Cannabis, Legge, Italia: Cosa è cambiato dal 2016 ad oggi?

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Riepilogo delle Puntate Precedenti.
 
Per chi si fosse collegato solo oggi sul nostro canale informativo urge un riassuntino veloce veloce.
 
Cannabis, Legge, Italia: cosa è cambiato in 2 anni?
 
Nel lontano 2016 l’Italia era un Paese attivo a livello di pressione sociale sul tema cannabis: in parlamento si parlava della proposta dell’Intergruppo per la Legalizzazione, sui giornali si leggevano interviste, posizioni, espressioni strane e fantasiose sulla cannabis, addirittura la pressione era cosi alta che Giovanardi si era messo in piazza a distribuire volantini contro la Cannabis vedendo l’andazzo che il sociale, quello vero, stava prendendo sul tema.
Poi la grande illusione venne spezzata dalle votazioni ambigue di diversi partiti politici che hanno stralciato il testo iniziale rendendolo solo una microlegge sulla cannabis ad uso medico, ampliante, di poco, la precedente normativa. (anche su richiesta di associazioni mediche fittizie )
Ma nulla fu perduto.
La grande illusione aveva già optato per un tema di riserva, ossia la grande rinascita della filiera italiana della canapa ad uso industriale, senza il principio attivo principale THC, caratterizzante la tipologia “cannabis” da nomenclatura scientifica.
Fin dalla nascita della legge 242/2016 si respirava aria, nei convegni, di “voglia di fare mercato con i fiori” (andate a rivedere le conferenze degli “esperti” che lamentavano che il fiore era stato tolto dalla legge): la legge però, fatta male ed al volo da persone che avevano solo voglia di dare un contentino ai loro amici imprenditori del settore, aveva diversi buchi tecnici, abilmente individuati dagli avvocati vicini ai legislatori e da loro applicati per la vendita di fiori di canapa. (le stesse aziende i cui amici sono amici degli amici delle associazioni mediche fittizie precedenti)
Ma fermiamoci qui un secondo.
 
La vendita del fiore di canapa fino a 0,2% ERA GIA’ LEGALE DA TEMPO, dal 1996 con la reintroduzione della coltivazione ad uso industriale di varietà certificate, tanto che da anni Aziende vendevano già il fiore, sia italiano che estero, come tisane, infusi, alimento, ingrediente per cibi e bevande.
E allora, direte, che cosa è cambiato dal 2016?
 
ASSOLUTAMENTE NULLA, di fatto.
 
Andiamo a vedere perchè: La legge 242/2016 in realtà amplia il vantaggio per gli agricoltori, ma non libera la coltivazione chiaramente per tutti – nessun cambiamento rispetto a prima del 2016.
 
Il limite per il coltivatore agricolo con Partita Iva è aumentato da 0,2% a 0,6%, MA non vi è certezza della possibilità di vendere il fiore sopra 0,2%, tanto che alcune aziende ora spingono per fermare questa vendita gioendo anche della segnalazione e del sequestro di prodotti sopra lo 0,2%.
In realtà la giurisprudenza sicura in questo caso, sicura al 100%, è che FINO A 0,5% di THC non è considerata sostanza “drogante” da sentenze della cassazione, e quindi è “tollerata” ma apparentemente sequestrabile. – Dunque anche qui, a parte il micro limite aumentato secondo alcune interpretazioni, ma CON NESSUNA CERTEZZA FINORA, ecco che niente cambia rispetto a prima.
 
La comunicazione è stata tolta, dicono, ma nel dubbio delle perquisizioni è sempre meglio avvisare la caserma. – anche qui nulla cambia in pratica, se non un vezzo non obbligatorio ma consigliato.
 
Sementi certificate UE?    Anche prima.
Importazione ed Esportazione?     Anche prima.
Vendita fiore fino a limite legge?     Anche prima.
 
 
Fumare canapa industriale? Anche prima.
 
Ecco però, che nell’ultimo punto, si nota ciò che è veramente cambiato in questi due anni: la grande mossa pubblicitaria della cannabis light da fumare. Questo è l’unico cambiamento avvenuto in due anni.
 
Abbiamo SCELTO che, a nostro rischio (esami urine ecc.), POSSIAMO E VOGLIAMO FUMARE LA CANAPA INDUSTRIALE.
Forse spinti dal desiderio di usare qualcosa di legale che assomigli alla cannabis, o perchè “ci piace” (anche se questa sembra più una “conseguenza”: come fa a piacere prima di essere provata o avviato il mercato? – nessuno nel 2016 chiedeva di poter fumare canapa ad uso industriale) o spinti dal giusto desiderio di avviare attività e trovare un posto di lavoro (ECCO UN VERO CAMBIAMENTO! Almeno 500 NUOVI POSTI DI LAVORO – comunque un buon dato), o forse solo perchè si è iniziato a fare marketing serrato e semi scorretto sul prodotto: non lo sapremo mai e nemmeno ci interessa (de gustibus).
 
Quello che va compreso è che non ci è stato DATO NIENTE, ma che abbiamo optato per UNA ALTERNATIVA LEGALE.
Non c’è niente di male, ma questo è.
 
E rendersene conto è il primo vero passo sociale di questa situazione che potrebbe servire per riprendere a tracciare una reale pressione sociale sul tema di regolamentazione della cannabis su tutti i livelli.
 
E’ un riassunto, e come tale subisce il mio punto di vista.
 
Se qualcuno ha notato qualcosa di diverso che non vedo (o non riesco a sottolineare) è graditissimo un suo intervento!
 
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Stefano Auditore Armanasco

Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio (MI), il 12/02/1986.

Mail: direzione@freeweed.it

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