Dipendenti? Si!, ma dalla Libertà.

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di Giuseppe Nicosia.

Spesso, chi sostiene la necessità di vietare ancora la cannabis, abusa del termine “dipendenza”.

Usa questa parola per definire esclusivamente un comportamento patologico, e lo lega prevalentemente al consumo di marijuana o hashish, accennando appena a quelle dipendenze realmente patologiche da altre droghe legali o da gioco d’azzardo, ormai recepite come “normali” e per le quali non occorre vietare, ma basta esclusivamente educare. In realtà, persino alcuni sociologi che lavorano nei Ser.T., ignorano che la dipendenza è qualcosa di fisiologico: siamo tutti dipendenti dall’aria, dall’acqua e dal cibo, e da ogni altra cosa realmente necessaria per la nostra sopravvivenza. Siamo quindi anche dipendenti dal sesso, senza il quale nessuna specie avrebbe un futuro.

Escluse le dipendenze fisiologiche, vediamo di analizzare quali altre dipendenze esistono all’interno della nostra società.

Tra queste possiamo elencare tutti quei comportamenti classificati come “vizi”: quello del gioco, della sigarette, del consumare alcol, del “farsi le canne”, e molti altri. Questi vizi, che non sono di vitale importanza per l’uomo, dovrebbero ulteriormente esser divisi in “vizi veri e propri” e “semplici sfizi”. I primi possono sfociare in quelle dipendenze che realmente sono lesive per l’individuo, mentre nella seconda categoria possiamo includere tutte quelle azioni che hanno il solo scopo di farci stare meglio, di scaricare la tensione accumulata durante il giorno o, semplicemente, ci fanno sentire più a nostro agio quando siamo insieme agli altri.
La differenza tra “vizio” e “sfizio” non sta mai nella sostanza o nell’azione in se, ma sta nel rapporto che l’individuo instaura con quella sostanza o quel comportamento.
Il vizio può (ma non è detto) degenerare in un comportamento di dipendenza patologica, deviante e lesiva nei confronti di chi ne è affetto.
Per dipendenza patologica si intende la necessità di soddisfare un bisogno disperato, associato ad un sollievo temporaneo non appena tale bisogno viene appagato, e all’incapacità di controllarsi quando si è alla ricerca di soddisfare quel bisogno specifico, con conseguenze negative a lungo termine.

Tra le dipendenze più pericolose a cui la società è soggetta vi sono quella al tabacco, all’alcol, al gioco d’azzardo, da “cibo spazzatura”.
Ognuna di queste dipendenze patologiche è, in verità, un semplice “sfizio” per la maggior parte delle persone, mentre per alcuni diventa un problema serio e, a volte, mortale.
Bisognerebbe aprire un capitolo a parte sulle sostanze che inducono dipendenza, specificando in questo caso la differenza tra dipendenza fisica e psicologica, ma renderei però troppo lungo l’articolo e, dunque, preferisco trattare l’argomento in futuro.
Mi capita, durante le mie conferenze, di sentir qualcuno chiedere: “Dott. Nicosia, come fa a dire che consuma cannabis da oltre 20 anni e a non esserne patologicamente dipendente?”. Chi mi pone tale domanda ignora totalmente il fatto che, oltre a fumare cannabis, amo fare sesso e amo praticare sport, ma non ho comportamenti compulsivi se non riesco a soddisfare tali “piaceri”. Riesco a rinunciare praticamente a tutto, e non solo a parole: non consumo mai cannabis quando mi reco in vacanza in Paesi esteri dove è vietata, non consumo cannabis prima di donare sangue, e non ho consumato cannabis durante la mia detenzione. Riesco in tutto ciò, semplicemente perché sono stato educato ad un consumo responsabile e sono stato informato sugli effetti negativi derivanti dall’abuso. Chi è affetto da una dipendenza patologica non ha nessun controllo sulle sue azioni, o riesce a limitare quello specifico bisogno con grandissima difficoltà e per un tempo molto limitato. Provate ad osservare un tabagista che non fuma da ore?!
Eppure, in Italia, chi è scoperto a detenere marijuana o hashish, viene sottoposto ad analisi cliniche e, se positivo alla cannabis, è costretto a seguire un percorso di “disintossicazione” e recupero dalla dipendenza.

Se ciò che ho precedentemente scritto è vero, è altrettanto vero che questa norma è semplicemente un abuso: sarebbe come far seguire un corso per alcolisti anonimi a mio padre che beve due dita di vino a tavola tutti i giorni.

Nella nostra società sarebbero ben altre le dipendenza da combattere, come la dipendenza da potere, dall’acquistare, dal petrolio e dalla ricchezza che esso genera nonostante le devastati conseguenze ecologiche.

Tuttavia la società premia e rende rispettabili questi dipendenti patologici, anche se la loro dipendenza è peggiore di qualsiasi dipendenza da eroina e cocaina: chi è dipendente da una droga pesante lede direttamente se stesso e, solo indirettamente le vittime di eventuali reati da lui commessi. Chi è dipendente dal potere non ha scrupoli e può divenire causa di sofferenza e morte pur di soddisfare il suo bisogno.
Il dirigente di un industria di sigarette, dipendente dal potere e dal denaro, se riuscirà a far incrementare i profitti della sua attività, riceverà l’elogio da parte della società e dello Stato, nonostante questo maggior profitto equivalga all’incremento di consumo di tabacco e, quindi, l’aumento di patologie riguardanti l’apparato respiratorio, quello cardiocircolatorio e, di conseguenza, l’aumento di morti. Verrà visto come un elemento responsabile della crescita finanziaria del proprio Paese e riceverà un compenso più alto, senza subire conseguenze legali anche se il tabacco uccide 5 milioni di persone al mondo. La stessa cosa accade con chi produce alcolici, o chi produce e vende fonti di energia non rinnovabili ed altamente inquinanti nonostante esistano decine di alternative ecologiche.
Ma, sfortunatamente, il problema che si pone il nostro governo è solo quello di limitare la nostra libertà personale nella scelta di quale comportamento adottare o quale sostanza assumere per rilassarci nel tempo libero.

E’ questo il modo in cui il Governo protegge la nostra salute?

Dovremmo forse accontentarci di abusare di alcol e tabacco, di giocare tutti i nostri soldi in “gratta e vinci”, o magari usufruire di psicofarmaci pur di rinunciare ad una sostanza tra le meno tossiche al mondo, che non produce dipendenza fisica e che ha elevate proprietà terapeutiche?

Ecco, forse adesso posso ammettere d’esser dipendente: sono dipendente dalla lotta alle ingiustizie, come sono dipendente dalla libertà che mi spetta per diritto.


Giuseppe Nicosia

Redazione
Associazione Nazionale FreeWeed Board, 100% Noprofit, Apartitica ed Indipendente.
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