Storie di Ordinaria Criminalizzazione: 3 piante di Cannabis diventano un’Operazione di Spaccio Organizzata

Riceviamo e pubblichiamo una vicenda di questi giorni che ha dell’incredibile, eppure..

Ecco la lettera nella versione integrale:

Questa storia non può che cominciare nel più classico dei modi in cui comincia una storia di fantasia. Perché se purtroppo essa è reale, come è reale la criminalizzazione di cui è vittima oggi in Italia una pianta e soprattutto chi la coltiva, la realtà tocca la fantasia laddove tre piantine cresciute naturalmente su un terrazzo diventano un’attività di spaccio quasi degna del miglior Pablo Escobar, che fa diventare un ragazzo come tanti un criminale pericoloso per la società. E allora andiamo col c’era una volta…

C’era una volta una pianta di canapa di 1.5m che da sola produsse quasi 2.5 kg d’erba. Il sogno di ogni coltivatore. Eppure, questo sogno è diventato realtà nelle fantasie di un perito del Tribunale di Roma. Ma cominciano dall’inizio.

L’arresto. È la mattina del 27 settembre, il calendario segna meno tre al giorno della raccolta. Il risveglio non è sicuramente dei migliori: “Carabinieri, svegliati” dice la voce di un uomo mentre mi batte la mano su una gamba. Hanno intercettato sotto casa mia madre che andava a lavoro e sono saliti, scopro in seguito. 3 carabinieri in borghese, raggiunti poi da 2 solerti in divisa, invadono il privato della mia abitazione. Al netto della perquisizione, ciò che hanno trovato dentro casa è: 3 piante di circa un metro e mezzo (3 belle piante, blu cheese che aveva tutta l’impressione di essere deliziosa!), poco più di 5gr – che magicamente sono diventati quasi 15, ma questa è un’altra storia – d’erba proveniente da un ramo di una delle piante che si era spezzato nel corso della bomba d’acqua che ha colpito Roma qualche settimana fa (erba assolutamente non pronta, appena all’inizio della fioritura, insapore e probabilmente anche senza thc), 1 grammo scarso di fumo e un bilancino di precisione secondo loro prova incontrovertibile dell’attività di spaccio.

Vaglielo a spiegare che sei stufo di gente che ti promette 10 gr per poi ritrovarti magari con un paio di grammi in meno. Comunque, è bene sottolineare che non hanno trovato soldi, pacchetti o qualche altro elemento che potesse far pensare a una possibile destinazione di spaccio di quello che c’era tranne, appunto, il bilancino. Anche perché non c’era nulla da trovare, e mai mi sarei sognato di vendere anche solo un grammo di quell’erba che ho visto nascere, crescere e fiorire per 6 lunghi mesi. Penso mi possiate capire, senza ulteriori dimostrazioni della mia buona fede.

Processo per direttissima. È qui che la realtà raggiunge la fantasia. Infatti scopro solo al processo avvenuto la mattina seguente che mi vedo imputati più di 7 kg d’erba per un totale di quasi 4000 dosi – che poi, qualcuno ha capito che cosa sono queste dosi e come viene applicato il metodo di calcolo di queste dosi su una pianta? In ogni caso il perito dovrebbe avere ben chiaro che il peso netto è quello considerato solo su parti effettivamente “droganti” (usando la loro terminologia) e quindi escludendo rami e foglie, e che il fiore finché ancora in vaso è composto in gran parte da acqua. Eppure ciò non pare così scontato, nonostante basti informarsi su un qualsiasi blog di growers, e forse sarebbe sufficiente anche solo il buonsenso.

Rinviato a giudizio; e con queste premesse il processo non promette niente di buono, considerando la recidività dello stesso reato (Art.73 d.p.r. 309/30, “produzione e detenzione ai fini di spaccio”) per un’altra, simile, brutta storia di ormai 5 anni fa.

Il processo. Ad oggi, in attesa del processo di primo grado che affronterò lunedì 9 ottobre, la situazione è questa. E magicamente 3 piantine su un terrazzo che ho messo per soddisfare il mio vizio, e la mia passione, almeno per quest’anno senza dover e voler alimentare la criminalità, sono diventate un’attività di spaccio di oltre 7kg pronta ad immettere sul mercato 4000 dosi. E magicamente io, ragazzo normale che lavora, coltiva le proprie passioni (dal mantenimento di un orto che mi aiuta a portare cibo in tavola in tempi in cui si fatica ad arrivare a fine mese fino alle arti marziali che pratico nella palestra in cui mi alleno ogni giorno) e intrattiene relazioni affettive – con la mia ragazza, i miei familiari e i miei amici –, divento un criminale e un pericolo per la società.

Ora ho paura di perdere tutto a partire dalla libertà, e questo rischio sarà la costante degli anni a venire almeno finché il processo non finirà. Provo un misto di rabbia e tristezza al pensiero di non aver avuto nemmeno occasione di assaggiare quel prodotto che ho curato per così tanti mesi. Sono disgustato al pensiero che se oggi questa brutta storia è capitata a me, nondimeno è solo un particolare evento all’interno di una continua repressione che ogni giorno fa vittime. E allora perché sono qui a scrivere tutto ciò?

Racconto questa mia storia forse per sfogarmi. Forse per rabbia. Forse perché è ora di smettere di tacere su queste ingiustizie che colpiscono ogni giorno persone assolutamente per bene fino a farle diventare dei pericolosi criminali da rinchiudere e controllare per salvare la società da chissà quale minaccia rappresentata da una pianta.

POST SCRIPTUM

Oltre al danno, la beffa. Come se non bastasse ecco come la mia vicenda è stata riportata, in particolare, su Romatoday e su Il Messaggero. Immediatamente il mio arresto per tre piante di marijuana è stata collegata ad un’operazione dei carabinieri che ha portato all’arresto di più di 30 persone, in quartieri di Roma che nulla hanno a che fare col mio, invischiate in un’attività di spaccio di cocaina, eroina e yaba. Neanche perdo tempo nel difendermi da queste calunnie essendo evidente la faziosità dell’articolo in una vicenda nella quale sono estraneo nel modo più totale, e che arriva quasi ad alludere che sia io la diabolica mente dietro lo spaccio di mezza Roma. Mi limito solo a notare come il processo di criminalizzazione di cui siamo vittime non nasce nelle aule di tribunale ma ha radici lontane, a partire dal giornalismo con la g minuscola.

Ecco i link degli articoli in questione:

http://www.romatoday.it/cronaca/arresti-32-pusher-movida-roma.html

http://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/movida_stupefacente_i_carabinieri_arrestano_32_pusher-3273787.html#

Rimaniamo sgomenti di fronte a queste situazioni, a questa inutile e continua repressione di condotte personali assolutamente non lesive di alcuno.

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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