Marijuana “Light”, Speculazione “Strong”: in Italia ci si lancia sul mercato prima di liberare la coltivazione personale

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Come volevasi dimostrare.

“Appena sbarcata” in Italia, e subito è speculazione e disinformazione.

Ovviamente mettiamo “appena sbarcata” tra virgolette, in quanto il fiore di cannabis a basso livello di THC (inferiore a 0,6%, selezionato) in realtà era già presente nel territorio italiano, grazie a molte aziende e molti produttori locali.

Eppure la legge sulla canapa industriale, creata ad HOC per il mercato, introdotta questo febbraio ha lasciato ulteriore spazio di manovra per gli imprenditori del settore, tralasciando clamorosamente di regolamentare la condotta base del consumatore/coltivatore personale e tutelando ulteriormente le aziende eventuali che si fossero sviluppate.




Nulla di clamoroso, siamo nel pieno stile italico, ma quantomeno ci si sarebbe aspettato un possibile passo avanti a livello di diffusione di informazioni corrette e di avanzamento verso la tutela dei diritti del consumatore in primis, e del coltivatore per uso personale.

Ovviamente questi fiori, che da qualche giorno sono in vendita in tutta italia, potrebbero essere FACILMENTE REPLICATI nel vostro domicilio, se solo la legge scrivesse chiaramente come fare per coltivare senza ricevere visite indesiderate e/o perquisizioni.

Invece regoline e regolette portano il consumatore a spaventarsi e prediligere l’acquisto alla coltivazione personale, seppur anch’essa LEGALE.

Dunque si sviluppano filiere di distribuzione del fiore al posto di distribuzione del seme, perchè la paura è un’ottima arma per tenere sotto controllo il cittadino.




Ed in questo spazio grigio, in quanto teoricamente ancora non sarebbe regolamentata la vendita del fiore, ci si lanciano aziende serie, che da anni lavorano nel settore, distribuendo prodotti e facendo informazione corretta ma, purtroppo e come annunciato, si lanciano anche aziende speculative, di stampo semi-proibizionista, senza alcun controllo qualità per il consumatore, che, però, grazie alla loro vicinanza con “chi fa le regole”, riescono puntualmente ad anticipare l’evoluzione futura del mercato e delle leggi che lo governano.

Sarebbe anche tollerabile, se quantomeno il prodotto fosse di qualità. Invece il rapporto qualità prezzo, come esposto da numerosi consumatori/clienti sui social, è a dir poco terrificante.




Qualità non selezionate ed addirittura analisi preanticipate, senza dati reali sui quali dibattere.

Rimaniamo senza parole di fronte a tutto questo, ma possiamo solo dire che lo avevamo anticipato.

Lo Stato in questo caso non si preoccupa della salute del consumatore? Esposto a combustione “legale” di semi e foglie senza controllo sanitario?




Questa situazione espone chiaramente l’enorme contraddizione presente nel nostro sistema sociale, dove la tutela della salute viene usata come arma a doppia faccia per colpire i consumatori in caso di prodotto “non del mercato” (e quindi autoprodotto) e viene usata anche per imporre lo stesso mercato come “metodo sicuro” per la distribuzione di prodotti IDENTICI (se non peggiori!) a quelli producibili a casa propria a spese quasi ZERO.

Questo è già avvenuto per l’ambito terapeutico/medico, dove la cannabis autoprodotta viene derisa da una cannabis di stato oscena ed imbarazzante, ma ora unico metodo legale di approvvigionamento.

Probabilmente avverrà anche per la cannabis “light”, dove se confezionata sarà tollerata e se autoprodotta sarà oggetto di perquisizione domiciliare?




Ricordiamo la dichiarazione di uno dei titolari di una di queste aziende: «è importante tenerla sempre nella sua confezione originale. Invitiamo i consumatori a usarla in modo responsabile » (TENETELA NELLA CONFEZIONE… ALTRIMENTI…)

E, perchè no, queste manovre potrebbero essere il preludio ad una proposta secca di monopolio “al fine di garantire il prodotto certificato e controllato”? – Attenzione a prendere leggermente questi passaggi sociali –

Il mercato si può creare solo se prima si sposta il consumatore da “personale autosostenibile” a “cliente”, e quale miglior metodo che tutelare la vendita prima di garantire la libera coltivazione?

Ricordiamo che la legge sulla cosiddetta canapa industriale (che è solo una selezione dell’uomo) in realtà espone chiaramente che potrebbero coltivare anche i privati ma, ad oggi, vi sfidiamo a reperire qualche seme senza dover acquistare minimo 25 kg di semi a qualche centinaia di euro, di provare a farlo senza partita iva e vedere che succede, se davvero riceverete il vostro seme industriale legale.

Viviamo nel paese dei compromessi e dei surfisti; bene, noi non ci stiamo a compromessi al ribasso.

 

 

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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