Riprendiamoci la nostra Canapa

Perchè siamo favorevoli all’autocoltivazione?

Vi daremo subito due ragioni di base: perché, sia per lunga conoscenza tradizionale e popolare della pianta e della sua coltura rispetto a qualsiasi agricoltore mittel o nord europeo, sia per indubbia capacità agricola di una nazione che non solo è stata da sempre considerata il giardino d’Europa ma che vanta anche una gastronomia di livello mondiale basata sui prodotti della terra, siamo certamente in grado di realizzare produzioni sia per quantità come per qualità almeno pari a quelle spagnole, se non migliori.

Ma c’è un motivo politico e culturale ancora più importante: classificazioni botaniche approssimative, non comprensione delle varietà della pianta, scambio d’identità della pianta che da canapa è passata ad essere marijuana, la vera e propria dannatio memoriae a cui è stata sottoposta la pianta, la misteriosa parola “droga” che è comunemente associata alla pianta, tutte queste cose ed altre hanno fatto sì che gran parte della memoria popolare sulla canapa sia andata persa, è un fatto storico; la proibizione ha coinciso in Italia col massiccio spopolamento delle campagne e con l’ “obsolescenza” e conseguente dispersione della cultura contadina.

Oggi la pianta è per la maggior parte delle persone un elemento alieno, è ora di riportarla sulla ed alla terra.

Quando raggiungeremo l’obiettivo, coltivare in outdoor, sul balcone, nel giardino, nell’orto, allora avrà un valore diverso, mostrerà ai vicini, alla società che non c’è nulla di strano, ne di difficile: prendi una manciata di semi, fai una buchetta, ce li butti dentro, copri, innaffi, aspetti, la pianta spunta, cresce, addirittura troppo, ti tocca pure potarla.

Coltivare canapa non è più difficile di coltivare basilico, è solo richiesto più tempo per il raccolto.

Tutte quelle amenità che si leggono: PH, EC, attivatori, radicanti, boosters, enzimi, micorizze…. tutto quello che fa sembrare la canapa una cosa da iniziati, sono cose che dovremmo dimenticare, avete mai parlato con un contadino marocchino? Vi ha forse parlato di PH ed EC? Vi è sembrato che avesse idea di cosa fosse una micorizza? pensate forse che un pastore dell’ indu Kush ne sappia qualcosa di più?

Credo che farsi intrappolare dalla tecnologia e dall’agronomia moderna sia un errore di comunicazione, credo che il movimento cannabico debba avere un’ approccio più easy alla questione, il nostro mantra dovrebbe essere: coltivare è facile, bello, rilassante, entusiasmante, soddisfacente a livello spirituale, anche solo il vedere la pianta di canapa fa bene e rende lo spirito leggero, coltivare la canapa è un gesto d’amore per la madre terra e per tutta l’umanità, chi anche solo pianta un singolo seme è come se avesse piantato tutta la creazione.

In più piantare e coltivare la propria canapa ti offre un prodotto unico, sicuro, salubre, che non ti da pesantezza il giorno dopo, e ve lo giuro, io ogni mattina mi sveglio alle cinque, e faccio colazione prima delle sette.

Questo è dunque il messaggio di oggi: per riportare una cultura cannabica diffusa e popolare nel nostro paese, per amore verso la terra, i suoi prodotti che sono vivi, l’umanità e tutta la natura, per dovere sociale, per il nostro benessere fisico, mentale e spirituale, per non dover dipendere totalmente, anzi per allentare ogni dipendenza dal mercato non solo delle sostanze psicoattive, ma anche dei substrati, dei fertilizzanti, dei gadgets di lusso per giardinieri, tipo occhiali blu o verdi per sopportare le lampade al sodio, misuratori digitali di qualsiasi parametro, robots dosatori di fertilizzanti mixers, estrattori e ventilatori vari, e ovviamente semi… AUTOPRODUZIONE LIBERA SUBITO.

KEEP CALM E JAH BLESSES.

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