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Studio: Uso di Cannabis NON associato a variazioni di Volume del Cervello

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L’uso di cannabis non provoca variazioni di volume del cervello, come dimostrato in un nuovo studio.

Gli esperti di salute pubblica hanno esposto preoccupazioni che usare cannabis potrebbe essere associato a cambiamenti strutturali nel cervello. Tuttavia un nuovo studio, che ha confrontato il cervello dei consumatori di cannabis e i non utenti, rivela che l’uso di cannabis non provoca variazioni di volume del cervello.

Nello studio, pubblicato sulla rivista JAMA Psychiatry, i ricercatori hanno esaminato un folto gruppo di fratelli di età tra i 22 e i 35. Tra le 483 persone, 262 hanno riferito che mai hanno usato cannabis. I ricercatori hanno poi diviso gli uomini e le donne in gruppi: sibling coppie che non avevano mai usato cannabis, sibling coppie dove entrambi avevano segnalato uso di cannabis, e sibling coppie in cui uno aveva usato cannabis e uno no. Nel complesso, hanno notato che le persone che hanno riferito di usare la cannabis avevano volumi più piccoli in alcune parti del cervello, come l’amigdala sinistra, che è coinvolto nella elaborazione emotiva. Tuttavia, queste differenze rientravano in una gamma di volume che viene considerata normale.

I ricercatori hanno ipotizzato che nelle coppie di fratelli dove uno aveva usato cannabis e l’altro no, vedrebbero le differenze di volume del cervello. Invece hanno scoperto che i fratelli esposti e non esposti avevano lo stesso volume di amigdala. “Non abbiamo trovato alcuna prova per l’influenza causale dell’esposizione di cannabis sul volume dell’amigdala”, hanno concluso.

I ricercatori suggeriscono che le differenze di volume potrebbero essere dovute ad altri fattori, come la genetica o l’ambiente di vita. “Il nostro studio suggerisce che l’uso di cannabis, o almeno il semplice indice di essa che abbiamo usato, non influisce direttamente sui cambiamenti di volume del cervello”, spiega l’autore dello studio Arpana Agrawal, professore associato alla Washington University School of Medicine. “Invece, ogni rapporto che abbiamo visto tra il consumo della cannabis ed il volume del cervello è dovuto a fattori che influenzano sia l’uso di cannabis sia il volume del cervello.”

Lo studio inoltre non ha trovato che il volume del cervello abbia alcun effetto sulla necessità o meno di una persona di usare cannabis.

 

Fonte: TIME

Stefano Auditore
Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio, il 12/02/1986

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Commenti

One Response so far.

  1. Marco Galli ha detto:
    Devono essere impazziti questi di JAMA Psychiatry, in un singolo studio, hanno demolito decenni di menzogne proibizionistiche mondiali e le infamie del Nida o del nostro DPA.
    Ma dove sono finiti quei famosi buchi nel cervello alla Serpelloni..?

    Va a finire che questi pazzi criminali diranno anche la verità anche sui reali effetti dell’alcol e che prendersi una sbronza corrisponde a farsi un intero round di boxe con un pugile professionista.
    Che l’abuso continuativo provochi dei danni epatici e di conseguenza anche cerebrali:
    Dal NIAAA “National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism”
    (Alcohol’s Damaging Effects on the Brain):
    http://pubs.niaaa.nih.gov/publications/aa63/aa63.htm

    (“Sappiamo che il bere eccessivo può avere effetti estesi e di vasta portata sul cervello, che vanno da semplici “slittamenti” di memoria a condizioni permanenti e debilitanti che richiedono cure di custodia a vita.
    Anche il bere moderato porta ad un “impairment*” nel breve tempo, come è dimostrato da numerose ricerche sugli effetti del bere sulla guida.”
    (*menomazione, handicap, invalidità, condizione medica che porta alla disabilita)

    “Le persone che hanno bevuto grandi quantità di alcool per lunghi periodi di tempo corrono il rischio di sviluppare gravi e persistenti cambiamenti nel cervello.
    I danni possono essere il risultato degli effetti diretti dell’alcol sul cervello e possono essere causati indirettamente, da un cattivo stato di salute generale o da grave malattia del fegato.”

    “Fino al 80 per cento degli alcolisti, tuttavia, hanno una carenza di tiamina, e alcune di queste persone andranno a sviluppare disturbi cerebrali gravi come la sindrome di Wernicke-Korsakoff.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Wernicke-Korsakoff

    La sindrome di Wernicke-Korsakoff è una malattia che consiste di due sindromi distinte, una condizione grave chiamata encefalopatia di Wernicke, una condizione di lunga durata e debilitante conosciuta come la psicosi di Korsakoff.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Encefalopatia_di_Wernicke

    Gli studi effettuati indicano che dopo la morte di molti casi di encefalopatia correlata da carenza di tiamina, non può essere diagnosticato in vita, perché non tutti i “classici” segni ed i sintomi non erano presenti o riconoscibili.

    Circa l’80 al 90 per cento degli alcolisti con encefalopatia di Wernicke possono anche sviluppare psicosi di Korsakoff, una sindrome cronica e debilitante caratterizzata da persistenza di apprendimento e problemi di memoria.

    I pazienti con psicosi di Korsakoff sono smemorati e rapidamente frustrati e hanno difficoltà a camminare e di coordinamento.

    La cura custodiale (ricovero coatto) può essere necessaria per il 25 per cento dei pazienti che hanno danni permanenti al cervello (irreversibili) e la significativa perdita di capacità cognitive”)…

     

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