CANNABIS: Una Questione di “DIRITTI” o di “DRITTI”?

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*Memorie di un’ attivista e Propositi per il Futuro* Giangaleazzone Turabusi

Quando ero ragazzo, fumavamo hashish, era un’ epoca di “frichettoni” che giravano il mondo e portavano resina tornando dai loro viaggi, nella seconda metà degli anni settanta scoprimmo nelle nostre campagne, lungo le strade, le piante: la coltivazione da fibra era stata abbandonata, i contadini continuavano a piantare per i semi, erano piante dioiche, a nessuno era ancora venuto in mente di distruggere le piante, alcuni semi poi cadevano per caso lontano dalle madri, trasportati dal vento e dagli uccelli, questi semi germogliavano spontaneamente e spontaneamente si ibridavano tra di loro dando vita a piante in cui successivamente imparammo a riconoscere i caratteri dominanti: indici o sativi nei più diversi gradi di ibridazione, una vasta gamma di fenotipi popolava le nostre campagne, ciascuno di noi adottava qualche pianta, se ne prendeva cura e poi raccoglieva, eravamo pochi ci conoscevamo tutti e nessuno andava a cercare le piante degli altri, a quell’epoca se uno provava a vender erba poteva facilmente trovarsi la testa aperta in due da una spranga.

Agli inizi degli anni ottanta, l’erba era la stessa ma le persone no, gruppi criminali si affacciarono sul mercato della Maria, cominciarono a rubare le nostre piante, dovemmo trovare posti discreti, e cominciammo a doverci confrontare con il commercio.
Fu proprio in quegli anni che cominciai ad interrogarmi sui miei DIRITTI di consumatore, a chiedermi come potesse essere giusto che io subissi una discriminazione rispetto ad altri utenti di sostanze legali, e pensavo che lo Stato sarebbe dovuto intervenire per garantire che quello che era in commercio fosse rispondente a certi criteri di purezza, sistemi di coltivazione e terreni di coltivazione, circolavano voci di piante molto potenti cresciute sopra a discariche abusive.

Nella stessa epoca alcune forze politiche di ispirazione non violenta cominciarono a ipotizzare l’idea di un Monopolio, ricordo ancora una vignetta de “Il Male” diceva: “l’erba di Stato faceva abbastanza ma tutti allo stesso modo” ci sembrava lo scherzo di un autore satirico, invece era proprio una profezia, ebbi modo di constatarlo agli inizi degli anni novanta ad Amsterdam, all’ epoca esistevano ancora delle “genetiche autentiche” e infatti comperavi una White Widow o una Shiva Shanti in 4 diversi Coffee Shops e magari potevi fare una classifica di potenza, ma lo sballo era sempre lo stesso.

A quell’epoca i più coscienti tra i consumatori italiani rifiutavano quello che chiamavamo “Skunk”, ovvero l’erba selezionata geneticamente per renderla stabilmente uniforme negli effetti, ci sembrava un’ erba stuprata.
In quegli stessi anni fu proposto un referendum sulla legalizzazione, furono raccolte le firme, si tenne e lo vincemmo, ma era già l’epoca del berlusconismo, la lobby fascio/cattolico/petroliera era dominate, il mondo stava rapidamente cambiando, l’ attacco alle classi subalterne da parte del capitale era partito e loro stavano già vincendo.

Nel 2007 sappiamo tutti quello che è successo, siamo davvero diventati tutti criminali, a quel punto ero già abbastanza disgustato sia dai miei connazionali che dalla situazione mondiale in genere, e mi chiusi in me stesso, continuai a farmi i fatti miei mantenendo un profilo basso e conducendo una vita pubblicamente irreprensibile.

Pochi anni fa la pianta mi ha chiamato di nuovo, me ne è spuntata una per caso in un vaso sul balcone, non l’avevo piantata io, era lei che era proprio venuta da me, non fui capace di resisterle e ho rincominciato la mia personale relazione con la pianta, coi suoi prodotti non l’ avevo mai interrotta ma la pianta è un’ altra cosa. Così, siccome non sapevo nulla di queste nuove genetiche, dei nuovi sistemi di coltivazione e delle problematiche che potevano presentare, ho cominciato a frequentare la rete, Community di Growers, e poi l’incontro con FreeWeed e con Stefano, in particolare.

Finalmente avevo ritrovato le mie persone, si parlava ancora di DIRITTI, si portava rispetto alla pianta, si portava rispetto per le persone, e ci si dava da fare per aprire la mente di coloro che come noi erano consumatori di cannabis, intendendo psicotropa, e suoi estimatori.
Devo ammetterlo l’incontro coi ragazzi di FreeWeed mi ha cambiato la vita e le ha dato un nuovo senso di condivisione che mi mancava.
Però è successa anche una cosa strana, mi sono illuso, ho pensato che tutti nel mondo cannabico avessero maturato un’ esperienza, fossero cresciuti a livello di coscienza, avessero capito che “farsi le canne” è molto di più che scolarsi tre Campari da soli a casa propria, mi ero sbagliato, ma nemmeno me ne rammarico, perché quello che ho comunque trovato è, per me, tanto.

Così dalle mie conversazioni con Stefano, dai contributi al dibattito degli altri attivisti è venuta fuori la “Carta dei Diritti delle Persone che Utilizzano e Coltivano Cannabis” che l’anno scorso (9 Dicembre) è poi stata presentata al Parlamento Europeo. Io ho sempre ricercato un’ unità di movimento con le altre associazioni, ho sempre avuto una visione unitaria del movimento, pensavo che in Italia fosse maturata una seria e convinta coscienza antiproibizionista e siamo arrivati al nove marzo duemilasedici.
In questo giorno per me è cambiato tutto, non per la sentenza negativa della corte costituzionale, ma per le presenze in piazza e per i commenti sia della stampa che delle associazioni di settore e persino per le reazioni dei singoli attivisti.
In due giorni si sono scoperti gli altarini e sotto le candide tovaglie di canapa è venuto fuori un letamaio.
Mi è sempre sembrato riduttivo considerare la canapa una risorsa, chissà perchè sembra che quasi a tutti piaccia considerare ogni cosa merce, spero, per loro, che non si rendano conto che a considerare le cose solo merce si finisce per essere merce noi stessi.

Oggi è il tempo delle scelte di campo, da una parte o dall’altra, con la pianta di cannabis, l’erba, quella psicotropa per capirci e con la gente o con i molteplici usi della pianta di canapa risorsa che può aprire un settore di lavoro e business e contro la gente: o con i DIRITTI o con i DRITTI.
Mi hanno sgrindato i “cosiddetti” tutti quelli che pretendono di parlare a nome del movimento , che pretendono di fare cultura cannabica, di fare gli alternativi, e poi si aprono attività commerciali e di distribuzione di prodotti senza poi supportare l’informazione a 360° dei movimenti.
Uomini d’affari che come pifferai magici incantano i consumatori di cannabis dicendogli: stiamo dalla vostra parte, le cose cambieranno quando la canapa, quella industriale, quella terapeutica, quella buona (non quella dei “fattoni”, per intenderci) sarà accettata dalle mamme, ma per far questo dobbiamo vendergli la pasta, il pane, i semi decorticati, le lenzuola i mattoni e gli occhiali, etc etc.
Ve lo dico apertamente questi vogliono solo vendervi le lampade, le tende, gli aspiratori e i filtri anti-odore.
Vogliono fare soldi sulle nostre spalle e mai e poi mai appoggeranno una vera legalizzazione, perché una vera legalizzazione parte dalla pianta, dalla concreta possibilità di auto produrre per il proprio consumo personale senza fini di lucro e siccome siamo favoriti dal clima e dalla qualità dei nostri terreni, una volta che fosse possibile auto produrre pochi, ma veramente molto pochi, comprerebbero ancora articoli tecnici per coltivazioni indoor, anche il mercato dei semi subirebbe un drastico, definitivo, ridimensionamento, alla fine venderebbero solo ad altre aziende che comprerebbero all’ ingrosso, a peso, semi per coltivazioni in un modo o nell’ altro statali, ma i coltivatori per consumo personale si farebbero le loro personali varietà e quanto costa un seme di cannabis?
Quando ero giovane noi li buttavamo, perché, magari non lo sapete ma l’ erba di una volta era tutta fecondata, il vento porta il polline dappertutto e solo le serre, che sono fatte apposta, lo fermano.

Adesso è ora di piantarla di andare dietro a chi vuole organizzare raduni e incontri solo per scopi laterali,come la promozione di nuove, se pur interessanti attività commerciali e non, privilegiando solo gli usi terapeutici e industriali, sezionando la canapa in diversi settori economici manco fossero fette di salame.
Adesso basta con chi tra i diritti di tutti e la gita turistica sceglie la seconda, adesso basta con chi vuole farsi la villa coi rubinetti d’oro, e l’ho sentita di persona, sulla pelle dei malati in terapia.
Basta con le creme cosmetiche anti-proibizioniste, scusate mi è venuta una botta di nausea! Certo, non tutti sono cosi, per fortuna, alcuni GrowShop e Centri Sociali supportano la causa, ma la maggioranza è ancora ferma, su posizioni che chiamare “di retroguardia” sarebbe già fargli un complimento.

Adesso basta con ogni posizione ambigua, è arrivato il momento di coltivare una nuova generazione di Attivisti Veri, persone che mettano i diritti di tutti al centro della loro azione politica, non c’è nulla di male a voler mettere a frutto le proprie capacità, per un’ onesta mercede, ma questo non ha e non può avere cittadinanza all’ interno del movimento.
Il movimento è fatto di persone che lottano per un obiettivo: NO CLIENTE = NO MERCATO.
Usare il movimento per fare pubblicità alla propria attività è fuori luogo, è contro producente per il movimento e per le possibiltà date all’ autoproduzione ed è il tentativo di impadronirsi di un bene comune a scopo personale.

Basta anche con tutti quelli che, avendo quel tipo di progetti o non contrastandoli apertamente, fanno poi finta di essere contro la corruzione, contro le trivelle, i treni superveloci, contro le multinazionali etc etc.. a partire da quelle svizzere e qualsiasi altra amenità.

FreeWeed ricerca e desidera collaborare con ogni realtà che sia sinceramente antiproibizionista e che lealmente la ricambi e la supporti, che senza altri fini se non la diffusione di una seria cultura cannabica e di contrasto allo stato delle cose preordinato dalle multinazionali sulla pelle dei cittadini diffonda non solo il suo messaggio ma un messaggio unitario per i diritti e per l’erba, per il diritto a condotte che non sono di danno a terzi e che sfuggano al controllo della criminalità organizzata, la quale non diventa migliore o più accettabile quando agisce sotto il protettorato di uno Stato corrotto.

Quindi che fare?
Informazione cosciente e consapevole, formazione politica (verso l’interesse della polis), creare salde coscienze antiproibizioniste (prima ancora di vendere un pacco di pasta o un pacco di semi di Canapa) e diffusione della pratica antiproibizionista che non consiste appunto nel “vendere” prodotti ma nel formare la coscienza, condivisione di informazione, tecniche, l’erba è di tutti e tutti devono potersela fare da soli!

Oggi più che mai ‪#‎AUTOPRODUZIONEUNICASOLUZIONE‬!

 

Giangaleazzone Turabusi - Attivista FreeWeed
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