Lettera dell’Associazione FreeWeed al Ministro dell’Interno Matteo Salvini

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Per scaricare la Lettera in PDF: Lettera Salvini

 

Caro Matteo Salvini, dopo aver riascoltato le sue dichiarazioni a Repubblica risalenti al 15 luglio 2015 in cui chiedeva una “prova che la cannabis non facesse male”, è giunto il momento che le venga portata dunque “qualche” prova che la Cannabis in realtà non faccia alcun danno all’essere umano, ma che al massimo il “danno eventuale” sia insito esclusivamente nella combustione (intesa proprio come danno possibile a livello polmonare) e comunque assimilabile al “respirare l’aria di città” come livello di rischio per i soggetti che ne fanno uso tramite questo metodo.

Recentemente vi è stata ampia conferma da parte della scienza, citiamo su tutte la Ricerca datata primo giugno 2016 pubblicata su Jama Psichiatry dove si certifica che l’utilizzo cronico di cannabis non provoca alcun danno alla salute se non un aumento di frequenza della parodontite (chiaramente imputabile alla combustione), che evidenzia la cannabis come sostanza sicura a livello medico scientifico.
(Fonte: https://jamanetwork.com/journals/jamapsychiatry/fullarticle/2526003)

Il sistema fisiologico su cui agisce la cannabis viene definito sistema endocannabinoide ed è presente negli organismi animali da circa 600 milioni di anni e, a conferma della sua importanza evolutiva, le cellule del nostro corpo sono in grado di sintetizzare su richiesta e di degradare ove necessario queste molecole, di cui la principale endogena è stata denominata Anandamide, che in Sanscrito significa Beatitudine Interna.

Studi sui topi hanno dimostrato come il knock-out del gene codificante i recettori per i cannabinoidi impedisca, di fatto, la riproduzione ai piccoli roditori ed analogamente nell’uomo (review 2003-2010-2012) come ha avuto modo di riportare il Dr. Simone Fagherazzi, laureato in medicina e chirurgia alla Università di Padova, in un esame accademico.
Quello di cui parliamo è quindi un sistema intimamente correlato alla fisiologia umana su cui agisce come un modulatore.
I recettori finora scoperti sono disseminati in tutto il corpo e le vie molecolari che sottendono alla loro regolazione si stanno verificando essere le più svariate e questo ne rende l’eventuale utilizzo terapeutico molto più esteso rispetto alle condizioni “riconosciute ufficialmente”.

Il prof Ethan Russo, scienziato tra i massimi esperti mondiali in tema di cannabinoidi, ha pubblicato nel 2015 l’ipotesi di una sindrome da deficienza di endocannabinoidi presente in forma locale (come ad esempio nel glaucoma) o in forma sistemica (come ad esempio nella fibromialgia). Tale considerazione si basa sull’assunto da parte del professore, che il nostro organismo, per essere in salute, debba avere un “tono” corretto del sistema endocannabinoide, quindi una corretta modulazione.
La pianta di cannabis, al contempo, presenta un fitocomplesso estremamente ricco, più di 600 le sue componenti, le quali agiscono sinergicamente sui recettori finora identificati.
La pianta di cannabis ha infinite varietà “caratteriali” esattamente come l’essere umano che la assume che deve quindi rendersi responsabile della ricerca del proprio equilibrio, fonte del proprio benessere e della propria terapia, e quindi della propria salute.
Lo stato e le varie convenzioni internazionali indicano come diritto fondamentale dell’uomo quello alla salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la “Salute” non solo come assenza di malattia ma come “pieno benessere fisico psichico e sociale dell’individuo”.

Approfondimento:  In Australia tramite licenza si potrà coltivare cannabis per fini terapeutici

La basilarità della nostra richiesta di piena legalità della coltivazione personale, e del conseguente uso, è data da ragioni sociali, economiche ed anche medico scientifiche, che a nostro parere dovrebbero essere viste come complementari e non separate, che si aggiungono al semplice “diritto del consumatore” di produrre un bene per il proprio consumo personale, fattore che riteniamo comunque centrale.

Le ragioni sociali si intrecciano indissolubilmente alle ragioni economiche e si possono sintetizzare nel concetto di “illegalità della sostanza” e nel conseguente rapporto del consumatore con il mercato nero, al quale, ad oggi, è esposto per effettuare il proprio consumo personale; in Italia infatti, sebbene la detenzione personale entro certi “limiti” venga sanzionata “solo” amministrativamente, l’autoproduzione di cannabis è ancora considerata reato penale molto grave e ciò significa che, per non correre in questo rischio, oltre 4,5 milioni di semplici consumatori sono “spinti” ad acquistare la cannabis per uso personale sul mercato nero, alimentando un business illecito da decine di miliardi l’anno, condotto nella completa illegalità, che come segnalato dalla Relazione annuale EMCDDA rappresenta la quota più ampia del mercato delle sostanze illecite.

(Fonte: http://www.emcdda.europa.eu/…/att_239505_IT_TDAT15001ITN.pdf)

Inoltre ogni anno vengono arrestati e perseguiti semplici consumatori per il consumo e la coltivazione di questa semplice pianta che, come evidenziato dalle prove scientifiche, non porta alcun danno personale: questi cittadini onesti vengono considerati criminali per una semplice condotta personale innocua ed è incredibile che questa situazione continui ancora oggi di fronte ai dati disponibili.

E’ assurdo continuare ad fermare, perquisire, sequestrare, arrestare, processare e anche persino condannare persone che coltivano qualche pianta di cannabis per il proprio uso personale solo per evitare di acquistare la sostanza sul mercato nero: è una situazione inaccettabile che deve terminare il prima possibile.

Approfondimento:  UNDER MI SENSI - Canapa Bene Comune vol. 1 - Sabato 17 dicembre 2016 - Brancaleone, Roma

L’introduzione immediata di una regolamentazione dell’autoproduzione personale è ad oggi l’unica strategia applicabile, e soprattutto socialmente utile, per creare una reale e concreta alternativa al “mercato nero” gestito interamente dalle narcomafie, per tutelare realmente il consumatore e fermare definitivamente l’inutile repressione delle condotte destinate a scopi personali.

Una effettiva regolamentazione dell’autoproduzione personale porterebbe enormi vantaggi anche per quanto riguarda il dato sulla spesa pubblica riservata alle FF.OO., circa 1 milione di euro l’anno; le FF.OO. potrebbero concentrare gli sforzi sul controllo del traffico illecito reale, andando a colpire i grandi trafficanti e la criminalità organizzata al posto del semplice coltivatore/consumatore per uso personale, con un netto risparmio di fondi pubblici e con un reale vantaggio sociale per la sicurezza pubblica; ad oggi si riesce a fermare solo il 5% del mercato illegale e, come sottolineato dal report EMCDDA, la maggioranza degli arresti e sequestri interessa comunque condotte di autoproduzione personale, che hanno un pericolo sociale irrilevante.

Uno Stato che si prenda cura dei propri cittadini non deve volersi sostituire alle loro scelte ma deve tenerle in considerazione e trovare il modo migliore per applicarle nel concreto e la libertà della persona umana dovrebbe essere la conditio sine qua non.

Per la Cannabis si è assistito ad un processo di demonizzazione fondato più su pregiudizi ideologici e mistificazioni generate da puri interessi economici piuttosto che su vere e fondate osservazioni medico-scientifiche. E’ giunto il momento di scrollarci di dosso l’ipocrisia che ci avvolge ed ammettere che stiamo discutendo di una pianta e di un fiore, che, se venissero veramente considerati come tali, donerebbero all’intera società un netto miglioramento delle qualità di vita sotto tutti gli aspetti.

Sarebbe opportuno affidarsi agli studi scientifici e sociali su tematiche fondamentali per lo sviluppo ed il miglioramento del nostro Paese e della qualità di vita dei cittadini italiani; auspichiamo una sua risposta sul tema.

Buon lavoro.

Stefano Armanasco Presidente Associazione FreeWeed Board

Stefano Auditore Armanasco

Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio (MI), il 12/02/1986.

Mail: direzione@freeweed.it

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