Resoconto dell’Incontro con il SottoSegretario al Ministero della Giustizia

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La sensazione dominante a seguito dell’incontro avuto con il SottoSegretario alla Giustizia, Onorevole Vittorio Ferraresi, è riassumibile citando Alessandro Manzoni: “Questo Matrimonio non s’AVEVA da fare”.

Purtroppo quanto emerge dall’incontro è l’approccio attuato dal Movimento 5 Stelle sulla situazione Cannabis una volta inseriti all’interno del famigerato “Contratto di Governo” (si può anche leggere “matrimonio” o “compromesso”): per quanto riguarda questa legislatura non avverrà dunque una attesa, forte, decisa e risolutiva presa di posizione a tutela dei Diritti del Cittadino esponendosi per una riforma normativa che combatterebbe realmente anche le narcomafie, né vi è alcuna intenzione di proseguire con l’acclamato metodo di “analisi costi/benefici” per superare a livello politico le ideologie ed i pregiudizi su temi importanti di rilevanza nazionale e dunque provare a regolamentare totalmente la Cannabis.

Il Contratto di Governo rimane il recinto all’interno del quale ritagliarsi, in questa legislatura, le proprie libertà politiche e nel quale costruire il “futuro” del paese; qualunque altro provvedimento non acclamato da entrambi gli schieramenti finirebbe inevitabilmente per arenarsi in un nulla di fatto.
Se la scelta di Fontana alle Politiche Antidroga viene definita una “equa ripartizione dei Ministeri”, l’azione del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, nell’interpretare normative (in particolare la 242/2016) e inasprire repressione (sulla 309/90) viene “spiegata” (non vorremmo lanciarci nel dire “giustificata”, ma potremmo dire “motivata da..”) come una diretta conseguenza del fatto che il Ministero dell’Interno abbia come principale funzione quella di far rispettare le normative vigenti, attuando metodi di controllo leciti e già autorizzati (che siano INGIUSTI ed ESAGERATI ed INCONCLUDENTI può non interessare o non essere fattore di risposta politica anche se, singolarmente e personalmente persino nello stesso Governo, ci si può non trovare d’accordo), INTERPRETANDO LEGGI PREESISTENTI (quindi già Leggi dello Stato e quindi GESTIBILI dal MINISTERO DELL’INTERNO) o evocando aumento di controlli al fine di IMPORRE IL RISPETTO della 309/90.

Aggiungiamo che siamo stati messi al corrente del fatto che l’intento di procedere sulla repressione delle condotte “borderline” della 242, ossia sul settore canapa industriale, effettuato dal Ministero dell’Interno, è stato principalmente dovuto al pensiero politico degli interpreti leghisti delle Istituzioni, ma anche favorito dal metodo di azione degli attori del sopracitato mercato, dal quale, dopo diverse indagini conoscitive ufficiali e meno ufficiali, sono emerse diverse scorrettezze formali o inadeguatezze legali, come ad esempio confezionamento errato, mancanza di etichettatura o delle minime norme sanitarie, pubblicità ingannevoli sul piano medico e via dicendo fino ad arrivare a prodotti che, palesemente e senza alcun riscontro di analisi di controllo, superavano ampiamente il limite stabilito ma ugualmente posti in commercio. Dunque sono evidenti, purtroppo, e sono sotto gli occhi di tutti, le MANCANZE del settore intero, non seguite da rivendicazione sociale più amplia e da movimentazione educativa ma tese esclusivamente al mero sviluppo economico.

Questa azione del Ministero dell’Interno dunque risulta molto politica, molto contrattuale, e seppur estremamente SENSATA (dal punto di vista tecnico-governativo) è SOCIALMENTE INACCETTABILE.

Come Associazione FreeWeed e Associazione Canapese, ma soprattutto come Attivisti, siamo sempre stati e saremo sempre a favore di una metodologia basata sulla scienza e sul pragmatismo dell’analisi dei dati oggettivi, che evidenziano un deciso bisogno di tutela del cittadino e delle sue condotte personali e di porre finalmente fine, o quantomeno un limite, ai guadagni della criminalità organizzata sulle spalle dei consumatori e dello Stato, aggiungendo a questo un netto snellimento dell’organo della Giustizia, coinvolgendo anche il piano sanitario ed economico.
Non siamo invece mai andati d’accordo con teorie politiche indimostrabili basate su algoritmi anacronistici che favoriscono leggi ingiuste e, purtroppo, quanto emerge dall’incontro porta a dedurre che, comunque sia, non verrà attuata una risposta politica forte sulle azioni (autorizzate dal contratto di governo) del Ministro dell’Interno e della sua Repressione (per i motivi spiegati prima), ma che piuttosto avverrà una presa di posizione PERSONALE da parte di singoli esponenti (ancora da vedere, sentire, valutare NDR) che nulla ha a che vedere però con un’esposizione di Partito e dunque, seppur politicamente rilevante, risulterebbe poco incisiva per poter prendere delle strade diverse da quelle praticate fino ad oggi a livello legislativo.

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Durante il colloquio con il SottoSegretario si è affrontato più volte il tema del “supporto e partecipazione popolare” alle iniziative di regolamentazione ed alle manifestazioni sociali, al di là delle solite comparsate economiche ed imprenditoriali, e si è dovuto effettivamente constatare che il Tema viene recepito come movimento collettivo solo in teoria, molto poco nella pratica, soprattutto, a nostro avviso, per le ENORMI MINACCE che i sostenitori di un reale cambiamento sociale ricevono dal Sistema “Stato”, dove per una pianta si rischia il carcere, la perdita del lavoro, l’affido dei figli, del reddito economico per la propria famiglia, la revoca della patente e tante altre ripercussioni possibili anche solo per la propria azione politica informativa; questo porta “l’esporsi” dei cittadini ad essere molto “teorico” e poco pratico, sicuramente.

Dunque, effettivamente, il supporto popolare non è ancora “nazionale” e non è ancora parte della richiesta politica di ciascun cittadino nella sua quotidianità o della maggioranza della “massa critica”.

Ma un Partito Politico che abbia ruoli chiave nei Ministeri della Repubblica Italiana non può attendere che la popolazione intera si esponga per poi essere pronti a LEGIFERARE O DISCUTERE DI UN DIRITTO UMANO CHE OGGI VIENE NEGATO; questo tipo di discorso non sta in piedi, i diritti umani sono tali anche se vengono richiesti solo da MINORANZE, SOPRATTUTTO SE MINORANZE, che DEVONO ESSERE TUTELATE DAL NOSTRO STATO.

Si è parlato di coltivatori, di consumatori e dei loro diritti come cittadini, ed il SottoSegretario era ed è tuttora personalmente favorevole alle nostre Proposte Collettive di Riforma Normativa, che abbiamo lasciato depositate per una visione e valutazione approfondita, ed è sicuramente, PERSONALMENTE, favorevole a sostenere il concetto di regolamentazione partendo dalla base del diritto di libera coltivazione, ma il contratto di governo pone dei paletti oltre i quali il Partito Politico 5 Stelle non intende andare, essendo il tema cannabis non trattato in fase di stesura del suddetto contratto stipulato esclusivamente sui punti centrali del programma dei due partiti, non valutando i sottoprogrammi ed il loro sviluppo.

Abbiamo voluto portare al Ministero della Giustizia anche diverse proposte “indirette”, aspettandoci una già evidente “impossibilità a muoversi diversamente”: si è fatto presente, con energia, oltre alla totalità del diritto sociale di poter effettuare liberamente una condotta innocua, anche l’enorme problema di reperibilità per i pazienti oggi autorizzati ad utilizzare Cannabis come terapia, sia di medici prescrittori sia di cannabis come fornitura, e che l’autoproduzione personale (anche limitatamente a scopi medici, inizialmente, seguendo anche le già depositate proposte dell’Onorevole Ciampolillo, 5 Stelle) – ed un conseguente eventuale mercato libero – porterebbero soluzione definitiva a questi problemi (soprattutto per dare la possibilità di vera e reale libertà di cura in futuro anche a chi non venisse autorizzato da una ricetta medica ma trovasse benefici nel fiore di cannabis) ed esposto in profondità il paradosso del rischio del ritiro patente per l’uso medico certificato da prescrizione, proponendo modifiche normative utili per la questione “cannabis e guida”, tendendo a test con rilevazioni più precise (tramite controverifica dell’analisi del sangue per esempio) e ricordando che si necessiterebbe anche di veri test psicoattitudinali e con simulatori per autorizzare la guida dei mezzi o per accertarne sul momento la reale conducibilità, al di là dell’essere o meno sotto effetto di cannabis.

Su questi temi ci sarà forse spazio per avanzare lentamente, certamente però solo con i classici contentini (comunque “utili” per i pazienti, come l’aumento della fornitura estera o della produzione nazionale, ad esempio, o agevolazioni per alcune patologie) che metteranno una proverbiale toppa ma che svilupperanno, inevitabilmente per quanto riguarda la situazione a livello medico, la certificazione del Farmacoligopolio in atto, dove quasi sicuramente a breve si inseriranno anche aziende italiane, almeno risolvendo il problema delle forniture ci si augura, ma consegnando di fatto l’intero mercato all’esclusiva farmaceutica a livello di produzione e distribuzione, ritrovando un Paese spaccato in più parti sul tema, aumentando le distanze sociali ed economiche tra lobby e consumatori / pazienti-clienti, senza contare l’assurdo ennesimo paradosso di non poter accedere direttamente al fiore della pianta coltivata nel proprio giardino (e di conseguenza non avere un eventuale mercato libero correlato alla regolamentazione totale) ma essendo obbligati a farsi trafile infinite di burocrazia sostenendo spese esorbitanti (laddove non siano rimborsabili) per comprare lo stesso fiore, solo etichettato “ad uso medico” perchè il “produttore”, essendo autorizzato dallo Stato, può sviluppare i controlli necessari che potrebbe però sostenere chiunque se fosse libera la condotta, aggiungendo che, senza i quali, il fiore di cannabis non cambierebbe la sua azione “terapeutica”, nè porterebbe comunque problemi diretti se non in alcune persone affette da specifiche patologie (davvero rare) ma solo se presenti sul fiore evidenti muffe o batteri, spesso individuabili da semplici controlli del coltivatore o eventualmente da laboratori abilitati.

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Sicuramente rispetto al passato si è disponibili quantomeno al dialogo ed al confronto e si possono certamente instaurare rapporti diversi con le Istituzioni, che ringraziamo ancora per l’incontro; questo però non basta, perchè ne varia solo la forma ma non la sostanza e perchè la situazione attuale governativa ne limita lo spazio vitale per realizzare iniziative attuative di un reale cambiamento sul tema e soprattutto perchè i referenti parlamentari favorevoli ad un avanzamento legislativo sembrano ed appaiono privi della cosiddetta “Garra Charrua”, ossia il coraggio, la forza e la perseveranza, la grinta di non mollare il colpo per provarci fino al raggiungimento dell’obiettivo, senza compromessi al ribasso.

Una legislatura colorata di giallo-verde tendente, però, al grigio per quanto riguarda il futuro ed il presente dei DIRITTI E DELLE LIBERTA’ PERSONALI, a meno che non avvenga una improvvisa, imprevista ma coscienziosa presa di posizione di Partito che, però, pare improbabile in quanto causerebbe una possibile Crisi di Governo; e poi il grigio, lo sappiamo bene, spesso simboleggia la mediocrità, la mancanza di energia, la tristezza ed il compromesso.

La scelta dell’Esecutivo Politico sul tema Cannabis è quella di navigare a vista sul tema, bilanciando le visioni antitetiche delle due componenti, rimanendo nei confini tracciati dalle precedenti normative; ma la politica è assumersi oneri e non solo onori, caricarsi di responsabilità al fine di prendere decisioni che si presume siano dettate dalla volontà di rendere la società migliore sotto tutti i punti di vista, nessuno escluso.

I provvedimenti del Governo di un Paese devono essere dettati da logiche di Giustizia e di Buon Senso, non eseguiti solo in funzione di un consenso popolare o meno; la questione cannabis deve divenire una scelta pragmatica di campo, in quanto la situazione attuale favorisce le mafie e penalizza il cittadino nel suo privato su diverse tipologie di diritto (sociale, sanitario ed economico) e deve pertanto terminare rapidamente questo esempio di ingiustizia sociale, circostanza che però non avverrà definitivamente in questa legislatura.

Questa, che piaccia o meno, è la realtà dei fatti come è altrettanto reale il fatto che non è tra le nostre alternative il disinteressarsi o rallentare sulla pressione e sulle richieste popolari, ma al contrario intendiamo aumentare ancora di più di come già stiamo provando a fare – noi, come movimento antiproibizionista in generale – l’azione di sensibilizzazione e di informazione sul territorio e verso le Istituzioni al fine di aumentare la consapevolezza sul tema della massa critica in questo Paese.

 

Associazione FreeWeed – Associazione Canapese

Il Presidente, il Direttivo, l’Esecutivo

 

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Stefano Auditore Armanasco

Presidente Associazione No Profit FreeWeed Board

Nato a Cernusco sul Naviglio (MI), il 12/02/1986.

Mail: direzione@freeweed.it

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