I Pazienti: Inizieremo a coltivare per la nostra cura, è un DIRITTO!

Lisa Lizz/ aprile 10, 2017/ Collaborazioni, Iniziative, Notizie/ 0 comments

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In Sicilia, Cannabis Cura Sicilia Social Club, in queste settimane, sta partendo con un progetto autogestito ed autonomo che siamo lieti di diffondere e di supportare nelle aspirazioni finali: Cannabis Cura Sicilia ha dato il via alla prima disobbedienza civile associativa in Italia. I dettagli sono ancora da definire, ma le attività pare stiano per partire a breve.

Perchè l’Associazione ha deciso di dare inizio alla coltivazione personale di cannabis e non seguire strade “più facili” come i gruppi d’acquisto per abbassare il costo al grammo oppure associarsi a qualche dottore incentivando un sistema di erogazione già in atto in Italia?

I motivi sono molteplici: dal fatto principe che sia un DIRITTO PER TUTTI poter mettere un seme sotto terra purchè la condotta non danneggi terzi (Chi danneggia in questo caso?), dal fatto che la Regione Sicilia ha una legge che permette ai malati che si curano legalmente con la cannabis di vedersi rimborsate le spese sostenute per curarsi, ma non ha le risorse finanziare idonee per attuarla. La conseguenza è che quei malati che possono permetterselo devono spendere dai 30 ai 50 euro al giorno per acquistare la cannabis in farmacia, mentre agli altri rimangono due scelte: rinunciare a curarsi, oppure farlo illegalmente rivolgendosi agli spacciatori per risparmiare qualche soldo. (Come si legge nell’articolo di DolceVita), dal fatto che gira che gira l’unica soluzione TANGIBILE e anche economica è quella di potersi autoprodurre un prodotto che, ormai, anche a sostegno di molte riviste scientifiche rinomate è, “safe”, sicuro. (Vedi Link: http://freeweed.it/perche-non-puo-verificarsi-overdose-mortale-cannabis/ ).

Questa azione assume un significato che va ben oltre al diritto di cura (che dovrebbe essere già tutelato dal nostro SSN, ma che, puntualmente, non tutela.) e che si sposta su un problema ben più grande, che non riguarda solo poche, sfortunate, persone ma che riguarda una intera società.

Trovandoci davanti ad un sistema sociale che ancora discrimina i consumatori di cannabis e ad un sistema sanitario in difficoltà nel supporto ai pazienti (soprattutto per quanto riguarda le forniture) occorre prendere atto della necessità di concentrare gli sforzi “attivi” e di comunicazione verso la reale soluzione del problema (o quantomeno quella che emerge guardando lo stato attuale delle cose).

Ad oggi l’unica mossa sociale e politica necessaria per agevolarne l’uso medico e l’uso sociale, far terminare la repressione e la discriminazione sui consumatori, garantire un diritto fino ad ora negato, ossia quello di autogestire un prodotto che non provoca danni personali ne a terzi, è svincolare l’autoproduzione personale, in modo da garantire il consumo personale, ed esporre che solo svincolando tale condotta si potrà effettuare un reale passo avanti su questa tematica, sia a livello medico, dove aumenterebbero le possibilità di rifornimento e di uso, sia a livello sociale, a tutela del consumatore.

L’alternativa è accontentarsi della “medicalizzazione” della Cannabis ed aspettare che il sistema, una volta creato un buon metodo di distribuzione e produzione controllata, metta in atto il monopolio, controllando definitivamente la cannabis e vietando irrimediabilmente l’autoproduzione personale.

Siamo convinti che molti pazienti in cura con la cannabis si stanno rendendo conto di dove vuole andare a parare questo sistema, sempre più teso a garantire un mercato e scavalcare le libertà personali.
Siamo convinti che molti medici vorrebbero dire queste cose, e ci auguriamo che prima o poi inizino ad esporsi.

Parlare di autoproduzione personale, autogestione della cannabis e diritti personali è la base per una reale rivoluzione culturale, sociale e politica ad oggi necessaria.

 

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