Progetto FreeWeed - Legalizzazione Cannabis

Legalizzare abbatte i consumi di cannabis tra gli adolescenti

Articolo di Simone Valenisi, fonte Wired.it

 

In Colorado la cannabis, anche ricreativa, è legale dal 2012, e il consumo tra gli adolescenti è in leggero calo. Cosa ci dicono le altre legalizzazioni/depenalizzazioni fatte fino a oggi?

Nel 2012 il Colorado ha fatto una scelta rivoluzionaria nel panorama legale degli Stati Uniti. Nel novembre di quell’anno infatti è stato approvato l’emendamento 64, che ha segnato (insieme alla contemporanea Initiative 502 dello stato di Washington) il primo esempio di legalizzazione del consumo di cannabis sul territorio americano. Da quel momento, il Colorado si è trasformato in una sorta di laboratorio permanente, guardato da vicino sia dai promotori che dai nemici dell’approccio soft nella guerra alle droghe. Negli ultimi decenni d’altronde la cannabis si è trasformata in un tema caldo negli Stati Uniti, dove tra legalizzazioni, depenalizzazioni e via libera alla marijuana terapeutica, solamente 22 dei 50 stati che compongono il paese continuano ad applicare la tolleranza zero. E a tre anni dalla legalizzazione, quali notizie ci arrivano dal Colorado? Stando ai dati più recenti diffusi dal Colorado Department of Public Health and Environment, e raccolti con un sondaggio su più di 17mila studenti, sembra che la legalizzazione non abbia facilitato l’accesso alla sostanza per gliadolescenti, una delle preoccupazioni maggiori per il fronte del no.

Al contrario, il consumo tra i giovani sembra essere in leggero calo oggi, rispetto al 2012.

L’indagine in Colorado
Le preoccupazioni maggiori come diciamo sono riservate solitamente per gli adolescenti, che secondo molti studi sono la categoria più a rischio in caso di abuso di cannabis. La causa sarebbe di un cervello ancora in formazione, di cui la sostanza può modificare strutture e funzioni, favorendo lo sviluppo di patologie mentali nell’età adulta. In questo senso, i dati che arrivano dal Colorado sono consolanti: nel 2009, prima della legalizzazione, il25% degli adolescenti dello stato aveva fumato marijuana almeno una volta nel mese precedente alla rilevazione, mentre nel 2015 la percentuale si attesta intorno al 21%, poco al di sotto della media statunitense. La vendita della marijuana a scopo ricreativo in Colorado è iniziata nel 2014, e quindi i nuovi dati riflettono la situazione dopo due interi anni di libera. Abbastanza per dimostrare che i timori erano infondati. “Queste statistiche sfatano chiaramente la teoria che la marijuana legale per gli adulti avrebbe causato un maggiore consumo per gli adolescenti”, sottolinea Mason Tvert, direttore delle pubbliche relazioni del Marijuana Policy Project, riassumendo il pensiero dei gruppi di pressione favorevoli alla legalizzazione.

Stati Uniti
Fuori dal Colorado, anche il resto degli Stati Uniti forniscono un modello utile per studiare gli effetti di un approccio meno punitivo alla cannabis. Per iniziare, lo stato di Washington, che come abbiamo detto ha accompagnato da subito il Colorado nell’avventura della legalizzazione, ha prodotto dati molto simili sull’accesso dei giovani alla sostanza: la quantità di giovani che ritengono sia facile ottenere della cannabis illegalmente è infatti rimasta esattamente la stessa (un po’ più del 50%) prima e dopo la legalizzazione.

In generale, in tutti gli Stati Uniti si è assistito ad una diminuzione delconsumo minorile negli ultimi 15 anni, cioè dai primi ammorbidimenti delle politiche sul consumo di droghe. Dal 2002 al 2016 ad esempio i ragazzi tra i 12 e i 17 anni che hanno avuto problemi scolastici o interpersonali a causa della cannabis sarebbe diminuito del 24%, stando a uno studio dellaWashington University. Per quanto riguarda gli adulti invece, l’approccio sempre più libertario degli Stati Uniti ha prevedibilmente prodotto un aumento dei consumi, praticamente raddoppiati nel biennio 2012-2013 rispetto al2001-2002, stando ad uno studio pubblicato su Jama Psychiatric.

La cannabis però si è rivelata anche un mercato fiorente, che produce ricchi guadagni per l’erario americano: nel 2015 ad esempio la vendita dimarijuana terapeutica e ricreativa ha prodotto introiti per circa 5,4 miliardi di dollari alle casse degli stati americani. Nel solo Colorado, le tasse hanno raggiunto quasi il miliardo di dollari, e al contempo, assicurano dalla Drug Policy Alliance, gli arresti per crimini legati a questa sostanza sono (prevedibilmente) diminuiti dell’84%, facendo risparmiare milioni al sistema penale dello stato. E per chi fosse preoccupato che consumo di cannabis possa aumentare la propensione al crimine, uno studio su Plos One ha analizzato la correlazione tra legalizzazione della marijuanamedica e l’incidenza di furti, omicidi e altri crimini, dimostrando che al contrario, quella a cui si assiste statisticamente è una lieve diminuzione delle attività criminose.

Olanda e Portogallo
Anche in Europa abbiamo due esempi famosi, che possono dirci qualcosa sugli esiti di liberalizzazioni e depenalizzazioni. Per iniziare, l’Olanda, prima (e più famosa) nazione europea che ha deciso di legalizzare (de facto, perché la legge ha sempre continuato a vietarlo) vendita e consumo di cannabis.Anche se negli ultimi anni la situazione sta cambiando rapidamente, e si assiste paradossalmente ad un inasprimento dell’atteggiamento olandese nei confronti della marijuana, decenni di tolleranza possono fornire un esempio dei risultati di questi politiche.

Stando a un report della Open Society Foundation, la politica di tolleranza verso le droghe leggere ha risparmiato innanzitutto a migliaia di cittadini olandesi il rischio di problemi giudiziari: nel 2006 ad esempio sono stati 19ogni 100mila gli olandesi arrestati per possesso illecito di marijuana, contro i 269 su centomila degli Stati Uniti, 206 nel Regno Unito e 225 in Francia. Al contempo, la percentuale di olandesi che aveva provato la cannabis si aggirava intorno al 25,7%, in linea con la media europea, e al di sotto di quella Inglese (circa 30%) e americana (quasi 40%). I cofee shop olandesi nello stesso anno avrebbero prodotto inoltre circa 400milioni di euro di introiti per le casse dello stato.

Quella del Portogallo invece è una storia a sé, citata però da molti per dimostrare l’efficacia della depenalizzazione. Per diversi motivi e contingenze storiche, alla fine degli anni ’90 il paese si trovava nella lunga coda di un’epidemia di abuso di stupefacenti, con quasi l’1% della popolazione dipendente da eroina e un’incidenza stratosferica dell’Aids. Per questo, il governo decise di cambiare completamente approccio: depenalizzazioneper il possesso (pari a 10 giorni di utilizzo) di qualunque sostanzastupefacente. E a 14 anni, per molti quella scelta si è rivelata un successo.

I dati più importanti ovviamente sono quelli sull’eroina, ma anche sullamarijuana sembrano dirci qualcosa. Stando a quanto riportato dall’European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, pur rimanendo la sostanza stupefacente più diffusa nel paese, nel 2012 (a 11 anni dalla nuova politica sulle droghe) solo il 9,4 % dei portoghesi tra i 15 e i 64 anni aveva fumato marijuana almeno una volta nell’ultimo anno (in Italiasiamo oltre il 30%), in diminuzione rispetto all’11,7% del 2007. Il numero di persone che hanno provato la cannabis almeno una volta nella vita è invece aumentato leggermente, arrivando al 16% della popolazione (dall’8% del 1999). Sempre meno dell’Italia comunque, dove viaggiamo nuovamente intorno al 30% della popolazione.

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