Le “Sister of the Valley” lottano per i diritti dei coltivatori

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Una storia originale che merita di essere raccontata quella che vede protagoniste due suore del tutto particolari in California.

Ci troviamo a San Joaquin Valley, nell’entroterra californiano, precisamente a Merced, una piccola città di 80 mila abitanti a due ore da San Francisco.

La California è uno degli stati degli Usa dove l’utilizzo della cannabis per finalità mediche è consentito.

D’altra parte gli Stati Uniti sono all’avanguardia sul tema, e l’utilizzo in medicina dei cannabinoidi e di prodotti derivati, come l’olio di cannabis destinato ad uso medico, è portato avanti con grande convinzione già da tempo.
Ultimamente, a fronte di grandi aperture sul tema, che hanno portato ad esempio a legalizzare  l’utilizzo ricreativo della cannabis in alcuni Stati, si sta assistendo ad una divisione sul tema con ripercussioni concrete.
È proprio il caso della California: in questo Stato alcune città hanno adottato leggi che proibiscono la coltivazione di erba, che non è del tutto legale in California, ma che in virtù della possibilità di utilizzare cannabis terapeutica è stata sostanzialmente tollerata.

Una di queste città è proprio Merced, da dove la nostra storia parte.

In questa cittadina vivono le due donne vestite da suore ma che, nei fatti, suore non sono.

Si definiscono due sorelle New Age, ‘sisters of the valley’, e la loro è una missione per aiutare i malati a superare le proprie sofferenze: coltivare la cannabis a fini terapeutici.
La loro storia è finita sui giornali di tutto il mondo: due donne che appartengono a quello che, a modo loro, ritengono essere un ordine religioso (New Age, per l’appunto) e che credono nel potere terapeutico della cannabis al punto che la producono per finalità mediche all’interno di un garage e la vendono su internet.
Partendo dalle caratteristiche curative della cannabis, e in particolare del Cbd (Cannabidiolo), il principio attivo maggiormente presente, le due ‘sorelle’ vedono la loro missione come un’opera di bene per aiutare i malati. D’altra parte, la cannabis viene utilizzata in campo medico e curativo un po’ in tutto il mondo come cura palliativa per il dolore dei malati terminali. Il Cbd ha notevoli proprietà analgesiche e per questo lo si utilizza in pazienti affetti da patologie gravi.

Sulla scia di tutto questo, le due ‘sorelle’ hanno dato vita alla loro missione per salvare la cannabis medica in California e hanno anche lanciato una petizione online da sottoscrivere.

Sicuramente una dimostrazione importante in favore dei diritti di molte persone malate.

Sebbene non affiliate a organismi ecclesiastici le Sisters of the Valley producono dunque da anni cannabis e olio per fini terapeutici e vestono in modo simile alle suore. Non affiliate, ma nemmeno aconfessionali, le Sisters si ispirano a un mix di spiritualità, ecologismo e new-age.

All’inizio del mese hanno visto minacciata la loro attività. Il consiglio comunale di Merced, il municipio californiano nel quale si trova il “convento” in cui vivono Sorella Kate, Sorella Darcy e suo figlio, si è infatti inclinato verso un’ordinanza di divieto della coltivazione di cannabis anche per scopi terapeutici. Ciò, malgrado la commissione urbanistica si sia pronunciata per il rinnovo delle licenze. È accaduto che in seguito all’approvazione della legge dello Stato il settembre scorso per la legalizzazione della cannabis, diverse amministrazioni hanno utilizzato un erroneo cavillo che rinviava al 1° marzo di quest’anno le verifica dei permessi commerciali per emettere ordinanze di divieto della coltivazione.

Le Sisters si sono trovate, come altri produttori, in un vacuum legislativo riempito per ora dal divieto comunale. In sostanza in mezzo a un contrasto politico in California tra forze che vogliono la liberalizzazione e proibizionisti. Nel frattempo però, da un giorno all’altro le Sisters che producono nel garage della casa/convento tintura di cannabidiolo, sono fuorilegge, almeno finché i legislatori californiani non prenderanno provvedimenti per correggere l’errore e ribadire la superiore normativa dello Stato cassando le disposizioni che si sono affrettate ad emettere gli enti locali. In ogni caso Sorella Kate ha dichiarato che l’attività intrapresa 19 anni fa andrà avanti.

“Non accetteremo il divieto. È contro il volere della gente, e questo lo rende innaturale e immorale”, e ha dato il via a una serie di iniziative, fra le quali il “bombing” di telefonate al municipio in modo da costruire un fronte di protesta dei coltivatori. Se non saranno revocati i divieti locali le aree attualmente coltivate non potranno candidarsi alle licenze di coltivazione che saranno rilasciate dal 2018 in base alla nuova legge.

In pratica le Sisters e altri piccoli coltivatori potrebbero trovarsi senza il nulla osta mentre altre fattorie più grandi potrebbero riconvertire la loro produzione ottenendo licenze ex-novo. Non a caso Hezekiah Allen, direttore esecutivo della neonata California Growers Association, ha espresso la preoccupazione della “ricriminalizzazione” dei piccoli coltivatori.

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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