Basta Proibizionismo! CanaPisa non si tocca!

Il sindaco Michele Conti e l’onorevole Edoardo Ziello nei giorni scorsi si sono schierati contro il corteo antiprobizionista, tentando di vietare la Manifestazione Sociale.

Di seguito riportiamo il Comunicato degli Organizzatori della Manifestazione, ai quali va la nostra vicinanza, supporto e completa adesione alle politiche sociali:

“NO ALLA LEGA SI AL DIRITTO DI MANIFESTARE”

Canapisa è una Street Parade per i diritti umani che da anni si batte per la libertà dei consumatori di sostanze (1 italiano su 3 nella fascia 30-60anni) .
Ogni giorno centinaia di persone vengono sottoposte al ritiro della patente, escluse dal lavoro, finiscono in carcere per anni o vengono brutalmente uccise come il caso (purtroppo non isolato) di Cucchi. 
Tutti gli anni manifestiamo in città per portare alla luce questi temi.
Ormai in Toscana abbiamo visto prefetti autorizzare cortei anticostituzionali come quelli dei neofascisti, nonostante la contrarietà di amministrazioni, residenti e in presenza di imponenti contro-manifestazioni (come successo recentemente a Prato) giustificandosi con la “tutela al diritto di manifestare”.
Questo “diritto” per cortei pacifici e colorati come Canapisa sembra non valere, infatti è l’unico corteo in Italia che da anni viene sottoposto a una serie infinita di prescrizioni e a cui viene vietato il passaggio nei punti più centrali della città.
La Costituzione non cambia ma l’atteggiamento degli apparati repressivi si, quest’anno infatti vorrebbero impedirci il passaggio da tutto il centro storico!

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Nel frattempo proseguono ferventi i preparativi per la Manifestazione CanaPisa del 18 maggio 2019.

Ecco il Comunicato relativo alla Manifestazione:

* SABATO 18 MAGGIO 2019 *
AREA PISA

CANAPISA STREETPARADE
Antiproibizionista – Antipsichiatrica – Antifascista – Transfemminista

APPELLO:
Il proibizionismo è una scelta politica e ideologica che lede la nostra libertà di autodeterminazione. È il presupposto di uno Stato autoritario e repressivo, che pretende di intervenire sulle nostre vite e sui nostri corpi. Ha dato forma a un sistema di controllo che legittima la paura e la stigmatizzazione nei confronti di chi assume sostanze definite “proibite”, alimentando intolleranza e marginalità.

La guerra alla droga è iniziata negli anni ’30, in America, imponendo il suo modello a livello globale, scatenando la repressione nei confronti dei consumatori. Questa guerra ha creato l’opportunità di sviluppo di grosse organizzazioni criminali: tutt’oggi interi paesi sono nelle mani di narcomafie e cartelli della droga, i cui profitti vengono raggiunti con la vendita di sostanze di scarsa qualità e altamente pericolose.
In Italia un azienda in particolare ha aumentato il suo fatturato e il suo potere: la mafia.

Il proibizionismo non solo ha fallito nel ridurre la disponibilità di sostanze illecite, bensì ha creato una cultura distorta e ignorante e il fenomeno droga si è trasformato in abuso e consumo inconsapevole, con ulteriore incremento dei profitti illeciti per narcostati e malavita organizzata. Il risultato sono i milioni di persone che riempiono le carceri in tutto il mondo, la diffusione massiccia di nuove droghe, guerre per il controllo delle zone di produzione.
Il carcere diventa una discarica umana dove imprigionare persone scomode e/o non funzionali al sistema economico e sociale prestabilito. Gli istituti di pena italiani sono sovraffollati: 60.000 detenuti su una capienza di 45.000, aumentano anche i suicidi (67 nel 2018) e le nuove leggi securitarie non fanno che aumentare questo trend.
In Italia più del 30% dei detenuti è condannato per la legge sulle droghe. Dal 1990 più di un milione di persone sono state segnalate per possesso di sostanze stupefacenti ad uso personale, le segnalazioni sono aumentante quasi del 40% nel 2017; la repressione colpisce per quasi l’80% i consumatori di cannabis e costa allo Stato 2,5 miliardi l’anno.

Per i consumatori di sostanze illegali oltre alla persecuzione penale si aggiunge spesso anche quella psichiatrica. Ci preoccupa il sempre più frequente utilizzo del Trattamento Sanitario Obbligatorio in cui si impone l’assunzione forzata di “droghe legali”: psicofarmaci, neurolettici, benzodioazepine, ecc…
La psichiatria diventa cosi strumento per ostacolare l’autodeterminazione degli individui, medicalizzandone i comportamenti e inventandosi nuove diagnosi per tutti.
L’alleanza economica con le potenti aziende farmaceutiche rende l’istituzione psichiatrica particolarmente perniciosa.
Il consumo di sostanze illegali rientra quindi nei disagi da trattare con cure psichiatriche, trasformando un fenomeno sociale e culturale dai mille risvolti, in una questione meramente sanitaria.

Il proibizionismo è solo uno dei tanti volti di questo sistema, uno dei tanti aspetti del capitalismo che siamo costretti a subire, ma niente affatto secondario per l’enorme movimento di capitali che smuove, secondo solo al mercato delle armi, per i milioni di morti e di carcerati che la “War on Drug” ha sparso per il pianeta e per i disastri ambientali che sta causando.
Non è con le operazioni antridroga, con i cani nelle scuole a terrorizzare gli studenti che si ostacola la diffusione di sostanze illegali. Ci saranno sempre nuove droghe o addirittura, come accade in molti paesi ultraproibizionisti, chi vuole “sballare” utilizza alcol, psicofarmaci, colla, trielina, benzina!
Al contrario ci sono ottimi esempi di buone pratiche che limitano i rischi, diminuiscono i danni collaterali e riducono i consumi: la depenalizzazione dell’utilizzo di tutte le sostanze e le politiche di prevenzione e riduzione del danno sono già realtà in Portogallo, Olanda, Repubblica Ceca e molte altre hanno già legalizzato completamente la canapa.

In Italia sembra di tornare al medioevo e la Lega propone leggi per inasprire le pene ed eliminare il concetto di modica quantità.
La pratica del “Drug checking” (analisi rapida delle sostanze), ad esempio, proposto nei rave party, salva vite umane e individua nuove sostanze a volte molto pericolose, ma il suo utilizzo avviene in condizioni semiclandestine ed è completamente trascurato dai servizi sanitari istituzionali.

Riconosciamo a pieno l’importanza dei servizi di prevenzione dei rischi e ne sosteniamo la diffusione e la messa in campo.
Nel 2012 è nata dal basso la Rete Nazionale Antiproibizionista “La fine del mondo proibizionista”, di cui ne è parte attiva anche l’Osservatorio Antiproibizionista – Canapisa Crew, con l’obiettivo di superare le politiche proibizioniste e repressive, sensibilizzare attraverso svariate iniziative l’opinione pubblica su questi temi e mettendo in atto pratiche che l’evidenza scientifica suggerisce essere valide per contrastare il fenomeno dell’abuso delle sostanze.

Le richieste della rete sono:
– depenalizzazione dell’uso personale di tutte le sostanze;
– costruzione di politiche di prevenzione serie;
– riconoscimento della riduzione del danno come forma di intervento nel contenimento
dei danni derivanti dal consumo:
– depenalizzazione all’autoproduzione di cannabis a uso personale;
– valorizzazione e promozione dell’uso di sostanze a scopo terapeutico e promozione di
un paradigma della cura non giudicante, improntato alla relazione paritaria medico paziente.

C’è bisogno di partecipazione diretta per la costruzione di una cultura consapevole per andare contro le logiche del consumismo e della mercificazione. La droga e i drogati non esistono! Esistono diverse sostanze, diversi effetti, diversi rischi, e usi, e diversi stili di vita!
Siamo stanchi di essere sorvegliati e puniti, non abbiamo bisogno di essere rieducati a modelli che non ci appartengono. Proibire, controllare e punire sono le regole messe in atto, da decenni, in questa persecuzione di massa.
Da quasi 20 anni manifestiamo gioiosamente illegali nelle strade della città, e anche quest’anno non ci fermeremo nel rivendicare le nostre libertà, fino alla fine del proibizionismo omicida. Scendi in piazza contro il proibizionismo!
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P.s.: presto aggiornamenti sugli orari, percorso, ritrovo e la lista dei soundsystem che parteciperanno alla street ! stay tuned !

info: canapisa@inventatiorg

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