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Miti sulla cannabis: Teoria del Passaggio

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Basandomi sulla mia esperienza personale, quando si parla di cannabis si procede spesso per luoghi comuni. Sono davvero poche le persone con cui si riesce a discutere in modo sensato di questo argomento; molti purtroppo non hanno nemmeno una propria opinione, e si accontentano di ripetere a pappagallo le solite cose.

Peccato che ci sia un punto che sfugge a molti: quando si tratta della cannabis e dei suoi effetti, si parla di scienza. E quindi, non si possono sostenere le proprie idee senza prove, senza conoscere almeno alcuni degli studi scientifici più importanti e così via. Ho deciso quindi di utilizzare questo blog per sfatare alcuni dei “miti” più comunemente associati alla cannabis; non essendo uno scienziato, mi limiterò a citare le evidenze scientifiche per capire se questi miti hanno davvero un fondamento oppure no. Mi servirò, ovviamente, di fonti più imparziali possibile. Prima di iniziare, è meglio chiarire un ultimo punto: in questo campo l’opinione più forte è quella provata in modo più chiaro, non si può procedere per supposizioni. Detto questo, mi pare il caso di cominciare con quella che è forse l’accusa più comune rivolta alla cannabis, detta anche “teoria del passaggio“.

Mito numero 1: La cannabis porta all’uso di droghe pesanti

Insieme a “la cannabis rende stupidi”, è in assoluto il mito più diffuso. Ma come e quando è nata l’idea del “passaggio” alle droghe pesanti? A questo proposito, si può citare un’interrogazione parlamentare di un personaggio tristemente noto: Harry Aslinger, l’autore del “Marijuana Tax Act” che sostanzialmente segnò l’inizio del proibizionismo della cannabis. Nel 1937, durante un’audizione conoscitiva del Congresso degli Stati Uniti relativa proprio al Marijuana Tax Act, si consumò questo scambio di battute tra Aslinger e il senatore Dingell:

Aslinger: Questa sostanza non viene usata dagli individui che assumono eroina e morfina. I suoi utilizzatori appartengono ad una classe sociale diversa, composta prevalentemente da giovani. L’età dei dipendenti da morfina e eroina continua a crescere, mentre l’età media di chi fuma marijuana è piuttosto bassa.

Dingell: Mi chiedo se chi usa marijuana non finisca poi per usare eroina, oppio o cocaina.

Aslinger: No, signore. Non ho mai sentito un caso di questo tipo. Penso che si tratti di una classe del tutto separata. Le persone dipendenti dalla marijuana non seguono questo percorso.

Quindi in sostanza, perfino il probizionista per eccellenza, colui che volle fortemente la criminalizzazione della cannabis e di ogni suo derivato, nel 1937 non era affatto convinto che essa fosse associata alle droghe pesanti, e anzi rigettava l’idea come priva di fondamento scientifico.

Nel 1938 il sindaco di New York Fiorello La Guardia, per nulla convinto dalle tesi di Aslinger sugli effetti della cannabis, nominò una commissione di medici, professori e ricercatori per studiare la canapa. Nel 1944 la commissione concluse i propri lavori e pubblicò il famoso Rapporto La Guardia, che rigettò molte delle accuse rivolte dai proibizionisti alla cannabis. In particolare, secondo la commissione, l’uso di cannabis non portava a usare altre droghe come eroina e morfina. Aslinger attaccò duramente la commissione e il sindaco stesso, dichiarando che le conclusioni non erano supportate da prove scientifiche e che lo studio si era svolto “senza il suo personale permesso”. Nel 1951 Aslinger ritrattò definitivamente: in quell’anno egli sostenne fortemente il Boggs Act, che avrebbe destinato più risorse al perseguimento dei reati collegati alla cannabis. Dovendo spiegare i motivi che lo inducevano a ritenere necessario questo aumento di risorse, Aslinger affermò che la cannabis è la sostanza di passaggio per l’eroina. Stando ai materiali che sono riuscito a reperire, si tratta della prima volta in cui questa idea fu sostenuta. Peccato che Aslinger si dimenticò di fornire prove concrete e fattuali della sua affermazione.

Nel 1972, a dimostrazione del fatto che la storia si ripete, il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon incaricò la Commissione Nazionale, che rappresenta la Casa Bianca, di preparare un rapporto sulla cannabis. Nixon infatti era sul punto di iniziare la stretta decisiva sulla War on Drugs, quella che ci ha portato alla situazione attuale, e si aspettava un parere ampiamente negativo da parte della commissione per quanto riguardava l’uso di cannabis. Il rapporto della commissione lo prese di sorpresa: in esso si sosteneva che la cannabis non è in alcun modo associata all’eroina, e anzi si suggeriva di depenalizzarla. Nixon rigettò i risultati e decise di proseguire comunque per la sua strada. Fatto sta che perfino lo US Institute of Medicine, nel 1999, ha dichiarato che “non esistono prove che l’uso di marijuana porti all’uso di droghe pesanti. D’altronde, un gran numero di dati fattuali e statistici smentisce puntualmente questa teoria. Ad esempio, la cannabis è la sostanza illegale più diffusa al mondo; al secondo posto c’è la cocaina, che risulta essere usata venti volte di meno. Per quanto riguarda l’eroina, nella maggior parte dei paesi del mondo la percentuale di persone che la provano nell’arco della propria esistenza è inferiore all’1%. In Italia, ad esempio, più o meno il 30% degli individui dichiara di aver provato la cannabis almeno una volta, mentre quelli che hanno sperimentato l’eroina sono attorno all’1%. Quindi non solo la teoria del passaggio non è provata, ma è anche assurda. La correlazione statistica è assolutamente irrisoria: assumendo che la teoria sia buona (cosa che non è), solo il 3% di quelli che provano la cannabis in seguito arriverebbero a provare l’eroina. In ogni caso, questo collegamento è del tutto ipotetica, perché  le evidenze scientifiche al riguardo sono chiare: nessuno è mai riuscito a dimostrare questa teoria in modo soddisfacente.

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