Progetto FreeWeed - Legalizzazione Cannabis

Le varietà di Cannabis in realtà non esistono?

No, le varietà di erba in realtà non esistono

Purtroppo, scientificamente parlando, la storia dei ceppi d’erba è una stronzata.

Articolo originale di VICE.com – autore Jordan Pearson

Da quando l’erba ha iniziato a essere legalizzata, in molte grandi città tra Stati Uniti e Canada sono spuntati come funghi dispensari di erba, e le nostre vite sono diventate prigioniere di un rituale paradossalmente stressante: scegliere quale varietà dell’erba del diavolo rollare in una sigaretta speciale. La conversazione tipo si svolge così:

  • Signora del dispensario: Giovane, oggi abbiamo della Jack Herer, in cui domina la sativa e sballa a livello mentale e di linguaggio, o della Banana Clip, che è quasi un ibrido 50/50 che ti darà la botta al corpo tipica dell’indica, con alcuni degli effetti della sativa. Abbiamo anche la God’s Green Crack e la Mango Dream.
  • Io, tra me e me: Mh, mi sembrano cazzate.
  • Io, a voce alta: Banana Clip, per piacere.

Dopo aver assaggiato la cima (è successo davvero), l’ibrido Banana Clip assomigliava in modo sospetto a un ceppo che avevo già provato, uno che era spacciato come la variante “quasi pura” di un altro tipo di erba. Inoltre, non sono riuscito a trovare mezza traccia di un’erba chiamata Banana Clip sul web, e mi è venuto il sospetto di aver fumato AK Banana. A quel punto mi sono chiesto: che cazzo succede nel disorientante e caleidoscopico mondo dell’erba buona? C’è qualcosa di reale?

Purtroppo, scientificamente parlando, la storia dei ceppi d’erba è per lo più una stronzata.

Flickr/Joshua Wood

Ma facciamo un attimo un passo indietro. Per i più profani dell’argomento, per “varietà” di marijuana in genere si intende una miscela genetica unica — un ibrido — dei due tipi di erba principali (almeno in teoria), ovvero la sativa e l’indica, con vari ed eventuali ritocchi e aggiunte. Ognuna promette effetti fisici diversi. La regola base che i fattoni hanno stabilito nel tempo, ad ogni modo, è che le sativa hanno un effetto più mentale e attivo, mentre le indica sono buone per vegetare sul divano ore e ore di fila, guardando Planet Earth.

Ho fatto un sondaggio informale tra alcuni colleghi e amici, e la maggior parte di loro crede che le differenze generali tra i ceppi con una componente dominante di sativa o di indica sono vere. Alcuni hanno detto che continuano a comprare una variante particolare, come la Jack Herer. Un’altra persona ha detto di preferire ceppi di sativa “pura.”

Non a caso, la maggior parte di queste persone ha detto che prima dell’arrivo dei dispensari non gliene fregava nulla di che tipo di marijuana stessero fumando — l’erba era erba.

Questo perché, quando si tratta di differenze genetiche tra un ceppo di erba che dovrebbe essere 30 percento indica e 70 percento sativa e uno all’opposto, la scienza ha già messo in chiaro che si tratta di una bugia bella e buona. Uno studio del 2015 condotto da alcuni scienziati canadesi ha esaminato 81 ceppi di marijuana e ha scoperto che il rapporto sativa-indica segnato corrispondeva molto raramente alla mappa genetica effettiva della pianta.

“È assurdo, una follia totale. Voglio dire, non c’è industria al mondo che sia gestita in questo modo, solo quella della cannabis.”

“La chiamano Purple Kush, ma Purple Kush non significa niente,” ha detto per telefono Sean Myles, un professore di diversità genetica dell’agricoltura alla Dalhousie University e co-autore dello studio del 2015. “Ci sono così tante eccezioni, con correlazioni così deboli, che mettere un numero su una busta e dire “questa è un ibrido 50/50 di indica e sativa,” è pretenzioso.”

Molte persone penseranno che i ceppi d’erba siano simili a livello genetico se hanno nomi simili, ma anche questo è un sistema che inganna facilmente. Per esempio, le varietà “haze” di erba sono considerate avere come componente dominante la sativa. Ma, stando allo studio del 2015, mentre la Super Silver Haze e la Neville’s Haze rispettano questa aspettativa, altre, come la Domina Haze, sono in realtà geneticamente simili ai ceppi “kush,” con più indica, come la Master Kush o la King’s Kush. Un buon 35 percento delle varietà analizzate dai ricercatori aveva più somiglianze genetiche con ceppi dal nome diverso, che con quelli con un nome simile.

“Quando entri dal fruttivendolo e vedi una bella pila di mele con il cartellino ‘Mele Fuji,’ ti aspetti che siano effettivamente mele fuji.” ha detto Myles.”Non è che puoi buttarci in mezzo delle mele Renette e venderle per lo stesso prezzo.”

“È assurdo, una follia totale,” ha proseguito. “Voglio dire, non c’è industria al mondo che sia gestita in questo modo, solo quella della cannabis.”

Strains

Nomi di varietà di cannabis in una serra fuori Denver. Foto: Motherboard

Insomma, i nomi non significano granché. Va bene. Ma allora la sacrosanta dicotomia sativa / indica? Quella esiste, vero? Ci sono ceppi di sativa e ceppi di indica, e hanno effetti diversi sul nostro corpo, anche se sono spesso mal interpretati, no?

“Non sappiamo davvero se l’indica e la sativa esistano nella loro forma più pura,” ha detto Myles. “In termini di ciò che è stato descritto in natura dai botanici, non abbiamo mai scoperto campioni che possano essere definiti con una certezza del 100 percento come sativa o indica. Questa pianta è passata per troppe mani nel corso dei millenni.”

Possiamo chiamare qualcosa “indica” o “sativa” in modo generico, ha proseguito Myles, e questa è una regola base per descrivere i loro tratti fisici e i loro effetti psicoattivi. Ma dato che nessuno teneva traccia della marijuana con i metodi dell’agricoltura moderna 5000 anni fa, non sappiamo cosa sia davvero una pianta “pura” di sativa o indica da un punto di vista di DNA, ha detto. Chi può mai sapere quali siano davvero le caratteristiche intrinseche di una sativa o un’indica pura?

In sintesi, un ceppo “puro” di sativa o indica è quasi sicuramente un concetto di finzione. Allo stesso tempo, la letteratura scientifica di settore suggerisce che le piante con un’origine predominante di sativa abbiano livelli più alti di tetraidrocannabinolo, o THC, rispetto alle piante con una dominante di indica, che hanno invece livelli più alti di cannabidiolo, o CBD. Per quanto riguarda gli effetti di queste componenti, molti studi hanno dimostrato in pratica la stessa cosa: il THC ti fa sballare, il CBD no. Non è del tutto chiaro cosa faccia al cervello il CBD, ma uno studio del 2008 ha dimostrato che, in alte dosi, CBD e THC agiscono insieme, e il CBD pare alleviare un po’ dell’ansia che le persone lamentano dopo l’ingestione di THC.

“Un giorno saremo in grado di andare a un dispensario e prendere della Lemon Skunk ed essere sicuri che sia Lemon Skunk.”

Stando a Myles, è meglio pensare all’erba come qualcosa che esiste su uno spettro di “satività” e “indicità,” e che il modo migliore per descrivere l’erba sia in base al contenuto di THC e CBD anziché in base all’eredità genetica. È così che chi la coltiva per scopi medici sotto approvazione governativa conduce i propri affari. Bedrocan, per esempio, non attribuisce nomi all’erba che produce in base a ciò che si trova per la strada.

Per esempio, invece di dire a qualcuno che sta per fumare della Purple Kush, è meglio dire che sta per fumare del “Bedrobinol,” uno dei prodotti di punta della Bedrocan, che ha un contenuto standardizzato di THC al 13.5 percento, e meno dell’1 percento di CBD. È meno divertente, ma almeno sai che cos’hai davanti.

In futuro, sapere che cosa significa esattamente un ceppo di erba, e quale sarà il suo effetto, richiederà un’indicizzazione genetica rigorosa oltre che standardizzare la creazione di nuovi ceppi. Myles spera che il fatto che la marijuana sia sempre più accettata (e resa legale, almeno in certi posti) aiuti il processo.

“Ora che l’uso di cannabis sta diventando legittimo, la scienza deve per forza stare al passo — non può restare oscura per sempre,” ha detto. “Un giorno saremo in grado di andare a un dispensario e prendere della Lemon Skunk ed essere sicuri che sia Lemon Skunk.”

O Banana Clip. Un brindisi al futuro.

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