è entrato in vigore, succederà che le farmacie non la dispenseranno più. Io devo ancora decidere cosa fare, ho poche scorte ancora e molte in arrivo che ho confermato. Il ministero se ne frega di noi e dei pazienti. Tra qualche mese, non si sa quando, saranno ritoccati gli onorari e le tariffe, e bisognerà vedere se la cosa funzionerà, ma nel frattempo dispensare la cannabis non sarà conveniente, ma non nel senso che il farmacista non ci guadagna abbastanza, nel senso che la preparazione al paziente è come se la pagassi io e ci perdo già sulla materia prima. Dal canto mio io devo garantire la continuità terapeutica del paziente e quindi indipendente da tutto io devo fare le preparazioni: è un lavoro che io faccio anche nelle ore notturne, perché ci sono pazienti che soffrono”.




Secondo il dottor Tundo il problema non è solo il prezzo della materia prima: “Non solo si va in perdita già con la materia prima, ma nessuno tiene conto degli investimenti che ci sono dietro ad un contesto farmaceutico con strutture da decine di migliaia di euro che vanno ripagate, oltre ai dipendenti, le tasse  ed il lavoro del farmacista. Quindi oltre al prezzo di 9 euro che è ridicolo, visto che quella olandese la paghiamo 12 euro e quella italiana più di 8 euro, ti viene a costare non 12 ma 14/15. Venderla a 9 vuol dire che io ci rimetto 20 o euro per ogni preparazione, ne faccio dalle 120 alle 150 al mese e, fatti 2 conti, la perdita è alta. Poi c’è la parte etica e morale che mi ha fatto confermare gli ordini che mi arriveranno in questi giorni ed ho ordinato 3 mesi fa, perché non me la sento di privare i pazienti di un farmaco che dà loro beneficio. Su quegli ordini ci perderò dai 3 ai 5mila euro ogni chilo più il lavoro ed il resto. Non so quanto potrà durare, ma al momento non mi sento di dire di non prepararla più, così come ho detto a decine e decine di colleghi che mi stanno contattando in questi giorni. Sicuramente, entro breve tempo, ci sarà chi inizierà a fare due conti e va bene la gloria, ma le perdite economiche saranno sostenute e non so cosa potrà succedere”.

Non solo, perché: “Oggi con questa situazione non solo le farmacie che attualmente la dispensano piano piano smetteranno, ma nessuno farà più gli investimenti necessari per iniziare a distribuirla. Abbassare il prezzo rispetto a quello precedente al decreto, di un 30%, sarebbe potuto essere ragionevole, ma solo per chi avesse già fatto l’investimento di base. Con il prezzo a 9 euro nessuna farmacia si appronterà più a prepararla“.

 

Di fronte a queste parole riportate dal sito cannabisterapeutica.info rimaniamo PROFONDAMENTE (e sempre maggiormente) CONVINTI di come sia, ora più che mai, tempo di unificare le forze tra pazienti, consumatori, coltivatori, dottori, medici ed amanti della cannabis, per spingere verso una riforma normativa DIFFERENTE E COMPRENSIVA DEL DIRITTO ALL’AUTOCOLTIVAZIONE PERSONALE sul quale sviluppare un reale discorso di tutela del paziente, libertà di scelta, libertà di cura, e supporto personale al cittadino garantendogli la possibilità di sviluppare una condotta che, ricordiamo, non è lesiva di terzi ne della società ma anzi procura fondamentali benefici socio-culturali che si riflettono a cascata a livello economico e sanitario.

Se qualcuno volesse fornire la sua testimonianza sulle problematiche in corso e/o vicissitudini sulla situazione, non esiti a scriverci alla mail: direzione@freeweed.it

 

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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