Le Osservazioni del Dr. Fagherazzi sulle affermazioni del Dr. Grassi

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Vorrei iniziare questo articolo con il racconto di me stesso.

Fino ad oggi ho utilizzato circa 2 grammi di Cannabis al giorno, gli strani eventi che sono successi nell’ultimo mese, però, mi hanno fatto riflettere sulle mie abitudini ed ho preso la ferma decisione di ridurre drasticamente il quantitativo giornaliero e di cambiare radicalmente le modalità di utilizzo. Fino a ieri la mia modalità di assunzione era rappresentata da sigarette a base di hashish.

La continua ricerca personale intorno a questa pianta mi ha portato a comprendere, però, che l’utilizzo che ora cerco non è più quello strettamente Terapeutico (antidepressivo nel mio caso) ma bensì quello spirituale, all’antica maniera dei Sadhu asiatici. La mia assunzione di Cannabis, quindi, è diventata esclusivamente serale, mediante Cilum, prima del mio momento di meditazione e raccoglimento interiore.

Con questo breve racconto sulla mia modalità di assunzione volevo far presente ai lettori che effettivamente l’utilizzo di Cannabis può essere “non corretto” qualora diventi non corrispondente alle esigenze personali di ognuno. Tale “non correttezza” sarà oggetto di miei articoli futuri.

Vorrei passare ora ad una tranquilla disamina delle affermazioni di uno dei maggiori esponenti italiani in materia di Cannabis Terapeutica, agronomo e ricercatore, da più di vent’anni responsabile della ricerca sulla Canapa in Italia. Non nascondo che certe posizioni mi hanno lasciato un po’ a bocca aperta. Per tale motivo, conoscendo anche Gianpaolo di Persona, vorrei esporgli, ancora una volta, il mio punto di vista.

Dividerò le varie affermazioni per macro argomenti in modo da avere un approccio più sistematico.

  • Differenza tra utilizzo ludico e terapeutico.
  • Sicurezza produttiva della Cannabis Terapeutica
  • Legislazione Cannabis e criminalità organizzata

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Differenza tra utilizzo ludico e terapeutico.

Illuminante è l’affermazione di una paziente, “bisogna fare distinzione tra chi la VUOLE e chi la DEVE assumere”. Tale distinzione pone l’accento su una fetta di popolazione che deve, per imposizione, assumere cannabis per alleviare la propria sofferenza.

Io credo che questa affermazione sia assolutamente corretta ma che necessiti di un maggiore approfondimento. L’obbligatorietà di assunzione, infatti, è comunemente accettata qualora un medico ne esegua la prescrizione. Al momento storico attuale, però, la classe medica sta ponendo un’enorme resistenza all’utilizzo di questi farmaci spostando, di fatto e forzosamente, una notevole percentuale di pazienti da “coloro che devono” a “coloro che vogliono” assumere Cannabis.

La necessità/volontà del paziente, scorporata dall’incondizionata approvazione medica, viene perentoriamente etichettata come voluttà. Così facendo, però, non si tiene in considerazione la possibilità che il paziente DEBBA assumere il farmaco per stare meglio ma che sia il medico che NON VOGLIA prescriverglielo per le ragioni più disparate, lasciandolo, di fatto ed ingiustamente, tra le fila dei viziosi.

Il dr. Grassi ha etichettato questa fetta di popolazione che assume cannabis senza la sacra approvazione di un medico come “fattoni”, ponendo l’accento sulla ricerca di un piacere voluttuario derivante dall’aroma. A parte il tono offensivo, su cui possiamo sorvolare visto che il dr. Grassi non ha minima esperienza della sostanza ed ha la ferma convinzione che faccia solo “ridere”, vorrei concentrarmi sulla voluttà dell’aroma ricercata dagli utilizzatori.schermata-2016-10-21-alle-15-26-27

Tale affermazione è scientificamente errata in quanto l’aroma è determinato dallo spettro di terpeni e flavonoidi presenti nella pianta che, insieme ai cannabinoidi, vanno a costituire il fitocomplesso integrale. Tale fitocomplesso è caratterizzato da un ben noto effetto entourage che rende molto più efficace la pianta integrale piuttosto che assurde selezioni. Lasciare che il paziente scelga la sostanza più consona per lui, anche grazie all’aroma significa dare importanza a quelle vie neuronali primitive (gusto e olfatto) che hanno da sempre guidato gli animali e l’uomo durante l’evoluzione nel comprendere se una qualsiasi sostanza fosse “buona o meno” per il loro organismo.

Attualmente, invece, preferiamo che qualcun altro diverso da noi ci imponga cosa sia meglio. A mio avviso questo avviene per una duplice ragione:

  • abbiamo lasciato assopire le nostre capacità di discernimento a fronte di comodità e sicurezza.
  • Preferiamo avere qualcuno a cui “dare la colpa” qualora le cose vadano male piuttosto che affrontare il dispiacere e le conseguenze di una scelta sbagliata.

Riferendosi a Stefano Armanasco, presidente dell’associazione freeweed (con veramente poco rispetto e tono di scherno) il Dr. Grassi sostiene che sia “il massimo” chiamare “libertà terapeutica il “vizio di farsi le canne”.schermata-2016-10-23-alle-09-19-08schermata-2016-10-23-alle-09-22-49

Viene pertanto fatta ancora una volta estrema confusione sull’argomento. Il ”vizio di farsi le canne”, come viene definito, se fosse guardato con un ottica più di comprensione che di giudizio a priori, potrebbe rivelare condizioni cliniche borderline nelle quali quel “vizio” demonizzato rappresenta, in realtà, un’autoterapia inconsapevole.

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Sicurezza produttiva della Cannabis Terapeutica

Il dr. Grassi si focalizza sul fatto che non ci siano studi che dimostrano la negatività del trattamentocon raggi gamma effettuato da Bedrocan al termine del processo produttivo della pianta. Tale affermazione è irrispettosa di varie conoscenze note al giorno d’oggi. In primis si consideri che il dr. A. Hazekamp stesso, responsabile scientifico Bedrocan, afferma che i prodotti vegetali prodotti da Bedrocan non avrebbero bisogno del trattamento citato in quanto già “puliti” per conto loro ma che tale trattamento viene comunque effettuato, esclusivamente per rispondere alle logiche normative di controllo.

La seconda questione da tenere in considerazione, derivante dalla precedente, è che l’efficacia del trattamento con raggi gamma è direttamente proporzionale al contenuto di acqua presente all’interno del prodotto. Essendo la Cannabis un prodotto secco, il contenuto di acqua è molto scarso, lasciando aperta l’ipotesi dell’inutilità di questo trattamento.

Difendere incondizionatamente la procedura sottende, a mio avviso, una difficoltà intellettuale nel mettere in discussione dogmi presi per buoni sulla base di logiche irrazionali.

Il dr. Grassi continua con le sue affermazioni logicamente poco congruenti sancendo la differenza schermata-2016-10-23-alle-09-15-39produttiva tra cannabis terapeutica e ludica. Tale considerazione non mi trova per niente d’accordo in quanto, qualsiasi utilizzo si faccia della pianta, il consumatore dovrebbe avere il diritto (come avviene già in America, Canada ecc.) di conoscere le percentuali di Cannabinoidi e dovrebbe essere certo che sia priva di microrganismi patogeni in quanto anche un consumatore “sano” potrebbe avere effetti di salute negativi nel caso fossero presenti pericolosi contaminanti. Non basta per niente che sia secca e buona. Tale punto di vista fa emergere, ancora, unapreoccupante superficialità nella valutazione della materia.

schermata-2016-10-23-alle-09-17-32La superficialità trova conferma, a mio avviso, quando il Dr. Grassi sostiene che la produzione possa essere fatta anche da aziende agricole vere e proprie mentre lavorazione e distribuzione devono essere fatte da aziende farmaceutiche. Sostenere questa tesi è paragonabile a soffiare sulla base di un altissimo castello di carte da gioco. La produzione, infatti, e non la trasformazione o distribuzione, è il processo cruciale per ottenere un prodotto “farmaceutico” sostenere che possa essere delegato ad aziende agricole è un po’ darsi la zappa sui piedi (per rimanere in tema) perché è implicito che non occorre avere un’azienda per saper fare un prodotto della terra. (altrimenti tutti quelli che hanno l’orto dovrebbero avere un azienda agricola)

Sostenere questa tesi e al contempo battersi a spada tratta contro l’autoproduzione fa emergere una visione esclusivamente capitalistica della questione che, proprio per mantenere intatto il profitto del capitale, costringe la libertà personale di ognuno, limitando, di fatto, la cura adeguata per migliaia di pazienti. (responsabilità che il Dr. Grassi attribuisce a chi invece si batte per la libertà personale scevra da endorsement da parte del sistema)

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Legislazione Cannabis e criminalità organizzata

Il Dr. Grassi sostiene fermamente che introdurre una norma liberale nei confronti dell’autoproduzioneschermata-2016-10-23-alle-09-23-25 sia un atto di favoritismo alla criminalità organizzata.

Vorrei esprimere alcune considerazioni in merito in quanto è un argomento su cui sono molto sensibile avendo avuto a che fare direttamente ed indirettamente con personaggi di quel calibro, questo, infatti, è il motivo principale che mia ha spinto a lasciare il mio Paese.

Attualmente la Cannabis illegale presente nel nostro paese arriva da Marocco, Spagna, Europa dell’est (Albania principalmente) e Italia stessa.

Dopo la regolamentazione del mercato Spagnolo si è assistito ad una diminuzione dalle importazioni illegali dal Marocco in quanto molto più rischiose e costose. Anche se non interessa direttamente l’Italia, uno stesso fenomeno si è rilevato nel contrabbando di Cannabis tra Messico e USA. La regolamentazione americana ha infatti fatto diminuire drasticamente le importazioni di sostanze stupefacenti dal Messico (mercato molto fiorente fino ad allora) tanto da costringere i trafficanti ad utilizzare i tunnel al confine per il contrabbando di profughi (decisamente meno redditizio) piuttosto che di sostanze stupefacenti. Tutti i dati sono quindi a favore di una legislazione più liberale nei schermata-2016-10-21-alle-15-28-39confronti di questa sostanza. Il punto di vista del Dr. Grassi è espresso molto chiaramente in un suo commento.

L’onere della prova dovrebbe spettare a chi si oppone, non a chi è parte lesa in una controversia. Ancora una volta emerge la superficialità con cui il primo ricercatore italiano in materia di Cannabis tratta il suo argomento di studio.

Tralasciando i traffici internazionali, vorrei soffermarmi sulla situazione Italiana. È abbastanza chiaro, a chi non vuole far finta di niente, che nel nostro bel paese vige un livello di collusione e corruzione estremamente elevato, che ha portato a sedere tra i banchi del governo esponenti di pericolose Cosche ‘ndranghetiste e mafiose. Tali personaggi hanno un enorme potere di influenza sulle decisioni che vengono prese, in quanto, basandosi sulla strategia della paura imposta, garantiscono a chi si genuflette al loro volere la possibilità di essere rieletto grazie al loro bacino di voti.

Che ci sia una florida produzione di Cannabis da parte della criminalità organizzata è un dato di fatto. Il sud Italia non è nuovo a piantagioni estese che vengono “protette” anche grazie alla connivenza di forze dell’ordine accondiscendenti. È altrettanto pacifico che il giro di denaro attorno a questa sostanza raggiunga cifre da capogiro. Paventare una loro perdita potrebbe far decisamente infastidire coloro che, quando arriva il momento del confronto, ragionano meglio con le bombe piuttosto che con le parole.

Lo scenario proposto dal dr. Grassi è, ad una visione onesta, più utopico della completa legalizzazioneschermata-2016-10-23-alle-09-16-25 schermata-2016-10-23-alle-09-16-35di tutte le droghe esistenti sul pianeta. Si sostiene, infatti, che “si debbano trovare 20 produttori, privati, NELLE REGIONI MERIDIONALI, (sicuro che non sia pericoloso???), gestite da persone al di sopra di ogni sospetto, incensurate e controllate dai NAS giorno e notte.”

Una volta fatta la legge, infatti, la criminalità organizzata, attenta ai propri bilanci, non credo faticherebbe molto (a differenza di un comune cittadino) a trovare un buon prestanome incensurato e sicuro a cui affidare le proprie produzioni sotto “l’occhio vigile e protettivo” di NAS e FFOO condiscendenti, nella stessa maniera, attraverso pressioni che non sono nuove alla nostra classe politica, non avrebbero difficoltà ad ottenere le autorizzazioni necessarie ad intraprendere la coltivazione “legale”. (il mio non è un giudizio tout court ma una amara consapevolezza della realtà, siamo uomini e tutti abbiamo un prezzo, basta solo stabilire quale sia quello più giusto).

In questo scenario verrebbe garantita non solo la produzione “legale” ma si offrirebbe una grandissima occasione a questi signori di continuare i loro traffici illeciti travestendoli da manovre assolutamente lecite.

Le sanzioni e la rimozione di licenze che paventa il Dr. Grassi sappiamo tutti che possono rappresentare più una barzelletta all’italiana che una seria questione “alla tedesca”, per dire. Affettuosamente, al Dr. Grassi dico, guagliò, ca niscun’è fesso.

(si vedano, per approfondire scenari futuribili, gli interessanti articoli di Million Marijuana March, su monopolio e Nativa, il franchising della Cannabis).

Penso sia estremamente rilevante il passo del Dr. Grassi riportato nello screenshot. Viene infatti ammesso che i concorsi “vengono fatti vincere” escludendo, di fatto, in questo campo, una competizione meritocratica. Tale questione è espressa con molta leggerezza perché in Italia è considerata una pratica consolidata, non solo in tema cannabis ma anche in molti altri settori dell’amministrazione e della sanità pubblica. Già, è proprio vero, piace vincere facile.

L’autocoltivazione non solo si è dimostrata essere, nel mondo, uno degli strumenti più efficaci per la lotta alla criminalità organizzata (con buona pace delle opinioni del Procuratore Garattieri) ma rappresenterebbe anche una possibilità in più per quei pazienti che amano dedicarsi ai prodotti della terra e che, coltivando la loro medicina, potrebbero trarre giovamenti di salute estremamente importanti (si veda l’efficacia della Plant Theraphy).

Non solo, si inizierebbe a creare uno “stato di necessità” per cui i medici sarebbero costretti ad aggiornarsi e a diventare competenti a tal punto di prescrivere l’infiorescenza di OG Kush piuttosto che di Juanita la Lagrimosa, Purple Haze ecc. tale competenza verrebbe acquisita grazie alla discussione e all’ascolto VERO del paziente da parte del medico.

Quest’ultimo punto fa paura alla classe medica perché fa perdere la veste di superiorità acquisita con gli studi ed esercitata (spesso in maniera molto sgradevole) nei confronti di chi non ha altra colpa che soffrire e non trovare sollievo nella sua condizione.

Affrontare l’argomento Cannabis è questione delicata, l’estrema superficialità non può che raccogliere consensi da parte di personaggi di pensiero affine a quello dell’Onorevole Binetti piuttosto che da parte dei veri beneficiari di un serio discorso sul tema, i pazienti.

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Abbiamo due tipi di morale fianco a fianco:
una che predichiamo, ma non pratichiamo,
e un’altra che pratichiamo, ma di rado predichiamo.
Bertrand Russell

Per me odioso, come le porte dell’Ade,
è l’uomo che occulta una cosa nel suo seno e ne dice un’altra.
Omero

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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